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mercoledì 20 giugno 2012

Sonar 2012, parte III: conclusione

Terzo ed ultimo giorno in terra catalana: il tema portante dell'intero festival ormai inizia a delinearsi, e oggi verrà solo ribadito.

Anche oggi la giornata parte molto lentamente, con un po' di cazzeggio e di passeggiamento in giro per Barcelona, chè anche se ormai siamo al quarto viaggio nella città blaugrana e tutte le cose dei turisti le abbiamo già fatte comunque c'è sempre qualcosa di interessante da scoprire e un girettino di shopping da vero metrosexual ci sta tutto per evitare di fare quelli che arrivano, vedono solo il posto del festival e se ne vanno.

Morale, arriviamo al MACBA verso le 17 e qualcosa; ci sarebbe il live di Nicolas Jaar col ghitarrista, ma un po' perchè lui non mi fa impazzire e un po' perchè i miei amici vogliono a tutti i costi sentire un a me sconosciuto Jesse Boykins III ci dirigiamo verso il tendone del SonarDome, e devo dire che fidarsi degli amici è stata un'ottima idea: Jesse è praticamente una sorta di Marvin Gaye in salsa Rush Hour, e il suo live, purtroppo molto corto, trasuda una quantità di amore e di sudore sconfinata.


Quarantacinque minuti scarsi di soul e rnb cantati su basi a cavallo tra la house oldschool alla Theo Parrish e il post-dubstep più deeposo, quarantacinque minuti in cui limonare durissimo e amarsi come se non ci fosse un domani: promosso a pieni voti.

Dopo di lui, è la volta di XXXY, che mi sono perso alla chiusura del Tunnel e a cui decido di dare una chance, anche perchè in quel preciso momento non ci sono moltissime alternative, ma tempo due-tre dischi e mi ha già rapito: altri lo hanno definito paraculo, e in effetti forse un po' lo è, a suonare "Arp3" di Floating points e soprattutto "Promised land" di Joe Smooth, ma secondo me la verità è che è un gran trascinatore e ha perfettamente chiaro che per fomentare un dancefloor basta tutto sommato poco.


E' vero, siamo a un festival di musica avançada in cui suonano anche personaggi di grosso spessore intellettuale come Amon Tobin o Alva Noto, ma riuscire a tenere perfettamente in mano la pista per un'ora e mezza come ha fatto lui, e come credo avrebbe fatto anche senza quel paio di dischi un po' nazionalpopolari, è tutt'altro che semplice: il buon inglesotto ha dimostrato di essere un dj coi controcazzi, spaziando adeguatamente tra la house un po' più movimentata e techneggiante e la parte più dancefloor-oriented della bass music, dimostrando, se ce ne fosse del bisogno, che anche avere la sensibilità necessaria a fare un set così danzabile è segno di musica avanzata.

Finito XXXY in teoria dovremmo iniziare a raccattare armi e bagagli e trasferirci alla fiera in tempo per i 2 bears alle 22, ma un po' la pigrizia un po' gli LA vampires ci fanno desistere e rallentare pesantemente il ritmo: il live degli americani è infatti moooolto lento, ma di quel lento piacevole e sexy, che sentito seduti sulla moquette mangiando un bocadillo di plastica e sorseggiando una cerveza mentre il tramonto si appropinqua diventa un'esperienza di rara goduria.


Assolutamente da risentire e da approfondire, tanto ormai la quantità di gente che devo approfondire dopo questo Sonar è tale che finirò tipo nel 2080.

Dopo di loro il loro socio di etichetta Ital, che si presenta cantando a cappella la prima strofa di "The rhythm of the night" di Corona guadagnandosi così il titolo di momento più WTF dell'intero weekend e che prosegue accumulando samples su samples ed effetti su effetti senza troppa logica: probabilmente su disco è molto piacevole, visto che i suoni tutto sommato mi parevano esserci, ma live è abbastanza deludente, per cui casa, doccia e ormai, visto che tanto per vedere i New Order alle 23 dovremmo fare delle corse esagerate, cena tranquilla, in modo da arrivare alla fiera per l'una e mezza.

All'unemmezza, infatti, c'è il live degli Azari & III, uno dei miei personali most wanted del weekend: purtroppo l'affollamento non ci ha consentito di vederlo da abbastanza vicino, per cui più che altro l'abbiamo sentito, ma chi l'ha visto lo descrive come una delle cose più gay degli ultimi 150 anni, e non stento a crederci.

I quattro canadesi, infatti, sanno di strusciamenti tra barbe sudate già su disco, e live trasportano pari pari quello che fanno su plastica nera (o su mp3, ormai, digiamogelo): chord di fronte ai quali è impossibile restare fermi e vocal che ti entrano immediatamente in testa, di quelli che al secondo ritornello sei già in grado di cantare pure tu a squarciagola, anche se ovviamente il pubblico knowledgeable del Sonar conosceva già tutte le canzoni a memoria, e in sostanza un tiro pop davvero allucinante, tipo che se ci fosse ancora il Festivalbar questi si mangerebbero chiunque altro in un solo boccone, e lo dico come cosa estremamente positiva.


Finiti i quattro Azari è la volta di Cooly G, su cui ho delle buone aspettative dopo aver visto un suo splendido set alla Boiler room, ma che purtroppo è una delle più grosse delusioni del weekend, col suo fiacchissimo karaoke senza un colpo di cassa e senza alcun mordente a cui assistiamo sì e no in tre: faticosamente resisto per tutti i quaranta minuti di live sperando che succeda qualcosa che invece non succede, e vado a riposare per un po' le mie stanche membra all'autoscontro, autentico tripudio della parte di pubblico più squagliata e cazzeggiona che rischia la vita ogni cinque minuti rotolandosi per terra in mezzo alla pista con le macchinine che gli sfrecciano attorno - è sempre divertente da vedere.

Tra una cosa e l'altra si sono fatte le quattro e un quarto, e tra un quarto d'ora dovrebbe iniziare la chiusura ad opera del miglior dj del mondo, per cui ci dirigiamo nello spazione aperto del SonarPub per tempo in modo da guadagnare dei posti decenti sugli spalti, non sapendo il dramma che ci aspetta.

Idealmente e da lineup, infatti, dovremmo sorbirci solo un quarto d'ora dell'orripilante live dei Modeselektor, invece i due tamarri decidono di andare lunghi e finire alle cinque: i tre quarti d'ora peggiori del weekend, se non dell'intero duemiladodici o forse addirittura della mia esperienza di clubbing.


Il live dei Modeselektor è fondamentalmente il fratello più tamarro e più incazzato di un live di Vitalic di dieci anni fa, tra segherie, sirene, cori da stadio e bottiglie di champagne spruzzate sulle prime file in nome dell'ignoranza più becera, roba che di colpo tutti quelli che mi erano sembrati un po' più scontati nei giorni passati, tipo Nightwave o a tratti XXXY, diventano intellettuali iscritti al MENSA.


Non credo davvero che esistano parole per definire la bruttezza di un live che viene osannato come innovativo perchè ha un colpo di cassa spostato ogni tanto ma che in realtà è tipo un melange di tutto quanto è stato fatto di ignorante e greve negli ultimi vent'anni di musica elettronica, con in più nemmeno l'attitudine cazzona che hanno altri tamarri tipo Steve Aoki o lo stesso Skrillex: questi ci credono davvero, pensano di essere gran musicisti e gran intellettuali con le sirene da stadio.


Orèndi.


D'altronde, è vero anche che per arrivare al paradiso bisogna soffrire, e il patimento estremo sofferto nei tre quarti d'ora precedenti il set di Garnier credo valga come martirio, visto che poi Lorenzo ci porta direttamente nell'alto dei cieli.


Non credo ci sia bisogno di raccontare in dettaglio come funzioni il suo nuovo progetto LBS, anche perchè ne ho già scritto varie volte, vi racconto solo che stavolta, anche senza Benjamin Rippert, vedere Lorenzo fare il suo "solito" (si fa per dire) show su un palco gigantesco, con le prime luci dell'alba, in mezzo alle migliaia di persone del pubblico del Sonar equamente divise tra squagliati, personaggi da circo e nerd musicali è un'esperienza che ha del mistico e dell'ultraterreno.




Purtroppo non riusciamo a fare chiusura fino in fondo perchè abbiamo l'aereo troppo presto, ma restiamo lo stesso fino alle sei e qualcosa, ammaliati dalla meraviglia che Lorenzo è in grado di mettere in piedi anche senza un terzo della formazione (Benjamin Rippert, assente ingiustificato) e con la stanchezza di tre giorni faticosi spazzata via istantaneamente, dopodichè a malincuore lasciamo la fiera e, poco dopo, la Catalogna per tornare in patria con un sacco di musica nuova da ascoltare e con l'idea che ormai, a conti fatti, l'idea di "musica elettronica" sia morta.


Pensare all'elettronica come un genere di nicchia separato dagli altri, infatti, ormai non ha più senso: la linea di confine tra l'elettronica underground e il pop mainstream da classifica oggi è sottile come forse mai era successo, e molti artisti sono in grado di scavalcarla in entrambe le direzioni a proprio piacimento, rendendo di fatto la musica elettronica LA Musica dei nostri giorni, anzichè solo una delle tante musiche possibili.


Sarà per via della crisi che costringe gli artisti di nicchia a rivolgersi a un pubblico più ampio, o per via del fatto che molti di loro ormai hanno alle spalle carriere più che decennali e quindi ormai sono artisticamente maturi, fatto sta che in molti di quelli sentiti durante questi tre giorni mi sono sembrati ormai pronti a dominare il mercato mainstream (che poi, esiste ancora il mercato mainstream nell'epoca della coda lunga? Non saprei, ma questa è un'altra storia), e lo spazio per le intellettualate con false pretese da innovatori e poco contenuto sembra essere sempre più ridotto, per la gioia del sottoscritto.


All'anno prossimo, quindi, per il ventennale del mio festival preferito :)

lunedì 18 giugno 2012

Sonar 2012, parte II: pop e canzoni

Venerdì, primo giorno con anche il Sonar de noche e, soprattutto, giorno dell'attesissimo live di John Talabot; il primo giorno è stato così ricco di piacevoli sorprese che sarà difficile ripeterlo, ma siamo al Sonar, mica alla sagra del bue muschiato di Pizzighettone, per cui tutto è possibile.

Il live degli Esperanza alle 13.30 è un delitto gravissimo, visto che avendolo già sentito so quanto vale e metterlo ad un orario del genere significa che in molti, me compreso, se lo perderanno: ad ogni modo, Damir ci è stato e pare che abbiano riscosso un ottimo successo, cosa che non può che farmi piacere perchè i ragazzi lo meritano eccome.


Il primo artista interessante che voglio vedere è Trevor Jackson, anche perchè proprio a pranzo ho letto un'intervista in cui se la sboroneggia di gran carriera dicendo "i dischi che mi sono portato per il Sonar non ce li ha nessun altro" e devo dire che, dopo una decina di minuti di Psilosamples che gli valgono un'intenzione di ascolto più approfondito, il signor Playgroup ha sboroneggiato a buon diritto.

Set della madonna il suo, che centra con la precisione di un cecchino il mood da quattro di pomeriggio di venerdì, con la cassa lentona e i pad lunghissimi, da "beviamoci una due tre quattro cinque sei birrette sul prato sintetico e cazzeggiamo amabilmente", come solo i dj di grandissima esperienza sanno fare.

Completamente opposto, invece, è il set di Nightwave nel tendone del SonarDome: la ragazza è giovane ed evidentemente non ha il carico enorme di autorevolezza del suo collega, ma si difende piuttosto bene lo stesso, cambiando all'incirca un disco al minuto e spostandosi molto agevolmente dalla house alla techno alla bass music, tra dischi stranoti e meno noti, tirando in mezzo a dovere tutti gli astanti noi compresi, che eravamo partiti con la classica idea di svaccamento sulla moquette e tempo neanche 10 minuti stiamo ballicchiando di gusto.


Finita la signorina, tocca di nuovo a Flying Lotus: in un mondo normale mi allontanerei più possibile vista anche la noia del set di ieri, ma mi lascio convincere che oggi farà un set completamente diverso e rifaccio l'errore di dargli una chance: nemmeno oggi resisto più di dieci minuti, anche perchè la musica è esattamente la stessa, orribile, di ieri.

Da qui alle 20 non c'è nulla di rilevante (ci sarebbe Daniel Miller, il signor Mute records, alle 18, ma l'ho già sentito all'Amsterdam dance event e so che suona dell'orrida technaccia senz'anima, per cui posso farne a meno), quindi pausa-tapa e ritorno al MACBA appena in tempo per riuscire ad entrare al SonarHall, la cui capacità limitata si esaurisce subito dopo il nostro ingresso, tant'è che alcuni miei amici rimangono fuori e si perdono un live strepitoso, degno di un album che se non ci fosse stato TEED sarebbe l'album dell'anno.

Paddoni goduriosissimi, cassa lenta e spezzettata, atmosfere baleariche e il cantato di Pional che affianca il buon Oriol sono le componenti di un live assolutamente all'altezza delle aspettative e dell'hype, e infatti la platea risponde con molta soddisfazione, rapita dal mood estivo e sognante di ƒin che forse avrebbe reso al meglio all'aperto nel pratone gigante anzichè nella sala sotterranea troppo piccola per contenere tutti quelli che volevano assistere: molti sono rimasti fuori, quelli dentro erano schiacciatissimi ma ce lo siamo veramente gustato, è una delle meglio cose del weekend e dell'anno.


La vera beffa dei miei amici che non sono riuscti a vedere il live di John Talabot, però, è che sono stati costretti a subire l'atroce tortura di quello di Nina Kravitz: io non l'ho visto, ma da come me l'hanno raccontato dev'esser stato roba che te ne vai dicendo "beh, almeno è figa", ed è l'unico valore contenuto in un'ora di live che non passa mai.

Quando a un festival c'è così tanta roba e in posti diversi, è inevitabile perdersi qualcosa, per cui la fine del live di Oriol alle 21 e qualcosa e l'inizio di quello di Amon Tobin alle 23 in un posto a mezz'ora di taxi mal si conciliano, ma soffro poco visto che tanto quest'ultimo non è proprio il mio genere, per cui faccio a tempo a fare una doccia, mangiare qualcosa e arrivare alla fiera in tempo per sentire la fine del set di James Blake, molto bello ma davvero troppo vuoto e rarefatto per un pubblico da festival (avesse fatto lo stesso set un artista con metà dell'hype, avrebbe preso i pomodori, e ne ho avuto una mezza testimonianza il giorno dopo, ma questa è un'altra storia) e per vedere tutto il live di un gruppo da cui mi aspettavo grandi cose, i Friendly fires.

L'album mi è piaciuto un sacco, ed ero molto ansioso di vederli dal vivo per capire se davvero questa via poppeggiante fatta di ghitarra-basso-batteria-cantante oltre ai synth sia una strada percorribile per il futuro dell'elettronica, e la risposta è un convintissimo "sì": alla fine del concerto ero quasi completamente senza voce dopo aver cantato "Hurting", "Blue cassette", "Hawaiian air" e "Live those days tonight", e i ragazzi erano pezzati come se avessero corso due o tre maratone.


Sudore, ghitarre, synthoni e un sacco di cantato: non è solo il solito festival elettronico con i dj del momento che suonano le hit dell'anno, il Sonar è il festival del pop di dopodomani e dopodomani i Friendly fires potrebbero dire la loro, con la loro abilità di essere contemporaneamente catchy e interessanti, retromaniaci e pieni di riferimenti orientati a un pubblico più maturo e attento (vedi il video qui sopra) ma contemporaneamente orecchiabili per gli ascoltatori "casuali".

Finito il loro live, c'è un breve momento di stanca: il ciccione della DFA non mi entusiasma, la fine del set di Annie Mac e l'inizio di quello dei Simian Mobile Disco interessanti ma nulla di esagerato (soprattutto i secondi, comunque, pensavo molto peggio), Richie Hawtin sentito cinque minuti pare fare esattamente lo stesso set del 2006, con uno spettro sonoro che varia dai due suoni ai tre nei momenti di massima intensità, per cui visto che le priorità sono il giorno successivo decidiamo di perderci cose interessanti come Fatboy slim, di cui ero molto curioso, Brodinski & Gesaffelstein e la chiusura di Jacques Lu Cont: non si può fisicamente sentire tutto, bisogna sempre fare delle rinunce dolorose, e domani ci aspetta una giornata molto intensa, per cui nanna, anche se molto molto molto soddisfatti.

domenica 17 giugno 2012

Sonar 2012, parte I: un tranquillo giovedì di scoperte

Poteva mancare il post lunghissimo in cui vi racconto tutte le cose nuove e meno nuove che ho visto negli ultimi tre giorni al festival di musica avanzata di Barcellona?

Ma non se ne parla nemmeno, per cui senza ulteriori indugi comincio a snocciolarvi, in rigoroso ordine cronologico, i personaggi che hanno popolato il mio lungo weekend di esplorazioni musicali, partendo ovviamente dal giovedì, giorno che solitamente è un po' più loffo e fatto di svaccamenti sul prato sintetico al fine di conservare le energie che verranno ampiamente esaurite nei giorni successivi, ai quali verranno dedicati altri post successivamente in modo da non rendere questo più lungo della Treccani.

Nella lineup del giovedì, oltretutto, non c'è nessuno che mi interessi davvero prima delle 20, per cui ho ampiamente modo di recuperare lo sbattimento del viaggio con una pennichellina e dirigermi con calma al MACBA insieme ai miei amici e coinquilini, la spina dorsale di Exprezoo records, verso metà pomeriggio, quando nel tendone del SonarDome sponsorizzato RedBull (nota di folklore: la RedBull oltre a sponsorizzare un sacco di eventi fighi ha sempre delle idee di marketing geniali, adesso a tutti i festival che sponsorizzano se compri una delle loro bevande da acidità di stomaco ti regalano 100 minuti di wi-fi gratis, manna dal cielo per noi turisti stranieri senza traffico dati) stanno suonando degli sconosciuti Sizarr, che sono proprio quello che ci vuole per iniziare a dovere i tre giorni e che anticiperanno, un po', il tema portante dell'intero weekend, col loro poppettino tranquillo basso-ghitarra-batteria-synthini da "un po' me la ballicchio un po' me la canticchio un po' mi svacco sulla moquette bevendo una birrettina".

Morale, neanche mezz'ora che sono dentro al Sonar, giusto il tempo di comprare del merchandise (la borsa di quest'anno è finalmente figa, a differenza di quelle degli ultimi due o tre) e ho già scoperto dei tizi nuovi che voglio approfondire: il paradiso dei nerd musicali assetati di nuove scoperte non si smentisce mai.


Andare in un posto così assieme a degli altri nerd musicali, poi, è il meglio che possa capitare: fossi stato da solo, mi sarei perso il live di Yosi Horikawa che mi ha consigliato l'ottimo Alexei e che è stato una delle cose migliori del Sonar: il piccolo giapponesino (che tra l'altro ha passato tutto il venerdì e il sabato in primissima fila al SonarDome a godersi gli altri artisti) fa delle cose che a sentirle raccontare sembrano una palla alluscinante e la sagra dell'intellettualismo inutile, visto che fa musica basata quasi esclusivamente su field recordings e campionamenti ambientali, ma sentito live è godibile un bel po'.


I field recordings ci sono, ci sono gli scrosci d'acqua e i rumori di fondo della città, ma c'è anche una bella cassa a volte dritta e a volte spezzata a rendere il tutto contemporaneamente molto danzabile e molto orecchiabile, per via della cura giapponese con cui i field recordings sono curati e trattati al fine di costruire un'atmosfera eterea; immaginate un Kaito un po' meno zuccheroso e danzabile, per capirci, e vi fate un'idea di che piacevole sorpresa sia stato.

Nel frattempo, sul palcone del SonarVillage si sta esibendo Flying Lotus col suo ingombrante carico di hype e io, pur non apprezzandolo, decido di dargli una possibilità: resisto solo dieci minuti scarsi al suo tuuun, ci-tun cii tuuun per fintointellettuali e poi decido di tornare sotto il tendone dove ci sono artisti che non hanno bisogno di uno zio famoso per vendere dischi, nella fattispecie un altro sconosciuto per me, un tal Doc Daneeka che sta facendo un set piuttosto godurioso nella sua semplicità, infilando Chez Damier, Todd Terry e i MAW a orario aperitivo per una roba che è, sostanzialmente, "ti piace vincere facile".

Intendiamoci, io li sento sempre volentierissimo, ovvio, ma sei al Sonar, non sei alla sagra della salamella, dovresti fare di più: da rivedere, perchè comunque non è che mi sia sembrato scarso, anzi.

Mi è sembrato così scarso che mi sono menato via e mi sono perso l'inizio dei Mostly Robot, l'interessantissimo progetto a base di improvvisazioni di Jamie Lidell, Tim Exile e un paio di loro amici dello stesso livello, di cui ho sentito dire meraviglie da più parti: arrivo nella sala sotterranea del SonarHall quando ormai è troppo tardi e hanno praticamente finito, e mi rimarrà il rimorso.

Mini pausa-tapa, e poi alle 20 è l'ora di uno degli artisti per cui ho più aspettative, Totally enormous extinct dinosaurs: il suo album, l'ho scritto di recente, è il mio album del 2012 e del suo live ho letto in giro grandi cose, per cui dire che sono venuto a Barcellona solo per lui è un'esagerazione, ma nemmeno troppo grossa.

L'acustica del SonarVillage, non impeccabile in più di un'occasione giovedì, non gli rende giustizia, ma ciononostante il suo live è qualcosa di esagerato, a base di piume di pavone, di ballerine à-la Mauro Repetto vestite da ninja con la coda metallizzata e, ovviamente, delle splendide canzoni di "Trouble" che compaiono quasi tutte nell'oretta di show, dalla title track a "Panpipes", da "Your love" a "Tapes & money", da "American daydream part II" e "Stronger" alle ovvie due hittone, "Garden" e "Household goods".


La mia reazione al live è stata assolutamente scontata, visto che ho cantato come un bambino, goduto molto e fatto due lacrimine sul cantato di "Garden", grazie alla voce molto bella anche se poco audibile per via delle sbatte tecniche della cantante, ma quello che mi ha piacevolmente sorpreso è stata la reazione del pubblico: immaginavo che il grosso talento pop di TEED facesse una buona presa e sapevo della grossa ricettività di una platea come quella del Sonar, ma non mi aspettavo di vedere COSI' tanto fomento, così tanta gente goduta e così tanta gente cantare a squarciagola tanto quanto me: è la riprova che Orlando forse non è un pallino mio personale ma ha davvero un sacco di talento ed è probabilmente destinato a fare grandissime cose.

Il primo giorno di Sonar finisce così, col sorrisone a trentadue denti: di solito la sera del giovedì la si passa tranquilla con una buona cenetta e a letto presto, per evitare di arrivare morti al sabato, ma stavolta era davvero impossibile resistere all'offerta sterminata dei party off: il label showcase della Freerange con Jimpster, Manuel Tur e soprattutto Lovebirds, sotto casa, gratis era irrinunciabile, per cui cambio di programma, ci andiamo.

In realtà prima dei tre della Freerange suonano dei resident che definire imbarazzanti è un eufemismo, per cui la stanchezza del viaggio e del primo giorno di Sonar si impadronisce di noi e riusciamo a sentire giusto un'oretta - comunque ottima - di Lovebirds prima di andare a letto ribadendo che mai più sti cazzo di party Off Sonar organizzati solo per poter dire che hai suonato a Barcellona in quel weekend lì e che nel 99% dei casi sono gestiti col culo e semideserti.

mercoledì 22 giugno 2011

Il report del Sonar, day two

Secondo giorno, ricco di eventi, di artisti interessanti, di performances cariche di aspettative sia positive che negative, ma ricco anche di sorprese.

La giornata musicale prende il via con mooolta calma, visto che si sa che finirà molto tardi, per cui la mattinata e la prima parte del pomeriggio sono dedicati allo shopping (a Barcellona c'è il negozio della Munich, vuoi non andare?) e a un rigenerante bagno nella piscina sul tetto dell'hotel, pur con un grave errore: snobbare il set di Agoria, che non mi ha mai entusiasmato eccessivamente e che nell'ultimo Fabric boh si dai ma niente di che, e che invece mi è giunta voce da più parti che abbia fatto i numeri da circo massimo...e vabbè, si sapeva che alla fine del weekend il computo delle figate perse avrebbe superato quello delle figate viste, era inevitabile data la mole sconfinata di roba interessante in giro e la mancanza, ancora irrisolta, del dono dell'ubiquità.

Il primo artista evidenziato a penna sul programma della giornata, dopo Agoria, è Four tet, che suona alle sette di sera, per cui c'è tutto il tempo per andare al MACBA con la dovuta calma, bere una birretta e cazzeggiare un po' vedendo se c'è qualcuno di sconosciuto e interessante, e ovviamente questo qualcuno c'è, ed è LA sorpresa del weekend.

Nel tendone condizionato del SonarDome, pieno zeppo di inglesi gioiosi, c'è un'inglesotta pienotta con una band chitarra-batteria-fiati che se la canticchia gioiosa su sonorità danzabili, un po' dubsteppeggianti, un po' dramenbeisse, mooooolto catchy, mooooolto pop: per capirci, è questa qui



La ragazza vanta nel curriculum delle pessimissime frequentazioni, tipo che questa traccia qui è prodotta da Benga e quest'altra è addirittura uscita come Magnetic man feat. Katy B:



Ma ciononostante lei ha un tiro pop fenomenale, di quelli che prima che arrivi a metà della canzone sei già in grado di cantare il ritornello successivo e che a fine concerto hai le sue canzoncine inchiodate in testa, insomma roba che a un Festivalbar qualsiasi farebbe degli autentici sfracelli ma che, siccome arriva da un paese civilizzato, ha delle evidentissime radici nel mondo del clubbing e non fa niente per nasconderle, tipo in questa canzone qua che parla dei tamarri che a fine serata ti chiedono "ultimò ultimò", argomento di cui persino io ho parlato, in passato (scrivendo di un cd guardacaso inglese, guardacaso di un altro artista presente al Sonar):



Morale, tornato a casa mi son comprato il cd, che non si vive di soli intellettualismi e non è giusto snobbare a priori gente che di solito fa cagarone come Benga e Skream, anche se senza alcun dubbio questa roba qui sarà schifata pesantemente dai loro fan abituali, che la troveranno senza dubbio troppo commerciale, troppo pop, troppo poco intellettualistica, ma chissenefrega: a fare del buon pop ci va MOLTO più talento che a fare le intellettualate da tre soldi, e questo è del pop coi controcoglioni, veramente molto ben fatto; lode alla grossa scoperta di questo weekend.

Dopo Katy, arriva l'ora di Four Tet, col sole che volge al tramonto e il SonarVillage praticamente pieno: Kieran si presenta sul palco tranquillone come solo lui sa fare, in polo verde, pc e controller, e senza scomporsi un attimo per tutti i tre quarti d'ora del suo live abbandona del tutto le metriche spezzettate e poco comprensibili delle sue (noiose) cose recenti con Burial e ritorna al suo eccellente album dell'anno scorso, che live ci propone in modalità ancora più dritta e danzabile, al punto che la stragrande maggioranza del live, praticamente tutto tranne "Love cry", ha la cassa in quattro e noi sculettiamo felici e gioiosi cullati dalle sue atmosfere melodicone e dalla gioia di sapere che James Holden e Nathan Fake possono pure andare avanti a drogarsi e non stampare più niente come fanno ormai da anni, tanto la loro eredità è saldamente nelle mani di Hebden e gode di ottima salute.

Fare foto da più vicino non c'era verso, era pieno pieno pieno pieno

Sul finire del live di Four Tet ci beviamo un'altra birrettina per evitare la calca di gente che abbandonerà il SonarVillage a breve, e soprattutto per prepararci psicologicamente al set di uno degli artisti che attendo con più ansia di tutto il weekend: Nacho Marco.

Ho un sacco di dischi suoi, li suono praticamente da sempre, è uno dei miei produttori preferiti di tutti i tempi, ma non l'avevo mai sentito live, visto che da noi in Itaglia non se lo caga nessuno, e al Sonar di due anni fa mi ero perso il suo set per via di casini ritardi sbattimenti, quindi ora sono praticamente con la bava alla bocca, e lui soddisfa pienamente tutte le (enormi) aspettative che avevo e le supera anche, con un set dellamadonna.

Sicuro di sè come solo i grandi dj
La prende moderatamente alla lontana, partendo molto nudiscoeggiante e balearico come ti aspetti da un dj ispanico a orario aperitivo, ed è subito goduria di sorrisoni e sculettamento col sole che scalda ancora forte come in un openair estivo diurno ma ormai inizia a tramontare, lasciando spazio a quella deep house con la bassata bella piena e rotolona che contraddistingue lo stile dell'eccellente ispanico, stile che adoro alla follia.

Ma non è tutto: Nacho si rivela, oltre che un produttore meraviglioso, anche un dj di grandissima abilità: per tutta la durata del set dà sempre la sensazione di avere in pieno controllo la pista e di sapere sempre esattamente dove vuole portarla, col piglio del dj espertissimo che non ha bisogno di grossi artifizi tecnici o scenografici per comandare a bacchetta il pubblico, ma a cui è sufficiente solo l'abilità di scegliere il disco perfetto per il momento.

L'ho già detto? Set dellamadonna.

L'unico motivo di disappunto è che probabilmente, in itaglia, non lo vedrò mai.

Ad ogni maniera, è il tempo di mangiare qualcosa per cena, passare in hotel a dormire un'oretta e cambiarsi, perchè ci attende la prima serata del Sonar de Noche, anch'essa ricca di curiosità per alcuni artisti semisconosciuti e aspettative per altri già noti, felicemente o tristemente.

L'accoglienza ai padiglioni della Fira gran via è come meglio non si potesse desiderare: allo stand del Ballantine's un dj completamente ignoto suona, in fila, "Jaguar" di Dj Rolando e il remix di Mark Knight di "The man with the red face", giusto per non spararle grosse, ed è già goduria.

Un rapido giretto di ambientamento, e l'attenzione della giovane con un passato tamarro al mio fianco viene immediatamente rapito dallo spazio SonarCar, che si chiama così perchè c'è l'attrazione che non può assolutamente mancare in un festival di musica innovativa e di enorme spessore culturale, dove i più grandi genii della musica contemporanea si riuniscono per dettare le linee guida delle sperimentazioni prossime venture, attrazione che abbiamo ritenuto necessario immortalare in un video:



Dopo un paio di giri sugli autoscontri, comunque, è ora di tornare alla musica, e il primo artista che il palinsesto della sera ci propone è un artista già visto e sul quale non nutro quindi troppa curiosità, ma giusto una voglia di rivederlo in tutta la sua maranzeria e caciara sconfinata: l'artista in questione è Dizzee Rascal, col suo grime casinaro e la sua grande abilità di trascinatore delle masse.

He's just a Rascal, he's just a Rascal
Fa all'incirca lo stesso concerto che gli ho visto fare ad aprile 2010, quando ha aperto il concerto dei Prodigy, per cui gli dedico giusto l'attenzione necessaria a sentire il nuovo singolo, "Bassline junkie", che è praticamente un follow-up di "Bonkers" e in quanto tale è un missile terra-aria di rara maranzeria e di sconfinata caciara, insomma una gran figata, ma tempo una mezz'oretta ed è già ora di sentire uno degli artisti che mi incuriosiscono di più di questa serata, Scuba.

Ho sentito un paio di set suoi scaricati, i suoi dischi come SCB mi piacciono molto, per cui nutro dell'aspettativa per capire se finalmente riesco a farmi piacere qualcuno della scena (post)dubstep, e la risposta è un secco, inappellabile e violentissimo NO.

Già solo dalla posa si percepisce l'alone di altezzosità che circonda quest'uomo
Per dirla in francese e lasciare ampio spazio al dibattito, la parte di set di Scuba che ho sentito prima di scappare schifato faceva cagare a spruzzo: praticamente le marcette naziste del più noioso dei set di Dettmann con un colpo di cassa in meno ogni tanto giusto per far dire ai fintointellettuali "minchia oh zio, cioè, troooppo innovativo", con in più in generale un look&feel di "ao anvedi quanto cazzo sono feroce, spacco veramente un sacco, sono incattivito al massimo" che forse aveva senso dieci anni fa e solo se eri Chris Liebing, ma nel 2011 fa soltanto compassione.

Bocciato su tutta la linea, come pure bocciatissimo l'altro presunto grandegenio della serata, quello che "ao incredibbbile, stavolta fa lo show coi laser, genio vero, se le inventa davvero tutte", Aphex Twin.

L'unico vero motivo di stima per lui è che è bravissimo a cavalcare il mood del suo pubblico, che non lo ascolta minimamente e griderebbe "GEGNO! GEGNO!" anche se lui suonasse un'ora di muggiti delle mucche, per cui lui, che è gegno si, ma del marketing di sè stesso presso i fintointellettuali pretenziosi, non sta certo a sbattersi a proporre qualcosa di interessante, ma propina alla platea un set di technina insignificante che sentito da un qualunque dj Gino Salamella sarebbe sommerso da una cascata di pomodori, ma che invece siccome è lui riceve elogi a non finire e lodi sperticate; per capirci, la parte più interessante del set erano i visual, in cui l'idea principale era quella, innovativissima e assolutamente mai vista, di piazzare logo e faccione su qualsiasi cosa...wow.

Ah ma aveva i laser a sto giro, vuoi mettere? La megainnovazione del grande gegno era una cosa che a metà anni 90 già aveva stufato.

Sfanculato piuttosto rapidamente il premio Nobel per la pretenziosità e il fintointellettualismo, è tempo di un'altra piacevole sorpresa, perchè a fare da degno contraltare allo snobismo intellettuale del SonarClub, nell'area all'aperto del SonarPub sta andando in scena la sagra dell'ignoranza e della divertenza senza neuroni, capitanata da un sublime Steve Aoki capopopolo delle legnate senza senso e come se non ci fosse un domani...per capirci, l'immagine che mi porterò dentro del suo set è quella di una tizia che fa crowdsurfing a bordo di un gommone mentre lui suona un remix maranzissimo del disco più maranza di tutti i tempi, "Flash" di Green velvet; massima stima per l'accoppiamento della lineup, che affianca in contemporanea il set più pretenzioso del festival e quello più brutalmente cazzaro e demenziale, quasi a voler dimostrare che tra i due atteggiamenti quello vincente è il secondo, a mani basse.

Ad ogni maniera, in contemporanea a Steve Aoki c'è anche una seconda esibizione di Katy B dopo quella del Sonar de dia, e siccome la ragazza mi ha stupito giusto un po' qualche ora prima decido di rivederla: ripropone praticamente lo stesso concerto di pop danzabile, dnb e dubstep suonato con chitarra batteria e fiati e cantato con voce da Top of the pops, e l'impressione è la stessa, positivissima, che avevo avuto di giorno.

Tra la fine del set di Steve Aoki e il successivo artista sottolineato a penna del mio personalissimo programma, A-trak, c'è una buona oretta, giusto il tempo di un giretto sugli autoscontri e una red bull: ci sarebbe da sentire Annie Mac, ma è veramente troppo troppo troppo maranza e non ce la faccio, come pure i Die Antwoord che sembrano i fratelli incazzati di Dizzee Rascal e non penso avrò voglia di riascoltare, per cui pausa di riflessione sulle panche.

La prima mezz'ora del set di A-trak è spettacolo vero: filtered house vecchia scuola à la Daft Punk quando non erano famosi, tiratissima ma con una certa classe, fomento e gioia allo stesso tempo, conditi con del gran turntablism che lo rende, a tutti gli effetti, uno dei migliori set sentiti nel weekend: purtroppo durante la seconda metà di set si fa prendere troppo dalla moda del momento per cui se suoni solo cassa e in quattro sei veramente trooooooppo indietro e poco cool, per cui la parte finale del set è del pallosissimo boh-step che si vede chiaramente che non è la sua cosa e che, quindi, annoia nel giro di cinque minuti scarsi.

Sono così poco grosso che ho persino la console custom a forma di "A"

E' un vero peccato, vista la meraviglia della prima parte del set, che si sia rovinato così per cedere alla moda del momento: avesse fatto un'ora di house secca e movimentata come la prima metà, sarebbe stato il miglior set della settimana di gran lunga.

Vorremmo andare a sentire un po' di Boys Noize, ma ha del ritardo nell'inizio del set e Toddla T, l'unico altro artista all'opera al momento, non sta tenendo fede alle aspettative create dalla sua "Take it back" con Shola Ama proponendo dell'orribile electro che fa sembrare il set precedente di Annie Mac una cosa per palati raffinati, per cui c'è un momento di empasse, che alle cinquemmezza di mattina dopo una giornata faticosa è la cosa peggiore che possa capitare, visto che ci convince ad andare a dormire perdendoci il set finale di Tiga, sul quale ho raccolto commenti molto positivi e pure quello del ciccione della DFA, che a quell'ora tarda lì mi incuriosiva non poco.

Morale, riassunto della giornata: Aphex twin merda (e si sapeva), Scuba merda (e si sapeva un po' meno), Katy B sorpresona, A-trak fenomeno ma peccato per la moda del dubstep, Nacho Marco bellissimissimissimo, gli autoscontri sono una figata.

martedì 21 giugno 2011

Il report del Sonar, day one

Giovedì è il giorno dedicato all'ambientamento, quello in cui ancora non c'è il Sonar de noche (anche se i party Off Sonar sono iniziati già mercoledì), l'affluenza al Sonar de dìa è ancora contenuta ma musicalmente si fa già sul serio fin dal primo minuto, chè qui non si scherza un cazzo.

Atterro con la mia signora a BCN in tarda mattinata, in modo da avere giusto il tempo di un passaggio rapido in hotel e un panino zozzo da Subway e siamo già al MACBA per sentire il primo degli artisti evidenziati sul mio personalissimo programma, Floating Points.

Premessa: quello che rende assolutamente unico e goduriosissimo il Sonar non è la tranquilla certezza delle performances di artisti che conosci, per me il Sonar è prima di tutto sentire gente di cui finora ignoravi completamente l'esistenza e rimanere folgorato, schifato o anche solo del tutto indifferente, ma in ogni caso il Sonar è principalmente una fonte di scoperte musicali, motivo per cui ho deciso di concentrarmi sul festival "ufficiale" e pisciare del tutto i party off dei soliti Mobilee, Moon Harbour, Innervisions, BPitch control e simili che in un qualsiasi inverno milanese capitano sotto casa almeno due o tre volte.

Per dire, arrivando un po' in anticipo per l'inizio di Floating points ho scoperto Toro y Moi, che nei cinque minuti scarsi che ho sentito mi ha catturato e che mi sono ripromesso di approfondire appena ne avrò il tempo (che potrebbe anche essere nel 2050, visti i ritmi forsennati che seguo ultimamente)

Dicevamo, Floating points: dire che lo conoscessi sarebbe un'esagerazione colossale, mi aspettavo dell'house movimentata e un filo sbilenca e invece il regazzino mi ha stupito partendo morbidissimanente jazzato come, in effetti, si confà a un giovedì pomeriggio alle tre per poi passare, con una continuità perfetta, a della cassa in quattro da placido sculettìo pomeridiano, percussiva e sincopata il giusto per piacere alle signorine ma ovviamente molto, molto di classe come un pubblico giustamente esigente come quello del Sonar si merita: molto bravo, da risentire al più presto anche se con ogni probabilità per risentirlo mi toccherà prendere un altro aereo.

Punti fluttuanti, virgole mobili, whatever
Finito virgole mobili, facciamo un girettino in giro per il MACBA giusto in tempo per beccare la folla oceanica in coda per entrare nella sala dove di lì a poco suonerà Nicolas Jaar: cioè, mica pizza e fichi, l'ultimo dei pischelli con all'attivo un album su Circus company tanto osannato quanto noioso e con un carico di paragoni pesantissimi sulle spalle, qui in versione "vero musicista" con il gruppo chitarra-batteria-cazziemazzi.

Decidiamo che non ne vale la pena e andiamo a mangiare un paio di tapas in giro per il Raval, non sapendo che ci attendeva la scena più ridicola del pomeriggio.

Nel Raval normalmente, e in misura ancora maggiore nel weekend del Sonar, capita di sentire della cassa uscire dalle case o dai negozi, per cui non è che ci si faccia troppo caso; stavolta però non si sa in base a cosa decido di indagare sulla cassa che sento in lontananza, e arrivato nella piazzetta da cui proviene mi si para davanti un cospicuo assembramento di tamarri, principalmente italiani, tutti con l'attenzione volta a un gazebo in fondo alla piazza, sul lato del mercato della frutta che dà sulla Rambla.

Cerco faticosamente di farmi strada tra le canotte per scoprire chi sia lo sconosciuto dj che a colpi di cassa, invero piuttosto brutta e monotona, sta fomentando tutti questi tamarri, e con un po' di sorpresa e un po' no....

Bella zio, un chilo di albicocche e uno di pomodori
Il misterioso musico è nientepopodimeno che lo zio Rici, il che spiega la così ingente presenza di canotte italiane e cappellini bruttissimi assortiti, con la console montata in una vera (ma non troppo) bancarella di frutta e col laptop appoggiato alla bilancia.

Lodevolissima l'iniziativa di concentrare tutti i tamarri in una sola piazzetta, il comune di Barcellona dovrebbe dare dei soldi a Hawtin per il servizio sociale, deprecabile la selezione musicale dell'ormai ex Plastikman, che non sentivo da tanto e che ormai si è ridotto a suonare dei pallosissimi looppettini tricchetracche leva la cassa - metti la cassa perfetti per il target canottierato che si porta appresso e semplicemente imbarazzanti per chiunque altro, ma di nuovo, un giudizio sullo spazio Minus non può prescindere dall'importantissimo valore sociale che ha un'iniziativa del genere nel tenere la feccia lontana dagli eventi seri.

Morale, un paio di tapas e una cerveza e si ritorna al Sonar per le 19, che sotto il tendone condizionato suona San Soda, altro artista che conosco ma non troppo e che però mi va di approfondire: il giovinotto belga piuttosto aitante si presenta sul palco in canotta, e la cosa non depone a suo favore, ma per fortuna suona della deep house piuttosto gustosa, croccante e sostenuta ma mai eccessivamente viulenta: in pratica, lo stesso stile "pour les femmes" di Floating points adeguato all'orario più tardo, per cui si sculetta con più veemenza, si saltella anche qualche volta, ma sempre in maniera appropriata a un aperitivo estivo sotto il gazebo condizionato del SonarDome.

Valido nonostate la canotta
Purtroppo il ragazzo ha grossissimi problemi con le puntine, che devastano sensibilmente la qualità generale del set, ma ciononostante la selezione è validissima, per cui anche per lui vale il giudizio dato a Floating points: da risentire quanto prima e da tenere d'occhio sul versante produzioni, il giovane merita.

Per la serata il Sonar ufficiale non offre ancora nulla, come si diceva, per cui bisogna rivolgersi all'offerta Off: c'è un bel party con James Teej e gli Art Department, ma in un posto veramente in culandia, come pure in culandia è il beach party coi Visionquest che già di per sè non sono proprio il massimo dell'attrattiva, ma la pigrizia e la voglia di conservare le forze per le serate successive, che si preannunciano cariche di fatica e di soddisfazione, hanno la meglio, per cui cenetta romantica di pesce a Barceloneta e a letto (relativamente) presto, che da domani si fa sul serio.

lunedì 22 giugno 2009

Bloggando di ritorno dal Sonar

Ovvero, "il ritorno alla vita normale avendo dormito in quattro giorni le ore che normalmente dormi in uno".

Al momento mi trovo in una condizione pietosa: tra privazione del sonno, astinenza da red bull da cui sono diventato pesantemente dipendente in questi giorni, la tristezza del ritorno e l'atroce notizia che ci han smarrito la valigia contenente tutti i gadget e i souvenir faticosamente raccolti in quattro giorni (e per fortuna solo quelli, sono stato lì lì per metterci dentro anche le chiavi della macchina) non piango solo perchè non ne ho le forze.

Ad ogni modo, iniziamo da dove avevamo finito la volta scorsa, dalla fine dell'ultimo giorno di Sonar by day e prima dell'inizio dell'ultima notte di Sonar de noche, al quale ci siamo presentati giusto in tempo per la seconda metà del live degli Orbital: sarà che molte tracce loro le sentivo quando ero un pischello che muoveva i primi passi musicali, sarà che hanno trasformato il gigantesco capannone del SonarClub in un rave inglese di metà anni '90, fatto sta che mi hanno veramente fomentato nonostante riconosca, col senno di poi, che non erano affatto sto granchè.

Purtroppo nonostante la location fosse veramente enorme (ma proprio ENORME) era enorme anche la quantità di presenti, per cui non siamo riusciti a sentire Jeff Mills nè Shed&Marcel Dettmann ma abbiamo dovuto ripiegare su Tadeo e la prima mezz'oretta del live dei Moderat (avevo letto che il Sonar funziona che vai per sentire qualcuno e senti sempre tutt'altra roba, ma non pensavo così tanto :)) e poi siamo andati a casa prestino chè il giorno dopo si dovevva fare il checkout dell'appartamento alle 11 am.

L'idea era "facciamo il checkout e poi andiamo al SonarKids a collassare sul prato in attesa del live di Garnier", ma avevamo sottovalutato il fatto che per entrare al SonarKids ci volessero dei kids, di cui noi eravamo ovviamente sprovvisti e che eravamo impossibilitati a procurarci così al volo su due piedi: morale, alle 12 della domenica mattina, con alle spalle quattro giorni da quattro ore di sonno ciascuno, scopriamo che dobbiamo stare in giro per la città fino alle 19, orario del pullman per Girona.

Panico.

Parco!

Con delle energie residue pescate non si sa dove riusciamo a percorrere l'allucinante salita che porta a parc Guell per poi morire temporaneamente su una panchina ciascuno fino alle 15, ora in cui mi viene l'idea geniale: "andiamo a fare un giro alla Fnac, così passiamo un paio d'ore!"

In tutto il mondo la Fnac è aperta la domenica pomeriggio.

A Barcellona no.

Lo shock è tale che siamo rimasti un'ora sulla panchina di fronte alla Fnac per riaverci dallo shock.

Comunque, in un modo o nell'altro siamo riusciti a sopravvivere al sonno allucinante e a rischiare di perdere il pullman per Girona, con in più la beffa dell'amico malvagio con l'accredito stampa che mentre metto piede sul bus mi manda un sms che recita "ti dico solo the bells e famiglie in delirio", riferendosi al set di Garnier al SonarKids che ci siamo persi.

Morale, tiriamo le somme di questo weekend lungo massacrante:


Shinedoe è bellissima (l'avevo già detto?)



I frisbee Exprezoo di plastica riciclata coi centrini avanzati dei dischi erano il gadget più figo di tutto il Sonar (e l'unico che sono riuscito a portare a casa)



Barcellona è una città bellissima, a patto di andarci fuori stagione: già a metà giugno era così piena di italiani da risultare invivibile in alcuni momenti, non oso pensare cosa sia in agosto, ma comunque potrei seriamente valutare di tornarci.

Nonostante l'invasione di italiani (comunque più limitata che nel resto della città), il Sonar rimane un festival straniero e in quanto tale ad alto tasso di civiltà e rispetto reciproco: tanto per capirci, questa era la coda per prendere i taxi all'uscita del Sonar de noche:





Questo invece l'informe ammasso di cristiani in attesa del bus per Girona in corrispondenza per un volo verso l'Italia:



Quando si dice che gli italiani all'estero li si riconosce immediatamente...

sabato 20 giugno 2009

Bloggando dal Sonar, day 3

Iniziamo ancora da ieri sera: il party Remote area vs. Oslo sulla solita spiaggia, che era il party che mi interessava di più di tutto il weekend, sia come proposta musicale che per motivi di etichetta, visto che le uscite su Exprezoo che sono qui per promuovere sono molto affini al sound degli olandesi e dei Mannheimesi.

Le premesse del party sono state ampiamente rispettate: un sacco di gente, molta più dell'altro ieri anche per via del party del decimo compleanno della BPitch control al chiringuito di fianco e un altro party meno significativo in un altro locale lì attaccato, molti italiani soprattutto al party di Ellen Allien e soci e un sacco di olandesi al party giusto: tra l'altro, normalmente non ci faccio troppo caso perchè la cosa non mi interessa, ma ieri c'erano così tante f***e che proprio non sono riuscito a non notare la cosa :D

In realtà, poi, tutte le tipe presenti ieri facevano una pessima figura di fronte a quella che ieri sera è ufficialmente diventata una delle donne che più mi affascinano al mondo: Shinedoe.

Già di suo è bellissima, poi quando scuote la testa mentre suona acquista ancora più fascino al punto che quasi ti mette soggezione, poi però vai a darle i dischi e lei sfodera un sorrisone allucinante: clamorosa.

Purtroppo l'ordine della lineup non era dei migliori rispetto al periodo di tempo che abbiamo passato in spiaggia, per cui oltre a Shinedoe ci è toccato subire un noiosissimo live piccheppacche di Johnny D, un bel set dei due Polder e un set senza infamia e senza lode di Vera e Federico Molinari: niente 2000 and one, che suonava alle cinque, niente Boris Werner, niente Kabale und liebe, alla fine il miglior set della serata è stato proprio quello della bella olandesina.

Oggi invece abbiamo fatto i turisti, facendo il giro dalla cittadella olimpica a Barceloneta tanto per dire di aver visto un po' della cittadina, e ci siamo presentati al Sonar giusto in tempo per lo showcase della Raster Noton: minimale giapponese che giustifica in pieno il detto per cui i giapponesi, mediamente, stanno male, due suoni in croce e nulla più da cui si ricava un intero live set concettuale e malato di mente.

Scena ridicola del giorno, tra l'altro, tanto per capire cos'è il Sonar: sentendo il primo dei tre live della Raster Noton, dico "questa si che è vera minimale, altro che Richie Hawtin", mi giro e scopro di avere al mio fianco proprio lo zio, intento a gustarsi uno dei live più affini alla sua personalità attualmente in circolazione.

Il Sonar, alla fine, è tutto in questo episodio e poco altro: per tutto l'anno e, alla fine, anche nel resto della città in questi giorni, si va ai party, si clubbeggia e si fa festa, ma dentro il CCCB in questo weekend it's all about the music, Richie è solo un appassionato di musica in mezzo a tanti suoi simili anzichè lo zio con cui la gente vuole fare le foto e tra una demo di Reason e qualche mezz'oretta a giocare coi nuovi controller per Traktor al SonarPro avanza tempo per fare amicizia coi programmatori di Soundcloud e per incrociare Carl Craig prima del suo talk sulla Red bull music academy e lasciargli il promo di Quikè.

Come dicevo il primo giorno, quindi, qui in questi giorni c'è modo di vedere ogni possibile sfaccettatura della musica, dalla produzione, al djing, al party, al music business, ce n'è per tutti i gusti e di tutti i tipi, dalla minimale, alla house, alla techno al dubstep e pure agli elettracci, qui tutti ascoltano tutto con attenzione e on la voglia di imparare roba nuova.

Splendido, non ho altre parole.

venerdì 19 giugno 2009

Bloggando dal Sonar, day 2

Iniziamo da ieri sera anzichè da oggi: il party 8-bit vs. Bloop non era esattamente in un locale, ma a un chiringuito piccolissimo su una spiaggia che definire "nascosta" sarebbe un eufemismo: per capirci, era roba che il tassista non sapeva dove fosse e quindi, grazie ai potenti mezzi della tecnologia mobile, ho cercato al volo il party su ResidentAdvisor e la location su google maps e ho spiegato io la strada al tassista :)

L'effetto positivo del party in un posto così inculato è che anzichè esserci due miliardi di persone come pensavo eravamo al massimo in 200, coi piedi nella sabbia, in riva al mare e con Ekkohaus, Nick Curly, Gorge e Dj Wild...gran figata!

(E stasera, nello stesso posto, c'è il party Remote Area vs. Oslo!)

Ma parliamo del secondo giorno di Sonar: oggi finalmente siamo riusciti ad arrivare ad un orario più decente, le 15.30, e sentire un paio di set del Sonar de dia.

Niente di eclatante, ma comunque il prato di moquette del SonarVillage, col palco gigante e un po' di nuovi amici è una gran bella situazione per svaccarsi dopo aver fatto gli intellettuali alla Demo area o i networkers al SonarPro.


Parlando di Demo area, oggi ho visto roba incredibile: un tipo che ha fatto almeno un quarto d'ora buono di live (purtroppo sono arrivato alla fine) usando Smack my bitch up dei Prodigy - e già basta perchè siamo amici - come base di partenza per sfogare tutto il potenziale effettistico e real-time-remixistico di Ableton, tirando fuori di tutto, dalla dnb al dubstep ai breaks....controllando Ableton con un theremin!

Follia pura e, ovviamente, pubblico in visibilio.

Ho raccolto qualche altro gadget che mi mancava dagli stand del SonarPro e, soprattutto, ho iniziato a dare in giro i nostri splendidi frisbee di plastica riciclata decorati coi centrini avanzati dei dischi, per cui se vedete in giro gente che si lancia frisbee neri marchiati Exprezoo, è anche merito mio :)

giovedì 18 giugno 2009

Bloggando dal Sonar, day 1

Aka "ambientamento".


Sveglia alle 6, arrivo in appartamento alle 12, tra pranzo, pennichella indispensabile e trasferimenti vari arriviamo al Sonar by day che sono quasi le 18, giusto il tempo di trovare lo stand di Electronix a cui lasciare un po' dei vinili di Exprezoo e fare un giro che si fa l'ora dell'aperitivo, passaggio da casa per cambiarsi (e scrivere questo post) e poi party free sulla spiaggia con tutta la 8-bit, quindi i vari Nick Curly, Gorge e famiglia, tra l'altro nello stesso posto dove domani c'è il party Remote area vs. Oslo.

A prima vista, comunque, qui la roba pare veramente (ma veramente) figa: a parte la splendida borsa Adidas griffata Sonar in omaggio con l'accredito SonarPro, la figata è che c'è da fare per tutti i gusti e tutti i mood: ci si può rilassare nel giardino del SonarVillage sentendo roba interessante (oggi c'erano Luomo e lo showcase dei 10 anni della Ghostly), si può fare i segaioli mentali al palco delle demo ascoltando gli artisti che se la suonano e se la cantano di alambiccamenti musicali assortiti, si può andare a giocare coi giochini da wannabe digital dj nella fiera dei pro, purtroppo un po' limitata.

Per ora, pare molto molto figo, anche se non si è visto quasi nulla: domani spero di riuscire a essere più dettagliato :)

lunedì 18 giugno 2007

Un sacco di musicame

Per cercare di sopravvivere a un funestissimo lunedi' mattina che segue una notte di insonnia...qui, su cortese segnalazione del forum Bxr, ci sono un sacco di live del Sonar da scaricare: io sto cercando di tenermi sveglio con quello di Jeff Mills e direi che finora funziona perfettamente, mentre qui c'è il nuovo episodio del podcast Beatbank, che a sto giro toccava a me :)

Giusto per non sembrare uno che scrive post troppo corti, vi incollo anche la tracklist, che so che vi attira:

Beck - Cell phones dead (Ricardo Villalobos rmx) (White)
Slg - Caffeine (Bulent Gurler rmx) (Trapez)
3 Abnormal boyz - Keep it (Frankie rmx) (Frankie)
Andomat 3000 & Jan - L Delay (Cadenza)
Carassi & Capriati - Formaldehyde (Massi DL rmx) (Globox)
Danilo Vigorito - Dressing up (Adagio)
Simon Baker - Plastik (Playhouse)
Alfa Romero - La pentolata ep (Players' paradise)
Luci - Fantex (Titbit)
Michel De Hey & Grooveyard - Compound (Mirko rmx) (EC)
Alexi Delano & Xpansul - Access method (Discos de lata)
Paul Ritch - Winter ceremony (Resopal)
Hardfloor & Andreas Anders - It's him, it's him (Hardfloor)
Unknown - Don't ask 2 (Don't ask)
Unknown - Don't ask 3 (Don't ask)

Devo ancora risentirlo cmq mentre lo registravo mi è sembrato abbastanza soddisfacente...c'è anche un momento di ilarità in cui "qualcuno", passando per caso, mi ha urtato un piatto facendo fare un triplo carpiato alla puntina, così si capisce che è tutto vero e registrato coi piatti anzichè con quelle cazzimme tecnologiche atroci che fanno tutto da sole :D