Ok, visto che ultimamente ho postato indossando sempre il cappello del musico, a sto giro indosso quello del freelance che non mettevo da tanto.
A sto giro parliamo di un dilemma mi affligge come credo affligga un po' tutti quelli del Knowledge workers united (ossia, quelli di cui ho parlato in questo post, che a sua volta ne riprendeva uno di Federico): quello della detrazione delle spese per i pranzi fuori.
In sostanza: attualmente lavoro fulltime da un cliente (che poi tecnicamente è un cliente di un cliente, ma questa è un'altra storia) e quindi ogni giorno pranzo fuori.
Ora, idealmente ogni volta che pranzo fuori dovrei farmi fare la ricevuta intestata alla mia impresa individuale, con ragione sociale, indirizzo, partita iva e cazzemmazzi per poter convincere lo stato che i soldi che ho speso a pranzo fanno parte delle spese della mia impresa, visto che se non mangio non lavoro e quindi le posso detrarre dalle tasse, solo che è una cosa piuttosto noiosa per me farmi fare la ricevuta ogni volta, come pure per i gestori dei posti dove vado a mangiare, che sono più comodi a farmi solo lo scontrino (siamo in un mondo ideale, dove tutti fanno sempre lo scontrino, ricordiamolo :D) e anche per la commercialista che deve tenersi mille ricevute per fare i conti delle mie tasse.
Ora, una soluzione decente pareva essere quella di comprarsi i ticket restaurant: ne compri tipo un blocco da 400 euro di spesa, loro ti rilasciano fattura e tu usi i ticket per pagare il pranzo fuori, very easy....magari.
In realtà sul contratto di acquisto dei ticket (almeno, quelli della Accor) c'è scritto che possono essere comprati solo per essere dati ai dipendenti, per cui non sono applicabili alla mia situazione di lavoratore autonomo.
Morale, mi rivolgo a voi, freelance senior che mi leggete assiduamente e con attenzione (veeeero?), visto che immagino di non essere l'unico in questa situazione: esiste un modo rapido e indolore per detrarre le spese dei pranzi fuori per motivi di lavoro?
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mercoledì 15 ottobre 2008
mercoledì 8 ottobre 2008
Knowledge workers united
Poi vai a dire che su Friendfeed si cazzeggia e basta: da questa discussione di ieri ha avuto origine l'idea di Kurai raccontata in questo post (non a caso intitolato come questo qui), a cui io aderisco pienamente e volentieri.
Premessa sulla mia situazione lavorativa attuale: dal giorno dopo la laurea faccio lo sviluppatore software freelance, che in Italia si chiama libero professionista con la partita IVA e che significa che oltre a sviluppare software so fare e faccio anche tante altre cose per sbarcare il lunario, come descritto qui.
Ora, questa modalità di lavoro ha tanti vantaggi, rispetto al lavoro dipendente, che vanno da quelli più materiali tipo la storia di poter detrarre l'IVA dagli acquisti inerenti alla propria attività a quelli più filosofici, tipo la storia che sei il datore di lavoro di te stesso e che sei libero di lavorare come, dove e con chi vuoi (seeee, magari), ma ha anche tanti casini.
Tra questi, l'opinione comune che se fai il libero professionista non è perchè vorresti (idealmente) lavorare come, dove e con chi vuoi, ma perchè vuoi scavallare le tasse e, soprattutto, il casino del ritardo cronico dei clienti nei pagamenti.
Finora mi è sempre andata di lusso, ma mi è già capitato di dover aspettare i tempi biblici della pubblica amministrazione per ricevere il pagamento di una fattura, arrivato dopo 8 mesi dall'emissione della fattura stessa quando l'IVA l'ho pagata il trimestre successivo, con un lag di quindi almeno 5 mesi tra il momento in cui ho dato allo stato una giusta parte dei miei guadagni e il momento in cui questi guadagni mi sono effettivamente arrivati, senza contare lo sbattimento e il tempo persi a sollecitare i pagamenti.
Oltre a questi, problemi cronici della categoria in cui io non sono ancora incorso per delle pure e semplici botte di culo sono anche l'estrema difficoltà a ottenere del credito dalle banche (non che di questi tempi sia facile per un po' chiunque, ma vabbè) per via del fatto che un libero professionista non offre garanzie e l'impossibilità, per un singolo libero professionista, di partecipare a bandi di gara pubblici o di ottenere progetti di dimensioni medio-grandi, per via del fatto che questi se li aggiudicano sempre le ditte più grandi, che poi li "subappaltano"...ai liberi professionisti, ovviamente tenendosi una fetta di guadagno; per me che sono ancora junior e noob la cosa è ancora accettabile e può essere considerata come una necessaria gavetta, ma capisco che possa essere estremamente irritante.
Anyway, l'idea di Kurai è la seguente, abbastanza semplice e uovodicolombo in realtà: dato che la rete offre strumenti di condivisione e organizzazione delle informazioni e che siamo in molti ad avere problemi comuni, vale la pena di mettersi assieme per, appunto, iniziare condividendo dell'expertise e poi, magari, ottenere un riconoscimento per i knowledge worker freelance come categoria ormai indispensabile dell'economia lavorativa nazionale e non solo e quindi, magari, migliorare le nostre condizioni risolvendo i problemi cronici di cui sopra.
Come dicevo all'inizio del post, appoggio in pieno l'iniziativa :)
Premessa sulla mia situazione lavorativa attuale: dal giorno dopo la laurea faccio lo sviluppatore software freelance, che in Italia si chiama libero professionista con la partita IVA e che significa che oltre a sviluppare software so fare e faccio anche tante altre cose per sbarcare il lunario, come descritto qui.
Ora, questa modalità di lavoro ha tanti vantaggi, rispetto al lavoro dipendente, che vanno da quelli più materiali tipo la storia di poter detrarre l'IVA dagli acquisti inerenti alla propria attività a quelli più filosofici, tipo la storia che sei il datore di lavoro di te stesso e che sei libero di lavorare come, dove e con chi vuoi (seeee, magari), ma ha anche tanti casini.
Tra questi, l'opinione comune che se fai il libero professionista non è perchè vorresti (idealmente) lavorare come, dove e con chi vuoi, ma perchè vuoi scavallare le tasse e, soprattutto, il casino del ritardo cronico dei clienti nei pagamenti.
Finora mi è sempre andata di lusso, ma mi è già capitato di dover aspettare i tempi biblici della pubblica amministrazione per ricevere il pagamento di una fattura, arrivato dopo 8 mesi dall'emissione della fattura stessa quando l'IVA l'ho pagata il trimestre successivo, con un lag di quindi almeno 5 mesi tra il momento in cui ho dato allo stato una giusta parte dei miei guadagni e il momento in cui questi guadagni mi sono effettivamente arrivati, senza contare lo sbattimento e il tempo persi a sollecitare i pagamenti.
Oltre a questi, problemi cronici della categoria in cui io non sono ancora incorso per delle pure e semplici botte di culo sono anche l'estrema difficoltà a ottenere del credito dalle banche (non che di questi tempi sia facile per un po' chiunque, ma vabbè) per via del fatto che un libero professionista non offre garanzie e l'impossibilità, per un singolo libero professionista, di partecipare a bandi di gara pubblici o di ottenere progetti di dimensioni medio-grandi, per via del fatto che questi se li aggiudicano sempre le ditte più grandi, che poi li "subappaltano"...ai liberi professionisti, ovviamente tenendosi una fetta di guadagno; per me che sono ancora junior e noob la cosa è ancora accettabile e può essere considerata come una necessaria gavetta, ma capisco che possa essere estremamente irritante.
Anyway, l'idea di Kurai è la seguente, abbastanza semplice e uovodicolombo in realtà: dato che la rete offre strumenti di condivisione e organizzazione delle informazioni e che siamo in molti ad avere problemi comuni, vale la pena di mettersi assieme per, appunto, iniziare condividendo dell'expertise e poi, magari, ottenere un riconoscimento per i knowledge worker freelance come categoria ormai indispensabile dell'economia lavorativa nazionale e non solo e quindi, magari, migliorare le nostre condizioni risolvendo i problemi cronici di cui sopra.
Come dicevo all'inizio del post, appoggio in pieno l'iniziativa :)
A sto giro s'è parlato di:
freelancing,
lavoro
martedì 26 agosto 2008
Questa è vita
Tornato ieri mattina dal mare, abbronzato il giusto (finchè dura), per tutta questa settimana lavoro da casa causa assenza del resto del team, che è ancora in ferie mentre io, essendo partito una settimana prima degli altri, ricomincio a lavorare anche una settimana prima.
Ora, parliamone:
Sveglia alle 8.45, colazione con calma leggendo friendfeed, lavoro fino alle 13 in mutande in salotto, giretto all'ikea e pranzo in loco (ma potevo anche cucinarmi qualcosa senza uscire), spesa, un'altra mezz'oretta di relax a casa, lavoro fino alle 18 nella stessa situazione di cui sopra con tutti i propri mp3 a disposizione intanto che l'altro pc uploada su youtube e flickr il prodotto delle vacanze, appena finito di lavorare diretto in vasca per un'oretta buona, poi cucino e gioco a Metal gear solid 4 nuovo nuovo,
vs.
Sveglia alle 7.10, caffè di corsa, 1 ora di metro, 4 ore di ufficio con la scrivania al sole, pranzo pessimo, costoso e frettoloso, altre 4 ore di ufficio con l'aria mefitica di una giornata con le finestre chiuse, un'altra ora di metro (ovviamente sempre ora di punta), a casa alle 19.30, bagno rapidissimo, cena frugale e collasso davanti alla tv
(ossia, la mia routine abituale prima di andare in ferie e dalla settimana prossima in avanti)
Direi che non c'è neanche lontanamente paragone.
Che poi, non è che in ufficio si faccia poi così tanta vita sociale, anzi, per quel poco basterebbe e avanzerebbe skype...eppure qui nel terzo mondo una cultura decente del telelavoro è ancora ben lungi dall'essere anche solo presa in considerazione, non dico adottata.
Chissà se farò prima a riuscire a lavorare da casa o ad andare in pensione, cosa che succederà quando avrò almeno 102 anni...basterebbe anche un paio di giorni alla settimana per riuscire a gestire tutte quelle faccende merdose che un normale orario di ufficio 9-18 + 2 ore di metro mi inibisce, tipo:
Ora, parliamone:
Sveglia alle 8.45, colazione con calma leggendo friendfeed, lavoro fino alle 13 in mutande in salotto, giretto all'ikea e pranzo in loco (ma potevo anche cucinarmi qualcosa senza uscire), spesa, un'altra mezz'oretta di relax a casa, lavoro fino alle 18 nella stessa situazione di cui sopra con tutti i propri mp3 a disposizione intanto che l'altro pc uploada su youtube e flickr il prodotto delle vacanze, appena finito di lavorare diretto in vasca per un'oretta buona, poi cucino e gioco a Metal gear solid 4 nuovo nuovo,
vs.
Sveglia alle 7.10, caffè di corsa, 1 ora di metro, 4 ore di ufficio con la scrivania al sole, pranzo pessimo, costoso e frettoloso, altre 4 ore di ufficio con l'aria mefitica di una giornata con le finestre chiuse, un'altra ora di metro (ovviamente sempre ora di punta), a casa alle 19.30, bagno rapidissimo, cena frugale e collasso davanti alla tv
(ossia, la mia routine abituale prima di andare in ferie e dalla settimana prossima in avanti)
Direi che non c'è neanche lontanamente paragone.
Che poi, non è che in ufficio si faccia poi così tanta vita sociale, anzi, per quel poco basterebbe e avanzerebbe skype...eppure qui nel terzo mondo una cultura decente del telelavoro è ancora ben lungi dall'essere anche solo presa in considerazione, non dico adottata.
Chissà se farò prima a riuscire a lavorare da casa o ad andare in pensione, cosa che succederà quando avrò almeno 102 anni...basterebbe anche un paio di giorni alla settimana per riuscire a gestire tutte quelle faccende merdose che un normale orario di ufficio 9-18 + 2 ore di metro mi inibisce, tipo:
- Fare la spesa, magari a orari decenti tipo alle 14, in cui i supermercati sono deserti e si fa in fretta
- Ritirare i pacchi della roba che ho comprato online (che di solito è un travaglio unico e che ormai ho risolto facendo spedire la roba in ufficio da mio padre, con somma gioia sua e dei suoi colleghi)
- Scremare i dischi nuovi, attività espletabile tranquillamente mentre si lavora visto che richiede mezzo orecchio ma che non si può fare dall'ufficio
- Fare un minimo di sport ogni tanto, tipo un'oretta di piscina o un poquito di jogging anzichè sudare solo perchè la metro è piena
- Avere un regime alimentare sano che comporti una colazione degna di tal nome e pranzi decenti anzichè il solito cagaio di piatti surgelati e microondizzati
- Lavorare in un posto un po' comfortevole, non negli angoli avanzati degli sgabuzzini dei clienti che - anche giustamente - siccome sei consulente ti danno solo la presa per attaccare il (tuo) portatile e il cavo di rete
A sto giro s'è parlato di:
freelancing,
lavoro,
ufficio
sabato 5 aprile 2008
Freelancing rants
Stanco della solita routine del lavoro d'ufficio?
L'orario rigido dalle 9 alle 18 dal lunedì al venerdì non fa per te?
Diventa anche tu un programmatore freelance, e potrai:
L'orario rigido dalle 9 alle 18 dal lunedì al venerdì non fa per te?
Diventa anche tu un programmatore freelance, e potrai:
- Passare un weekend di sole chiuso in camera, incatenato al pc per finire un progetto da consegnare lunedì
- Abbandonare tutti i tuoi parenti in un momento di grave lutto familiare, perchè devi assolutamente finire il progetto di cui sopra
A sto giro s'è parlato di:
freelancing,
imprecazioni,
lamentele
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