Antefatto, settembre 2010: vengo a sapere che da lì a tre mesi, stasera per l'appunto, uno dei miei artisti preferiti, se non IL mio artista preferito, Akufen, viene a suonare nella mia ridente cittadina, famosa nel mondo per la sua offerta clubbistica loffa e scadente composta di party del cazzo con artisti modaioli di cui ho già avuto a lamentarmi in altre occasioni.
Esaltazione, giubilo, felicità.
Comincio già da settembre a spolverare e lucidare, in attesa di fargliele firmare, le mie copie della sua reinterpretation del Forcept 01 su Minus, forse il disco che ho suonato di più in assoluto e uno di quelli che sento più "miei" (assieme al Cadenza 004) e di Quebec Nightclub, uno dei Perlon più belli di un catalogo ricco di capolavori, per capirci questo:
Insomma, tre mesi in modalità "bambino dell'asilo la sera prima di natale".
Ora, dovete sapere che il 4cento, il fortunato locale che ospiterà la performance di cotanto genio, ha sempre avuto fama di avere politiche di selezione un po' rigide, fama un po' esagerata dal fatto che arrivando presto e senza artifizi di sorta sono sempre entrato senza alcun problema, comunque tanto per inquadrare un po' la situazione, trattasi di ristorante (!) abitualmente popolato di uomini di mezza età in camicia&giacca, il cui proprietario pur sapendo che alla sua clientela abituale non frega un cazzo del clubbing una volta al mese fa un artista serio, tipo che negli anni passati mi è capitato di vedere Kenny Larkin e Sis prima che diventasse famoso, ma ci sono stati anche Dandy Jack e A guy called Gerald, tra gli altri.
Insomma, una programmazione di tutto rispetto in un posto che non c'entra una fava.
Giusto per completezza e per dovere di cronaca e per farvi capire con che entusiasmo attendessi questo party, riporto anche l'articolo sulla serata di Akufen che un mio amico che lavora per Zero mi aveva chiesto di scrivere e che poi non è stato pubblicato:
Praticamente, più che un party, un’opera d’arte.Morale, visto che è un party a cui tengo inizio già dal pomeriggio a mobilitare i miei contatti per avere certezza di riuscire a sentire Akufen, partendo dal mio amico suddetto e arrivando a chiamare direttamente il locale, il cui proprietario si mostra restio fin dall'inizio all'idea di avere un cliente entusiasta e mi spiega che il party è solo su invito, ma che comunque se siamo solo in due (io e Silvia) belle persone (!) e arriviamo presto non c'è problema.
Prendi il 4cento e il suo clima elegantissimo, fatto di gente raffinatissima e anche un po’ attempata & ingessata, aggiungici i clubber che una volta ogni tanto lo invadono col loro spirito festoso e casinaro e mescola il tutto con uno di quei musicisti che danzano sulla linea di confine tra il genio assoluto e la follia più totale, uno che ha stampato un album fatto solo di campioni presi dalla radio: anche solo l’idea di mettere insieme questi ingredienti ha qualcosa di geniale.
Con una miscela così curiosa di persone e le infinite sorprese e pazzie di un set di Akufen potrebbe succedere qualsiasi cosa: non dite che non vi avevamo avvertito.
Alle 23.45 pacco degli altri amici con cui ero, sfanculo tutto e alle 00.20 sono davanti al 4cento, con la mia borsa contenente i due capolavori e il pennarellino e con un sacco di entusiasmo, rassicurato dalla telefonata col proprietario....proprietario che invece ci spiega che non può assolutamente farci entrare perchè blablabla.
Non essendo persone abituate ad elemosinare gli ingressi ai party, ci giriamo e torniamo a casa, con la ferma decisione, se ancora ce ne fosse bisogno, di mandare affanculo la ridicola club scene italiana e soprattutto milanese, caso unico al mondo in cui i ristoranti, i club per appassionati di musica e i locali per quarantenni in cravatta non riescono ad avere un'identità propria e devono mischiare le cose a caso.
Certo, mi rendo conto che è pieno diritto del signor 4cento organizzarsi la sua festa privata chiamando a suonare Akufen, o dj Padrepio o chi cazzo pare a lui, ma in tal caso non ha granchè senso pubblicizzare la cosa sul principale organo di stampa della club scene milanese, oltretutto lamentandosi in prima persona che l'articolo pubblicato non lo incensa abbastanza, nè soprattutto ha senso prendere per il culo il povero appassionato di turno facendogli fare dei chilometri per niente: per mia fortuna il party era non lontano da casa mia, ma non penso proprio che le cose sarebbero andate diversamente se avessi guidato per delle ore per venire a sentire Akufen da un'altra città.
Morale della storia, la prima ovvia conclusione a cui mi ha portato questo ennesimo episodio di idiozia dei promoter della mia cittadina è il definitivo abbandono da parte mia di ogni forma di clubbing (ammesso che così lo si possa chiamare) nella mia ridicola cittadina e tendenzialmente, salvo rare occasioni, anche nella mia nazione, l'unica al mondo in cui mi è capitato di vivere esperienze del genere, l'unica al mondo in cui un appassionato di musica che vuole sentire un artista di suo gradimento deve iniziare a cercare agganci per l'entrata nel locale giorni prima, e non è detto che gli basti.
Sono stufo di questo finto clubbing fatto di contenitori vuoti, di organizzazioni improvvisate che giocano la carta della finta esclusività per mascherare il fatto che non hanno altro da offrire, di situazioni che rendono l'idea di andare a un party fonte più di sbattimenti che di soddisfazione.
Sono stufo perchè lo vedo succedere solo qui, sono stufo perchè so che non deve per forza essere così, sono stufo perchè ho visto coi miei occhi come sono i party fatti con in mente idee come la condivisione di una festa con altre persone con la tua stessa passione, sono stufo perchè non si può lasciare la gestione di qualcosa che mi piace e che mi sta a cuore in mano a organizzatori improvvisati.
Certo, del mio abbandono alla club scene milanese e italiana non potrebbe fregare di meno: le decine di organizzatori improvvisati continueranno a proliferare sulle spalle di quei tanti convinti che clubbing significhi code interminabili, politiche di selezione ridicole, location scadenti gestite da incompetenti e sempre gli stessi tre o quattro dj di Berlino, almeno fino a quando non arriverà un'altra moda spostando le attenzioni di tutti gli organizzatori in cerca di facili guadagni verso qualcos'altro e riportando il clubbing a una dimensione più sensata.
Fino a quando questo non succederà, e credo che sarà un lasso di tempo piuttosto lungo, invito voi tutti miei (pochi) lettori, e soprattutto voi pochissimi che avete avuto il coraggio di arrivare fino alla fine di questo lungo e noioso post, a riflettere sulle parole di Chris Liebing all'indomani di un evento tragico come la recente strage della love parade:
To really change something, we have to start with ourselves. We as DJs, we have to be even more sure about the “Who” we are playing for and the “Where” we are playing at – only like this, the fans can get a better orientation of where it is worth going and where it is save to celebrate. Basically everybody can change a lot with his or her behaviour in this world. The more alert we go through life, the more conscious we can make choices between good and bad products, services, events or other things. Like this we minimize the scope of action for cold-blooded profiteers.Se il clubbing fa così schifo, un pochino la responsabilità è anche nostra che abbiamo permesso alle persone che lo hanno rovinato di prendere piede.
Il minimo che possiamo fare è evitare di dar loro i nostri soldi e il nostro tempo.