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mercoledì 3 ottobre 2012

Ora basta.

Una delle più grandi lezioni, se non la più grande, che ho imparato nel periodo in cui facevo l'organizzatore di eventi danzanti è "i commenti positivi si fanno in pubblico, quelli negativi in privato, soprattutto se hai un interesse nell'argomento in questione".

Danny Tenaglia stesso dichiara di aver fatto carriera come dj solo ed esclusivamente perchè il suo motto era "be nice to everybody"; nel corso della mia esperienza come organizzatore, clubber, scribacchino di musica in generale e (raramente) dj ho avuto modo di imparare che molta della gente che compone la scena elettronica è piuttosto suscettibile alle opinioni diverse dalla propria, motivo per cui da qualche tempo ho sensibilmente moderato i toni qui su questo blò, pubblicando fondamentalmente solo commenti positivi.

Poi, però, succedono cose che veramente te le tirano fuori.

Io ne farei volentieri a meno, ma episodi di cialtronaggine come questa non possono e non devono passare sotto silenzio.

Ma andiamo con ordine: qualche tempo fa vengo a sapere che il 6 ottobre, sabato prossimo, c'è Kevin Saunderson a Milano, in un club nuovo e con l'open bar; figata, mi faccio una nota mentale di informarmi un po' sull'organizzazione dato che, si sa, a Milano l'inculata è sempre dietro l'angolo e quell'open bar lì non mi fa presagire niente di buono.

Vengo a scoprire, già settimana scorsa, da fonte molto attendibile, che l'evento non è proprio del tutto confermato, dato che non sono ancora giunti i permessi per l'apertura della location; mah, sarà giusto una questione burocratica, suppongo che a meno che gli organizzatori non siano dei completi cialtroni l'ostacolo dei permessi sia stato preso in considerazione e sia sicuramente di poco conto, o comunque sia pronta un'alternativa in caso i permessi dovessero mancare.

Il vero, grosso problema, però, è che gli organizzatori sono dei completi cialtroni, e l'hanno già dimostrato in varie occasioni dando luogo alla colossale e reiterata beffa del Maximal: l'unica volta che ci sono stato io è finita male, e nelle edizioni successive so che è finita ancora peggio, in un marasma (termine non casuale) di ospiti internazionali non pagati (memorabile un ospite che copre di insulti l'organizzatore su twitter), promesse organizzative non rispettate e il solito troiaio all'italiana che ti fa pensare che in fondo ce li meritiamo i Fiorito della situazione.

Come va a finire?

Va a finire che i permessi non arrivano, e in un giro plurimo di cambi location che coinvolge anche un club da 400 persone in cui il pubblico di Kevin Saunderson non ci starebbe mai la versione definitiva è questa:



Ora, aggiungiamo un po' di background per i non milanesi e i non informati: le colonne di San Lorenzo sono uno dei luoghi storici e più affollati della movida notturna milanese che col clubbing non c'entra una fava, dato che sono fondamentalmente una strada del centro storico della città in cui tipicamente nelle sere del weekend migliaia di persone si radunano a cazzeggiare a base di birre dei cinesi e cocktail cattivi nei bicchieri di plastica; è un posto in cui spesso e volentieri fanno i botellon, per capirci.

In sostanza: la silent disco è una cagata già di per sè, ma portare The Elevator in un posto in cui c'è abitualmente casino e la quantità di gente in una serata qualsivoglia è circa il doppio se non il triplo delle 1500 cuffie previste è, come ho letto in un commento su facebook, "come comprarsi una ferrari e poi andarci a 30 all'ora in paese", senza contare il casino e le sbatte di ordine pubblico che realisticamente si verranno a creare aggiungendo 1500 clubber (o pseudotali, visto che non me la sento di considerare "pubblico informato" i gonzi che si fanno truffare andando a eventi del genere scientemente) in un posto già imballato di gente per i fatti suoi.

E ovviamente senza contare la figura barbina di portare una leggenda della techno a suonare silent disco in una piazza in cui al 90% della gente non potrebbe fregare di meno che ci sia Kevin Saunderson o Vinicio Capossela o Gigi Sabani.

Ma non basta: siccome l'organizzazione in questione ha un particolare talento nella presa per il culo della clientela, nei commenti su facebook all'immagine del flyer in questione (in cui incidentalmente compare anche l'agente di Saunderson lamentandosi che il flyer non le è mai stato mandato per approvazione come previsto dal contratto, ma che vuoi che sia, siamo italiani) hanno pure il coraggio di bullarsi e di fare quelli che in un impeto di grande sperimentazione portano il clubbing nelle location inusuali, mica come noi poveri coglioni retrogradi che ci ostiniamo ad andare nei locali con gli impianti decenti e il pubblico interessato.

Ovviamente se avessero avuto i permessi per fare l'evento in uno dei soliti locali con l'impianto decente e il pubblico interessato sarebbero stati i primi loro stessi a farlo, ma non fa niente: ora che il sistema gli si è rivoltato contro (perchè ovviamente è andata così, non sono stati loro a bookare Saunderson prima di sapere se avevano a disposizione un posto in cui portarlo) si ergono a paladini della sperimentazione, dell'innovazione e delle proposte diverse.

Io ci provo a non essere polemico, mi sforzo di tenere per me i commenti negativi, ma di fronte a queste reiterate paraculate e prese per il culo che gettano fango su una scena già non esattamente fulgida come quella milanese, facendo di tutto per cementare l'impressione di cialtronaggine che noi italiani diamo all'estero, i vaffanculi sono più che giustificati e, anzi, mi sembrano doverosi.

Update: aggiungo qui il comunicato ufficiale riportato anche sulla pagina dell'evento su facebook, che è particolarmente divertente nei suoi toni militanti (i commenti in grassetto sono ovviamente miei):

L'EVENTO:

Una giornata di musica elettronica nel silenzio.
1500 cuffie wireless, 1 ospite internazionale e 2 artisti milanesi;
il tutto nella splendida (e appropriatissima) cornice delle Colonne di S.Lorenzo di Milano.

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IL MANIFESTO

Proveremo a far convivere il "clubbing" e la voglia di stare insieme di migliaia di ragazzi con la quotidianità di una metropoli difficile e come Milano; 

città in cui gli spazi per la creatività si contano sulle dita di una mano, (e si ridurranno ulteriormente se li usiamo per queste stronzate)

città in cui, burocrazia e normative antiquate, rischiano di uccidere la cultura, lo spettacolo, l'aggregazione e l'impresa giovanile. (sottinteso: noi avevamo intenzione di fare l'evento in un club fottendocene delle norme e dei permessi necessari, però la burocrazia ci ha messo i bastoni tra le ruote, è ovviamente colpa loro, non nostra)

In questa situazione giovani talenti, professionisti e imprenditori della cultura e dello spettacolo sono costretti a fuggire all'estero per cercare gli spazi che qui non trovano. (ci credo bene, se la gente con cui hanno a che fare qui è questa)

In un momento di grave crisi economica la cultura, lo spettacolo e l'intrattenimento possono dare un contributo significativo alle economie metropolitane e nazionali. (a patto che siano gestite con professionalità e non con cialtronaggine)

LIBERALIZZARE LA CULTURA

LIBERALIZZARE LO SPETTACOLO

USCIAMO DALLA CRISI CON L'ARTE.

l'unico limite è mentale.
Update 2: CASUALMENTE il commento dell'agente di Saunderson che lamenta di non aver ricevuto il flyer per approvazione è sparito, ma ne abbiamo una diapositiva che possiamo agevolare (click sull'immagine per ingrandirla):


sabato 11 febbraio 2012

Insegnamenti di un clubber anziano

Sono una testa di legno.

L'anno prossimo festeggio i dieci anni di onoratissima carriera di clubber in Italia e all'estero, con punte di esperienza oltreoceano, eppure ci sono alcune cose che ancora non ho imparato e che non riesco a farmi entrare in testa: chissà che scriverle qui mi aiuti a interiorizzarle meglio e magari sia d'aiuto per il giovine clubber inesperto che passa di qui per caso.

Insegnamento numero 1: qualunque cosa, ripeto, QUALUNQUE COSA ti dica un PR è falsa.
Partendo dal presupposto oggettivo e incontrovertibile che a qualsiasi PR sulla faccia della terra non frega un cazzo chi tu sia, perchè sei comunque una prevendita venduta in più o una crocetta in più sul suo foglio delle liste, ogni fottuto PR è disposto a giurarti le peggio stronzate del mondo e, in ogni caso, senza alcuna eccezione, le sue parole corrisponderanno a verità.

L'ennesimo, si spera, non più inutile esempio di questa grande verità l'ho avuto stasera, quando da bravo cliente ho chiamato il numero di uno sconosciuto per avere informazioni su un evento che mi interessava e ho scoperto:

  • Che l'evento era assolutamente solo in prevendita e non era possibile entrare senza (falso)
  • Che l'unico modo di ottenere una prevendita era incontrare lo sconosciuto in questione al massimo alle 22 fuori dal locale, per poi passare le seguenti 4 ore a grattarsi le palle a -4 °C (falso, visto che al locale sono arrivato alle 23.30 e ho fatto a tempo ad andare a bermi una cosa con tutta calma prima di entrare, a mezzanotte e quaranta, visto che sono testa di legno ma non del tutto coglione)
  • Che la lineup della serata sarebbe stata quella comunicata fin dall'inizio, con l'ospite che interessava a me da mezzanotte alle 3 e l'altro dalle 3 alle 5, visto che il PR in questione non mi ha detto nulla di diverso (falso: il secondo ospite ha paccato, cosa sicuramente nota alle 23.30 quando ho sentito il tizio per l'ultima volta, e l'ospite che interessava a me ha suonato, credo, dalle 3 alle 5; non lo so, perchè a tappare il buco è stato piazzato un dj relativamente famoso di recente che, per quanto sia tra i miei produttori preferiti, come dj mi fa cagare e alle 2 ho ceduto alla noia del suo set e sono tornato a casa)
Morale, se possibile, i PR vanno evitati più possibile: non sono certo i 2/3/5 euro in meno dell'ingresso in lista che vi cambiano la vita, ma a lungo andare boicottare il meccanismo truffaldino di questi figuri che ti raccontano le peggio minchiate pur di assicurarsi il tuo ingresso può dare solo effetti positivi.

Se proprio non se ne può fare a meno, fate riferimento alla figura del PR sapendo che comunque qualsiasi cosa dicano vale come una moneta da tre euro.

Insegnamento numero 2: la città di Milano ha tre aeroporti dai quali partono, quotidianamente, svariati voli per i paesi civilizzati del clubbing, in grado di soddisfare tutti i gusti: Berlino per chi vuole sentirsi a casa in mezzo agli italiani e il resto del mondo per gli altri.

Per le teste di legno come il sottoscritto che coltivano ancora la vana illusione di potersi godere un party di qualità vicino casa, la soluzione milanese è una e una sola, e non ci vuole una scienza a conoscerla: basta una spulciata neanche troppo approfondita a questo stesso blog per scoprire che tutti i resoconti positivi di serate milanesi fanno riferimento sempre agli stessi organizzatori, che avevano un livello qualitativo stellare già quando ho iniziato a girare per club io, ce l'hanno tuttora e sono convinto lo manterranno negli anni a venire.

(Tanto per non fare nomi, il loro progetto principale attualmente ha un nome che inizia per "C" e finisce per "lassic")

Tutte le altre situazioni, nessuna esclusa, sono costituite da figuri che la professionalità non sanno neanche dove sta di casa e pertanto vanno evitate come la lebbra: prova ne è che gli organizzatori della situazione suddetta, di recente, di fronte a un pacco di un ospite piuttosto importante come Kevin Saunderson hanno avvisato tempestivamente sia in pubblico che direttamente me quando ho chiesto informazioni sul party il pomeriggio stesso, mentre stasera ho scoperto del pacco dell'ospite quando ormai era troppo tardi, nonostante mi pare impossibile che la cosa non fosse nota agli organizzatori già da tempo.

Insegnamento numero 3, che fortunatamente ho già fatto un po' più mio per via di esperienze negative passate: i commenti positivi sono ammessi (vedi i riferimenti all'unica situazione nominata in questo post), quelli negativi no, onde evitare di scatenare le orde di PR che negherebbero gesucristo in croce pur di difendere la propria serata pacco e vedere di continuare a truffare i cretini che gli credono.

Per questo motivo, nè in questo post nè altrove nominerò la situazione che ha scatenato l'ira che ho testè verbalizzato: non è impossibile dedurre a chi mi riferisca, ma preferisco evitare schiere di commenti di parte perchè ormai sono vecchio e non ho voglia di litigare, e soprattutto perchè la realtà è una sola e non c'è modo di contraddirla: stasera ho preso un'inculata grossa come una casa, e questo post scritto di getto vuole essere un monito, anche e forse soprattutto per me stesso, ad evitare che la cosa si ripeta.

domenica 12 dicembre 2010

Addio Milano, addio Itaglia: Akufen al 4cento

Giusto nel post precedente e nei suoi commenti parlavo di come un po' di crisi e di contrazione del "mercato" del clubbing in itaglia, attualmente sovrassaturo e rigonfio di offerte merdose, potessero solo fargli bene, ed ecco che stasera accade l'evento che dimostra come avessi ragione al 101%.

Antefatto, settembre 2010: vengo a sapere che da lì a tre mesi, stasera per l'appunto, uno dei miei artisti preferiti, se non IL mio artista preferito, Akufen, viene a suonare nella mia ridente cittadina, famosa nel mondo per la sua offerta clubbistica loffa e scadente composta di party del cazzo con artisti modaioli di cui ho già avuto a lamentarmi in altre occasioni.

Esaltazione, giubilo, felicità.

Comincio già da settembre a spolverare e lucidare, in attesa di fargliele firmare, le mie copie della sua reinterpretation del Forcept 01 su Minus, forse il disco che ho suonato di più in assoluto e uno di quelli che sento più "miei" (assieme al Cadenza 004) e di Quebec Nightclub, uno dei Perlon più belli di un catalogo ricco di capolavori, per capirci questo:



Insomma, tre mesi in modalità "bambino dell'asilo la sera prima di natale".

Ora, dovete sapere che il 4cento, il fortunato locale che ospiterà la performance di cotanto genio, ha sempre avuto fama di avere politiche di selezione un po' rigide, fama un po' esagerata dal fatto che arrivando presto e senza artifizi di sorta sono sempre entrato senza alcun problema, comunque tanto per inquadrare un po' la situazione, trattasi di ristorante (!) abitualmente popolato di uomini di mezza età in camicia&giacca, il cui proprietario pur sapendo che alla sua clientela abituale non frega un cazzo del clubbing una volta al mese fa un artista serio, tipo che negli anni passati mi è capitato di vedere Kenny Larkin e Sis prima che diventasse famoso, ma ci sono stati anche Dandy Jack e A guy called Gerald, tra gli altri.

Insomma, una programmazione di tutto rispetto in un posto che non c'entra una fava.

Giusto per completezza e per dovere di cronaca e per farvi capire con che entusiasmo attendessi questo party, riporto anche l'articolo sulla serata di Akufen che un mio amico che lavora per Zero mi aveva chiesto di scrivere e che poi non è stato pubblicato:
Praticamente, più che un party, un’opera d’arte.

Prendi il 4cento e il suo clima elegantissimo, fatto di gente raffinatissima e anche un po’ attempata & ingessata, aggiungici i clubber che una volta ogni tanto lo invadono col loro spirito festoso e casinaro e mescola il tutto con uno di quei musicisti che danzano sulla linea di confine tra il genio assoluto e la follia più totale, uno che ha stampato un album fatto solo di campioni presi dalla radio: anche solo l’idea di mettere insieme questi ingredienti ha qualcosa di geniale.

Con una miscela così curiosa di persone e le infinite sorprese e pazzie di un set di Akufen potrebbe succedere qualsiasi cosa: non dite che non vi avevamo avvertito.
Morale, visto che è un party a cui tengo inizio già dal pomeriggio a mobilitare i miei contatti per avere certezza di riuscire a sentire Akufen, partendo dal mio amico suddetto e arrivando a chiamare direttamente il locale, il cui proprietario si mostra restio fin dall'inizio all'idea di avere un cliente entusiasta e mi spiega che il party è solo su invito, ma che comunque se siamo solo in due (io e Silvia) belle persone (!) e arriviamo presto non c'è problema.

Alle 23.45 pacco degli altri amici con cui ero, sfanculo tutto e alle 00.20 sono davanti al 4cento, con la mia borsa contenente i due capolavori e il pennarellino e con un sacco di entusiasmo, rassicurato dalla telefonata col proprietario....proprietario che invece ci spiega che non può assolutamente farci entrare perchè blablabla.

Non essendo persone abituate ad elemosinare gli ingressi ai party, ci giriamo e torniamo a casa, con la ferma decisione, se ancora ce ne fosse bisogno, di mandare affanculo la ridicola club scene italiana e soprattutto milanese, caso unico al mondo in cui i ristoranti, i club per appassionati di musica e i locali per quarantenni in cravatta non riescono ad avere un'identità propria e devono mischiare le cose a caso.

Certo, mi rendo conto che è pieno diritto del signor 4cento organizzarsi la sua festa privata chiamando a suonare Akufen, o dj Padrepio o chi cazzo pare a lui, ma in tal caso non ha granchè senso pubblicizzare la cosa sul principale organo di stampa della club scene milanese, oltretutto lamentandosi in prima persona che l'articolo pubblicato non lo incensa abbastanza, nè soprattutto ha senso prendere per il culo il povero appassionato di turno facendogli fare dei chilometri per niente: per mia fortuna il party era non lontano da casa mia, ma non penso proprio che le cose sarebbero andate diversamente se avessi guidato per delle ore per venire a sentire Akufen da un'altra città.

Morale della storia, la prima ovvia conclusione a cui mi ha portato questo ennesimo episodio di idiozia dei promoter della mia cittadina è il definitivo abbandono da parte mia di ogni forma di clubbing (ammesso che così lo si possa chiamare) nella mia ridicola cittadina e tendenzialmente, salvo rare occasioni, anche nella mia nazione, l'unica al mondo in cui mi è capitato di vivere esperienze del genere, l'unica al mondo in cui un appassionato di musica che vuole sentire un artista di suo gradimento deve iniziare a cercare agganci per l'entrata nel locale giorni prima, e non è detto che gli basti.

Sono stufo di questo finto clubbing fatto di contenitori vuoti, di organizzazioni improvvisate che giocano la carta della finta esclusività per mascherare il fatto che non hanno altro da offrire, di situazioni che rendono l'idea di andare a un party fonte più di sbattimenti che di soddisfazione.

Sono stufo perchè lo vedo succedere solo qui, sono stufo perchè so che non deve per forza essere così, sono stufo perchè ho visto coi miei occhi come sono i party fatti con in mente idee come la condivisione di una festa con altre persone con la tua stessa passione, sono stufo perchè non si può lasciare la gestione di qualcosa che mi piace e che mi sta a cuore in mano a organizzatori improvvisati.

Certo, del mio abbandono alla club scene milanese e italiana non potrebbe fregare di meno: le decine di organizzatori improvvisati continueranno a proliferare sulle spalle di quei tanti convinti che clubbing significhi code interminabili, politiche di selezione ridicole, location scadenti gestite da incompetenti e sempre gli stessi tre o quattro dj di Berlino, almeno fino a quando non arriverà un'altra moda spostando le attenzioni di tutti gli organizzatori in cerca di facili guadagni verso qualcos'altro e riportando il clubbing a una dimensione più sensata.

Fino a quando questo non succederà, e credo che sarà un lasso di tempo piuttosto lungo, invito voi tutti miei (pochi) lettori, e soprattutto voi pochissimi che avete avuto il coraggio di arrivare fino alla fine di questo lungo e noioso post, a riflettere sulle parole di Chris Liebing all'indomani di un evento tragico come la recente strage della love parade:
To really change something, we have to start with ourselves. We as DJs, we have to be even more sure about the “Who” we are playing for and the “Where” we are playing at – only like this, the fans can get a better orientation of where it is worth going and where it is save to celebrate. Basically everybody can change a lot with his or her behaviour in this world. The more alert we go through life, the more conscious we can make choices between good and bad products, services, events or other things. Like this we minimize the scope of action for cold-blooded profiteers.
Se il clubbing fa così schifo, un pochino la responsabilità è anche nostra che abbiamo permesso alle persone che lo hanno rovinato di prendere piede.

Il minimo che possiamo fare è evitare di dar loro i nostri soldi e il nostro tempo.

giovedì 20 maggio 2010

Un cerchio che si chiude

La cricca del Berghain, il club dei veri fighi di Berlino, la città che spaccadibruttozio dove trovi la musica quella veramente underground della gente che ci sta dentro un cifro, il club che ha persino rimbalzato lo zio Richie, cioè ti rendi conto lì proprio i tamarri non ce li trovi, mica pizza e fichi, ha annunciato un party allo Space di Ibiza, proprio quello Space il cui logo campeggia da sempre sulle magliette di tutti i tamarri allovertheworld.

Rimane da capire quale sarà la prossima città che spaccadibrutto dove trovare la musica veramente underground che gli italiani non ci vanno mica, ci trovi solo laggenteseria.

martedì 19 maggio 2009

Anni bui in arrivo

La squadra per cui tifo ha esonerato l'allenatore.

"Evabbè, chi se ne frega, succede"

La squadra per cui tifo ha esonerato un allenatore che ha fatto i miracoli per fare un campionato della madonna, quasi sempre col fiato sul collo della prima in classifica e con un'ottima prima parte di Champions, con un organico da lotta per la salvezza i cui pochi giocatori validi hanno giocato, nei casi migliori, metà stagione.

"E con ciò?"

La squadra per cui tifo non aveva MAI esonerato un allenatore negli ultimi 40 anni (ok, in un paio di casi che mi ricordi io l'aveva indotto alle dimissioni).

La dirigenza della squadra per cui tifo ha già inanellato una serie mica male di acquisti pacchissimo durati giusto un paio di mesi, l'ultimo dei quali, su cui spero di sbagliarmi, arriva da uno dei campionati più pacco d'Europa e pare un fenomeno perchè ha fatto due partite buone col Milan, che non è proprio una squadra di fenomeni, in coppa Uefa.

"E quindi?"

E quindi io negli ultimi 15 anni ricordo solo un'altra squadra con una dirigenza così incompetente: la differenza sostanziale, però, è che la mia squadra il gancio nelle TLC per scovare intercettazioni compromettenti e mandare le avversarie in B non ce l'ha, per cui mi preparo ad almeno vent'anni di umiliazioni e beffe pubbliche.

Abbiamo tutto per essere la nuova Inter, non ci facciamo mancare niente: c'è pure il Recoba della situazione, Camoranesi, pagato profumatamente per andare in campo a corricchiare una volta ogni tanto, con in più il bonus che lui in campo a corricchiare ci sta dieci minuti quando va di lusso, prima di farsi espellere gratis.

Mi manca solo che vengano ceduti a poco prezzo Giovinco, Ariaudo, De ceglie e Marchisio per comprare giocatori d'esperienza e di sicuro avvenire (hint: uno è già arrivato, ha firmato oggi, arriva da un'annata stellare ed è proprio il pilastro difensivo che serviva per ammazzare la crescita di Ariaudo) e poi mi metto a tifare Genoa, che almeno è divertente da vedere.

martedì 24 febbraio 2009

Un appello accorato

Ai signori che attualmente si occupano di etichette storiche come Plus 8 e Drumcode , che dovrebbero essere rispettivamente Paco Osuna e Adam Beyer anche se non si può mai sapere.

Avete in mano due etichette che negli ultimi quasi quindici anni (quasi venti, nel caso della +8) hanno fatto parte dello stato dell'arte della techno, i cui nomi resteranno per sempre indissolubilmente legati a capolavori come, rispettivamente, i primi Plastikman o la serie Gainlane di Hardcell e Grindvik: è una responsabilità importante.

Ora, io capisco perfettamente che c'è la crisi e il mercato dei 12'' non era proprio in ottima forma già da prima, per cui appoggiarsi ad un marchio forte preesistente fa comodo, ma vedere la discografia di etichette storiche rovinata da autentiche merde come questa o questa (e potrei allungare la lista a oltranza, visto il livello delle uscite di entrambe le etichette nell'ultimo anno) è veramente un colpo al cuore.

Capisco perfettamente anche che ci si debba evolvere e che sia sbagliato restare focalizzati sempre sugli stessi artisti, ma se sono più di dieci anni che hai l'etichetta simbolo della techno svedese e solo occasionalmente hai ospitato altri nomi di assoluta eccellenza in ambito techno come Marco Carola, Oliver Ho e Gaetano Parisio, c'è davvero bisogno di stampare un disco di Steve Lawler che col resto delle uscite c'entra come i cavoli a merenda? E uno di Tony Rohr che probabilmente è stato comprato solo dai gestori degli autoscontri?

E ancora, se hai in mano un'etichetta che per quasi vent'anni ha ospitato le manifestazioni della malattia mentale di un genio come Richie Hawtin, devi per forza stamparci la techno fatta coi suoni dei Teletubbies dagli spagnoli come se fosse una CMYK qualunque?

E' una supplica che mi viene dal profondo del cuore e che covavo già da un po': per favore, la dignità di queste due etichette è già irrimediabilmente compromessa, almeno inventatevi qualcosa per distinguere questo terrificante nuovo corso da quello vero.

Chessò, si potrebbero chiamarle Plus Hate e Shitcode, che sono anche due nomi incazzosi e tamarri come le ultime uscite e quindi non stonerebbero troppo, oppure si potrebbe cambiare la veste grafica aggiungendo una bella visiera fucsia che si intoni al mood attuale delle due etichette...basta che sia chiaro che le uscite recenti non sono Plus 8 e non sono Drumcode, che sennò mi sento preso per il culo.

mercoledì 11 febbraio 2009

Isolato per colpa degli isolani

La Sardegna è un posto meraviglioso, non solo geograficamente: si mangia da dio e ho svariati amici laggiù o trapiantati quassù.

Quando è il caso (spesso, quindi), sono il primo a provare del sincero imbarazzo per le esternazioni dell'attuale capo del governo italiano

Se non che, oggi è una settimana esatta che la mia ADSL casalinga (ovviamente parlo di casa dei miei, nella casa nuova sono già rassegnato ad aspettare dei mesi) non si connette e stando al call center sardo potrebbero volerci altri 5 giorni.

Ok, una minima riesco a connettermi anche dall'ufficio, ma visto che in ufficio si suppone che uno lavori non è che possa cazzeggiare più di tanto, senza contare che non mi pare il caso di accendere bittorrent in ufficio e quindi sto rimanendo indietro con tutte le serie che seguo.

Morale, essere d'accordo con Silvio che dà a Soru del fallito è la reazione più polite che riesco ad avere di questi tempi, quando non mi prende il desiderio di vedere tutta l'isola sprofondare, ovviamente partendo dal Billionaire.

(Si lo so che è una generalizzazione e che le generalizzazioni sono male, ma suvvia cercate di capire l'astio indotto da 10 giorni senza ADSL a casa, soprattutto con la stagione di Lost in corso)

mercoledì 19 novembre 2008

Perchè schifo il nu-rave

Normalmente, come ogni persona di buon senso, non guardo MTV; riviste musicali degne di esser lette, qui in itaglia, non ce ne sono e per le radio vale lo stesso discorso, a meno che uno non sia un fan sfegatato di Celentano: va da sè, quindi, che essere informato su che musica vada di moda attualmente mi risulta piuttosto difficile.

Per fortuna c'è Friendfeed , che mostrandomi cosa ascoltano i miei friends su lasteffemme, cosa condividono su gugol rider et similia, mi dà una manina a farmi un'idea, se non altro, almeno dell'umore verso cui si dirigono gli ascoltatori altri da me.

A dirla tutta, non serviva Friendfeed per rendersi conto dell'esplosione del nu-rave nell'ultimo paio d'anni, ma siccome un po' mi scoccia fare la figura dello scassacazzo e commentare con improperi ogni volta che qualcuno si dichiara innamorato di una canzone dei Justice, riassumo in questo post tutte le motivazioni logiche per cui il nu-rave andrebbe bandito dalla faccia della terra.

First things first, vediamo di inquadrare per bene l'argomento del discorso: a sto giro Wikipedia non viene molto in aiuto, visto che dice solo che "New Rave (sometimes labelled Nu Rave or Neu Rave) is a term applied to several types of music that go from fusing elements of electronicrockindie, to technohip houseelectro,breakbeat" ma poi cita giusto un paio di minori come massimi esponenti del genere; morale, tocca definire il genere autonomamente.

La definizione non è banale, anche perchè il filone conta un buon numero di sinonimi: c'è chi lo chiama nu-rave, c'è chi lo chiama fluo, chi lo chiama nu-disco, chi post-disco, chi punk-funk e chissà quanti altri appellativi che al momento mi sfuggono; tanto per capirci, però, oltre ai già citati Justice, mi riferisco a cose di questo genere:






Nel porgere le mie più sentite scuse per aver martoriato le orecchie dei miei lettori con due cagate simili, mi appello al fatto che le due torture qui, rispettivamente di SebastiAn e dei Digitalism, passano per essere tra le meglio cose che il genere può offrire.

Comunque, direi che ci siamo capiti: synthacci distorti che fanno molto schitarramento (e su questo torneremo a breve, tenetelo a mente che è importante), metriche banali, cantati catchy e facili da ricordare e, in generale, un look & feel che cerca di stare a cavallo tra il punk-rock e boh, pleasure from the bass di Tiga, tò.

Ora, chi è già passato di qui sa che ci sono poche cose al mondo che rigetto più dell'electro e ho già motivato altre volte questo mio gusto: fin dalla notte dei tempi, da che per primo qualcuno iniziò a parlare di "techno", il mondo dell'electro, di derivazione EBM e dark, e quello della nascente "technohouse", derivata principalmente (ma non solo) dal funk sono sempre stati in netta contrapposizione, e non è facile immaginare da che parte io stia.

Per la serie "un'immagine vale più di mille parole", abbiamo una diapositiva di gente che ascolta EBM ed è bella incazzata perchè l'EBM è musica da duri:


E di seguito, una diapositiva catturata ad un party "technohouse":


(Nota: la maggior presenza di donne nella seconda foto è assolutamente intenzionale, storicamente le donne rifuggono la musica incazzosa e preferiscono quella più frifri e funkettona, e non vedo come dar loro torto)

Ad ogni modo, questa digressione ha sfociato pesantemente nell'ambito del de gustibus:

Il tuo gusto musicale fa si che tu ti debba vestire come in un film splatter? Pazienza.
Il tuo sogno più grande è sentire un synth distortissimo che assomigli a una sirena dei pompieri perchè il mondo è malvagio e non vuoi dimenticartene? Ok, pas de problem.
Pensi che la musica debba spaccare di brutto e che non ci sia niente al mondo che spacchi più del rumore dell'aspirapolvere? Have fun.

"Ma allora, Raibaz, perchè dici che non devo ascoltare i Justice mentre suonano la grattugia o le tracce in cui i Crookers hanno registrato un citofono che suona per 5 minuti?"

E' presto detto, e ben spiegato con un'altra diapositiva, che questa volta raffigura adepti della scena nu-rave:


Da che mondo è mondo, i ggiòvani che condividono un gusto musicale, per fare più gruppo, si accomunano anche nel gusto al di là della musica, abbracciando tutto ciò che il sociologo della tv chiamerebbe laifstàil e che comprende il modo di vestire, di comportarsi e di considerare fighe alcune cose e schifarne altre: così, chi ascolta hip-hop è facilmente riconoscibile dall'abbigliamento, come chi ascolta Guccini è facilmente riconoscibile in cabina elettorale e chi ascolta emo è facilmente riconoscibile dai tagli sulle braccia.

Queste associazioni però, tanto per usare un termine che fa molto web, sono di solito generate dal basso: nessuno ha mai stabilito ufficialmente che se ti piace l'hip-hop devi indossare pantaloni in grado di contenere te e tutta la tua famiglia fino al decimo grado, o che se ti piacciono i Lost devi smaltarti le unghie di nero, sono convenzioni che sono scaturite in maniera spontanea dalla comunità di appassionati di un genere.

Per il nu-rave, il percorso è stato contrario.

Un giorno, il signor Pig mag, o qualche altra testa pensante di laifstàil equivalente (non so e non voglio sapere chi sia il vero responsabile di tutto questo), ha deciso che era il caso di portare nei club il tipo coi basettoni, gli occhiali grandi, le all star, i jeans neri a sigaretta, la giacca di velluto a costine e il maglione a righe orizzontali: pensa che ti ripensa, studia studia, viene fuori che il ragazzo vorrebbe andare a ballare, ma non gli piacciono le cose che fanno tunz-tunz.

"Ehi ragazzo, dico proprio a te, guarda, ora nei club ci sono le schitarrate!" (che in realtà sono i synthacci distorti di cui sopra)
"Ehi, ragazzo, senti che bella questa canzone, limonarelimonarelimonare, c'è pure il testo, è proprio una cosa innovativa!"

Ecco creato, interamente a tavolino, un fenomeno di costume.

A questo punto, il lettore attento avrà capito da sè che l'appellativo "punk-funk" non è casuale, anzi: così come i Sex Pistols erano dei musicisti costruiti a tavolino da Vivianne Westwood, allo stesso modo i Bloody Beetroots sono come sono non per via del loro gusto personale, ma perchè sono frutto di attenti studi di marketing.

"Ok Raibaz, ho capito che il nu-rave è male perchè non c'è alcun contenuto dietro ma solo il desiderio di un esperto di marketing di vendermi gli occhiali grandi, non posso semplicemente ignorarli?"

No.

Sarebbe facile ignorarli e sperare che spariscano in fretta come il punk, se non fosse che l'esperto di marketing suddetto vende il prodotto come qualcosa che non è, come un'evoluzione del filone techno: lo squallido individuo in maglione a righe e giacca a coste di cui sopra, quindi, si convince che ascolta techno perchè sente minuti su minuti di citofonate, ma non basta.

Peggio ancora, goccia che ha fatto definitivamente traboccare il vaso, un festival onorato e leggendario come l'I love techno, che si chiama I love techno e non "i love grattugia" per un motivo, che ha ospitato nei suoi 11 anni di storia gente tipo i Prodigy, gli Underworld, Laurent Garnier, Derrick May, Dave Clarke e i Kraftwerk, tanto per non fare nomi, quest'anno ospitava..............i Crookers.

Che poi, io non ho nulla contro Phra e Bot eh, anzi, sono anche contento che degli italiani vadano a suonare all'ILT, però sapere che nelle stesse sale in cui suonavano gli Underworld quest'anno echeggiava "limonarelimonarelimonare" mi fa veramente venire male.

Speriamo che la testa pensante che ha ideato tutto ciò decida che c'è qualche altro capo di vestiario da vendere prima possibile e faccia passare di moda sto sfacelo, prima che i 20 e passa anni di storia della techno vengano definitivamente e irrimediabilmente infangati dalle sirene dei pompieri.

Edit postumo: se ancora servisse una prova definitiva di quanto sia fake tutta questa corrente, ecco che appare in rete una diapositiva del tipo dei Justice che fa finta di suonare live, col controller visibilmente spento e staccato dalla corrente:


lunedì 17 novembre 2008

Comprare casa come esercizio zen

Come ho già avuto modo di accennare qui, sono in attesa della consegna della casa nuova in cui trasferirmi a vivere da solo ormai da un po'.

Quello che non sapevo, il giorno che mia madre è venuta da me a dirmi "sai? ti ho comprato casa", era che oltre a una magnifica opportunità di spiccare il volo, di rendermi indipendente, di assumermi finalmente le responsabilità di un vero ometto e blablabla, avrei avuto in omaggio anche un meraviglioso campo d'allenamento per le mie skill zen.

Ma non vorrei saltare a conclusioni troppo affrettate, per cui mi limiterò ad esporre i fatti in rigoroso ordine cronologico.

La notizia dell'acquisto di un nuovo nido per il ggiòvane Raibaz e del suo conseguente spiccare il volo, rendersi indipendente etc. etc., risale all'autunno scorso; come è giusto che fosse, grandi brindisi e festeggiamenti hanno seguito il diffondersi della notizia, fino ad arrivare alla festività natalizia con annessi regali, che ha consentito al parentado di sbizzarrirsi tra pentole, frullatori, coltelli, bicchieri, tazze e anche un meraviglioso vaso di vetro viola alto poco meno di me (è meraviglioso davvero eh, non c'è sarcasmo a sto giro).

Tutta questa mercanzia, dato che casa Raibaz a natale dell'anno scorso era ancora in costruzione, è stata riposta nel garage della mia attuale abitazione, in maniera temporanea e di fortuna, dato che di lì a poco, a giugno per la precisione, casa Raibaz sarebbe stata pronta e tutte le vettovaglie avrebbero trovato il proprio posto nella mia splendida nuova cucina.

L'inverno e la primavera passano in un soffio, e a giugno arriva il primo, fisiologico, ritardo nella consegna, che slitta a settembre; massì, un paio di mesi sono nella norma, non ci si preoccupa, tant'è che ai primi di luglio si compra, in blocco, cucina-armadio-letto-divano, con consegna, appunto, le prime due settimane di settembre.

Si va in vacanza, convinti di trasferirsi nella nuova, meravigliosa abitazione al più tardi all'equinozio, confortati anche dalla rassicurazione del signor cantiere, che dice "al massimo la prima settimana di settembre consegnamo", per cui non ci si fa neanche troppi scrupoli a continuare a comprar dischi che ormai debordano dagli scaffali del microloculo in cui si abita ora, che alcuni si ostinano a chiamare cameretta.

Passa settembre.

Passa ottobre, che "settimana prossima consegnamo", e con lui passa anche il nome di Dio nominato invano varie volte e sempre con a fianco epiteti poco lusinghieri, assieme alle telefonate del tizio dei mobili che ha il magazzino occupato dai miei mobili da due mesi e assieme ad altri ordini di dischi, che ormai sono impilati sul pavimento rendendo quasi impossibile anche la deambulazione nel microloculo suddetto.

Arriva novembre, finalmente si fissa l'appuntamento per la consegna.

"No, non è vero, non è la consegna, le chiavi di casa per poter allacciare luce e gas, imbiancare, mettere i mobili e forse (forse) trasferirtici te le diamo al rogito."

"Ah, e il rogito quand'è?"

"Ah, boh"

Dio ha dovuto comprarsi gli otoprotettori da quanto gli fischiavano le orecchie perchè lo nominavo invano.

Tra una storia e l'altra, si è arrivati a settimana scorsa, in cui, a seguito poleniche, raccomandate, cazzi&mazzi, finalmente sono riuscito a ottenere una chiave di casa mia e i dati per poter fare l'allacciamento della luce, prerequisito indispensabile per l'imbiancatura, che a sua volta è prerequisito indispensabile per tutto il resto.

Tutto è bene quel che finisce bene?

Come no.

La chiave della porta di casa ce l'ho, in via del tutto eccezionale, prima del rogito, grazie alla polenica dei miei genitori col signor costruishi....ma quella del cancello, ovviamente, no, per cui la chiave in mio attuale possesso posso usarla per:

  • Cercare un portachiavi che ci si intoni
  • Occupare dello spazio nel microloculo che attualmente abito, visto che ne ho in abbondanza
  • Nominare il nome di Dio invano (again!) ogni volta che non la vedo per più di due secondi, perchè se la perdo sono cazzi acidi


E basta, direi.

In tutto questo, ovviamente, la data del rogito è sempre nei dintorni dell'indefinito: il signor costruishi la dà per certo a fine novembre, ma direi che è come quando dava per certa la consegna a giugno, per cui attualmente io, dopo un anno e passa che seguo questa storia, che a ogni festa comandata ricevo in regalo qualcosa per una casa in cui sarcazzo quando mi trasferirò, che ogni amico/parente/conoscente/nemico che vedo mi chiede "allora, la casa nuova?", ne ho ufficialmente i coglioni pieni e ho decretato che non vale più la pena di nominare invano il nome del capo di Benedetto XVI a ogni piè sospinto, visto anche che qui la cosa andrà ancora per le lunghe oltre ogni umana sopportazione.

L'unica cosa che posso fare per non farmi venire il fegato troppo marcio è prendere questa vicenda come un allenamento per la mia pazienza, e in effetti resistere senza mettersi a mordere i marciapiedi dal nervoso è roba da monaci buddisti.

venerdì 24 ottobre 2008

Feste comandate, feste esclusive, feste del cazzo

Se c'è una cosa che ti dà un po' al cazzo, transeat; in fondo sei una persona a cui molte di queste cose rimbalzano, per cui puoi tranquillamente fregartene.

Se ce ne sono due che tutto sommato si assomigliano, visto che alla fine sei comunque una persona polite e non hai voglia di farti venire l'ulcera, ci scrivi un post da vecchio barbogio, sfoghi il tuo astio nei confronti di queste due cose, ed è tutto finito.

Allora, astio #1: i party delle feste comandate.

Settimana prossima, lo sanno grandi e piccini, è alouèin (altra cosa che di per sè mi irrita alquanto, ma non vorrei eccedere), che come tutte le feste comandate significa mille superparty giganteschi da 5000 persone o più a cui asssssolutamente non si può mancare perchè non vorrai mica stare a casa ad alouèin e che poi invariabilmente si rivelano delle cagate atroci in cui non ci si muove e ci si ritrova circondati da pischelli causa scuole chiuse e si assiste a episodi imbarazzanti tipo gli Underground Resistance fischiati dell'anno scorso.

Come se non bastasse, laggente ha già iniziato a infastidirmi per la festa comandata più irritante di tutte, quella a cui pare veramente un obbligo di legge fare qualcosa, quella che l'italiano medio inizia a programmare con dei mesi d'anticipo perchè "oh quest'anno bisogna veramente spaccare" e che offre un magnifico ventaglio di eventi disorganizzati all'italiana a prezzi modici e offerta praticamente nulla, a cui si va perchè c'è laggente......ovviamente sto parlando della madre di tutte le feste comandate, il grande capostipite degli eventi di merda...

Capodanno.

In qualunque cazzo di posto si metta piede a capodanno, c'è comunque troppa gente, ovviamente zero organizzazione e un sacco di puttanaio, per cui visto che per i prossimi due mesi mi sentirò chiedere "allora, capodanno?", rispondo già da ora che io a capodanno, come negli ultimi 3-4, starò quasi sicuramente a casa; cena per pochi amici intimi, ubriachezza molesta, festeggiamenti, ma mai e poi mai il cagaio dei megaeventi.

L'astio per i megaeventi disorganizzati, poi, ci porta all'irritazione #2, nei confronti della situazione clubbistica attuale della mia città, ormai completamente in mano ai megaeventi da migliaia di persone e, soprattutto, a un fenomeno recente tipico della mia ridente ed estremamente fashion cittadina: il party esclusivo.

Dall'anno scorso, ma con un vero boom quest'anno, le situazioni (altro termine che aborrrrro) che dominano la scena sono quelle dei party per cui vieni abbordato dal pr che con faccia da piacione ti dice "sai, ho gli inviti per questo party, non dovrei darli in giro, li dò solo a te", ripetuto 10 volte per 10 pr diversi, a farti capire che la storia del party esclusivo è una minchiata e che ci saranno duemila persone se va bene, non ci si muoverà e tanto per cambiare sarà roba di passare la serata in coda.

Il milanello medio però, ovviamente, si fa irretire dall'idea di esclusività, di segretezza fasulla, di location (gran bella parola pure questa, eh) alternativa e accorre in massa.

Bah, io veramente ste cose sovrastrutturate e che sanno di obbligatorie perchè ci vanno tutti le schifo come la peste, non so che farci.

Edit: tanto perchè non dico cazzate, nelle 2 ore successive alla scrittura di questo post ho ricevuto:
  • una domanda "cosa fai a capodanno?" da parte di uno dei miei migliori amici
  • un paio di messaggi privatissimi, così privati da essere lo stesso messaggio riciclato per N destinatari, che mi informavano dell'immane fortuna che ho a essere in lista per un paio di party esclusivissimi (ormai è quasi peggio del nigeriano che ti chiede aiuto a riscuotere i milioni di dollari che ha ereditato)

mercoledì 15 ottobre 2008

Evviva l'Itaglia, once again

Cronologia di fatti realmente accaduti su Facebook (ovviamente non faccio nomi per decenza e ho anche tolto i dati del gruppo dalla mia history su Facebook, anche se faccio veramente fatica a non sputtanare le persone in questione).

Vedi che uno dei tuoi amici ha joinato un gruppo dal nome interessante e vai a vedere la pagina del gruppo, che dovrebbe essere legato a un nuovo evento clubbeggiante e, siccome sei un entusiasta, scrivi pure sul wall del gruppo offrendo il tuo contributo.

Vieni immediatamente contattato dall'admin del gruppo, che in un italiano un po' zoppicante e col caps lock incastrato ti spiega che gli serve il supporto di dj, promoters e addetti hai lavori (sic).

Segue conversazione in cui ribadisci la tua intenzione a contribuire alla cosa e il suddetto admin ti chiede di girargli un mixato, dove hai suonato prima d'ora, etc....normali formalità, insomma, a cui ovviamente rispondi con entusiasmo e ottimismo, forte del prestigio delle tue esperienze passate.

Dopo 3 o 4 messaggi così, finalmente l'admin sfodera la propria italianità:

"Blablabla stiamo cercando qualcuno che possa aiutare con le pubbliche relazioni".

"Guarda a me le pubbliche relazioni non interessano, se c'è da suonare volentieri, ma di fare pubbliche relazioni faccio volentieri a meno"

"Ok grazie come non detto ciao"

Benvenuti in Itaglia, il paese dove per fare il dj devi avere con te il pullman di paganti anzichè la borsa dei dischi.