Negli ultimi anni il MiTo settembre musica si sta affermando come una valida fucina di proposte interessanti per noi nerd musicali a cui ogni tanto piace uscire dai confini del clubbing "canonico" e ampliare un po' i propri orizzonti ascoltando roba diversa dal solito.
Il party di chiusura di quest'anno, poi, è particolarmente affascinante, già solo data la presenza di quattro dei numi tutelari della ricerca.
Anche solo un party in cui il decano dei dj italiani (Claudio Coccoluto), il più importante divulgatore radiofonico di musica nuova (Alessio Bertallot), un dj storico della scena milanese nonchè uno dei primi prodotti da esportazione della club culture nostrana recente (Stefano Fontana) e l'elemento meno peggiore di una boyband per regazzini fintoalternativi (Boosta) già di per sè è interessante, ma se poi l'idea è sfidare il talento, il gusto per la ricerca e la conoscenza sterminata di cotanti personaggi siamo già in zona "party a cui non si può assolutamente mancare".
L'idea, infatti, è prendere quelli che probabilmente sono i quattro migliori dj italiani per vastità di conoscenza musicale e sfidarli a suonare dischi di personaggi storici della canzone italiana, in versione rieditata o meno non è (ancora) dato saperlo.
Non so voi, ma a me l'idea "ti dò un tema, costruiscici un set" piace molto in generale, vederlo fatto con un tema ostico come questo da dj di livello stellare come questi mi fomenta a livelli enormi :)
Se poi tutto ciò non basta a farvi venir voglia di comprare immediatamente il biglietto, come ho fatto io, l'altro giorno Zero ha organizzato un hangout coi quattro maestri jedi in questione più dell'altra gente in veste di domandatori (tra i quali avrei dovuto esserci pure io ma non sono riuscito causa accavallamenti di mille impegni, maladizion), hangout che è disponibile anche in differita grazie ai potenti mezzi dell'internèt:
Ed eccomi finalmente di ritorno dalla tre giorni nella terra dei mulini a vento, delle patate e dei clubber festosi: dopo l'indispensabile pomeriggio filato di sonno, quindi, siamo pronti a raccontare tutte le (molte) cose vissute in questo weekend per la gioia di grandi e piccini e l'invidia di chi non c'era.
First of all, qualche considerazione sparsa sull'Olanda, che avevo già visto sia da turista che per motivi clubbistici e che è il posto più vicino che riesca a immaginare all'idea di "paradiso del giovine clubber", ed in larghissima misura è merito degli olandesi stessi che riescono a coniugare in maniera perfetta l'ordine e il rigore della popolazione nordica con un'attitudine festosa e sociale che li rende praticamente unici nel panorama europeo.
L'Olanda, storicamente, è terra di mercanti abituati ad essere amichevoli col prossimo e Amsterdam stessa è una città che fonda gran parte delle proprie entrate sul turismo dei ggiòvani, ma a me fa sempre specie il sorriso con cui generalmente l'olandese si approccia allo sconosciuto, sia quando gli rivolgi la parola in una lingua anglofona che non è la sua (e che comunque parla perfettamente, a differenza dell'italico e della sua proverbiale avversione per le lingue straniere) che quando, spontaneamente, ti si avvicina perchè suppone che potresti non essere al 101% della gioia e desidera fare del suo meglio per aiutarti.
E poi, è inutile che stiamo a raccontarcela: mediamente, l'olandese (ma soprattutto l'olandesa) è anche alto, biondo e bello oltre che acculturato, sorridente e felice di esserti d'aiuto, per cui averci a che fare non può che essere fonte di somma gioia.
Ma non è tutto, perchè i ragazzi qui organizzano anche dei party veramente veramente veramente veramente dellamadonna, ma andiamo con ordine.
Partiamo da giovedì sera, quando tempo di arrivare in hotel e senza neanche cambiarsi nè cenare è già ora di festa, e che festa.
La festa di giovedì sera mi è costata trentacinque euro, un volo aereo, mille corse, mille fatiche fisiche oltre alla cena saltata e all'aver girato mezza Amsterdam a piedi in cerca di una barca che non si sapeva bene dove fosse e che poteva anche aver già salpato abbandonandoci a riva (ovviamente l'abbiamo trovata grazie a un olandese che la cercava anche lui e, ovviamente, è stato felicissimo di aiutarci), ma cazzo, nonostante tutto questo sono ancora convinto che il mio bilancio sia violentissimamente in positivo.
Il party di giovedì sera, senza fare troppe storie, è il migliore del 2010 e uno dei migliori tre a cui sia mai stato.
Raccontandolo in una riga, è stato un party per seicento addetti ai lavori su una barca che girava per i canali di Amsterdam con Sasha, Nick Warren, Danny Howells e qualche altro della cricca GU, e probabilmente solo questo basterebbe a inquadrare che specie di meraviglia sia stato, ma proverò ugualmente ad articolare di più anche se mi rendo conto che in nessun modo potrei raccontarlo facendogli giustizia.
Cominciamo dai primi due set, ad opera di dj sconosciuti (il secondo dei due potrebbe essere uno dei due 16 bit Lolitas, ma non se ne hanno conferme, mentre il primo è proprio ignoto) che aprono le danze con due chicche una meglio dell'altra, suonando rispettivamente:
lentoni da preserata di chiaro stampo progressive ma con più di una strizzata d'occhio alla tendenza nudisco prossima big thing
un set dellamadonna con evidentissimi richiami alla GU #027 di Danny Howells, forse la più bella della serie con le sue atmosfere houseggianti e quella classe infinita che farebbe muovere pure le pareti, col sorrisone felice stampato in faccia
Morale, già dai primi due set si capisce che il party è di quelli veramente veramente grossi, e deve ancora arrivare il primo dei big, forse quello da cui mi aspetto di più:
Danny Howells in versione "anziano taglialegna"
La camicia da taglialegna per il buon Danny non è una scelta casuale, visto che a differenza dei suoi predecessori e di chi suonerà dopo di lui Daniele di legna ne fa tanta e buona, dedicandosi più di tutti allo studio del gruvo e allo schiaffeggiamento gentile di quello che te la saltelli di gusto e sei felice come la mattina di Pasqua. Un po' meno viaggione di quello che avrei sperato, ma che cazzo, è comunque tanta tanta roba e comunque perfettamente in linea con l'orario e il mood del party, che è "pochi ma buoni, tutti molto amici e molto festosi".
Particolarmente interessante, fra l'altro, il setup usato sia da Howells che dal suo predecessore, che sfrutta al meglio la nuova tecnologia per far sbavare noi giovani apprendisti dj: i quattro cdj 2000 linkati tra loro e al djm 2000 via cavo di rete, in modo che il superstar dj frequent flyer debba portarsi in giro solo una chiavetta usb con le tracce da suonare e, una volta infilatala in uno qualsiasi dei cdj, abbia tutte le tracce a disposizione su tutti e quattro con la magnifica interfaccia di Rekordbox e tutti gli altri giochini che i cdj e il mixer attualmente al top della gamma possono offrire.
Bava alla bocca di quella veramente pesante.
Dopo Danny Howells, invece, arriva uno che della nuova tecnologia se ne frega completamente, e se ne frega pure della tecnica di mixaggio, visto che fa dj set con Ableton (e già sento arrivare i "buuuuu" dalla platea): il set di Nick Warren è uno di quelli che ti insegnano che un buon 90% della bravura di un dj sta nel saper scegliere il disco giusto al momento giusto.
Nick Warren e una mano gigante
Il set di Nick Warren, a differenza del precedente, è molto più vicino alle aspettative come stile, ma le supera ampiamente come qualità: si sapeva che il ragazzo (oddio, ragazzo, è abbondantemente oltre i quaranta e non li porta troppo bene) è cintura nera di viaggioni, ma non si pensava così tanto.
Nella sua oretta di set gli occhi si chiudono, le mani vanno al cielo e riscendono solo per gli abbraccioni e le lagrime scorrono copiose anche quando Nick suona il secondo Ovum di Loco Dice, non esattamente un progressivone ma comunque perfetto in quel momento e in quel posto che, ricordiamolo, è fatto così:
Insomma Nick Warren ci regala un set della madonna nonostante di fatto scelga solo i dischi e li faccia mettere uno in fila all'altro da Ableton, mentre dopo di lui arriva la dimostrazione vivente che, come si diceva prima, il gusto musicale è il 90% o più dell'abilità di un dj: James Zabiela.
Il simpatico biondino infatti perde una buona mezz'ora a montare tutti i suoi gingilli, tra cui un kaossillator e un pc controllato un po' con un controller, un po' dal controller sul touch screen del djm-2000 e un po' da un ipad (!), oltre ovviamente ai cdj 2000 e all'efx 1000 già presenti, gingilli che in effetti spremerà al meglio della loro potenza facendo un numero da circo dietro l'altro, ma......su dischi di gusto più che dubbio.
Ok, bellissimo da vedere, spettacolare, fonte continua di "ooooooh" per noi ggiovani che sappiamo cosa si prova a mettere a tempo i dischi, ma da sentire...bah, poca roba. Si salva dagli insulti solo per aver suonato il remix di Alex Kid di "For the time being" dei Phonique feat. Erlend Oye, unico disco bello, ma tutto il resto è fuffa.
Se dopo di lui suona il bruttissimo Robert Babicz, teoricamente del tutto fuori posto in mezzo ai big della progressive house e depositario delle aspettative peggiori, va da sè che il momento sia di mestizia in attesa del set di Sasha, e invece l'orrido Roberto Babizzi sfodera un live davvero coi fiocchi, di progressive trance bella movimentata e viaggiona al punto giusto, per poi infilare, verso la fine del set, una straordinaria "Self control" di Raf (proprio lui, l'italico Raf) sopra una base techneggiantissima che fa saltare tutta la barca, nel frattempo salpata in giro per i canali, al grido di "I, i live among the creatures of the night".
Finito il live dell'ottimo Babizzi, quindi, è la volta di "The son of god", ma prima di lui è la volta del suo schiavo & roadie personale, che gli prepara la console come la vuole lui e fa allontanare i fans festanti (ivi compreso il fotografo ufficiale) in attesa dell'uomo con l'atteggiamento più da superstar di tutto il mondo: fosse stato chiunque altro a comportarsi in maniera così scostante, avrebbe preso fischi e pallonate, ma lui è l'uomo su cui è stata coniata la definizione di "superstar dj" e gli si perdona qualsiasi cosa.
Soprattutto, gli si perdona qualsiasi cosa quando fa dei set così, che anche se suoni dalle tremmezza alle cinque quando finisce sembra siano passati solo dieci minuti, dieci minuti in cui ti ha fatto attraversare tutto lo spettro delle emozioni possibile, dalla gioia alle lagrime al fomento senza soluzione di continuità e con quei passaggi fatti sulle armoniche che lo sai in cuor tuo che sono due dischi diversi, perchè lo vedi coi tuoi occhi che sta cambiando disco, però cazzo lui li accoppia veramente in modo che sembri uno solo.
Mago.
Morale della storia, l'unica critica possibile a un party così è che far suonare gente come Danny Howells, Nick Warren e Sasha un'ora/un'ora e mezza anzichè almeno otto è un crimine contro l'umanità, ma d'altronde da uno showcase di una booking agency non si potevano certo pretendere gli extended set e comunque la critica è solo perchè di musica meravigliosa così ce ne vorrebbe sempre di più.
Passata la mattinata di nanna e il pomeriggio di shopping che frutta la coppia di compilation su Strictly Rhythm "Strictly Todd Terry" e "Strictly M.A.W.", è ora del party più interlocutorio del weekend, posto in mezzo tra due party di grande aspettativa e quindi forse un po' minore, ma rendiamoci conto del fatto che si sta definendo "un po' minore" un party con gli Slam!, The Advent, Steve Rachmad, Joel Mull, Heiko Laux e i Mandy, quindi vabbè chettelodicoaffare.
In realtà prima di questo c'è un party preserale con un'oretta di set di Mark Pritchard, sul quale però cercherò di sorvolare visto il colossale vaffancuore che si meriterebbe uno che per anni è stato metà dei Global Communication e adesso si è ridotto a fare ste cacate di set senza nè capo nè coda in cui mette in fila, senza neanche far la fatica di mixarli, dischi dubstep brutti (come se ne esistessero di belli), dnb brutti, fintohouse brutti e più in generale dischi brutti; si salva solo la splendida cornice del Paradiso, club meraviglioso in un palazzo d'epoca con tanto di parquet & caminetti ma con l'impiantone e il solito mood festoso&gioioso degli olandesi che già da solo è un valore aggiunto allucinante.
Torniamo al party Clik con tutti gli ospitoni di cui sopra, quindi, che si tiene in due megacapannoni industriali da qualche migliaio di persone l'uno con quei laseroni che piacciono tanto al clubber nordeuropeo:
Arriviamo giusto in tempo per sentire l'ultimo quarto d'ora di un Heixo Laux eccezionalmente in versione "schiaffazzi" anzichè il suo solito techno jazzato di classe, e sono schiaffazzi veramente da antologia: l'occhialuto germanico mena veramente come pochi altri, ma con una classe e un'abilità nel costruire atmosfere sopra lo schiaffeggiamento che rendono il suo live un'autentica gemma.
Dopo di lui suona il pessimo Marko Nastic di cui non ce ne fregancazzo, per cui ci dirigiamo di sopra a sentire i Mandy (o "il" Mandy, visto che di cugino ce n'era uno solo) e la sua ottima miscela di electropop alla Get Physical e techno movimentata ma non troppo da club in grado di soddisfare un po' tutti i palati, ivi compreso il mio, per cui l'ora di set del serbo nell'altra sala passa in fretta ed è ora di tornare di sotto per Joel Mull, che come produttore è sempre stato molto molto eclettico, al punto che non so davvero cosa aspettarmi dal suo set, senonchè il tema della serata è "castagne in faccia" e lui lo interpreta alla perfezione, bastonando gli astanti con della techno come non se ne sentiva da anni, roba che se non sapessi che è impossibile mi aspetterei da un momento all'altro il ritorno dell'hardgroove con conseguente resurrezione di tutti i morti della scena napoletana (i vari Carola, Vigorito, Cerrone, etc.) a cui sono affezionato.
I richiami a Napoli nel set di Joel Mull sono evidenti, al punto che molti dischi mi sembrano proprio del periodo d'oro della Zenit, della Rilis e di quel giro lì, e ovviamente io con un set così vado a nozze.
Oltre ogni più rosea aspettativa.
Tempo di fare un saltino rapido da Rachmad e sentirgli suonare la sua "Virton" nel 2010 come se fossimo nel 2001, ed è già ora degli Slam, il set che attendevo con più ansia della serata: i due glaswegiani sono ovviamente in versione "Paragraph" anzichè in versione "Soma", e proprio come le loro uscite sulla sublabel incazzata menano come degli indemoniati, forse pure troppo: perfetti per il contesto, per carità, e in grado di farti passare la stanchezza delle quattro di mattina del secondo giorno di party consecutivo a suon di sberle, ma forse un po' privi di quell'anima che distingue un set stupendo da uno semplicemente bellino.
Data la fatica e dato che Cisco Ferreira viene comunque in Italia spesso, decidiamo di perdercelo e tornare presto in hotel, visto che il giorno dopo ci aspetta un party lungo e faticoso.
Altra mattinata di nanna e pomeriggio di shopping, stavolta vinilico nel negozio della Rush Hour al quale lascio ovviamente una buona quantità di euro, per poi proseguire nel pop up studio della Red bull music academy radio, in cui ci sono due pischelli completamente sconosciuti che suonano roba di qualità assoluta, spaziando senza soluzione di continuità dalla dub techno alla house allo UK garage con un mood perfetto per l'orario e la modalità "mi siedo sul divanetto, bevo una red bull e leggo un libro".
Pischelli sconosciuti FTW
Una pennichella preserale in hotel, una sistemata alle valigie, un sushi ed è già ora di andare al Trouw, sede dell'ultimo paty del weekend, quello che vede protagoniste la Ostgut ton e la Delsin, etichette di punta del panorama dub techno che attualmente va per la maggiore.
Prima di parlare della musica, però, val la pena di spendere due tre parole per il club, ricavato nell'enorme scantinato dell'ex sede di un quotidiano con tanto di macchine per la stampa residue:
Da fuori
Un particolare dell'interno
Il ristorante
La gigantesca main room
Dopo la coda al guardaroba in cui riesco a sentirmi un famoso dj internazionale perchè un ragazzo italiano mi guarda e mi dice "ma tu sei Raibaz!!?", ad accoglierci c'è Quince nella sala grande che sta facendo un'apertura davvero coi controfiocchi a base di deep house e di traktor usato nella maniera in cui andrebbe usato, con sempre almeno due/tre dischi assieme e un sacco di effettistica e filtristica sempre funzionale all'obiettivo finale, che è spremere a dovere il muraglione di subwoofer funktion one e farci sentire della musica splendida, mentre di sotto c'è un Nick Hoppner solitario e un po' intristito dal vuoto nella sua sala che suona cose malinconiche e troppo troppo raffinate perchè qualcuno riesca anche solo a ballicchiargli davanti.
Bravo bravo Quince
Finiti in contemporanea i set di Quince e Hoppner, è l'ora del primo dilemma: Shed o Newworldaquarium?
Di Shed non ho proprio un'opinione elevatissima e l'ho già dichiarato in altre occasioni, per cui istintivamente propenderei per il ragazzo di casa Delsin di sotto, se non che l'antipatico resident del Berghain decide di farmi ricredere con un set dellamadonna che fonde le metriche quadrate e il rigore della dub techno tedesca a un calore e un'anima soul di evidentissima ispirazione houseggiante, mostrando a tutti gli astanti il meraviglioso lato umano della dubtechno berlinese, col quale la classe, gli schiaffazzi e il romanticismo trovano il proprio equilibrio perfetto e diventano l'uno il complemento dell'altro.
Purtroppo, o per fortuna, l'antipaticissimo decide di impostare il proprio set in modo da fare un'ora e mezza di drittoni in modo da fomentarci tutti al meglio delle nostre possibilità e poi, per l'ultima mezz'ora, tagliarci le gambe e spezzarci in gola le grida di gioia a colpi di minchiate spezzate e senza mordente, con quel mood "adesso succede qualcosa, stai attento che adesso faccio il botto, vedrai che adesso succedono cose e ti metti le mani nei capelli - e poi non succede un cazzo" tipico del dubstep e del resto delle degenerazioni spezzate della techno da fintointellettuali, col risultato fortunosissimo che Shed viene prontamente sfanculato per andare a sentire l'ultima, magnifica, mezz'ora di Newworldaquarium, che nel frattempo ha riempito la sala inferiore a colpi di classe e raffinatezze facendo un percorso opposto a quello del suo contemporaneo.
Se Shed infatti parte dal rigore della techno per costruirci sopra il lato romantico, Newworldaquarium fa il contrario: la sua base, è evidente, è la house più sexy e contemplativa, ma dato che l'obiettivo finale è sempre far muovere il culo dei presenti la cassa si fa più sostenuta e le ripartenze più macellose, col risultato che persino dischi morbidi e sensuali come "Polygons" di David Alvarado diventano sassate senza pietà...chapeau.
Finiti i set di Shed e Newworldaquarium, teoricamente c'è un momento di down dovuto alla presenza nelle due console rispettivamente di Redshape e Prosumer, nessuno dei quali mi fa impazzire e che comunque vengono in Italia spesso e volentieri, per cui la scelta sembrerebbe ostica e comunque di ripiego, e invece.....
E invece Prosumer, che Prosumer.
Brutto ma buono, verrebbe da dire
L'orsacchiottone del Berghain tira fuori un set così gay, ma così gay che in confronto i Village people sono un'icona etero, e si sa che io per la musica gay impazzisco.
Deep house, dub techno, ritmiche dritte, ritmiche spezzate, mani al cielo, lacrimoni, fomento, cantati, pause di riflessione, gioie, dolori: nelle due ore di Prosumer c'è veramente di tutto, con una linea perfetta e tante scelte coraggiose ma dall'effetto devastante, come tanti dischi d'annata, qualche novità interessantissima tipo l'Ovum di KiNk e qualche chicca per noi clubber anziani, tipo questo:
Al di là della bellezza intrinseca del disco, vale la pena di spendere qualche parola sull'atmosfera che Prosumer è riuscito a creare durante il suo set, ovviamente aiutato dal mood degli olandici: completamente perso nella gioia e nel cantato di Robert Owens, mi guardo attorno e vedo:
Un signore di mezza età alto quaranta metri, di fianco a me, che canta a squarciagola
Una tipa tiratissima come quelle che qui da noi vanno nei locali commerciali e stanno sedute a sentire l'ultima hit di Bob Sinclar che salta come un'ossesso e canta pure lei di gran carriera e mi dice "mi piace un sacco questo disco, mi ricorda gli early days of house music"
(Modalità italiano on) Una densità di figa per metro quadro allucinante, di quella che da un momento all'altro ti ritrovi completamente circondato e non sai più dove guardare (Modalità italiano off)
Un sacco di gente gioiosa e sorridente, al punto che il ragazzo italiano che mi aveva riconosciuto in coda al guardaroba a un certo punto arriva da me completamente sconvolto e mi dice tipo "non ci credo, qui sono tutti festosi, sono tutti sorridenti, è incredibile!"
E in effetti per noi abituati ai party italiani sembra davvero il paradiso vedere il clima di "facciamo festa e divertiamoci tutti assieme" che anima i party olandesi, al punto che, scena vista coi miei occhi e a cui non avrei creduto se me l'avessero raccontata, un tipo agita la propria bottiglia di birra (sì, danno le bottiglie di birra di vetro, tanto lo sanno che non se le spaccano in testa...se lo facessero in Italia ci sarebbe un morto al minuto) che schizza quasi tutto il proprio contenuto sulle spalle di uno sconosciuto.
Panico, penso, adesso si legnano.
In Italia sarebbe già arrivata la polizia e i carri funebri per la dozzina di cadaveri prodotti dalla rissa susseguente un affronto del genere.
Il lavato invece si guarda la maglietta fradicia di birra, se ne scrolla un po' di dosso, guarda il lavatore con un sorrisone che dice "cazzo, mi spiace per la tua birra", lo abbraccia e i due se ne vanno sorridenti a bere dell'altra birra insieme, che tanto costa pochissimo (meno della red bull, cazzo).
Prosumer finisce il set tra gli applausi a scena aperta miei e del resto della pista, e dopo di lui inizia Delta funktionen che per carità, bravo, ma dopo un set così dove vuoi andare, per cui decidiamo di sentire una mezz'oretta di Marcel Dettmann prima di tornare in hotel a finire le valigie e riprendere l'aereo per tornare a casa.
Il bel ragazzo del Berghain è l'apoteosi della techno tedesca: metriche squadratissime, cassa scolpita nel granito e clap croccantissimi, se ti piace il genere non puoi chiedere di meglio, solo che a me il genere non piace.
Ci provo a farmelo piacere, per carità, ma i suoni sembrano riciclati dai vecchi Stigmata di Chris Liebing e anche se il ragazzo mena così tanto da farti passare la stanchezza delle cinque di mattina dopo un quarto d'ora le metriche sono davvero troppo semplici e l'andamento dei dischi è così piatto e banale che non si riesce a divertirsi neanche volendo.
Per carità, sound design eccezionale, i suoni non sono niente di nuovo ma acusticamente sono perfetti, peccato però che l'anima sia rimasta a casa.
Non fa per me.
Viaggio in taxi verso l'hotel economico come nelle città civili, valigia, colazione, aereo e siamo di nuovo in Italia, a cercare disperatamente di accontentarci dei nostri festival in cui ci si spara in coda al guardaroba (ogni riferimento al Movement dell'anno scorso e a quello che probabilmente succederà il prossimo weekend è assolutamente voluto) e a prenotare i biglietti aerei per la prossima fuga in qualche territorio più amichevole per i clubber.
Col senno di poi, avrei voluto partecipare a qualcuno degli eventi diurni, tipo la conferenza in cui Plastikman presentava il suo live show, ma il problema classico di eventi grossi come questo è che qualcosa bisogna lasciar fuori per forza.
Comunque, quello che sono riuscito a fare mi ha riempito di gioia per gli anni a venire, per cui direi che può bastare così.
Bislacco come dietro un nome così infernale si celi un evento che invece si avvicina molto alla definizione di paradiso per un clubber, anche se in realtà la necessità di scegliere cosa andare a vedere e cosa perdersi durante l'Amsterdam Dance Event è qualcosa di assolutamente infernale e demoniaco, visto che, tanto per capirci, solo giovedì sera le alternative possibili sono, in rigoroso ordine di apparizione sul programma ufficiale:
La reunion dei due Global Communication (Pritchard e Middleton)
Flying Lotus e Dorian Concept
Il party di una rediviva CLR con Liebing, Ruskin e Sanhaji
Il party della Desolat con Dice&Martin più Andy Stott e i District one
Il live dei Der dritte raum e quello di Stimming
Il party dei 10 anni di Moon harbour in combo col Secretsundaze
Marco Resmann e Mike Shannon
Il party della Rejected
La labelnight della Kompakt
Jeff Mills allnight
E la cosa migliore è che....non andrò a nessuno di questi, visto che pare (pare) sia riuscito a ottenere dei ticket per il party di ResidentAdvisor su una barca da 600 persone con dei pessimi dj come Zabiela, Nick Warren, Danny Howells e "the son of god" Sasha, e scusate se è poco.
Venerdì la scelta è un pochino più ristretta, per cui dopo un preserata col set solitario del già citato Mark Pritchard probabilmente mi toccherà sacrificarmi e ripiegare su un pessimo party con Steve Rachmad, gli Slam, i Mandy, Heiko Laux, The Advent e Joel Mull, mentre per sabato ho già preso la prevendita per il party della Ostgut e della Delsin coi nomi più importanti delle due etichette.
Purtroppo domenica mattina si torna a casa e mi perdo i party di domenica, ma direi che può bastare già così :)
- Uno dei miei artisti preferiti di tutti i tempi, di quegli artisti di nicchissima che vengono in Italia una volta ogni morte di papa dispari (non so neanche se c'è mai venuto, a naso direi di no) e non sai quando ti ricapita di sentirlii - A un party organizzato dal mio ammmico Gandalf in un club molto molto fico nell'unica città italiana in cui il clubbing ha ancora un senso - Con a fare apertura uno degli artisti Exprezoo più interessanti, Roberto Bardini, fresco fresco di uscita molto bella sulla "mia" etichetta
Io Larry Heard l'ho sentito qualche anno fa, al Plastic, e già questo dovrebbe bastare a capire la portata dell'evento di cui stiamo parlando, visto che l'unica altra persona per cui ho sopportato la coda e la folla di finti indiesnob del Plastic è Laurent Garnier.
Plastic a parte, il ragazzo (che poi, "ragazzo"...una volta) non è mica l'ultimo dei pischelli, visto che già nell'86 faceva questa roba qui:
E di fatto è uno dei padri dell'house music.
Venerdì i ragazzi di Secret mood proseguono lungo il filone delle leggende viventi, affiancando il buon "signor dita" a Theo Parrish e a Moodymann, già passati da loro di recente.
Il party con Moodymann, a gennaio, è stato una figata allucinante, per cui a questa replica io non mancherei per niente al mondo, e anche voi non dovreste.
Una volta c'erano questi, per cui le mie compagne delle medie si stracciavano le vesti, piangevano e si emozionavano tra una puntata e l'altra di "Non è la rai":
Il fenomeno delle boy band esisteva già da mo (a conti fatti, per l'epoca, anche i Beatles erano una boy band) ma i Take that hanno generato una serie mostruosa di epigoni e cloni il più delle volte assolutamente trash e inguardabili, citando a memoria mi vengono in mente tipo:
E, soprattutto, il miglior clone dei Take that che la storia ricordi, esibitosi anche al festivàl della canzone italiana con un pezzo di rara bruttezza:
Dopo di loro, fortunatamente, il fenomeno delle boy band si è spento, anche se oggi c'è un duo meraviglioso in grado di rinverdire i fasti di cotante meraviglie degli anni '90: sto parlando del gustosissimo duo italo-siberiano Alexxei'n'Nig, artisti di punta della label più figa del panorama italiano, la Exprezoo records, e idoli incontrastati e incontrastabili di tutte le ragazzine del mondo, più dei Tokio Hotel e del finocchio di Tuailàit, più ancora di Pupo ed Emanuele Filiberto.
La parte più russa del duo, Alexxei, si è trasferita al caldo l'anno scorso lasciando il povero Nig a piangere calde lagrime nella città della Mole, ma ora è di ritorno e insieme i due ggiòvani sono pronti a far piangere le ragazzine stasera al Puddhu bar, dove si vocifera addirittura di tre ore di back-to-back.
Si parlava di quei party per nerd musicali, ai quali vai perchè sai che trovi un sacco di amici e sai che ti divertirai, che il clima sarà quello che piace a te, senza troppe menate, liste, tavoli, privè, cubiste, vocalist e cazzimme assortite...una festa tra amici con della buona musica.
Questa settimana c'è un party che ha tutti questi ingredienti e in più ha anche la musica di qualità sopraffina, visto che sarà a cura del tenutario di questo blò:
Il progetto Skream! Yes, we dance è ovviamente curato da due carissimi amici, Fede e Melkio, fondamentalmente gli unici con abbastanza coraggio da darmi in mano una console e che oltretutto sono recidivi, visto che io e Fede abbiamo già suonato assieme al party di capodanno con somma soddisfazione nostra e degli astanti.
Come bonus non irrilevante, poi, il party è pure aggratise per i fortunati possessori di tessera ARCI, e per quelli che ancora non ce l'hanno farla costa 15 euro e dura tutto il 2010.
Gandalf commenta spesso qui ed è un amico, per cui sa un po' di marchetta che scriva delle sue serate qui, ma a sto giro rischio volentieri di essere tacciato di conflitto di interessi perchè il party che organizza è meritevolissimo:
Dopo aver fatto Theo Parrish il mese scorso, la linea musicale che ha deciso di intraprendere prosegue alla perfezione, spostandosi da Chicago a Detroit per un altro dei pilastri fondamentali della musica danzabile contemporanea.
Io me lo sono perso 10 giorni fa quando è venuto qui al Tunnel, per cui faccio volentieri un'oretta di macchina, anche perchè si preannuncia già adesso il pubblico delle grandi occasioni, con un saccodiamici che hanno già dichiarato la loro presenza.
Io Mathias Kaden l'avevo già sentito due anni fa all'Awakenings e mi era piaciuto così poco che non è stato un problema fare tre quarti d'ora di coda da solo fuori dal Tunnel causa pacco all'ultimo della mia signora indisposta (un appunto organizzativo: ok la coda separata per le liste, ma se è più lunga di quella per i comuni mortali serve a poco), e tanto per saltare subito alle conclusioni in modo da soddisfare chi avesse fretta e non volesse legger tutto, a sto giro mi è piaciuto di più.
Ma andiamo con ordine, perchè prima del sosia di Silvio Muccino (vedere le foto per credere, e comunque la somiglianza è sminuita rispetto alla visione live) è necessario dare il giusto credito allo splendido set di Vladi Electricalz, in forma smagliante tra olandesate e housettoni nuovi ma col sapore oldschool: gli manca ancora un po' del piglio da resident d'esperienza e qualche volta sembra che voglia strafare rispetto a quello che richiederebbe un'apertura, ma il talento non gli manca, e non lo dico solo perchè è un amico; per me è da tenere d'occhio, può diventare un ottimo dj.
Ma veniamo a Silvio Muccino Mattia Cadeni, che si presenta quasi subito con la traccia migliore del suo recente e splendido album su Vakant, "Studio 10" ma soprattutto con una tecnica di quelle che si vedono raramente: piatti, cdj e soundbite sono spremuti al massimo delle loro possibilità sia singolarmente che in combo tra loro e i dischi sono usati come strumenti musicali al servizio della creatività del dj, come quando tra un disco e l'altro fa capolino il synthone sirenoso di "Burnin'" dei Daft Punk che si trasforma in un tool da scratch come per il più accanito dei turntablists.
Tra le poche tracce che mi è riuscito di riconoscere la splendida "Definition" di Loco dice sulla compilation della Desolat e il Cynosure degli Horacio aka Padice & Massi DL ispirato (per usare un eufemismo) a Todd Terry, ma i dischi meritevoli sono stati molti se non tutti, ognuno completato dalle pregerie di Kaden che le fa veramente tutte, tra mettere in pausa il cdj ta-ta-ta-ta-ta mentre va un loop del Soundbite, battere il tempo con la mano sul disco fermo con su la puntina, fino a quando come se fosse un tool qualsivoglia, nel bel mezzo del set, fa capolino "Disco's revenge" di Gusto e il pubblico va in visibilio:
Ma è solo una finta, il famosissimo giro di basso è appena accennato perchè subito Mattia torna alle sue caratteristiche percussioni sbilenche e funkettonissime che fanno godere la pista e soprattutto il sottoscritto, per poi riproporlo ancora due-tre volte prima di far, finalmente, sfogare tutto il disco ovviamente condendolo con un sacco di salsa Soundbite tanto per gradire, e la stessa cosa nell'arco del set la fa con "Burnin'", che appoggia sul piatto appena inforcate le cuffie e toglie solo due ore e mezza dopo, dopo averla accennata tra un disco e l'altro e scratchata duro mille volte e poi, finalmente, sguinzagliata in faccia al pubblico che ormai gli sta lanciando i reggiseni e si sta strappando i capelli.
A quel punto, vista la partita di calcio del giorno dopo, decreto che con "Burnin'" tutta intera mi ha dato il colpo di grazia e, a malincuore, torno verso casa con la convinzione che il ragazzo è attualmente uno dei miei 10 preferiti al mondo.
La riuscita di un party è dovuta a un sacco di fattori: spesso e volentieri, soprattutto qui in Itaglia, si tende a considerare il prestigio del nome in console più di ogni altra cosa, per cui capita di vedere party con ospiti svogliati che suonano a caso in contesti completamente inappropriati e laggente è comunque soddisfattissima.
Sarà perchè sto invecchiando, o forse perchè ormai, diciamocelo pure senza spocchia, i nomi "grossi" li ho già sentiti tutti più volte, ma ultimamente preferisco di molto i party più intimi, senza nomi altisonanti da "ti piace vincere facile" ma semplicemente in cui passare qualche ora a divertirmi tra amici sentendo musica interessante.
Da questo punto di vista, il mio party di capodanno è stato praticamente perfetto: location piccina, buia e malata, tasso etilico importante il giusto, amici, buona musica e soprattutto un sacco di tempo dalla parte divertente della console, sia da solo che in b2b con Fede.
In realtà all'inizio la classica caghetta dell'artista sul palco stava per avere il sopravvento, tra un cdj inutilizzabile, una presenza importante in platea e l'affluenza che, vista la serata lunga, stentava a decollare (la mia ora e mezza di set solitario non ha avuto quello che si definirebbe "pubblico delle grandi occasioni")...ma alle quattro e mezza...sorpresa!
Arriva un po' di gente e decidiamo di divertirci un po' un disco a testa a colpi di viaggioni: dato l'orario, lo stato della gente e la selezione musicale tra "Les violons ivres", "Star guitar" e "Yamore", il clima diventa quello di un after (e infatti non a caso lo stesso locale pare sarà usato per gli after di un nuovo party di cui avrò modo di parlare diffusamente nei prossimi giorni) e la soddisfazione si impenna.
Purtroppo tra i tanti amici ne mancava uno assente giustificato che per certo avrebbe reso il party ancora più memorabile, ma non è un problema perchè so che avremo modo di rifarci...nel frattempo, il 2010 è iniziato davvero nel migliore dei modi.
Come quello di ogni persona di buon senso, il mio capodanno è pianificato rigorosamente non prima di Sant'Ambrogio, con la dovuta calma per evitare scompensi psichici da pianificazione troppo anticipata: alla faccia di quei forzati che cominciano a organizzare capodanno verso gennaio-febbraio, tra i quali compaiono anche molti miei carissimi amici che purtroppo pacco ogni anno, i miei capodanni organizzati all'ultimo sono sempre stati più che validissimi.
Quello del 2009 è stato così valido che in buona sostanza lo replico praticamente uguale: l'anno scorso dopo l'ottima cena con gli amici in quel di Genova ho fatto uno dei migliori set che mi ricordi nello splendido e ormai chiuso 010, mentre quest'anno...
Che teoricamente dovrebbe essere una sorta di episodio zero di un progetto più articolato gestito da Fede e Melkio di cui sicuramente tornerò a parlare nei prossimi giorni, visto che sarò coinvolto anch'io.
Morale, se anche tu affezionato lettore che passi da queste pagine ora sei una persona di buon senso e non hai ancora organizzato niente per capodanno, vieni a fare un salto alle 2 porte a Genova, che c'è un dj molto bravo e molto bello, e si sa cosa succede a chi sente dj molto bravi e molto belli a capodanno...
Non so se è perchè ho perso un po' contatto con la scena o perchè davvero l'offerta di recente non propone granchè di interessante, ma era un po' che non scrivevo di party interessanti qui; ci voleva l'amico Gandalf che dopo un sacco di collaborazioni di successo decide di fare le cose completamente da sè e le fa in grande, chiamando nientepopodimeno che Theo Parrish:
Io non sono ancora sicuro al 101% di andare, ma credo che cercherò di annullare tutti gli altri impegni per esserci, non solo perchè Theo Parrish val bene la trasferta ma anche perchè di tante situazioni italiane raffazzonate, tirate su solo per guadagnare facile (come se coi party si facessero i soldi, poi) o perchè è cool fare i party nelle location alternative con la genteggiusta, le cose organizzate da Gandalf si sono sempre contraddistinte per un'impostazione con la musica al centro del party e un clima più che amichevole.
Certo, di Gandalf si possono dire un sacco di cose negative, tipo che spamma un sacco su Facebook e suona con Traktor, ma sul fatto che sia un gran bravo ragazzo, che si sia sempre dimostrato disponibilissimo e che capisca di musica e ci creda un sacco in quello che fa non ci piove assolutamente, per cui lui e il suo staff da parte mia hanno fiducia incondizionata e assoluta.
Per festeggiare il lento miglioramento delle mie condizioni di salute, quale occasione migliore di un party con me stesso medesimo a girare i dischi?
Si dà il caso che per una serie di botte di culo contemporanee il sottoscritto abbia un'oretta e poco più di console domani sera, al Villino a Treviglio, nel ridente territorio al confine tra la provincia milanese e quella bergamasca; del posto non so praticamente nulla, se non che ha la spiaggia artificiale e che il prezzo dovrebbe essere assolutamente popolare, roba tipo 10 euro con consumazione, che mi pare pochissimo per l'enorme sollazzo auricolare che un set di Raibaz è in grado di offrire.
Morale, grandi e piccini, see you in Treviglio tumorrou!
Del 4cento non ho mai parlato qui, in base al principio per cui delle cose veramente fighe è meglio non parlare troppo perchè non si sputtanino: dato che però mi sembra di capire che la gestione ci tenga molto a mantenere l'ambiente com'è ora, tanto vale rompere il muro di silenzio e parlarne, che se lo merita e si merita pure un paio di critiche costruttive.
Prima di tutto, però, parliamo della serata di ieri: per quelli che lo conoscono (e sono tanti), basti sapere che c'era Simone KK ed era molto soddisfatto, il che è già di per sè un marchio di garanzia autorevolissimo, per gli altri vado ad articolare un po' il discorso.
Kenny Larkin è nero, è di Detroit e fa parte della seconda generazione di produttori techno (quella di Jeff Mills, per capirci), solo perchè quando hanno iniziato i tre di Belleville era a fare il militare; in realtà, però, è una specie di anello mancante tra la parte black, tipicamente americana e influenzata dal funk e quella bianca, europea e più intransigente della techno, viste le sue uscite su Plus8 e su Warp, per cui il set di ieri è stato un bellissimo ibrido dei due volti.
Partito morbido e melodico, col remix di Carl Craig di "Tides" che è già un bell'iniziare, è andato in crescendo costante fino ad arrivare a qualche sassata di spessore, sempre con la classe innata di quelli in cui scorre la forza di Detroit: dopo un'ora e mezza buona danzando sulla linea di confine tra house e techno, tra "ti schiaffeggio" e "ti faccio fare il sorrisone gay", decide che è ora di scuoterci definitivamente e mandarci a casa contenti e sfodera missili che ci portano via dal pettinatissimo ristorante in cui ci troviamo e ci catapultano in un rave del periodo del boom dell'acid house, per poi decidere di dare il colpo di grazia a KK e a tutti noi suonandoci questo:
E potrebbe essere abbastanza, ma invece non ci si fa mancare niente e si passa da un remix groovissimo nuovo di "Gypsy woman" delle Crystal waters (che avevo già in mente da un po' di suonare ma non avevo mai trovato l'occasione, con questa rinfrescata potrebbe facilmente scapparmi in qualche podcast) e soprattutto a "French Kiss" di Lil' Louis; è praticamente ora di chiudere e torniamo a casa da questa gita a Detroit col sorrisone.
Tutto bello? Ni.
E' sempre una meraviglia sentire della techno bella così suonata da chi ne ha tutto il diritto, però.
Però.
Però ok che lo stile distintivo dei padri fondatori della techno prevede una tecnica abbastanza sporca, ma io sapevo che il canale del mixer andava alzato dopo aver messo a tempo i dischi, non prima, altrimenti anche se sei Kenny Larkin e tutti noi ti vogliamo un sacco bene ogni 3-4 minuti perdiamo di vista il filo del discorso e ti tocca riprenderci in mano tirando fuori il meglio da quel tuo setup inusuale con final scratch + controller per gli effetti.
Però ok che in Italia sono abituato a chiudere più di un occhio sulla situazione e concentrarmi sulla musica, ok che comunque una situazione un po' pettinata è infinitamente meno fastidiosa di una selva di cinghiali, ma la sensazione tipica del 4cento, non solo di ieri sera, è quella delle perle ai porci: l'avventore medio, escluse quelle 20-30 persone "del giro" che sono sempre le stesse che si incontrano anche altrove (e tutte ovviamente conoscono KK), è il pappone 40enne in camicia-giacca-champagne, al quale non credo faccia troppa differenza se a suonare c'è Kenny Larkin, o Sis, o Nick Curly piuttosto che Gino Salamella.
Chissenefrega alla fine, anzi come ho già scritto ben venga un ambiente un po' più curato rispetto a quello di tanti altri superclub italiani popolati di 15enni con la cocaina fino alle orecchie, ma attenzione a evitare che la selezione piuttosto rigida e basata solo sul coefficiente di pettinatura anzichè sul reale interesse musicale non diventi un fattore negativo in grado di allontanare quel poco di clientela 'clued up' che c'è.
Che poi, io faccio tanto il vecchio barbogio scassacazzo, ma alla fine mi sono divertito un sacco ieri sera, eh...Detroit + ammisci + ingresso free è una formula praticamente garantita :)
Ok ho prenotato l'appartamento con gli ammisci di Exprezoo, per cui è ufficialmente ufficiale la mia presenza al Sonar :)
Teoricamente (molto teoricamente) ci vado per motivi lavorativi, visto anche che il nostro distributore, Electronix, ha anche lo stand al Sonar by day, per fare un po' di promozione e networking per l'etichetta, per dare in giro un po' di promo e di frisbee Exprezoo e scovare qualche nuovo talento...in realtà poi con tutto il ben di dio musicale che ci sarà in giro dovrò forzarmi per tenere fede agli impegni di business :)
Tanto per capire di cosa si sta parlando: as always, il programma del Sonar in sè per sè non è niente di che (si fa per dire, tra Carl Craig, Jeff Mills, Orbital, Little boots, lo showcase della Ghostly per il decimo anniversario e Nacho Marco - come "chi cazzo è Nacho Marco?" fidatevi, a me piace un sacco), ma i party nei club di Barcellona in quel weekend sono roba veramente che stai malissimo.
Per dire, solo lo Sugar beach club, secondo ResidentAdvisor, offre:
Giovedì 8bit vs. bloop: Nick Curly, Gorge, Dj Wild, Ekkohaus, Bearweasel, Kasper più qualche altro
Venerdì Remote area vs. Oslo: Shinedoe, 2000 and one, Bart Skils, Boris Werner, Julien Chaptal, Gimikk, Johnny D, Nekes, Christian Burkhardt, Federico Molinari, Vera, Ray Okpara e Kabale und liebe
Sabato Upon you vs. Air london: Simon Baker, Marco Resmann (aka Phage, aka uno dei due Luna City Express, aka il terzo dei Pan-pot), Format B e qualche altro
Con il non irrilevante dettaglio che è sulla spiaggia. Paura.
Il sabato è un po' fuffa? Vorrà dire che andrò al Macarena, che offre Gregor Tresher, Daniel Sanchez, E-contact e l'ottimo&italianissimo Ues, che ho già avuto modo di apprezzare di recente alla finale dell'Elettrowave challenge.
Morale, finalmente riesco ad andare a sto ca**o di Sonar, dopo anni che cercavo senza successo di organizzarmi, e non vedo l'ora :)
Per i non-milanesi: questa settimana c'è il salone del mobile nella mia ridente cittadina.
"E che me ne frega? Io a casa i mobili li ho già"
E invece no.
Il salone del mobile, un po' come il Sonar, ha perso quasi del tutto la sua attrattiva a scapito dell'infinità di eventi collaterali che si svolgono nello stesso periodo: su tutti il Fuorisalone, nato come salone alternativo-ribelle-diverso e ormai istituzionalizzato esattamente tanto quanto, ma in questa settimana a Milano è impossibile fare due metri senza imbattersi in un'installazione, un party, un'iniziativa, una location, un happening e qualunque altro di questi termini buffi dal significato oscuro.
"Beh, figata, c'è un sacco di roba da fare!"
Teoricamente, si.
In realtà, ormai, la Milano design week ("settimana del design" fa troppo plebeo) è nè più nè meno che una festa comandata, e sulle feste comandate mi sono già espresso.
Per farla breve, a tutti questi eventi-happening-party in location esclusive e alternative bisogna assolutissimamente andare, non si può assolutissimamente mancare, vedrai, sarà troppofigo, ci sarà un sacco di genteggiusta e la musica spaccherà un cifro e ci sarà l'openbar e minchiaerotropposquagliatomisonodivertitounsacco, che è come dire "c'era un puttanaio infinito, ho passato la sera in coda in mezzo ai tamarri per pisciare in un cesso chimico".
Però non è giusto essere così ipercritici a priori, bisogna analizzare in dettaglio la situazione attuale che quest'anno prevede una peculiarità davvero interessante: è una settimana di creatività, una settimana in cui le idee originali hanno la meglio sull'appiattimento e l'omologazione...infatti le decine e decine di party con "Berlin" (la nuova Ibiza nel cuore dell'italiano mediocre) nel nome li ho notati solo io.
E' solo martedì, ma io non ho mai aspettato un lunedì con così tanta ansia come il prossimo.
Come da post precedente, venerdì sera sono stato a suonare all'Humus a Biassono.
Le premesse erano al massimo della vaghezza: contattato out of nowhere da uno staff nuovo di cui non sapevo praticamente nulla se non che i ragazzi venivano spesso ai nostri party Beatbank, per suonare un tempo indefinito in un posto in cui non ero mai stato, alla fine di una settimana pienissima senza tempo per preparare niente...la borsa dei dischi era del tipo "che dio ce la mandi buona".
Va a finire così:
Con particolare attenzione su:
l'evidente abbigliamento carnevalesco dei party people, che nella foto sono quelli meno travestiti, lascia intendere che fosse un party di carnevale, dall'atmosfera particolarmente festosa
la faccia soddisfatta del label boss di Exprezoo nelle retrovie
la faccia particolarmente soddisfatta del diggèi sulla sinistra
Per farla breve, è finita che ho suonato poco meno di 3 ore, praticamente tutto quello che volevo (inclusi un paio di dischi dnb a fine serata) e la pista ha reagito da dio, del tipo che il locale è rimasto discretamente pieno quasi fino a chiusura...e mi hanno pure dato dei soldi!
Purtroppo devo aver esagerato, perchè verso la fine del party uno degli organizzatori era così contento che è caduto dal tavolino su cui stava ballando di gusto, dando vita a un imprevisto afterparty ospedaliero con tanto di naso rotto e punti sul labbro, ma a parte questo dettaglio è stato veramente un party della madonna, di quelli che preferisco, senza troppe pretese e con "solo" tante facce felici e tanta musica.
Ai ragazzi di Fly down quindi vanno i miei ringraziamenti più sentiti e l'augurio di continuare così...bravi!
Il tenutario del presente brog ha trovato qualche altro malato di mente disposto a farlo suonare in pubblico, per cui stasera metto 2-3 dischini all'Humus di Biassono, che non ci sono mai stato ma ne ho sentito parlare gran bene.
Che poi, visto che son solo 10 euro con la consumazione, si potrebbe venire lo stesso indipendentemente dal cretino che suona :)
E' con somma gioia che vi annuncio che oltre a Fede esiste qualche altro scoppiato che in un impeto di grave malattia mentale ha deciso di concedermi del tempo con una console a disposizione :)
Venerdì sera, quindi, lo Zion di Conegliano veneto risuonerà gioiosamente con le note provenienti dalla mia borsa dei dischi, oltre che da quelle di dj noti al pubblico locale come A.D.N., Olderic, Allusive e Pixel music.
Se c'è qualche concittadino di Del Piero o abitante dei dintorni che passa da queste pagine e vuole venire a salutarmi venerdì sera, quindi, mi si palesi, che si fa del casino assieme :)
E' il weekend della prima settimana "vera" di lavoro, per cui la gente non ha veramente voglia di farsi troppi sbattimenti e preferisce qualcosa di tranquillo per recuperare dallo shock della fine delle vacanze di natale: per dire, io domani sera opto per una cena fuori veramente tranquilla con degli amici veramente tranquilli e conto di passare il resto del weekend nella casa nuova a sistemare roba, che fisicamente può essere anche faticoso ma almeno è rilassante per la psiche.
Le situazioni ideali per queste serate in cui serve di rigenerarsi quindi sono quelle intime, senza troppa gente, troppa coda, troppo casino, troppi cinghiali, una roba tipo un party che tu vai lì, fai un giro, saluti qualche amico, bevi qualcosa, magari se va bene senti anche della musica carina, ma assolutamente non un party di quelli per cui strapparsi i capelli, fare trasferte lunghe o cose così (per quello c'è il prossimo weekend, ma ne parliamo un'altra volta).
Caso vuole, che stasera al Gasoline ci sia Alexxei, uno dei produttori preferiti di Exprezoo records nonchè autore della prossima release, in uscita per la prima volta anche su supporto fisico di plastica nera oltre che in digitale, che avrà anche un remix di Lemos e uno di Ienasaw e che è anche veramente molto molto carina :)
(Si, sono parziale, lo so, ma è molto molto carina davvero, lo testimoniano anche gli ottimi feedback che sto ricevendo)
Quindi, stasera io sono al Gasoline a fare un giro, a salutare un po' di amici, a bere qualcosa e a sentire Alexxei che oltretutto è anche un ottimo dj, qualità rarissssssima in quelli che sono capaci di produrre tracce in studio, direi che opzioni migliori per una serata del weekend della prima settimana dopo le vacanze non potevano esserci :)