Sono sempre un po' titubante quando si tratta di scrivere di cose fatte da persone che considero amiche, non tanto per il timore di essere tacciato di chissà che conflitto di interessi ma più che altro perchè temo di non riuscire ad essere obiettivo: è il motivo per cui rarissimamente parlo, qui e in giro, delle release su Exprezoo nonostante spesso e volentieri siano vere e proprie perle, e il motivo per cui ho atteso finora per scrivere qualcosa su questa iniziativa del mio amico Melkio in collaborazione col Tenax.
Alla fine, però, è una cosa così figa che nonostante molte delle persone coinvolte siano miei amici o almeno conoscenti non posso esimermi dal dargli quel minimo di risonanza che posso attraverso il mio miserrimo blogghettino: in buona sostanza, il concept è una cosa già vista altre volte, ossia un contatto tra il mondo del clubbing e quello del design (che poi sono i due mondi in cui vive il buon Melkio, a vederla tutta, quindi capisco che l'idea gli sia venuta semplicemente), ma sono gli attori in gioco e la realizzazione a renderla davvero speciale.
Le figure coinvolte, infatti, sono di grandissimo spessore su entrambi i fronti: se dal versante clubbing a tenere le fila del discorso e ospitare l'iniziativa è un pilastro della scena italiana come il Tenax, la parte design è invece in mano a un'altra autentica istituzione italiana del settore, lo IED.
Ma non solo: al di là delle istituzioni che ospitano e organizzano la manifestazione, molte delle persone in gioco fanno parte del gruppo di amici che ho conosciuto nell'arco di questi anni di clubbing: oltre a Melkio, infatti, anche la crew di Exprezoo al completo con Alexxei e Nig e Davem prenderà parte all'evento, sia al party di apertura che all'esposizione dato che proprio Davem è uno degli artisti che espongono.
Morale, l'idea di mettere insieme il mondo del clubbing non è affatto nuova, anzi, i due settori spesso e volentieri comunicano e si avvicinano (basti pensare anche solo al florilegio di eventi che popolano la mia cittadina durante la settimana del Salone del mobile e che sono cresciuti fino a diventare Elita, uno dei più importanti festival italiani), ma accoppiare i due mondi fuori dai club, in modo da mostrare anche all'esterno e con maggiore risonanza cosa significhi davvero vivere il clubbing, e farlo con protagonisti di questo livello, per me è un win assoluto.
E non solo perchè ci sono dietro (e dentro) molti miei amici.
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mercoledì 9 gennaio 2013
martedì 4 dicembre 2012
Un weekend mica male
Come l'ascoltatore attento avrà sicuramente notato, niente Orchestraibaz questa settimana.
Come mai?
Sono stato da venerdì a ieri sera ad Amsterdam per il Kings of Code 2012, un festival/conferenza/raduno di nerd patologici che si ritrovano insieme.
Sono estremamente soddisfatto del weekend, in cui ho fatto un sacco di cose veramente fighe, iniziando con l'andare a trovare in ufficio l'amico che mi ha ospitato, che lavora per una società dal logo multicolore, il cui business principale consiste in un motore di ricerca piuttosto noto al grande pubblico.
Già così, dopo essere stato in visita agli uffici di Google, il bambino nerd che è in me poteva ritenersi soddisfatto, ma col senno di poi è stata solo la prima della sequela interminabile di figate di questi quattro giorni.
Il programma, infatti, prevedeva per sabato e domenica l'hack battle, che per i non addetti ai lavori è una sorta di ritrovo di nerd in cui ci si sfida amichevolmente, a gruppi, a fare la cosa più figa in un periodo di tempo limitato.
C'erano anche degli sponsor, il più "famoso" dei quali era sicuramente Spotify, e ogni sponsor offriva dei premi propri, per cui si era incentivati a fare qualcosa usando i prodotti degli sponsor; c'era un buon numero di persone che si era portata dietro un Arduino, c'era un sacco di cibo, birra e Red bull (tutti offerti dagli sponsor) ma, soprattutto, c'era un'ottantina di nerd pronti a dar sfogo alla propria creatività e alla propria voglia di fare qualcosa di nuovo, interessante e divertente.
Ho visto delle cose veramente incredibili, tra cui un Pong a due giocatori su uno schermo a led 8x8 alimentato a batteria, ovviamente fatto tutto con Arduino
O un clone di "Dance dance revolution", multiplayer in tempo reale, integrato con Spotify, il cui tappeto per ballare è stato costruito con materiali, diciamo così, di recupero
O ancora, un meta-Nyan cat, o un buffo affare che dato un pezzo di poesia ne produce una musica usando l'audio api di HTML5 e uno stream di foto prese da Flickr.
O ancora, infine, e qui gonfio un po' il petto perchè si tratta del mio hack, un generatore di playlist collettive su Spotify attivato strisciando la propria card NFC sul lettore, intitolato "Bring your own music":
In sostanza, il giochino che ho costruito assieme ad Ale e a due olandesi conosciuti sul posto consentiva di caricare una playlist di Spotify su qualunque card NFC (ne avevamo un paio prese apposta, ma funzionava anche - testato - con l'abbonamento dei mezzi di Amsterdam, con le Oyster card e anche col biglietto del tram che ho usato per arrivare alla location dell'evento) in modo che, idealmente, tutti potessero arrivare a un party con la propria card, strisciarla sul lettore e caricare la propria playlist nell'app jukebox, fatta così
Come si vede dalla foto, se tanti utenti caricano le stesse canzoni queste verranno ovviamente privilegiate rispetto a quelle che invece si cagano in pochi.
Ci sono svariate cose incredibili legate a questo hack, la prima delle quali, ovviamente, è che funziona: più volte, nell'arco dello sviluppo, tutti e quattro abbiamo concordato che vedere una cosa così prenderti letteralmente forma in mano avesse, davvero, qualcosa di magico, che non saprei descrivere con nessun altro termine.
Ma non è tutto.
Un'altra cosa incredibile è che, volendo, potrebbe avere un sacco di applicazioni "reali" o quasi, visto che NFC non è ancora proprio una tecnologia diffusissima: quella del party a cui tutti arrivano portando la propria musica è una, ma visto che funziona perfettamente con i biglietti dei mezzi pubblici, perchè non pensare in grande a un mondo meraviglioso, in cui la gente convalida il proprio biglietto salendo sull'autobus e aggiunge la propria playlist a quella collettiva suonata sull'autobus stesso?
O ancora, perchè non immaginare un dj (uno a caso, eh, magari pelato e magari tenutario di un blo tipo questo che state leggendo) che anzichè dare in giro le proprie moocards con l'indirizzo del blo dà via una card NFC con i propri mixati, o ancora un club che alla fine di un party, e solo lì e solo in quel momento, dà ai propri clienti le card NFC con la registrazione della serata, rendendola un ricordo esclusivo solo per chi ci è stato veramente?
E questi sono solo i casi d'uso che ci sono venuti in mente in un brainstorming di un paio d'ore.
Ma non è tutto, ancora.
La cosa davvero incredibile, di tutto ciò, è che abbiamo vinto.
Non abbiamo vinto il gran premio deciso da Sinterklaas, perchè in effetti l'hack dei tizi che ballavano sul tappeto di cartone era troppo troppo figo per non vincere tutto il vincibile, ma abbiamo comunque vinto il premio di Spotify (sei mesi di Spotify premium gratis, anche per me che abito in un paese svantaggiato in cui Spotify non c'è) e un gift certificate su un sito a nostra scelta offerto da un altro sponsor (Apigee, un servizio davvero figo: dategli un occhio se siete sviluppatori pigri - e quindi bravi sviluppatori).
Morale: mi sono divertito un sacco, ho conosciuto gente interessantissima tipo Syd Lawrence, una delle menti dietro Wemakeawesomesh.it e i Music hackdays oltre che il creatore di alcuni hack davvero bizzarrissimi, ho costruito qualcosa di figo, collaborando con altri, giusto per il gusto di farlo, e ho pure vinto: spettacolo grosso già così.
Basterebbe il clima di collaborazione, creatività e crosspollinazione di idee che si respirava sabato e domenica a rendere il weekend assolutamente grandioso, e invece c'era pure il lunedì, con una gran bella conferenza: ho visto un tizio di Facebook raccontare il loro rapporto di odio/amore con HTML5 su mobile rispetto alle app native, ho visto il solito esilarante Tanoku di GitHub raccontare del suo lavoro a bassissimo livello su git (è uno che ti racconta la rava e la fava di come git gestisce il filesystem e il grafo aciclico diretto dei reference con la verve e la divertenza di un cabarettista navigato, per capirci), ho visto una tizia del W3C fare cose magiche con le transizioni e le animazioni di CSS3, mi sono entusiasmato all'idea di provare a usare tool come Chef e Go (quest'ultimo spiegato da uno che nella vita lo usa per Soundcloud) e in sostanza, di nuovo, mi sono divertito un sacco.
Mica male per solo quattro giorni, dai: l'unico problema è che adesso ho idee di cose interessanti/divertenti da fare per i prossimi 500 anni, e ovviamente mi manca il tempo di farle, ma in qualche modo farò :)
Come mai?
Sono stato da venerdì a ieri sera ad Amsterdam per il Kings of Code 2012, un festival/conferenza/raduno di nerd patologici che si ritrovano insieme.
Sono estremamente soddisfatto del weekend, in cui ho fatto un sacco di cose veramente fighe, iniziando con l'andare a trovare in ufficio l'amico che mi ha ospitato, che lavora per una società dal logo multicolore, il cui business principale consiste in un motore di ricerca piuttosto noto al grande pubblico.
Già così, dopo essere stato in visita agli uffici di Google, il bambino nerd che è in me poteva ritenersi soddisfatto, ma col senno di poi è stata solo la prima della sequela interminabile di figate di questi quattro giorni.
Il programma, infatti, prevedeva per sabato e domenica l'hack battle, che per i non addetti ai lavori è una sorta di ritrovo di nerd in cui ci si sfida amichevolmente, a gruppi, a fare la cosa più figa in un periodo di tempo limitato.
C'erano anche degli sponsor, il più "famoso" dei quali era sicuramente Spotify, e ogni sponsor offriva dei premi propri, per cui si era incentivati a fare qualcosa usando i prodotti degli sponsor; c'era un buon numero di persone che si era portata dietro un Arduino, c'era un sacco di cibo, birra e Red bull (tutti offerti dagli sponsor) ma, soprattutto, c'era un'ottantina di nerd pronti a dar sfogo alla propria creatività e alla propria voglia di fare qualcosa di nuovo, interessante e divertente.
Ho visto delle cose veramente incredibili, tra cui un Pong a due giocatori su uno schermo a led 8x8 alimentato a batteria, ovviamente fatto tutto con Arduino
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| Il tizio vestito da Sinterklaas (il babbo natale olandese) è un membro della giuria che giudicava gli hack |
O ancora, un meta-Nyan cat, o un buffo affare che dato un pezzo di poesia ne produce una musica usando l'audio api di HTML5 e uno stream di foto prese da Flickr.
O ancora, infine, e qui gonfio un po' il petto perchè si tratta del mio hack, un generatore di playlist collettive su Spotify attivato strisciando la propria card NFC sul lettore, intitolato "Bring your own music":
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| Il lettore di card NFC, ovviamente Arduino-powered |
Come si vede dalla foto, se tanti utenti caricano le stesse canzoni queste verranno ovviamente privilegiate rispetto a quelle che invece si cagano in pochi.
Ci sono svariate cose incredibili legate a questo hack, la prima delle quali, ovviamente, è che funziona: più volte, nell'arco dello sviluppo, tutti e quattro abbiamo concordato che vedere una cosa così prenderti letteralmente forma in mano avesse, davvero, qualcosa di magico, che non saprei descrivere con nessun altro termine.
Ma non è tutto.
Un'altra cosa incredibile è che, volendo, potrebbe avere un sacco di applicazioni "reali" o quasi, visto che NFC non è ancora proprio una tecnologia diffusissima: quella del party a cui tutti arrivano portando la propria musica è una, ma visto che funziona perfettamente con i biglietti dei mezzi pubblici, perchè non pensare in grande a un mondo meraviglioso, in cui la gente convalida il proprio biglietto salendo sull'autobus e aggiunge la propria playlist a quella collettiva suonata sull'autobus stesso?
O ancora, perchè non immaginare un dj (uno a caso, eh, magari pelato e magari tenutario di un blo tipo questo che state leggendo) che anzichè dare in giro le proprie moocards con l'indirizzo del blo dà via una card NFC con i propri mixati, o ancora un club che alla fine di un party, e solo lì e solo in quel momento, dà ai propri clienti le card NFC con la registrazione della serata, rendendola un ricordo esclusivo solo per chi ci è stato veramente?
E questi sono solo i casi d'uso che ci sono venuti in mente in un brainstorming di un paio d'ore.
Ma non è tutto, ancora.
La cosa davvero incredibile, di tutto ciò, è che abbiamo vinto.
Non abbiamo vinto il gran premio deciso da Sinterklaas, perchè in effetti l'hack dei tizi che ballavano sul tappeto di cartone era troppo troppo figo per non vincere tutto il vincibile, ma abbiamo comunque vinto il premio di Spotify (sei mesi di Spotify premium gratis, anche per me che abito in un paese svantaggiato in cui Spotify non c'è) e un gift certificate su un sito a nostra scelta offerto da un altro sponsor (Apigee, un servizio davvero figo: dategli un occhio se siete sviluppatori pigri - e quindi bravi sviluppatori).
Morale: mi sono divertito un sacco, ho conosciuto gente interessantissima tipo Syd Lawrence, una delle menti dietro Wemakeawesomesh.it e i Music hackdays oltre che il creatore di alcuni hack davvero bizzarrissimi, ho costruito qualcosa di figo, collaborando con altri, giusto per il gusto di farlo, e ho pure vinto: spettacolo grosso già così.
Basterebbe il clima di collaborazione, creatività e crosspollinazione di idee che si respirava sabato e domenica a rendere il weekend assolutamente grandioso, e invece c'era pure il lunedì, con una gran bella conferenza: ho visto un tizio di Facebook raccontare il loro rapporto di odio/amore con HTML5 su mobile rispetto alle app native, ho visto il solito esilarante Tanoku di GitHub raccontare del suo lavoro a bassissimo livello su git (è uno che ti racconta la rava e la fava di come git gestisce il filesystem e il grafo aciclico diretto dei reference con la verve e la divertenza di un cabarettista navigato, per capirci), ho visto una tizia del W3C fare cose magiche con le transizioni e le animazioni di CSS3, mi sono entusiasmato all'idea di provare a usare tool come Chef e Go (quest'ultimo spiegato da uno che nella vita lo usa per Soundcloud) e in sostanza, di nuovo, mi sono divertito un sacco.
Mica male per solo quattro giorni, dai: l'unico problema è che adesso ho idee di cose interessanti/divertenti da fare per i prossimi 500 anni, e ovviamente mi manca il tempo di farle, ma in qualche modo farò :)
venerdì 22 giugno 2012
Eventi rari ed imperdibili
Sabato sera metto dei dischi in un posto, con (si spera) delle persone vere, nella ridente cittadina labirinto di Genova.
Ovviamente tutto il vasto pubblico di questo blò è caldamente invitato a partecipare numeroso e caldo, chè come potete immaginare ci sarà della musica di assoluta goduria.
mercoledì 21 settembre 2011
Un nerd musicale felice
Ieri ho saltato la musica del martedì perchè sono andato alla presentazione del nuovo libro di Simon Reynolds, Retromania, sul quale sono tuttora un po' dubbioso nonostante alcuni spunti siano validi e molto interessanti; il vero motivo di gioia, comunque, è che mi sono goduto un'ora di pipponi musicali da nerd ottimamente orchestrati da Carlo Antonelli valido interlocutore del Reynolds (ho pure fatto domande a fine presentazione, come i veri nerds) e mi sono portato a casa una copia del libro firmata con dedica, oltre ad aver fatto firmare anche la copia di Energy flash che già avevo.
Purtroppo essendo infrasettimanale mi sono perso il dj set di Simone la sera, ma il mio cuoricino è già colmo di gioia così, in attesa di leggere il libro e capire cosa contiene di condivisibile e cosa no (a giudicare dalla presentazione di ieri, molto di entrambi).
Purtroppo essendo infrasettimanale mi sono perso il dj set di Simone la sera, ma il mio cuoricino è già colmo di gioia così, in attesa di leggere il libro e capire cosa contiene di condivisibile e cosa no (a giudicare dalla presentazione di ieri, molto di entrambi).
lunedì 25 ottobre 2010
I miei tre giorni all'ADE
Ed eccomi finalmente di ritorno dalla tre giorni nella terra dei mulini a vento, delle patate e dei clubber festosi: dopo l'indispensabile pomeriggio filato di sonno, quindi, siamo pronti a raccontare tutte le (molte) cose vissute in questo weekend per la gioia di grandi e piccini e l'invidia di chi non c'era.
First of all, qualche considerazione sparsa sull'Olanda, che avevo già visto sia da turista che per motivi clubbistici e che è il posto più vicino che riesca a immaginare all'idea di "paradiso del giovine clubber", ed in larghissima misura è merito degli olandesi stessi che riescono a coniugare in maniera perfetta l'ordine e il rigore della popolazione nordica con un'attitudine festosa e sociale che li rende praticamente unici nel panorama europeo.
L'Olanda, storicamente, è terra di mercanti abituati ad essere amichevoli col prossimo e Amsterdam stessa è una città che fonda gran parte delle proprie entrate sul turismo dei ggiòvani, ma a me fa sempre specie il sorriso con cui generalmente l'olandese si approccia allo sconosciuto, sia quando gli rivolgi la parola in una lingua anglofona che non è la sua (e che comunque parla perfettamente, a differenza dell'italico e della sua proverbiale avversione per le lingue straniere) che quando, spontaneamente, ti si avvicina perchè suppone che potresti non essere al 101% della gioia e desidera fare del suo meglio per aiutarti.
E poi, è inutile che stiamo a raccontarcela: mediamente, l'olandese (ma soprattutto l'olandesa) è anche alto, biondo e bello oltre che acculturato, sorridente e felice di esserti d'aiuto, per cui averci a che fare non può che essere fonte di somma gioia.
Ma non è tutto, perchè i ragazzi qui organizzano anche dei party veramente veramente veramente veramente dellamadonna, ma andiamo con ordine.
Partiamo da giovedì sera, quando tempo di arrivare in hotel e senza neanche cambiarsi nè cenare è già ora di festa, e che festa.
La festa di giovedì sera mi è costata trentacinque euro, un volo aereo, mille corse, mille fatiche fisiche oltre alla cena saltata e all'aver girato mezza Amsterdam a piedi in cerca di una barca che non si sapeva bene dove fosse e che poteva anche aver già salpato abbandonandoci a riva (ovviamente l'abbiamo trovata grazie a un olandese che la cercava anche lui e, ovviamente, è stato felicissimo di aiutarci), ma cazzo, nonostante tutto questo sono ancora convinto che il mio bilancio sia violentissimamente in positivo.
Il party di giovedì sera, senza fare troppe storie, è il migliore del 2010 e uno dei migliori tre a cui sia mai stato.
Raccontandolo in una riga, è stato un party per seicento addetti ai lavori su una barca che girava per i canali di Amsterdam con Sasha, Nick Warren, Danny Howells e qualche altro della cricca GU, e probabilmente solo questo basterebbe a inquadrare che specie di meraviglia sia stato, ma proverò ugualmente ad articolare di più anche se mi rendo conto che in nessun modo potrei raccontarlo facendogli giustizia.
Cominciamo dai primi due set, ad opera di dj sconosciuti (il secondo dei due potrebbe essere uno dei due 16 bit Lolitas, ma non se ne hanno conferme, mentre il primo è proprio ignoto) che aprono le danze con due chicche una meglio dell'altra, suonando rispettivamente:
Finiti in contemporanea i set di Quince e Hoppner, è l'ora del primo dilemma: Shed o Newworldaquarium?
Al di là della bellezza intrinseca del disco, vale la pena di spendere qualche parola sull'atmosfera che Prosumer è riuscito a creare durante il suo set, ovviamente aiutato dal mood degli olandici: completamente perso nella gioia e nel cantato di Robert Owens, mi guardo attorno e vedo:
First of all, qualche considerazione sparsa sull'Olanda, che avevo già visto sia da turista che per motivi clubbistici e che è il posto più vicino che riesca a immaginare all'idea di "paradiso del giovine clubber", ed in larghissima misura è merito degli olandesi stessi che riescono a coniugare in maniera perfetta l'ordine e il rigore della popolazione nordica con un'attitudine festosa e sociale che li rende praticamente unici nel panorama europeo.
L'Olanda, storicamente, è terra di mercanti abituati ad essere amichevoli col prossimo e Amsterdam stessa è una città che fonda gran parte delle proprie entrate sul turismo dei ggiòvani, ma a me fa sempre specie il sorriso con cui generalmente l'olandese si approccia allo sconosciuto, sia quando gli rivolgi la parola in una lingua anglofona che non è la sua (e che comunque parla perfettamente, a differenza dell'italico e della sua proverbiale avversione per le lingue straniere) che quando, spontaneamente, ti si avvicina perchè suppone che potresti non essere al 101% della gioia e desidera fare del suo meglio per aiutarti.
E poi, è inutile che stiamo a raccontarcela: mediamente, l'olandese (ma soprattutto l'olandesa) è anche alto, biondo e bello oltre che acculturato, sorridente e felice di esserti d'aiuto, per cui averci a che fare non può che essere fonte di somma gioia.
Ma non è tutto, perchè i ragazzi qui organizzano anche dei party veramente veramente veramente veramente dellamadonna, ma andiamo con ordine.
Partiamo da giovedì sera, quando tempo di arrivare in hotel e senza neanche cambiarsi nè cenare è già ora di festa, e che festa.
La festa di giovedì sera mi è costata trentacinque euro, un volo aereo, mille corse, mille fatiche fisiche oltre alla cena saltata e all'aver girato mezza Amsterdam a piedi in cerca di una barca che non si sapeva bene dove fosse e che poteva anche aver già salpato abbandonandoci a riva (ovviamente l'abbiamo trovata grazie a un olandese che la cercava anche lui e, ovviamente, è stato felicissimo di aiutarci), ma cazzo, nonostante tutto questo sono ancora convinto che il mio bilancio sia violentissimamente in positivo.
Il party di giovedì sera, senza fare troppe storie, è il migliore del 2010 e uno dei migliori tre a cui sia mai stato.
Raccontandolo in una riga, è stato un party per seicento addetti ai lavori su una barca che girava per i canali di Amsterdam con Sasha, Nick Warren, Danny Howells e qualche altro della cricca GU, e probabilmente solo questo basterebbe a inquadrare che specie di meraviglia sia stato, ma proverò ugualmente ad articolare di più anche se mi rendo conto che in nessun modo potrei raccontarlo facendogli giustizia.
Cominciamo dai primi due set, ad opera di dj sconosciuti (il secondo dei due potrebbe essere uno dei due 16 bit Lolitas, ma non se ne hanno conferme, mentre il primo è proprio ignoto) che aprono le danze con due chicche una meglio dell'altra, suonando rispettivamente:
- lentoni da preserata di chiaro stampo progressive ma con più di una strizzata d'occhio alla tendenza nudisco prossima big thing
- un set dellamadonna con evidentissimi richiami alla GU #027 di Danny Howells, forse la più bella della serie con le sue atmosfere houseggianti e quella classe infinita che farebbe muovere pure le pareti, col sorrisone felice stampato in faccia
Morale, già dai primi due set si capisce che il party è di quelli veramente veramente grossi, e deve ancora arrivare il primo dei big, forse quello da cui mi aspetto di più:
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| Danny Howells in versione "anziano taglialegna" |
La camicia da taglialegna per il buon Danny non è una scelta casuale, visto che a differenza dei suoi predecessori e di chi suonerà dopo di lui Daniele di legna ne fa tanta e buona, dedicandosi più di tutti allo studio del gruvo e allo schiaffeggiamento gentile di quello che te la saltelli di gusto e sei felice come la mattina di Pasqua. Un po' meno viaggione di quello che avrei sperato, ma che cazzo, è comunque tanta tanta roba e comunque perfettamente in linea con l'orario e il mood del party, che è "pochi ma buoni, tutti molto amici e molto festosi".
Particolarmente interessante, fra l'altro, il setup usato sia da Howells che dal suo predecessore, che sfrutta al meglio la nuova tecnologia per far sbavare noi giovani apprendisti dj: i quattro cdj 2000 linkati tra loro e al djm 2000 via cavo di rete, in modo che il superstar dj frequent flyer debba portarsi in giro solo una chiavetta usb con le tracce da suonare e, una volta infilatala in uno qualsiasi dei cdj, abbia tutte le tracce a disposizione su tutti e quattro con la magnifica interfaccia di Rekordbox e tutti gli altri giochini che i cdj e il mixer attualmente al top della gamma possono offrire.
Bava alla bocca di quella veramente pesante.
Dopo Danny Howells, invece, arriva uno che della nuova tecnologia se ne frega completamente, e se ne frega pure della tecnica di mixaggio, visto che fa dj set con Ableton (e già sento arrivare i "buuuuu" dalla platea): il set di Nick Warren è uno di quelli che ti insegnano che un buon 90% della bravura di un dj sta nel saper scegliere il disco giusto al momento giusto.
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| Nick Warren e una mano gigante |
Il set di Nick Warren, a differenza del precedente, è molto più vicino alle aspettative come stile, ma le supera ampiamente come qualità: si sapeva che il ragazzo (oddio, ragazzo, è abbondantemente oltre i quaranta e non li porta troppo bene) è cintura nera di viaggioni, ma non si pensava così tanto.
Nella sua oretta di set gli occhi si chiudono, le mani vanno al cielo e riscendono solo per gli abbraccioni e le lagrime scorrono copiose anche quando Nick suona il secondo Ovum di Loco Dice, non esattamente un progressivone ma comunque perfetto in quel momento e in quel posto che, ricordiamolo, è fatto così:
Insomma Nick Warren ci regala un set della madonna nonostante di fatto scelga solo i dischi e li faccia mettere uno in fila all'altro da Ableton, mentre dopo di lui arriva la dimostrazione vivente che, come si diceva prima, il gusto musicale è il 90% o più dell'abilità di un dj: James Zabiela.
Il simpatico biondino infatti perde una buona mezz'ora a montare tutti i suoi gingilli, tra cui un kaossillator e un pc controllato un po' con un controller, un po' dal controller sul touch screen del djm-2000 e un po' da un ipad (!), oltre ovviamente ai cdj 2000 e all'efx 1000 già presenti, gingilli che in effetti spremerà al meglio della loro potenza facendo un numero da circo dietro l'altro, ma......su dischi di gusto più che dubbio.
Ok, bellissimo da vedere, spettacolare, fonte continua di "ooooooh" per noi ggiovani che sappiamo cosa si prova a mettere a tempo i dischi, ma da sentire...bah, poca roba. Si salva dagli insulti solo per aver suonato il remix di Alex Kid di "For the time being" dei Phonique feat. Erlend Oye, unico disco bello, ma tutto il resto è fuffa.
Se dopo di lui suona il bruttissimo Robert Babicz, teoricamente del tutto fuori posto in mezzo ai big della progressive house e depositario delle aspettative peggiori, va da sè che il momento sia di mestizia in attesa del set di Sasha, e invece l'orrido Roberto Babizzi sfodera un live davvero coi fiocchi, di progressive trance bella movimentata e viaggiona al punto giusto, per poi infilare, verso la fine del set, una straordinaria "Self control" di Raf (proprio lui, l'italico Raf) sopra una base techneggiantissima che fa saltare tutta la barca, nel frattempo salpata in giro per i canali, al grido di "I, i live among the creatures of the night".
Finito il live dell'ottimo Babizzi, quindi, è la volta di "The son of god", ma prima di lui è la volta del suo schiavo & roadie personale, che gli prepara la console come la vuole lui e fa allontanare i fans festanti (ivi compreso il fotografo ufficiale) in attesa dell'uomo con l'atteggiamento più da superstar di tutto il mondo: fosse stato chiunque altro a comportarsi in maniera così scostante, avrebbe preso fischi e pallonate, ma lui è l'uomo su cui è stata coniata la definizione di "superstar dj" e gli si perdona qualsiasi cosa.
Soprattutto, gli si perdona qualsiasi cosa quando fa dei set così, che anche se suoni dalle tremmezza alle cinque quando finisce sembra siano passati solo dieci minuti, dieci minuti in cui ti ha fatto attraversare tutto lo spettro delle emozioni possibile, dalla gioia alle lagrime al fomento senza soluzione di continuità e con quei passaggi fatti sulle armoniche che lo sai in cuor tuo che sono due dischi diversi, perchè lo vedi coi tuoi occhi che sta cambiando disco, però cazzo lui li accoppia veramente in modo che sembri uno solo.
Mago.
Morale della storia, l'unica critica possibile a un party così è che far suonare gente come Danny Howells, Nick Warren e Sasha un'ora/un'ora e mezza anzichè almeno otto è un crimine contro l'umanità, ma d'altronde da uno showcase di una booking agency non si potevano certo pretendere gli extended set e comunque la critica è solo perchè di musica meravigliosa così ce ne vorrebbe sempre di più.
Passata la mattinata di nanna e il pomeriggio di shopping che frutta la coppia di compilation su Strictly Rhythm "Strictly Todd Terry" e "Strictly M.A.W.", è ora del party più interlocutorio del weekend, posto in mezzo tra due party di grande aspettativa e quindi forse un po' minore, ma rendiamoci conto del fatto che si sta definendo "un po' minore" un party con gli Slam!, The Advent, Steve Rachmad, Joel Mull, Heiko Laux e i Mandy, quindi vabbè chettelodicoaffare.
In realtà prima di questo c'è un party preserale con un'oretta di set di Mark Pritchard, sul quale però cercherò di sorvolare visto il colossale vaffancuore che si meriterebbe uno che per anni è stato metà dei Global Communication e adesso si è ridotto a fare ste cacate di set senza nè capo nè coda in cui mette in fila, senza neanche far la fatica di mixarli, dischi dubstep brutti (come se ne esistessero di belli), dnb brutti, fintohouse brutti e più in generale dischi brutti; si salva solo la splendida cornice del Paradiso, club meraviglioso in un palazzo d'epoca con tanto di parquet & caminetti ma con l'impiantone e il solito mood festoso&gioioso degli olandesi che già da solo è un valore aggiunto allucinante.
Torniamo al party Clik con tutti gli ospitoni di cui sopra, quindi, che si tiene in due megacapannoni industriali da qualche migliaio di persone l'uno con quei laseroni che piacciono tanto al clubber nordeuropeo:
Arriviamo giusto in tempo per sentire l'ultimo quarto d'ora di un Heixo Laux eccezionalmente in versione "schiaffazzi" anzichè il suo solito techno jazzato di classe, e sono schiaffazzi veramente da antologia: l'occhialuto germanico mena veramente come pochi altri, ma con una classe e un'abilità nel costruire atmosfere sopra lo schiaffeggiamento che rendono il suo live un'autentica gemma.
Dopo di lui suona il pessimo Marko Nastic di cui non ce ne fregancazzo, per cui ci dirigiamo di sopra a sentire i Mandy (o "il" Mandy, visto che di cugino ce n'era uno solo) e la sua ottima miscela di electropop alla Get Physical e techno movimentata ma non troppo da club in grado di soddisfare un po' tutti i palati, ivi compreso il mio, per cui l'ora di set del serbo nell'altra sala passa in fretta ed è ora di tornare di sotto per Joel Mull, che come produttore è sempre stato molto molto eclettico, al punto che non so davvero cosa aspettarmi dal suo set, senonchè il tema della serata è "castagne in faccia" e lui lo interpreta alla perfezione, bastonando gli astanti con della techno come non se ne sentiva da anni, roba che se non sapessi che è impossibile mi aspetterei da un momento all'altro il ritorno dell'hardgroove con conseguente resurrezione di tutti i morti della scena napoletana (i vari Carola, Vigorito, Cerrone, etc.) a cui sono affezionato.
I richiami a Napoli nel set di Joel Mull sono evidenti, al punto che molti dischi mi sembrano proprio del periodo d'oro della Zenit, della Rilis e di quel giro lì, e ovviamente io con un set così vado a nozze.
Oltre ogni più rosea aspettativa.
Tempo di fare un saltino rapido da Rachmad e sentirgli suonare la sua "Virton" nel 2010 come se fossimo nel 2001, ed è già ora degli Slam, il set che attendevo con più ansia della serata: i due glaswegiani sono ovviamente in versione "Paragraph" anzichè in versione "Soma", e proprio come le loro uscite sulla sublabel incazzata menano come degli indemoniati, forse pure troppo: perfetti per il contesto, per carità, e in grado di farti passare la stanchezza delle quattro di mattina del secondo giorno di party consecutivo a suon di sberle, ma forse un po' privi di quell'anima che distingue un set stupendo da uno semplicemente bellino.
Data la fatica e dato che Cisco Ferreira viene comunque in Italia spesso, decidiamo di perdercelo e tornare presto in hotel, visto che il giorno dopo ci aspetta un party lungo e faticoso.
Altra mattinata di nanna e pomeriggio di shopping, stavolta vinilico nel negozio della Rush Hour al quale lascio ovviamente una buona quantità di euro, per poi proseguire nel pop up studio della Red bull music academy radio, in cui ci sono due pischelli completamente sconosciuti che suonano roba di qualità assoluta, spaziando senza soluzione di continuità dalla dub techno alla house allo UK garage con un mood perfetto per l'orario e la modalità "mi siedo sul divanetto, bevo una red bull e leggo un libro".
Il simpatico biondino infatti perde una buona mezz'ora a montare tutti i suoi gingilli, tra cui un kaossillator e un pc controllato un po' con un controller, un po' dal controller sul touch screen del djm-2000 e un po' da un ipad (!), oltre ovviamente ai cdj 2000 e all'efx 1000 già presenti, gingilli che in effetti spremerà al meglio della loro potenza facendo un numero da circo dietro l'altro, ma......su dischi di gusto più che dubbio.
Ok, bellissimo da vedere, spettacolare, fonte continua di "ooooooh" per noi ggiovani che sappiamo cosa si prova a mettere a tempo i dischi, ma da sentire...bah, poca roba. Si salva dagli insulti solo per aver suonato il remix di Alex Kid di "For the time being" dei Phonique feat. Erlend Oye, unico disco bello, ma tutto il resto è fuffa.
Se dopo di lui suona il bruttissimo Robert Babicz, teoricamente del tutto fuori posto in mezzo ai big della progressive house e depositario delle aspettative peggiori, va da sè che il momento sia di mestizia in attesa del set di Sasha, e invece l'orrido Roberto Babizzi sfodera un live davvero coi fiocchi, di progressive trance bella movimentata e viaggiona al punto giusto, per poi infilare, verso la fine del set, una straordinaria "Self control" di Raf (proprio lui, l'italico Raf) sopra una base techneggiantissima che fa saltare tutta la barca, nel frattempo salpata in giro per i canali, al grido di "I, i live among the creatures of the night".
Finito il live dell'ottimo Babizzi, quindi, è la volta di "The son of god", ma prima di lui è la volta del suo schiavo & roadie personale, che gli prepara la console come la vuole lui e fa allontanare i fans festanti (ivi compreso il fotografo ufficiale) in attesa dell'uomo con l'atteggiamento più da superstar di tutto il mondo: fosse stato chiunque altro a comportarsi in maniera così scostante, avrebbe preso fischi e pallonate, ma lui è l'uomo su cui è stata coniata la definizione di "superstar dj" e gli si perdona qualsiasi cosa.
Soprattutto, gli si perdona qualsiasi cosa quando fa dei set così, che anche se suoni dalle tremmezza alle cinque quando finisce sembra siano passati solo dieci minuti, dieci minuti in cui ti ha fatto attraversare tutto lo spettro delle emozioni possibile, dalla gioia alle lagrime al fomento senza soluzione di continuità e con quei passaggi fatti sulle armoniche che lo sai in cuor tuo che sono due dischi diversi, perchè lo vedi coi tuoi occhi che sta cambiando disco, però cazzo lui li accoppia veramente in modo che sembri uno solo.
Mago.
Morale della storia, l'unica critica possibile a un party così è che far suonare gente come Danny Howells, Nick Warren e Sasha un'ora/un'ora e mezza anzichè almeno otto è un crimine contro l'umanità, ma d'altronde da uno showcase di una booking agency non si potevano certo pretendere gli extended set e comunque la critica è solo perchè di musica meravigliosa così ce ne vorrebbe sempre di più.
Passata la mattinata di nanna e il pomeriggio di shopping che frutta la coppia di compilation su Strictly Rhythm "Strictly Todd Terry" e "Strictly M.A.W.", è ora del party più interlocutorio del weekend, posto in mezzo tra due party di grande aspettativa e quindi forse un po' minore, ma rendiamoci conto del fatto che si sta definendo "un po' minore" un party con gli Slam!, The Advent, Steve Rachmad, Joel Mull, Heiko Laux e i Mandy, quindi vabbè chettelodicoaffare.
In realtà prima di questo c'è un party preserale con un'oretta di set di Mark Pritchard, sul quale però cercherò di sorvolare visto il colossale vaffancuore che si meriterebbe uno che per anni è stato metà dei Global Communication e adesso si è ridotto a fare ste cacate di set senza nè capo nè coda in cui mette in fila, senza neanche far la fatica di mixarli, dischi dubstep brutti (come se ne esistessero di belli), dnb brutti, fintohouse brutti e più in generale dischi brutti; si salva solo la splendida cornice del Paradiso, club meraviglioso in un palazzo d'epoca con tanto di parquet & caminetti ma con l'impiantone e il solito mood festoso&gioioso degli olandesi che già da solo è un valore aggiunto allucinante.
Torniamo al party Clik con tutti gli ospitoni di cui sopra, quindi, che si tiene in due megacapannoni industriali da qualche migliaio di persone l'uno con quei laseroni che piacciono tanto al clubber nordeuropeo:
Arriviamo giusto in tempo per sentire l'ultimo quarto d'ora di un Heixo Laux eccezionalmente in versione "schiaffazzi" anzichè il suo solito techno jazzato di classe, e sono schiaffazzi veramente da antologia: l'occhialuto germanico mena veramente come pochi altri, ma con una classe e un'abilità nel costruire atmosfere sopra lo schiaffeggiamento che rendono il suo live un'autentica gemma.
Dopo di lui suona il pessimo Marko Nastic di cui non ce ne fregancazzo, per cui ci dirigiamo di sopra a sentire i Mandy (o "il" Mandy, visto che di cugino ce n'era uno solo) e la sua ottima miscela di electropop alla Get Physical e techno movimentata ma non troppo da club in grado di soddisfare un po' tutti i palati, ivi compreso il mio, per cui l'ora di set del serbo nell'altra sala passa in fretta ed è ora di tornare di sotto per Joel Mull, che come produttore è sempre stato molto molto eclettico, al punto che non so davvero cosa aspettarmi dal suo set, senonchè il tema della serata è "castagne in faccia" e lui lo interpreta alla perfezione, bastonando gli astanti con della techno come non se ne sentiva da anni, roba che se non sapessi che è impossibile mi aspetterei da un momento all'altro il ritorno dell'hardgroove con conseguente resurrezione di tutti i morti della scena napoletana (i vari Carola, Vigorito, Cerrone, etc.) a cui sono affezionato.
I richiami a Napoli nel set di Joel Mull sono evidenti, al punto che molti dischi mi sembrano proprio del periodo d'oro della Zenit, della Rilis e di quel giro lì, e ovviamente io con un set così vado a nozze.
Oltre ogni più rosea aspettativa.
Tempo di fare un saltino rapido da Rachmad e sentirgli suonare la sua "Virton" nel 2010 come se fossimo nel 2001, ed è già ora degli Slam, il set che attendevo con più ansia della serata: i due glaswegiani sono ovviamente in versione "Paragraph" anzichè in versione "Soma", e proprio come le loro uscite sulla sublabel incazzata menano come degli indemoniati, forse pure troppo: perfetti per il contesto, per carità, e in grado di farti passare la stanchezza delle quattro di mattina del secondo giorno di party consecutivo a suon di sberle, ma forse un po' privi di quell'anima che distingue un set stupendo da uno semplicemente bellino.
Data la fatica e dato che Cisco Ferreira viene comunque in Italia spesso, decidiamo di perdercelo e tornare presto in hotel, visto che il giorno dopo ci aspetta un party lungo e faticoso.
Altra mattinata di nanna e pomeriggio di shopping, stavolta vinilico nel negozio della Rush Hour al quale lascio ovviamente una buona quantità di euro, per poi proseguire nel pop up studio della Red bull music academy radio, in cui ci sono due pischelli completamente sconosciuti che suonano roba di qualità assoluta, spaziando senza soluzione di continuità dalla dub techno alla house allo UK garage con un mood perfetto per l'orario e la modalità "mi siedo sul divanetto, bevo una red bull e leggo un libro".
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| Pischelli sconosciuti FTW |
Una pennichella preserale in hotel, una sistemata alle valigie, un sushi ed è già ora di andare al Trouw, sede dell'ultimo paty del weekend, quello che vede protagoniste la Ostgut ton e la Delsin, etichette di punta del panorama dub techno che attualmente va per la maggiore.
Prima di parlare della musica, però, val la pena di spendere due tre parole per il club, ricavato nell'enorme scantinato dell'ex sede di un quotidiano con tanto di macchine per la stampa residue:
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| Da fuori |
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| Un particolare dell'interno |
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| Il ristorante |
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| La gigantesca main room |
Dopo la coda al guardaroba in cui riesco a sentirmi un famoso dj internazionale perchè un ragazzo italiano mi guarda e mi dice "ma tu sei Raibaz!!?", ad accoglierci c'è Quince nella sala grande che sta facendo un'apertura davvero coi controfiocchi a base di deep house e di traktor usato nella maniera in cui andrebbe usato, con sempre almeno due/tre dischi assieme e un sacco di effettistica e filtristica sempre funzionale all'obiettivo finale, che è spremere a dovere il muraglione di subwoofer funktion one e farci sentire della musica splendida, mentre di sotto c'è un Nick Hoppner solitario e un po' intristito dal vuoto nella sua sala che suona cose malinconiche e troppo troppo raffinate perchè qualcuno riesca anche solo a ballicchiargli davanti.
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| Bravo bravo Quince |
Di Shed non ho proprio un'opinione elevatissima e l'ho già dichiarato in altre occasioni, per cui istintivamente propenderei per il ragazzo di casa Delsin di sotto, se non che l'antipatico resident del Berghain decide di farmi ricredere con un set dellamadonna che fonde le metriche quadrate e il rigore della dub techno tedesca a un calore e un'anima soul di evidentissima ispirazione houseggiante, mostrando a tutti gli astanti il meraviglioso lato umano della dubtechno berlinese, col quale la classe, gli schiaffazzi e il romanticismo trovano il proprio equilibrio perfetto e diventano l'uno il complemento dell'altro.
Purtroppo, o per fortuna, l'antipaticissimo decide di impostare il proprio set in modo da fare un'ora e mezza di drittoni in modo da fomentarci tutti al meglio delle nostre possibilità e poi, per l'ultima mezz'ora, tagliarci le gambe e spezzarci in gola le grida di gioia a colpi di minchiate spezzate e senza mordente, con quel mood "adesso succede qualcosa, stai attento che adesso faccio il botto, vedrai che adesso succedono cose e ti metti le mani nei capelli - e poi non succede un cazzo" tipico del dubstep e del resto delle degenerazioni spezzate della techno da fintointellettuali, col risultato fortunosissimo che Shed viene prontamente sfanculato per andare a sentire l'ultima, magnifica, mezz'ora di Newworldaquarium, che nel frattempo ha riempito la sala inferiore a colpi di classe e raffinatezze facendo un percorso opposto a quello del suo contemporaneo.
Se Shed infatti parte dal rigore della techno per costruirci sopra il lato romantico, Newworldaquarium fa il contrario: la sua base, è evidente, è la house più sexy e contemplativa, ma dato che l'obiettivo finale è sempre far muovere il culo dei presenti la cassa si fa più sostenuta e le ripartenze più macellose, col risultato che persino dischi morbidi e sensuali come "Polygons" di David Alvarado diventano sassate senza pietà...chapeau.
Finiti i set di Shed e Newworldaquarium, teoricamente c'è un momento di down dovuto alla presenza nelle due console rispettivamente di Redshape e Prosumer, nessuno dei quali mi fa impazzire e che comunque vengono in Italia spesso e volentieri, per cui la scelta sembrerebbe ostica e comunque di ripiego, e invece.....
E invece Prosumer, che Prosumer.
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| Brutto ma buono, verrebbe da dire |
L'orsacchiottone del Berghain tira fuori un set così gay, ma così gay che in confronto i Village people sono un'icona etero, e si sa che io per la musica gay impazzisco.
Deep house, dub techno, ritmiche dritte, ritmiche spezzate, mani al cielo, lacrimoni, fomento, cantati, pause di riflessione, gioie, dolori: nelle due ore di Prosumer c'è veramente di tutto, con una linea perfetta e tante scelte coraggiose ma dall'effetto devastante, come tanti dischi d'annata, qualche novità interessantissima tipo l'Ovum di KiNk e qualche chicca per noi clubber anziani, tipo questo:
Al di là della bellezza intrinseca del disco, vale la pena di spendere qualche parola sull'atmosfera che Prosumer è riuscito a creare durante il suo set, ovviamente aiutato dal mood degli olandici: completamente perso nella gioia e nel cantato di Robert Owens, mi guardo attorno e vedo:
- Un signore di mezza età alto quaranta metri, di fianco a me, che canta a squarciagola
- Una tipa tiratissima come quelle che qui da noi vanno nei locali commerciali e stanno sedute a sentire l'ultima hit di Bob Sinclar che salta come un'ossesso e canta pure lei di gran carriera e mi dice "mi piace un sacco questo disco, mi ricorda gli early days of house music"
- (Modalità italiano on) Una densità di figa per metro quadro allucinante, di quella che da un momento all'altro ti ritrovi completamente circondato e non sai più dove guardare (Modalità italiano off)
- Un sacco di gente gioiosa e sorridente, al punto che il ragazzo italiano che mi aveva riconosciuto in coda al guardaroba a un certo punto arriva da me completamente sconvolto e mi dice tipo "non ci credo, qui sono tutti festosi, sono tutti sorridenti, è incredibile!"
E in effetti per noi abituati ai party italiani sembra davvero il paradiso vedere il clima di "facciamo festa e divertiamoci tutti assieme" che anima i party olandesi, al punto che, scena vista coi miei occhi e a cui non avrei creduto se me l'avessero raccontata, un tipo agita la propria bottiglia di birra (sì, danno le bottiglie di birra di vetro, tanto lo sanno che non se le spaccano in testa...se lo facessero in Italia ci sarebbe un morto al minuto) che schizza quasi tutto il proprio contenuto sulle spalle di uno sconosciuto.
Panico, penso, adesso si legnano.
In Italia sarebbe già arrivata la polizia e i carri funebri per la dozzina di cadaveri prodotti dalla rissa susseguente un affronto del genere.
Il lavato invece si guarda la maglietta fradicia di birra, se ne scrolla un po' di dosso, guarda il lavatore con un sorrisone che dice "cazzo, mi spiace per la tua birra", lo abbraccia e i due se ne vanno sorridenti a bere dell'altra birra insieme, che tanto costa pochissimo (meno della red bull, cazzo).
Prosumer finisce il set tra gli applausi a scena aperta miei e del resto della pista, e dopo di lui inizia Delta funktionen che per carità, bravo, ma dopo un set così dove vuoi andare, per cui decidiamo di sentire una mezz'oretta di Marcel Dettmann prima di tornare in hotel a finire le valigie e riprendere l'aereo per tornare a casa.
Il bel ragazzo del Berghain è l'apoteosi della techno tedesca: metriche squadratissime, cassa scolpita nel granito e clap croccantissimi, se ti piace il genere non puoi chiedere di meglio, solo che a me il genere non piace.
Ci provo a farmelo piacere, per carità, ma i suoni sembrano riciclati dai vecchi Stigmata di Chris Liebing e anche se il ragazzo mena così tanto da farti passare la stanchezza delle cinque di mattina dopo un quarto d'ora le metriche sono davvero troppo semplici e l'andamento dei dischi è così piatto e banale che non si riesce a divertirsi neanche volendo.
Per carità, sound design eccezionale, i suoni non sono niente di nuovo ma acusticamente sono perfetti, peccato però che l'anima sia rimasta a casa.
Non fa per me.
Viaggio in taxi verso l'hotel economico come nelle città civili, valigia, colazione, aereo e siamo di nuovo in Italia, a cercare disperatamente di accontentarci dei nostri festival in cui ci si spara in coda al guardaroba (ogni riferimento al Movement dell'anno scorso e a quello che probabilmente succederà il prossimo weekend è assolutamente voluto) e a prenotare i biglietti aerei per la prossima fuga in qualche territorio più amichevole per i clubber.
Col senno di poi, avrei voluto partecipare a qualcuno degli eventi diurni, tipo la conferenza in cui Plastikman presentava il suo live show, ma il problema classico di eventi grossi come questo è che qualcosa bisogna lasciar fuori per forza.
Comunque, quello che sono riuscito a fare mi ha riempito di gioia per gli anni a venire, per cui direi che può bastare così.
A sto giro s'è parlato di:
eventi,
musica,
nordeuropa,
party
martedì 19 ottobre 2010
Tre giorni all'ade
Bislacco come dietro un nome così infernale si celi un evento che invece si avvicina molto alla definizione di paradiso per un clubber, anche se in realtà la necessità di scegliere cosa andare a vedere e cosa perdersi durante l'Amsterdam Dance Event è qualcosa di assolutamente infernale e demoniaco, visto che, tanto per capirci, solo giovedì sera le alternative possibili sono, in rigoroso ordine di apparizione sul programma ufficiale:
- La reunion dei due Global Communication (Pritchard e Middleton)
- Flying Lotus e Dorian Concept
- Il party di una rediviva CLR con Liebing, Ruskin e Sanhaji
- Il party della Desolat con Dice&Martin più Andy Stott e i District one
- Il live dei Der dritte raum e quello di Stimming
- Il party dei 10 anni di Moon harbour in combo col Secretsundaze
- Marco Resmann e Mike Shannon
- Il party della Rejected
- La labelnight della Kompakt
- Jeff Mills allnight
E la cosa migliore è che....non andrò a nessuno di questi, visto che pare (pare) sia riuscito a ottenere dei ticket per il party di ResidentAdvisor su una barca da 600 persone con dei pessimi dj come Zabiela, Nick Warren, Danny Howells e "the son of god" Sasha, e scusate se è poco.
Venerdì la scelta è un pochino più ristretta, per cui dopo un preserata col set solitario del già citato Mark Pritchard probabilmente mi toccherà sacrificarmi e ripiegare su un pessimo party con Steve Rachmad, gli Slam, i Mandy, Heiko Laux, The Advent e Joel Mull, mentre per sabato ho già preso la prevendita per il party della Ostgut e della Delsin coi nomi più importanti delle due etichette.
Purtroppo domenica mattina si torna a casa e mi perdo i party di domenica, ma direi che può bastare già così :)
domenica 26 settembre 2010
La mia prima Blogfest
[Nota: in questo post la prendo MOLTO alla lontana, se avete fretta potete saltare verso la fine]
E' l'anno di grazia, boh? 1998, è una domenica mattina, mio padre mi sveglia con un sms "accendi la tv, sulla rai c'è una roba che ti piace", e sulla rai c'è Mediamente, con Massarini che intervista i creatori di un MUD, un gioco di ruolo testuale online.
Il MUD in questione, ormai defunto da un po', si chiamava Dalila2 e io, giovine nerd adolescente incuriosito dal servizio di Massarini, decido di dargli un'occhiata.
Passano i mesi, passano le bollette del telefono con poco invidiabili record a sette cifre in lire che convincono mio padre a diventare uno dei primi clienti di un abbonamento flat in Italia (una devastante per l'epoca ISDN di Galactica a novantanovemila lire al mese) e a furia di gioco di ruolo testuale online la mia nerdiness si impenna, col finale che un po' tutti qui conosciamo: un ingegnere informatico che si guadagna da vivere coi social media.
Durante il periodo di Dalila2, quando ancora la SMAU era una fiera figa, capita anche che si facciano dei raduni di genti dell'Internetz, col sommo terrore di mia madre convinta che l'Internetz sia un covo di pedofili e pericolosi criminali, e scopro che le genti dell'Internetz, dal vivo, sono pure simpatiche, al punto che, anni dopo, in un luogo dell'Internetz (ormai defunto pure quello, sono io che sono anziano o porto sfiga?) popolato di appassionati di musica, ci trovo pure l'ammore.
Insomma, morale che l'artefice primo della mia storia più che decennale di dipendenza dall'Internetz, che mi ha portato poi a prendere una laurea da nerd e guadagnarmici il pane, fondamentalmente, è Carlo Massarini, che serviva solo come trait d'union della mia storia personale giusto per dire che ho visto molti raduni di genti dell'Internetz in questi anni, ma che raramente mi sono divertito come in questo giornemmezzo.
Molto del divertimento di questa mia prima Bloffèst è merito di Federico e Marina, più che altro perchè il grosso del tempo di sabato l'ho passato alle iniziative del Gamecamp giocando alla Wii e facendo i complimenti per le scarpe a persone a caso, ma alla fine della storia non c'è modo di ringraziare tutte le genti che ho incontrato per avermi ricordato che fare le cose della socievolezza è un sacco divertente, che per i più è una cosa di una scontatezza infinita ma per noi nerds è roba che ogni tanto ci si dimentica.
C'era anche un sacco di roba che avrei voluto fare e non son riuscito, tipo dare il mio inutile apporto alla squadra dei gobbi al SoccerCamp o sentire Smeerch venerdì sera, però alla fine che cazzo, ho vinto la Moleskine di pacman a furia di auguri per onomastici inventati e complimenti per le scarpe, mica pizza e fichi.
E' l'anno di grazia, boh? 1998, è una domenica mattina, mio padre mi sveglia con un sms "accendi la tv, sulla rai c'è una roba che ti piace", e sulla rai c'è Mediamente, con Massarini che intervista i creatori di un MUD, un gioco di ruolo testuale online.
Il MUD in questione, ormai defunto da un po', si chiamava Dalila2 e io, giovine nerd adolescente incuriosito dal servizio di Massarini, decido di dargli un'occhiata.
Passano i mesi, passano le bollette del telefono con poco invidiabili record a sette cifre in lire che convincono mio padre a diventare uno dei primi clienti di un abbonamento flat in Italia (una devastante per l'epoca ISDN di Galactica a novantanovemila lire al mese) e a furia di gioco di ruolo testuale online la mia nerdiness si impenna, col finale che un po' tutti qui conosciamo: un ingegnere informatico che si guadagna da vivere coi social media.
Durante il periodo di Dalila2, quando ancora la SMAU era una fiera figa, capita anche che si facciano dei raduni di genti dell'Internetz, col sommo terrore di mia madre convinta che l'Internetz sia un covo di pedofili e pericolosi criminali, e scopro che le genti dell'Internetz, dal vivo, sono pure simpatiche, al punto che, anni dopo, in un luogo dell'Internetz (ormai defunto pure quello, sono io che sono anziano o porto sfiga?) popolato di appassionati di musica, ci trovo pure l'ammore.
Insomma, morale che l'artefice primo della mia storia più che decennale di dipendenza dall'Internetz, che mi ha portato poi a prendere una laurea da nerd e guadagnarmici il pane, fondamentalmente, è Carlo Massarini, che serviva solo come trait d'union della mia storia personale giusto per dire che ho visto molti raduni di genti dell'Internetz in questi anni, ma che raramente mi sono divertito come in questo giornemmezzo.
Molto del divertimento di questa mia prima Bloffèst è merito di Federico e Marina, più che altro perchè il grosso del tempo di sabato l'ho passato alle iniziative del Gamecamp giocando alla Wii e facendo i complimenti per le scarpe a persone a caso, ma alla fine della storia non c'è modo di ringraziare tutte le genti che ho incontrato per avermi ricordato che fare le cose della socievolezza è un sacco divertente, che per i più è una cosa di una scontatezza infinita ma per noi nerds è roba che ogni tanto ci si dimentica.
C'era anche un sacco di roba che avrei voluto fare e non son riuscito, tipo dare il mio inutile apporto alla squadra dei gobbi al SoccerCamp o sentire Smeerch venerdì sera, però alla fine che cazzo, ho vinto la Moleskine di pacman a furia di auguri per onomastici inventati e complimenti per le scarpe, mica pizza e fichi.
mercoledì 29 luglio 2009
Pianificare il proprio futuro
Causa sbattimenti lavorativi pre-ferie devo ancora prenotare il pacchetto aereo/hotel/biglietto per il Green & Blue, che non mi perderò anche quest'anno nonostante la lineup senza infamia e senza lode, più che altro perchè spero che grazie al contesto particolarmente favorevole ci sia il vero Marco Carola anzichè il perfido impostore che ne ha preso il posto negli ultimi anni (mi aspetto da un mese all'altro una copertina di Wired sulla leggenda metropolitana che vorrebbe Carola come Paul McCartney), comunque la lineup definitiva dice così:
Line-up /
Green Floor:
Sven Vath
Jacek Sienkiewicz live
Radio Slave
Matt Tolfrey
Blue Floor:
Ricardo Villalobos
Reboot live
Marco Carola
Swayzak live
Cassy
Third Floor:
Tobi Neumann & Onur Özer aka Sensitiva
SIS live
Chris Tietjen
Motorcitysoul
Alex Azary
Più che altro, c'è da sperare che l'ordinamento delle lineup sia favorevole onde evitare sovrapposizioni di set validi tipo Radio Slave/Ricardo/Sensitiva e, soprattutto, sovrapposizioni pallose: dover decidere tra papa Sven prima dell'ultima ora, il noiosissimo live degli Swayzak e Chris Tietjen sarebbe troppo difficile e credo che l'unica soluzione possibile sarebbe tornare a casa.
Ad ogni modo, visto che oggi è giornata di sguardi avanti verso il proprio futuro musicale, ho appreso anche che per il mese di novembre mi servirà una gran quantità di denaro da devolvere interamente ai signori Ticketone, visto che nel giro di tre settimane ci sono i Massive attack, che ancora non ho mai visto, gli Spandau ballet riuniti in formazione originale dopo vent'anni, ma soprattutto...i Backstreet boys!
Il revival anni 90 sembra giunto al momento che molti temevano come la peste, con la riabilitazione delle boybands, ma io devo dire che nella mia formazione musicale adolescenziale i BSB, come pure i 5ive e gli East 17 (i Take that meno perchè piacevano a tutte le mie compagne delle medie e un po' li rigettavo per elitarismo) e pure le Spaisgherls hanno contato quasi quanto i Prodigy, i Chemical brothers e Fatboy slim, quindi è inutile fare i verginelli a posteriori e me li vado a vedere con orgoglio :)
Infine, giro qui la segnalazione che mi è arrivata del party di lancio della nuova 500c a L'azienda a Sabaudia, al quale suoneranno Layo & Bushwacka!; nulla di che, li si vede in Italia abbastanza spesso, ma hanno comunque un loro perchè, per cui se si è in zona val la pena fare un salto, anche solo per vedere com'è la console, che da comunicato stampa dovrebbe essere direttamente dentro la 500, una cosa così:
Il pensiero di "come ci stanno due dj di mezz'età, quindi con la panzetta, e due borse dei dischi in una cinquecento" è inevitabile, e ovviamente la risposta è "uno davanti e uno dietro, con le rispettive borse dei dischi", ma a me sembra poco pratico comunque :)
Line-up /
Green Floor:
Sven Vath
Jacek Sienkiewicz live
Radio Slave
Matt Tolfrey
Blue Floor:
Ricardo Villalobos
Reboot live
Marco Carola
Swayzak live
Cassy
Third Floor:
Tobi Neumann & Onur Özer aka Sensitiva
SIS live
Chris Tietjen
Motorcitysoul
Alex Azary
Più che altro, c'è da sperare che l'ordinamento delle lineup sia favorevole onde evitare sovrapposizioni di set validi tipo Radio Slave/Ricardo/Sensitiva e, soprattutto, sovrapposizioni pallose: dover decidere tra papa Sven prima dell'ultima ora, il noiosissimo live degli Swayzak e Chris Tietjen sarebbe troppo difficile e credo che l'unica soluzione possibile sarebbe tornare a casa.
Ad ogni modo, visto che oggi è giornata di sguardi avanti verso il proprio futuro musicale, ho appreso anche che per il mese di novembre mi servirà una gran quantità di denaro da devolvere interamente ai signori Ticketone, visto che nel giro di tre settimane ci sono i Massive attack, che ancora non ho mai visto, gli Spandau ballet riuniti in formazione originale dopo vent'anni, ma soprattutto...i Backstreet boys!
Il revival anni 90 sembra giunto al momento che molti temevano come la peste, con la riabilitazione delle boybands, ma io devo dire che nella mia formazione musicale adolescenziale i BSB, come pure i 5ive e gli East 17 (i Take that meno perchè piacevano a tutte le mie compagne delle medie e un po' li rigettavo per elitarismo) e pure le Spaisgherls hanno contato quasi quanto i Prodigy, i Chemical brothers e Fatboy slim, quindi è inutile fare i verginelli a posteriori e me li vado a vedere con orgoglio :)
Infine, giro qui la segnalazione che mi è arrivata del party di lancio della nuova 500c a L'azienda a Sabaudia, al quale suoneranno Layo & Bushwacka!; nulla di che, li si vede in Italia abbastanza spesso, ma hanno comunque un loro perchè, per cui se si è in zona val la pena fare un salto, anche solo per vedere com'è la console, che da comunicato stampa dovrebbe essere direttamente dentro la 500, una cosa così:
Il pensiero di "come ci stanno due dj di mezz'età, quindi con la panzetta, e due borse dei dischi in una cinquecento" è inevitabile, e ovviamente la risposta è "uno davanti e uno dietro, con le rispettive borse dei dischi", ma a me sembra poco pratico comunque :)
sabato 25 aprile 2009
Ancora sulla settimana del design
Io ho perso ogni speranza già da un paio d'anni, ma De Luca ci credeva ancora...eppure:
Ecco, direi che l’ingresso dei porchettari nella skyline di Zona Tortona (e, specularmente, dei temporary bar coi buttafuori coll’auricolare, il sub-J*Ax che suona latinoamericano e la consumazione a dieci euro: tutto vero, tutto visto, brandizzato American Bakery) annuncia ufficialmente la fine del Fuorisalone, la sua compiuta trasformazione nell’ennesima movida da poveracci, nel solito ben noto malinconico capodanno fuori stagione.
martedì 21 aprile 2009
La settimana del design
Per i non-milanesi: questa settimana c'è il salone del mobile nella mia ridente cittadina.
"E che me ne frega? Io a casa i mobili li ho già"
E invece no.
Il salone del mobile, un po' come il Sonar, ha perso quasi del tutto la sua attrattiva a scapito dell'infinità di eventi collaterali che si svolgono nello stesso periodo: su tutti il Fuorisalone, nato come salone alternativo-ribelle-diverso e ormai istituzionalizzato esattamente tanto quanto, ma in questa settimana a Milano è impossibile fare due metri senza imbattersi in un'installazione, un party, un'iniziativa, una location, un happening e qualunque altro di questi termini buffi dal significato oscuro.
"Beh, figata, c'è un sacco di roba da fare!"
Teoricamente, si.
In realtà, ormai, la Milano design week ("settimana del design" fa troppo plebeo) è nè più nè meno che una festa comandata, e sulle feste comandate mi sono già espresso.
Per farla breve, a tutti questi eventi-happening-party in location esclusive e alternative bisogna assolutissimamente andare, non si può assolutissimamente mancare, vedrai, sarà troppofigo, ci sarà un sacco di genteggiusta e la musica spaccherà un cifro e ci sarà l'openbar e minchiaerotropposquagliatomisonodivertitounsacco, che è come dire "c'era un puttanaio infinito, ho passato la sera in coda in mezzo ai tamarri per pisciare in un cesso chimico".
E' solo martedì, ma io non ho mai aspettato un lunedì con così tanta ansia come il prossimo.
giovedì 24 aprile 2008
Booking
Teledicoio pubblica (via Riverblog) il listino prezzi degli artisti dell'ultima stagione di Amici di Maria de Filippi: l'offerta più phat, con i primi classificati, per uno show di due ore più una gran serie di gadgettistica tipo manifesti, t-shirt commemorative dell'evento, laccetti portachiavi e altre cazzimme ammonta a euroes 19k + iva.
Non sono molto pratico di booking a questi livelli (le cifre attorno a cui si aggirano le spese medie dei nostri parties sono meno di un ventesimo), ma spesso mi sono arrivate voci, come è normale che sia, sui cachet di alcuni artisti grossi, tipo i soliti nomi - Sven, Richie, Ricardo tanto per dirne 3 a caso - qui in Italia, molto più alti che all'estero, e le cifre non sono molto distanti.
Ora, ok che ultimamente gli eventoni coi big dj muovono un sacco di gente, ma a naso ho idea che un evento coi finalisti di Amici sposti una quantità di gente di almeno un ordine di grandezza superiore.
Ok che probabilmente ci sono molte più spese accessorie per un eventone coi finalisti di Amici che per un party con Sven, Richie o Ricardo (tanto per restare coerenti con l'esempio) in un superclub da 1500-2000 persone.
Ma io onestamente ho la sensazione (e non sono solo io, è un po' che c'è in giro questa opinione) che i cachet dei dj stranieri, qui in Italia, siano gonfiati a bomba; ne è la prova, tra le altre cose, il fatto che alcuni "grandi vecchi dj" abbiano ormai preso la residenza - non intesa come residency in un club, ma proprio come abitazione - nel Bel paese.
Quale soluzione? Non ne ho idea, anche perchè il problema non mi tange da vicino per via del fatto che il budget a nostra disposizione non ci consente neanche di pensarle, cifre simili (anzi, ci sprona a ricercare col lanternino nomi validi a prezzi contenuti, portandoci spesso a scoprire perle nascoste), ma una situazione come questa coi cachet così tanto gonfiati non solo per i nomi grossi ma un po' per tutti, che si adattano, mi sa tanto di bolla, destinata ad esplodere.
Ai posteri l'ardua sentenza, diceva quello.
Non sono molto pratico di booking a questi livelli (le cifre attorno a cui si aggirano le spese medie dei nostri parties sono meno di un ventesimo), ma spesso mi sono arrivate voci, come è normale che sia, sui cachet di alcuni artisti grossi, tipo i soliti nomi - Sven, Richie, Ricardo tanto per dirne 3 a caso - qui in Italia, molto più alti che all'estero, e le cifre non sono molto distanti.
Ora, ok che ultimamente gli eventoni coi big dj muovono un sacco di gente, ma a naso ho idea che un evento coi finalisti di Amici sposti una quantità di gente di almeno un ordine di grandezza superiore.
Ok che probabilmente ci sono molte più spese accessorie per un eventone coi finalisti di Amici che per un party con Sven, Richie o Ricardo (tanto per restare coerenti con l'esempio) in un superclub da 1500-2000 persone.
Ma io onestamente ho la sensazione (e non sono solo io, è un po' che c'è in giro questa opinione) che i cachet dei dj stranieri, qui in Italia, siano gonfiati a bomba; ne è la prova, tra le altre cose, il fatto che alcuni "grandi vecchi dj" abbiano ormai preso la residenza - non intesa come residency in un club, ma proprio come abitazione - nel Bel paese.
Quale soluzione? Non ne ho idea, anche perchè il problema non mi tange da vicino per via del fatto che il budget a nostra disposizione non ci consente neanche di pensarle, cifre simili (anzi, ci sprona a ricercare col lanternino nomi validi a prezzi contenuti, portandoci spesso a scoprire perle nascoste), ma una situazione come questa coi cachet così tanto gonfiati non solo per i nomi grossi ma un po' per tutti, che si adattano, mi sa tanto di bolla, destinata ad esplodere.
Ai posteri l'ardua sentenza, diceva quello.
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