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mercoledì 9 gennaio 2013

Tenax Exhibition: portare il clubbing a un livello superiore

Sono sempre un po' titubante quando si tratta di scrivere di cose fatte da persone che considero amiche, non tanto per il timore di essere tacciato di chissà che conflitto di interessi ma più che altro perchè temo di non riuscire ad essere obiettivo: è il motivo per cui rarissimamente parlo, qui e in giro, delle release su Exprezoo nonostante spesso e volentieri siano vere e proprie perle, e il motivo per cui ho atteso finora per scrivere qualcosa su questa iniziativa del mio amico Melkio in collaborazione col Tenax.

Alla fine, però, è una cosa così figa che nonostante molte delle persone coinvolte siano miei amici o almeno conoscenti non posso esimermi dal dargli quel minimo di risonanza che posso attraverso il mio miserrimo blogghettino: in buona sostanza, il concept è una cosa già vista altre volte, ossia un contatto tra il mondo del clubbing e quello del design (che poi sono i due mondi in cui vive il buon Melkio, a vederla tutta, quindi capisco che l'idea gli sia venuta semplicemente), ma sono gli attori in gioco e la realizzazione a renderla davvero speciale.

Le figure coinvolte, infatti, sono di grandissimo spessore su entrambi i fronti: se dal versante clubbing a tenere le fila del discorso e ospitare l'iniziativa è un pilastro della scena italiana come il Tenax, la parte design è invece in mano a un'altra autentica istituzione italiana del settore, lo IED.



Ma non solo: al di là delle istituzioni che ospitano e organizzano la manifestazione, molte delle persone in gioco fanno parte del gruppo di amici che ho conosciuto nell'arco di questi anni di clubbing: oltre a Melkio, infatti, anche la crew di Exprezoo al completo con Alexxei e Nig e Davem prenderà parte all'evento, sia al party di apertura che all'esposizione dato che proprio Davem è uno degli artisti che espongono.

Morale, l'idea di mettere insieme il mondo del clubbing non è affatto nuova, anzi, i due settori spesso e volentieri comunicano e si avvicinano (basti pensare anche solo al florilegio di eventi che popolano la mia cittadina durante la settimana del Salone del mobile e che sono cresciuti fino a diventare Elita, uno dei più importanti festival italiani), ma accoppiare i due mondi fuori dai club, in modo da mostrare anche all'esterno e con maggiore risonanza cosa significhi davvero vivere il clubbing, e farlo con protagonisti di questo livello, per me è un win assoluto.

E non solo perchè ci sono dietro (e dentro) molti miei amici.

mercoledì 3 ottobre 2012

Ora basta.

Una delle più grandi lezioni, se non la più grande, che ho imparato nel periodo in cui facevo l'organizzatore di eventi danzanti è "i commenti positivi si fanno in pubblico, quelli negativi in privato, soprattutto se hai un interesse nell'argomento in questione".

Danny Tenaglia stesso dichiara di aver fatto carriera come dj solo ed esclusivamente perchè il suo motto era "be nice to everybody"; nel corso della mia esperienza come organizzatore, clubber, scribacchino di musica in generale e (raramente) dj ho avuto modo di imparare che molta della gente che compone la scena elettronica è piuttosto suscettibile alle opinioni diverse dalla propria, motivo per cui da qualche tempo ho sensibilmente moderato i toni qui su questo blò, pubblicando fondamentalmente solo commenti positivi.

Poi, però, succedono cose che veramente te le tirano fuori.

Io ne farei volentieri a meno, ma episodi di cialtronaggine come questa non possono e non devono passare sotto silenzio.

Ma andiamo con ordine: qualche tempo fa vengo a sapere che il 6 ottobre, sabato prossimo, c'è Kevin Saunderson a Milano, in un club nuovo e con l'open bar; figata, mi faccio una nota mentale di informarmi un po' sull'organizzazione dato che, si sa, a Milano l'inculata è sempre dietro l'angolo e quell'open bar lì non mi fa presagire niente di buono.

Vengo a scoprire, già settimana scorsa, da fonte molto attendibile, che l'evento non è proprio del tutto confermato, dato che non sono ancora giunti i permessi per l'apertura della location; mah, sarà giusto una questione burocratica, suppongo che a meno che gli organizzatori non siano dei completi cialtroni l'ostacolo dei permessi sia stato preso in considerazione e sia sicuramente di poco conto, o comunque sia pronta un'alternativa in caso i permessi dovessero mancare.

Il vero, grosso problema, però, è che gli organizzatori sono dei completi cialtroni, e l'hanno già dimostrato in varie occasioni dando luogo alla colossale e reiterata beffa del Maximal: l'unica volta che ci sono stato io è finita male, e nelle edizioni successive so che è finita ancora peggio, in un marasma (termine non casuale) di ospiti internazionali non pagati (memorabile un ospite che copre di insulti l'organizzatore su twitter), promesse organizzative non rispettate e il solito troiaio all'italiana che ti fa pensare che in fondo ce li meritiamo i Fiorito della situazione.

Come va a finire?

Va a finire che i permessi non arrivano, e in un giro plurimo di cambi location che coinvolge anche un club da 400 persone in cui il pubblico di Kevin Saunderson non ci starebbe mai la versione definitiva è questa:



Ora, aggiungiamo un po' di background per i non milanesi e i non informati: le colonne di San Lorenzo sono uno dei luoghi storici e più affollati della movida notturna milanese che col clubbing non c'entra una fava, dato che sono fondamentalmente una strada del centro storico della città in cui tipicamente nelle sere del weekend migliaia di persone si radunano a cazzeggiare a base di birre dei cinesi e cocktail cattivi nei bicchieri di plastica; è un posto in cui spesso e volentieri fanno i botellon, per capirci.

In sostanza: la silent disco è una cagata già di per sè, ma portare The Elevator in un posto in cui c'è abitualmente casino e la quantità di gente in una serata qualsivoglia è circa il doppio se non il triplo delle 1500 cuffie previste è, come ho letto in un commento su facebook, "come comprarsi una ferrari e poi andarci a 30 all'ora in paese", senza contare il casino e le sbatte di ordine pubblico che realisticamente si verranno a creare aggiungendo 1500 clubber (o pseudotali, visto che non me la sento di considerare "pubblico informato" i gonzi che si fanno truffare andando a eventi del genere scientemente) in un posto già imballato di gente per i fatti suoi.

E ovviamente senza contare la figura barbina di portare una leggenda della techno a suonare silent disco in una piazza in cui al 90% della gente non potrebbe fregare di meno che ci sia Kevin Saunderson o Vinicio Capossela o Gigi Sabani.

Ma non basta: siccome l'organizzazione in questione ha un particolare talento nella presa per il culo della clientela, nei commenti su facebook all'immagine del flyer in questione (in cui incidentalmente compare anche l'agente di Saunderson lamentandosi che il flyer non le è mai stato mandato per approvazione come previsto dal contratto, ma che vuoi che sia, siamo italiani) hanno pure il coraggio di bullarsi e di fare quelli che in un impeto di grande sperimentazione portano il clubbing nelle location inusuali, mica come noi poveri coglioni retrogradi che ci ostiniamo ad andare nei locali con gli impianti decenti e il pubblico interessato.

Ovviamente se avessero avuto i permessi per fare l'evento in uno dei soliti locali con l'impianto decente e il pubblico interessato sarebbero stati i primi loro stessi a farlo, ma non fa niente: ora che il sistema gli si è rivoltato contro (perchè ovviamente è andata così, non sono stati loro a bookare Saunderson prima di sapere se avevano a disposizione un posto in cui portarlo) si ergono a paladini della sperimentazione, dell'innovazione e delle proposte diverse.

Io ci provo a non essere polemico, mi sforzo di tenere per me i commenti negativi, ma di fronte a queste reiterate paraculate e prese per il culo che gettano fango su una scena già non esattamente fulgida come quella milanese, facendo di tutto per cementare l'impressione di cialtronaggine che noi italiani diamo all'estero, i vaffanculi sono più che giustificati e, anzi, mi sembrano doverosi.

Update: aggiungo qui il comunicato ufficiale riportato anche sulla pagina dell'evento su facebook, che è particolarmente divertente nei suoi toni militanti (i commenti in grassetto sono ovviamente miei):

L'EVENTO:

Una giornata di musica elettronica nel silenzio.
1500 cuffie wireless, 1 ospite internazionale e 2 artisti milanesi;
il tutto nella splendida (e appropriatissima) cornice delle Colonne di S.Lorenzo di Milano.

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IL MANIFESTO

Proveremo a far convivere il "clubbing" e la voglia di stare insieme di migliaia di ragazzi con la quotidianità di una metropoli difficile e come Milano; 

città in cui gli spazi per la creatività si contano sulle dita di una mano, (e si ridurranno ulteriormente se li usiamo per queste stronzate)

città in cui, burocrazia e normative antiquate, rischiano di uccidere la cultura, lo spettacolo, l'aggregazione e l'impresa giovanile. (sottinteso: noi avevamo intenzione di fare l'evento in un club fottendocene delle norme e dei permessi necessari, però la burocrazia ci ha messo i bastoni tra le ruote, è ovviamente colpa loro, non nostra)

In questa situazione giovani talenti, professionisti e imprenditori della cultura e dello spettacolo sono costretti a fuggire all'estero per cercare gli spazi che qui non trovano. (ci credo bene, se la gente con cui hanno a che fare qui è questa)

In un momento di grave crisi economica la cultura, lo spettacolo e l'intrattenimento possono dare un contributo significativo alle economie metropolitane e nazionali. (a patto che siano gestite con professionalità e non con cialtronaggine)

LIBERALIZZARE LA CULTURA

LIBERALIZZARE LO SPETTACOLO

USCIAMO DALLA CRISI CON L'ARTE.

l'unico limite è mentale.
Update 2: CASUALMENTE il commento dell'agente di Saunderson che lamenta di non aver ricevuto il flyer per approvazione è sparito, ma ne abbiamo una diapositiva che possiamo agevolare (click sull'immagine per ingrandirla):


sabato 11 febbraio 2012

Insegnamenti di un clubber anziano

Sono una testa di legno.

L'anno prossimo festeggio i dieci anni di onoratissima carriera di clubber in Italia e all'estero, con punte di esperienza oltreoceano, eppure ci sono alcune cose che ancora non ho imparato e che non riesco a farmi entrare in testa: chissà che scriverle qui mi aiuti a interiorizzarle meglio e magari sia d'aiuto per il giovine clubber inesperto che passa di qui per caso.

Insegnamento numero 1: qualunque cosa, ripeto, QUALUNQUE COSA ti dica un PR è falsa.
Partendo dal presupposto oggettivo e incontrovertibile che a qualsiasi PR sulla faccia della terra non frega un cazzo chi tu sia, perchè sei comunque una prevendita venduta in più o una crocetta in più sul suo foglio delle liste, ogni fottuto PR è disposto a giurarti le peggio stronzate del mondo e, in ogni caso, senza alcuna eccezione, le sue parole corrisponderanno a verità.

L'ennesimo, si spera, non più inutile esempio di questa grande verità l'ho avuto stasera, quando da bravo cliente ho chiamato il numero di uno sconosciuto per avere informazioni su un evento che mi interessava e ho scoperto:

  • Che l'evento era assolutamente solo in prevendita e non era possibile entrare senza (falso)
  • Che l'unico modo di ottenere una prevendita era incontrare lo sconosciuto in questione al massimo alle 22 fuori dal locale, per poi passare le seguenti 4 ore a grattarsi le palle a -4 °C (falso, visto che al locale sono arrivato alle 23.30 e ho fatto a tempo ad andare a bermi una cosa con tutta calma prima di entrare, a mezzanotte e quaranta, visto che sono testa di legno ma non del tutto coglione)
  • Che la lineup della serata sarebbe stata quella comunicata fin dall'inizio, con l'ospite che interessava a me da mezzanotte alle 3 e l'altro dalle 3 alle 5, visto che il PR in questione non mi ha detto nulla di diverso (falso: il secondo ospite ha paccato, cosa sicuramente nota alle 23.30 quando ho sentito il tizio per l'ultima volta, e l'ospite che interessava a me ha suonato, credo, dalle 3 alle 5; non lo so, perchè a tappare il buco è stato piazzato un dj relativamente famoso di recente che, per quanto sia tra i miei produttori preferiti, come dj mi fa cagare e alle 2 ho ceduto alla noia del suo set e sono tornato a casa)
Morale, se possibile, i PR vanno evitati più possibile: non sono certo i 2/3/5 euro in meno dell'ingresso in lista che vi cambiano la vita, ma a lungo andare boicottare il meccanismo truffaldino di questi figuri che ti raccontano le peggio minchiate pur di assicurarsi il tuo ingresso può dare solo effetti positivi.

Se proprio non se ne può fare a meno, fate riferimento alla figura del PR sapendo che comunque qualsiasi cosa dicano vale come una moneta da tre euro.

Insegnamento numero 2: la città di Milano ha tre aeroporti dai quali partono, quotidianamente, svariati voli per i paesi civilizzati del clubbing, in grado di soddisfare tutti i gusti: Berlino per chi vuole sentirsi a casa in mezzo agli italiani e il resto del mondo per gli altri.

Per le teste di legno come il sottoscritto che coltivano ancora la vana illusione di potersi godere un party di qualità vicino casa, la soluzione milanese è una e una sola, e non ci vuole una scienza a conoscerla: basta una spulciata neanche troppo approfondita a questo stesso blog per scoprire che tutti i resoconti positivi di serate milanesi fanno riferimento sempre agli stessi organizzatori, che avevano un livello qualitativo stellare già quando ho iniziato a girare per club io, ce l'hanno tuttora e sono convinto lo manterranno negli anni a venire.

(Tanto per non fare nomi, il loro progetto principale attualmente ha un nome che inizia per "C" e finisce per "lassic")

Tutte le altre situazioni, nessuna esclusa, sono costituite da figuri che la professionalità non sanno neanche dove sta di casa e pertanto vanno evitate come la lebbra: prova ne è che gli organizzatori della situazione suddetta, di recente, di fronte a un pacco di un ospite piuttosto importante come Kevin Saunderson hanno avvisato tempestivamente sia in pubblico che direttamente me quando ho chiesto informazioni sul party il pomeriggio stesso, mentre stasera ho scoperto del pacco dell'ospite quando ormai era troppo tardi, nonostante mi pare impossibile che la cosa non fosse nota agli organizzatori già da tempo.

Insegnamento numero 3, che fortunatamente ho già fatto un po' più mio per via di esperienze negative passate: i commenti positivi sono ammessi (vedi i riferimenti all'unica situazione nominata in questo post), quelli negativi no, onde evitare di scatenare le orde di PR che negherebbero gesucristo in croce pur di difendere la propria serata pacco e vedere di continuare a truffare i cretini che gli credono.

Per questo motivo, nè in questo post nè altrove nominerò la situazione che ha scatenato l'ira che ho testè verbalizzato: non è impossibile dedurre a chi mi riferisca, ma preferisco evitare schiere di commenti di parte perchè ormai sono vecchio e non ho voglia di litigare, e soprattutto perchè la realtà è una sola e non c'è modo di contraddirla: stasera ho preso un'inculata grossa come una casa, e questo post scritto di getto vuole essere un monito, anche e forse soprattutto per me stesso, ad evitare che la cosa si ripeta.

domenica 12 dicembre 2010

Addio Milano, addio Itaglia: Akufen al 4cento

Giusto nel post precedente e nei suoi commenti parlavo di come un po' di crisi e di contrazione del "mercato" del clubbing in itaglia, attualmente sovrassaturo e rigonfio di offerte merdose, potessero solo fargli bene, ed ecco che stasera accade l'evento che dimostra come avessi ragione al 101%.

Antefatto, settembre 2010: vengo a sapere che da lì a tre mesi, stasera per l'appunto, uno dei miei artisti preferiti, se non IL mio artista preferito, Akufen, viene a suonare nella mia ridente cittadina, famosa nel mondo per la sua offerta clubbistica loffa e scadente composta di party del cazzo con artisti modaioli di cui ho già avuto a lamentarmi in altre occasioni.

Esaltazione, giubilo, felicità.

Comincio già da settembre a spolverare e lucidare, in attesa di fargliele firmare, le mie copie della sua reinterpretation del Forcept 01 su Minus, forse il disco che ho suonato di più in assoluto e uno di quelli che sento più "miei" (assieme al Cadenza 004) e di Quebec Nightclub, uno dei Perlon più belli di un catalogo ricco di capolavori, per capirci questo:



Insomma, tre mesi in modalità "bambino dell'asilo la sera prima di natale".

Ora, dovete sapere che il 4cento, il fortunato locale che ospiterà la performance di cotanto genio, ha sempre avuto fama di avere politiche di selezione un po' rigide, fama un po' esagerata dal fatto che arrivando presto e senza artifizi di sorta sono sempre entrato senza alcun problema, comunque tanto per inquadrare un po' la situazione, trattasi di ristorante (!) abitualmente popolato di uomini di mezza età in camicia&giacca, il cui proprietario pur sapendo che alla sua clientela abituale non frega un cazzo del clubbing una volta al mese fa un artista serio, tipo che negli anni passati mi è capitato di vedere Kenny Larkin e Sis prima che diventasse famoso, ma ci sono stati anche Dandy Jack e A guy called Gerald, tra gli altri.

Insomma, una programmazione di tutto rispetto in un posto che non c'entra una fava.

Giusto per completezza e per dovere di cronaca e per farvi capire con che entusiasmo attendessi questo party, riporto anche l'articolo sulla serata di Akufen che un mio amico che lavora per Zero mi aveva chiesto di scrivere e che poi non è stato pubblicato:
Praticamente, più che un party, un’opera d’arte.

Prendi il 4cento e il suo clima elegantissimo, fatto di gente raffinatissima e anche un po’ attempata & ingessata, aggiungici i clubber che una volta ogni tanto lo invadono col loro spirito festoso e casinaro e mescola il tutto con uno di quei musicisti che danzano sulla linea di confine tra il genio assoluto e la follia più totale, uno che ha stampato un album fatto solo di campioni presi dalla radio: anche solo l’idea di mettere insieme questi ingredienti ha qualcosa di geniale.

Con una miscela così curiosa di persone e le infinite sorprese e pazzie di un set di Akufen potrebbe succedere qualsiasi cosa: non dite che non vi avevamo avvertito.
Morale, visto che è un party a cui tengo inizio già dal pomeriggio a mobilitare i miei contatti per avere certezza di riuscire a sentire Akufen, partendo dal mio amico suddetto e arrivando a chiamare direttamente il locale, il cui proprietario si mostra restio fin dall'inizio all'idea di avere un cliente entusiasta e mi spiega che il party è solo su invito, ma che comunque se siamo solo in due (io e Silvia) belle persone (!) e arriviamo presto non c'è problema.

Alle 23.45 pacco degli altri amici con cui ero, sfanculo tutto e alle 00.20 sono davanti al 4cento, con la mia borsa contenente i due capolavori e il pennarellino e con un sacco di entusiasmo, rassicurato dalla telefonata col proprietario....proprietario che invece ci spiega che non può assolutamente farci entrare perchè blablabla.

Non essendo persone abituate ad elemosinare gli ingressi ai party, ci giriamo e torniamo a casa, con la ferma decisione, se ancora ce ne fosse bisogno, di mandare affanculo la ridicola club scene italiana e soprattutto milanese, caso unico al mondo in cui i ristoranti, i club per appassionati di musica e i locali per quarantenni in cravatta non riescono ad avere un'identità propria e devono mischiare le cose a caso.

Certo, mi rendo conto che è pieno diritto del signor 4cento organizzarsi la sua festa privata chiamando a suonare Akufen, o dj Padrepio o chi cazzo pare a lui, ma in tal caso non ha granchè senso pubblicizzare la cosa sul principale organo di stampa della club scene milanese, oltretutto lamentandosi in prima persona che l'articolo pubblicato non lo incensa abbastanza, nè soprattutto ha senso prendere per il culo il povero appassionato di turno facendogli fare dei chilometri per niente: per mia fortuna il party era non lontano da casa mia, ma non penso proprio che le cose sarebbero andate diversamente se avessi guidato per delle ore per venire a sentire Akufen da un'altra città.

Morale della storia, la prima ovvia conclusione a cui mi ha portato questo ennesimo episodio di idiozia dei promoter della mia cittadina è il definitivo abbandono da parte mia di ogni forma di clubbing (ammesso che così lo si possa chiamare) nella mia ridicola cittadina e tendenzialmente, salvo rare occasioni, anche nella mia nazione, l'unica al mondo in cui mi è capitato di vivere esperienze del genere, l'unica al mondo in cui un appassionato di musica che vuole sentire un artista di suo gradimento deve iniziare a cercare agganci per l'entrata nel locale giorni prima, e non è detto che gli basti.

Sono stufo di questo finto clubbing fatto di contenitori vuoti, di organizzazioni improvvisate che giocano la carta della finta esclusività per mascherare il fatto che non hanno altro da offrire, di situazioni che rendono l'idea di andare a un party fonte più di sbattimenti che di soddisfazione.

Sono stufo perchè lo vedo succedere solo qui, sono stufo perchè so che non deve per forza essere così, sono stufo perchè ho visto coi miei occhi come sono i party fatti con in mente idee come la condivisione di una festa con altre persone con la tua stessa passione, sono stufo perchè non si può lasciare la gestione di qualcosa che mi piace e che mi sta a cuore in mano a organizzatori improvvisati.

Certo, del mio abbandono alla club scene milanese e italiana non potrebbe fregare di meno: le decine di organizzatori improvvisati continueranno a proliferare sulle spalle di quei tanti convinti che clubbing significhi code interminabili, politiche di selezione ridicole, location scadenti gestite da incompetenti e sempre gli stessi tre o quattro dj di Berlino, almeno fino a quando non arriverà un'altra moda spostando le attenzioni di tutti gli organizzatori in cerca di facili guadagni verso qualcos'altro e riportando il clubbing a una dimensione più sensata.

Fino a quando questo non succederà, e credo che sarà un lasso di tempo piuttosto lungo, invito voi tutti miei (pochi) lettori, e soprattutto voi pochissimi che avete avuto il coraggio di arrivare fino alla fine di questo lungo e noioso post, a riflettere sulle parole di Chris Liebing all'indomani di un evento tragico come la recente strage della love parade:
To really change something, we have to start with ourselves. We as DJs, we have to be even more sure about the “Who” we are playing for and the “Where” we are playing at – only like this, the fans can get a better orientation of where it is worth going and where it is save to celebrate. Basically everybody can change a lot with his or her behaviour in this world. The more alert we go through life, the more conscious we can make choices between good and bad products, services, events or other things. Like this we minimize the scope of action for cold-blooded profiteers.
Se il clubbing fa così schifo, un pochino la responsabilità è anche nostra che abbiamo permesso alle persone che lo hanno rovinato di prendere piede.

Il minimo che possiamo fare è evitare di dar loro i nostri soldi e il nostro tempo.

giovedì 9 dicembre 2010

Clubbing in NYC

Pensi al clubbing a New York City e subito viene in mente uno di quei posti che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia della club culture, lo studio 54 con la sua selezione rigidissima e il pubblico di vip, ma anche a posti ugualmente storici come Stonewall Inn da cui il pubblico ha iniziato a sentir nominare la musica house; pensi a come, partendo da lì, si è evoluto il clubbing in tutto il mondo e ti aspetti di trovare posti giganteschi, superclub allo stato dell'arte da far invidia ai club più famosi d'Europa.

Il Cielo, fondamentalmente, me lo immaginavo grosso come il Trouw, stylish come il Cocoon e devastante acusticamente come il Berghain: in fondo tra i suoi attuali resident ci sono Kevorkian e Louie Vega, gente che quando viene da noi fa tranquillamente presenze a quattro cifre e tra quelli passati c'è gente tipo Sasha e Digweed, giusto per dirne un paio.

Mi immaginavo un superclub su venticinquemila livelli, con sessanta ore di coda popolata da opere d'arte più che da persone, pronte a sommergere di gioia il resident di turno Francois K. e il suo ospite Dimitri from Paris.

Surprise, surprise, arriviamo all'una e qualcosa e in coda non c'è nessuno: vabbè, è lunedì sera, i nuiorchesi fanno quasi tutti i freelance ma durante la settimana non c'è casino in giro per il meatpacking district come nel weekend, poi magari è già tardi e sono già tutti dentro, checcazzo magari ci siamo persi Kevorkian ossignore no dai speriamo di no...infatti, no.

Il batterista franconuiorchese e Dimitri from Paris stanno suonando back to back da chissà quando, ma la sorpresa delle sorprese è il club: niente palchi sopraelevati, tavoli di cristallo, astronavi in console o laser, il Cielo è un capannone piuttosto piccino (azzarderei che con 500 cristiani lo si riempie e con meno di 700 lo si stipa), rivestito internamente in legno che fa tanto chalet e con poco altro che qualche disco ball e un inevitabile Funktion one, senza alcuna sovrastruttura quindi ma comunque con un sacco di classe che si nota da dettagli come la mensola coi profumi free in bagno, perfetta per il ballerino a rischio pezzata.

Anche la folla è completamente diversa dalle aspettative: sarà il lunedì sera, sarà che in USA house e techno non hanno mai avuto stabilmente pubblici da grandi numeri (fatta eccezione ovviamente per i megaeventi) e che negli ultimi anni sono stati soppiantati come punta di diamante del clubbing dall'rnb e quelle cacate lì, fatto sta che lunedì sera al Cielo ci saran state massimissimo duecento persone, tutte molto istruite e consce della situazione, al punto che quando Dimitri ha suonato un disco col giro di piano di Marshall Jefferson per poco non volavano i reggiseni, tutte festose e gioiose come prevede la liturgia dei party house delle origini.

Ciao, sono anziano ma mi difendo ancora daddìo

E "delle origini" è anche il set della leggenda e del parigino, che palleggiano avanti e indietro tra cose di vecchissima scuola che odorano di Paradise Garage e roba nudisco: particolarmente interessante è vedere Kevorkian suonare col piglio del resident, quello che "qui siamo a casa mia e fate quello che cazzo dico io", anzichè con l'atteggiamento dell'ospite "faccio le mie X ore di set, vi dò quello che vi aspettate da un mio set e mi levo di culo", che gli consente di cambiare passo più e più volte, ovviamente mantenendo la coerenza che si confà a un dj del suo calibro ma saltando agile come un ninja dalla garage house alle castagne dub techno di Deadbeat su Wagon repair, per poi chiudere ricordando a tutti i suoi inizi da batterista con percussioni latineggianti che si accavallano l'un l'altra sempre più, crescendo di velocità e groove a oltranza fino a esplodere nel gran finale, una Belo horizonti che ci manderebbe a casa tutti contenti se nel pubblico non ci fossero anche degli altri italiani che a colpi di "po, po po po po pooo poooo", fomentato anche dai poveri americani ignari di quale immane sventura sia l'orrido coro, lo costringono a mettere un ultimò ultimò.

Grazie a dio ce ne battiamo il cazzo di queste scene pietose e ce ne andiamo, con la convinzione che, ancora una volta, oltreoceano stanno un pezzo avanti a noi e hanno capito che il futuro del clubbing sono i party intimi, con pochi appassionati desiderosi di fare festa tutti assieme, senza fronzoli minchiate sovrastrutture inutili e dannose.

Speriamo che questa tendenza, già presente in alcune sporadiche eccezioni, diventi la regola anche qui da noi.

lunedì 21 dicembre 2009

Ricordi di un clubber quasi anziano: Sven Vath e la neve

Non ricordo bene l'anno, forse fine 2003 o 2004, cose così, non avevo ancora mai messo piede all'estero per motivi musicali e per la prima volta avevo l'occasione di vedere Sven Vath nella mia ridente cittadina

All'epoca nessuno aveva ancora neanche lontanamente iniziato a pensare che papa Sven potessere essere bollito, invecchiato o anche solo all'inizio del viale del tramonto: era ancora il dj che trasformava in hit tutto quello che toccava, quello a cui tutti guardavano per sapere cos'avrebbero suonato tra sei mesi anche quando sembrava completamente fuori da ogni logica, perchè sapevano che tra sei mesi avrebbe avuto senso.

Per capirci, quello Sven Vath è quello che è riuscito a far diventare una hit una porcata come questa:



Che suonata da un dj normale causerebbe all'istante una pioggia di pomodori e che invece, passata per le sue mani (allora) fatate è finita in un sacco di borse dei dischi.

In quel set ai magazzini, lungo come tutti i set di papa Sven e coi dischi lasciati suonare quasi fino alla fine, come in tutti i set di papa Sven, oltre a quel buffissimo terzinato di T Raumschmiere trovarono posto Rocker degli Alter ego, che sentivo per la prima volta e non sapevo che avrei sentito (e suonato) fino allo sfinimento per tutto l'anno successivo e tanta altra electro bella sostenuta; mi ricordo una "Feed the flame" di Richard Bartz, su Gigolo, un devastante Sontec (aka Robert Babicz) su Par, ma soprattutto mi ricordo questo remix di Dave Clarke, che era nel mio primissimo ordine di dischi, appena arrivato fresco fresco:



Mi ricordo anche un sacco di addetti ai lavori presenti e lo stupore per aver preso dentro un tipo che saltava come un indemoniato, per poi scoprire che era Tony H, ma il ricordo più vivido della serata, che mi porto dentro come uno dei più belli della (breve) storia dei party che ho visto è Sven che suona questo disco:



Guardo fuori dalla finestra dei magazzini e incomincia a nevicare, proprio come ora fuori dalla finestra mentre risento Ingo Boss, che per me ora e per sempre sarà "il disco con cui Sven Vath ha fatto nevicare".

Quella è stata la prima volta di una lunga serie di episodi in cui mi è venuto il groppone in gola e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime a un party o a un concerto (lo stesso papa Sven è responsabile di un altra, quando ha suonato "Music sounds better with you" alla fine di un Green&Blue) e tuttora, risentendo "Little eternity" vado un po' in difficoltà.

Coincidenza ha voluto che oltre al miracolo della neve, quella notte per un giro strano di perturbazioni incrociate dal freddo nord e dal sabbioso deserto a sud, finita la tempesta di neve il cielo apparisse tinto di un inusualissimo giallo (ne parlarono anche i tg, il giorno dopo) e ricordo chiaramente di aver pensato, tornando a casa, "io non ho preso niente, quindi Sven Vath è veramente allucinogeno di suo".

Morale, bollito o no, c'è stato un periodo in cui papa Sven faceva letteralmente i miracoli coi dischi, facendo nevicare e tingendo il cielo di giallo.

lunedì 21 settembre 2009

It's the end of the club as we know it

Una volta il clubbing qui a Milano era una cosa facile: ogni volta che capitava un ospite straniero si sapeva che avrebbe fatto giovedì il The beach a Torino o il Goa a Roma, il venerdì i Magazzini qui e il sabato il Tenax a Firenze; occasionalmente c'era qualcosa di interessante al Gasoline, soprattutto l'anno in cui il The flame faceva quella cosa carina la domenica subito dopo cena e praticamente nient'altro.

Poi il bacino d'utenza si è allargato e club nuovi hanno iniziato a spuntare come funghi di diverse dimensioni e orientamenti mentre locali già esistenti cavalcavano l'ondata della minimal techno: ha riaperto il Tunnel, il Rolling stone e il De sade avevano le loro serate (diciamo) techno, posti come il Sottomarino giallo, l'Amnesia o lo stesso Gasoline si sono scrollati di dosso la patina di locali gay-oriented per accogliere la nuova folla dei seguaci di Rici Outin, persino posti piccoli e che nessuno aveva mai considerato, come il Cantiere Delirio, facevano party da 400 persone (ok la smetto di autoincensarmi :D).

E poi?

E poi si arriva a oggi, con una serie di chiusure anche illustri e motivate, almeno ufficialmente, in compartecipazione da questioni legali e di ordine pubblico, tipo la storia del Sottomarino chiuso per storie di uscite di sicurezza e dalla crisi che rende economicamente poco profittevole gestire un club, tipo il Rolling che sarà trasformato in uffici&appartamenti; persino il Plastic, club atipico nell'atipicità milanese, a fine stagione chiuderà i battenti per la chiusura definitiva di cui si vocifera da tempo.

Quindi, cosa rimane? Dove si sono spostati tutti? Come passano le serate ora i 200 scarsi che c'erano alla chiusura di una stagione dei Magazzini, di domenica, con un Richie Hawtin non ancora trasformato nello Zio Rici? E quelli che, sempre di domenica, andavano a letto presto dopo il The flame al Gasoline?

Milano, si sa, è sempre stata una città atipica nei confronti del clubbing, orientata più all'eventone one-shot che alla residency: i posti in grado di attirare, settimanalmente, una clientela fidelizzata indipendentemente dalla proposta si contano sulle dita di una mano e rispetto al resto fanno la figura delle eccezioni, come il Plastic o il giovedì del Gasoline, mentre il resto dei party che probabilmente ci si ricorderà tra qualche anno sono al massimo mensili quando non one-shot a tutti gli effetti.

Morale, i club spariscono, al pubblico non frega niente di andare sempre nello stesso posto: il terreno è fertile per quello che ormai da un buon paio d'anni è il fenomeno del momento e che quest'anno è pronto a farla da padrone, il party nel loft piuttosto che nello studio fotografico o simile.

Non so se sia meglio o peggio del club "standard", ma ha delle differenze oggettive, non solo logistiche ma anche di gestione della promozione dell'evento (manca tutta la clientela che compare settimanalmente indipendentemente dal party) e, almeno per ora, ha il fattore coolness che per il milanese è sempre l'arma vincente.

Non è un caso, infatti, che lo staff di promozione del Gasoline abbia deciso di abbandonare la serata del venerdì, mai stata un vero successo prima per la concorrenza dei Magazzini nel loro periodo d'oro e poi per la crisi dei club, per concentrarsi proprio su questi party atipici-ma-ormai-tipici (oltre che sull'intoccabile cash cow del giovedì) spesso, come recita la mail ufficiale dello staff, in concomitanza coi grandi eventi milanesi:
Fashion week, Halloween, Nye, Design week, Art-week
Morale, tra location dei party in continuo spostamento ed eventi programmati in concomitanza con le feste comandate (su cui mi sono già espresso mesi fa) al clubber abituale è richiesto quello sforzino in più per documentarsi di volta in volta sul party giusto e su quello da evitare; voglio essere ottimista e sperare che questo crei una clientela un po' più 'clued-up', ma non so quanto sia una speranza realistica e quanto sia wishful thinking per evitare di pensare a tutti i dettagli che non mi piacciono per niente della situazione attuale.

Staremo a vedere, as always.

martedì 6 novembre 2007

Tutto il mondo è paese?

I più affezionati lettori di questo blog sapranno sicuramente che non perdo mai occasione per scagliarmi contro il malcostume dell'italiano medio in situazione da club, ma bisogna ammettere che situazioni come questa pubblicata da ResidentAdvisor qui da noi non si verificano: Gunman kills four, injures five at Carl Cox gig