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giovedì 29 dicembre 2011

Learn something every day: il Moombahton

A me fa impazzire imparare cose nuove di musiche nuove, stili nuovi e modi diversi dal mio di interpretare e intendere la musica: tante volte si trova in giro della cacca fumante, più raramente capita di imbattersi in roba veramente interessante che ti fa venir voglia di approfondire.

A sto giro, cazzeggiando sul sito di Mixmag mi capita davanti un post che mette tra i trend principali del 2011 questo fantomatico Moombahton, di cui sinceramente non avevo mai sentito parlare; il nome mi riporta alla mente ricordi demoniaci come il reggaeton, uno dei peggiori aborti musicali mai partoriti, e la cosa bislacca è che il Moombahton è, effettivamente, un curioso ibrido tra l'aborto di cui sopra e l'elettronica di stampo houseggiante.

Detta così pare uno schifo d'altri tempi, e spesso e volentieri lo è, soprattutto lo sono le tracce sentite singolarmente: questa roba di Dillon Francis, uno dei massimi esponenti del genere, per esempio, è molto vicina alla musica che credo suoni incessantemente all'inferno, con quelle orribili frullate di snare da nigga con le sospensioni rimbalzellanti:


Basta capitare sotto le grinfie di un buon dj, però, che magicamente anche le peggio cose diventano fighe, sia sul serio che di quell'orrendo così orrendo che fa il giro e diventa bello.

Per fortuna mi sono imbattuto in questo video con un minimix di un fantomatico Dj Sleeper di Los Angeles, che oltre a guardare in camera con delle espressioni letteralmente assurde (guardate gli altri video suoi per credere, io sono scoppiato a ridere più di una volta) suona Moombahton con gran perizia, facendo anche una serie di trick molto interessanti:


Sentendolo con attenzione assomiglia non poco a uno dei miei dj preferiti del 2011, Jaguar Skills, altro maestro del turntablism e del circo coi piatti (a occhio, pare che per suonare sta roba si debba esserlo per forza, visto che le tracce fanno cagarone e hanno bisogno di un sacco di valore aggiunto da parte del dj), per cui in realtà ascoltavo Moombahton già da un po' senza saperlo, ma fa piacere dare un nome a questa roba con la cassa che fa "tun, pa-tun, pa-tun" e che pare essere una delle nuove tendenze più interessanti in circolazione.

Non so se riuscirei mai a suonare della roba del genere, anche perchè la mia abilità di turntablist è prossima allo zero (ho provato a più riprese a impararlo, ma il mio stile personale è un altro, non posso farci granchè, non sono in grado di fare neanche i trick più semplici) nè se mi divertirei a un party solo con questa roba, ma da sentire lipperlì non mi dispiace affatto.

giovedì 10 aprile 2008

Big Beat: creating a dancefloor monster

Gran bel pezzo di Damian Harris, l'uomo che ha inventato il Big Beat una buona dozzina d'anni fa, sul Guardian.

Oltre a essere praticamente un post-mortem di una delle prime megatendenze-meteora, prima ancora del boom electroclash, del re-boom acido, dell'esplosione minimale e della minestra riscaldata fluo-nu-rave-chitarre&scoregge-con-la-cassa (che Harris riconosce come erede del Big Beat), è anche una interessante riflessione sul ciclo di vita delle tendenze musicali.

La fase iniziale, secondo Harris, è così: "This is always the creative golden period for any scene, when you've identified a new sound that you want to play in a club but there aren't enough records that have it so you start making them yourself."

Poi, però - e questo è il vero concetto importante che andrebbe affisso sui muri - "You can't sell a million Fatboy Slim records and still claim to be underground": è una logica di business abbastanza evidente, ma, soprattutto qui in Italia viene persa di vista spesso e volentieri: per il Big Beat, che ha avuto un'esplosione esagerata, il passo verso il mainstream è stato - anche - l'abuso fatto delle tracce da parte di chi sceglieva le colonne sonore dei film action, e l'ovvia conclusione è stata che "Success meant that we moved from small sweaty clubs to huge arenas and DJ sets got too predictable. So people went off in their different directions, big beat became a dirty term ... and I went into my shell."

(Ogni riferimento alle tendenze recenti citate all'inizio del post è puramente voluto.)

Fortuna che "After all, it's just a big disco."

(via il tumblr di Suzukimaruti)