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mercoledì 12 settembre 2012

Il miglior dj del mondo

Su quello che fa adesso, sia a livello musicale che di atteggiamento, preferisco stendere un velo pietoso, ma c'è stato un periodo, nei primi tre-quattro anni del millennio, in cui qualunque dj al mondo gli stava dietro un paio di spanne.

Non c'era Sven Vath, Laurent Garnier, Jeff Mills o Richie Hawtin che tenesse e molti dei miei dj preferiti di oggi suonavano probabilmente nella loro cameretta: lui era di un altro pianeta, con la sua techno tiratissima ma ciononostante solare e gioiosa e la sua tecnica assolutamente folle, per cui tre piatti a volte non erano abbastanza.


Questo è giusto uno dei set spettacolari di quel periodo che si trovano facile in giro per la rete; io ho avuto la fortuna di vederlo tre volte, in quegli anni (e stava già iniziando la fase calante, quando l'ho visto io), quando ancora saliva in console, inforcava le cuffie e senza dire una parola macinava una fucilata dietro l'altra, per alzare la testa solo a fine set e, ovviamente senza cambiare espressione, osservare il degenero assoluto che aveva causato nella pista.

Anche risentendolo oggi, non c'è nessuno al mondo che mi fomenti e mi causi della goduria così devastante come lui.

venerdì 13 luglio 2012

Christian Zingales - Techno

La techno, come la conosciamo noi che l'abbiamo vista nascere o quasi, è morta.

Gli indizi non mancano, e le motivazioni sociali e di contesto che hanno piantato i chiodi nella bara sono molteplici, e forse il più grosso merito di questo libro è proprio aver stimolato queste riflessioni.

Non è di certo un libro valido per raccontare la techno a chi non la conosca: in primo luogo perchè l'approccio enciclopedico (l'unico effettivamente praticabile, questo glielo concedo) consente di approfondire molto ma manca di una visione d'insieme, ma anche perchè il linguaggio usato presuppone un po' di conoscenza nel lettore e, soprattutto, perchè descrivere cosa sia la techno in maniera univoca è impossibile. 


Zingales, non si può negarlo, è molto bravo: scrive molto bene (a patto, ripeto, di avere il background adeguato per apprezzarlo) e in ogni riga si percepiscono nettamente la sua conoscenza vastissima e la sua passione sconfinata per un certo tipo di techno, passione che però è anche il grande limite del libro. 

Se da un lato infatti l'assoluta coerenza con cui vengono giudicati gli artisti è lodevole e denota una grandissima bravura e lucidità di pensiero, è inevitabile però che chi abbia sufficiente background da apprezzare il libro e gusti non perfettamente allineati con quelli di Zingales provi durante la lettura sentimenti che vanno dall'"uhm" al "ma che cazzo sta dicendo questo?".

Nonostante alcuni giudizi siano opinabili (per usare un eufemismo: il modo in cui viene liquidata la scena napoletana in poche righe dopo aver speso paginate per ogni cristiano che abbia mai messo due dischi a Roma negli anni '90 è quantomeno sacrilego) e alcuni un po' forzati (una delle grandi regole non scritte di chi parla di techno è "la Warp, la Rephlex e Aphex twin sono intoccabili nonostante facciano cacare a spruzzo spesso e volentieri"), il racconto di un genere che non c'è più, perchè legato a un periodo che non c'è più, è estremamente piacevole e, salvo alcune delle succitate paginate dedicate ad artisti evitabili, scorre via molto bene: rimane l'amaro in bocca quando realizzi che questo è solo un modo di intendere lo sconfinato e frastagliato universo della techno e, soprattutto, quando realizzi quanto Zingales sia rimasto ancorato a una quindicina d'anni fa.

Il problema vero è che però non è lui a esser retromaniaco, ma piuttosto che volendo raccontare la techno di cui parla lui, quella del trio di Belleville e degli UR, di Robert Armani e Joey Beltram si finisce per forza di cose a rimpiangere il passato, consci di quanto una musica nata con la tensione al futuro come principale ispirazione sia stata uccisa dal nostro tempo.

Lo accenna Simon Reynolds proprio in 'Retromania', ma è un'idea legata non solo alla musica (Coupland è uno di quelli che la raccontano meglio di tutti) quella secondo cui la tecnologia di questo periodo storico, con la rete a costituire un archivio infinito e immediatamente accessibile di tutto lo scibile umano, ci abbia condannati a vivere perennemente fuori dalla concezione lineare del tempo, con passato, presente e futuro che cessano di esistere come li conosciamo e diventano una cosa sola: in un contesto come questo, una musica che fa dell'essere rivoluzionaria e della rottura col 'prima' la propria cifra stilistica non ha più ragione di esistere, proprio perchè è un concetto come 'prima' a non esistere più.

Non saprei nemmeno dire con precisione se l'aver cristallizzato in un libro un magma (teoricamente) in perenne mutazione sia un effetto della stagnanza che affligge il genere da un buon numero di anni o un modo per dichiararne ufficialmente il decesso, sta di fatto che la sensazione che emerge, nettissima, dalla lettura è un grosso rimpianto per i bei tempi andati: praticamente tutto quello che è uscito in questo millennio viene criticato più o meno aspramente, e quando si intravede un barlume di speranza è evidente che Zingales non ha (più) gli strumenti necessari per giudicare la musica di oggi, ancorato com'è a un'idea di futuro ormai passata (elogi Matthew Dear e poi come punto più alto della sua produzione citi una maranzata commercialotta come 'Mouth to mouth'? Sul serio? Bella battuta.)

In sostanza, pur avendo - se non si fosse capito - più di una divergenza con le idee e coi gusti di Zingales, consiglierei questo libro? Assolutamente sì, a patto che abbiate già dei rudimenti sul tema senza i quali credo sembrerebbe tutto troppo astratto, cervellotico e da nerd musicali: se i vostri gusti sono affini a quelli di Zingales (e non è difficile, visto che alcuni giudizi sono al limite del nazionalpopolare almeno per chi segue il genere) questa sarà la vostra Bibbia, ma anche se non dovessero esserlo un punto di vista diverso così ben esposto e una lettura così avvincente sono comunque manna dal cielo.

Tornando all'affermazione dell'inizio, la techno è morta?

Come la intende Zingales sicuramente sì: quei suoni e una parte di quell'attitudine, oggi, non hanno più senso se non in qualche revival di tempi passati che suona sempre più come quelle serate in cui suonano "com'è bello far l'amore da Trieste in giu", perchè, molto banalmente, sono cambiati i tempi e il futuro, si sa, invecchia male.

giovedì 24 novembre 2011

I capolavori techno sono ancora possibili

Giusto un paio di giorni fa lamentavo la sensazione di stantio di certa techno recente, che ripropone suoni e stilemi già visti senza aggiungere granchè di nuovo, di personale o anche solo di minimamente interessante: orbene, la grande notizia di oggi è che invece recuperare la techno vecchia scuola e riproporla aggiornata ai giorni nostri con ottimi risultati si può fare.

A farlo è uno che nell'ultima ventina d'anni ha dimostrato giusto un paio di volte di essere all'altezza, un certo Carl Craig: la qualità audio di Youtube non gli rende giustizia, ma giusto per darvi un'idea (raccomandazione importante: è piuttosto lungo, ma va ascoltato tutto di fila senza saltare avanti o indietro per godere appieno della struttura della traccia, che è una delle cose che Carl Craig sa fare meglio)



Questa è la techno di cui mi sono innamorato da piccino, musica a cui bastano un basso profondo che si senta nello stomaco e un clap croccantissimo per gettarti in un luogo oscuro e dissonante ma che hai imparato a trovare accogliente nel corso di anni e anni di party con gli amici, al punto che ormai consideri questi suoni la tua musica, con quelle voci distorte che ti proiettano verso un abisso di tenebre in cui , poi, il clap, ti prende letteralmente a schiaffi e Carl Craig giocando col decay aumenta e diminuisce il nostro senso di angoscia, e poi, dopo quasi sette minuti di piacevole tortura, bam! un pad squarcia letteralmente la cassa, come un raggio di luce, e cambia le carte in tavola.

Proprio quando sembrava non esserci più alcuna speranza di redenzione, quel pad ci fa tirare un sospiro di sollievo, e il synth che accompagna la ripartenza trasforma gli stessi suoni da inferno senza speranza di pochi istanti prima nella musica più festosa di sempre, quella che ti fa fare salti alti mezzo metro col sorrisone stampato sulla faccia tua e di tutti quelli che ti stanno attorno, quella che potrebbe andare avanti per settimane senza mai stufare, e invece, proprio quando pensi "yeeeah, dai Carl, continua così come se non ci fosse un domani", lui la fa finita, sono già passati più di undici minuti e Carl, da geniaccio con un monte di esperienza alle spalle, sa perfettamente come lasciarti lì implorante di continuare, per cui il tasto "replay" si schiaccia praticamente da solo, quasi per magia, e dopo undici minuti si schiaccia ancora, e ancora, e ancora.

Grazie, CarlCraig, grazie davvero.

giovedì 17 novembre 2011

Perchè la techno "nuova" non mi convince troppo

Nella scena techno c'è del fermento come non se ne vedeva da un bel po', azzarderei quasi che siamo di fronte al primo filone più genuinamente techno dopo l'armageddon della minimale che per un paio d'anni ha azzerato tutti gli altri generi e dopo il quale sono nate molte correnti nuove, dal post-dubstep e dalla technouse piccheppacche à la Nick Curly o simili per arrivare al rifiorire della nudisco e alle melodie più poppeggianti dei giorni nostri.

In questo periodo di rinascita post-minimale, la techno ha preso una strada ben definita, lungo la quale l'attenzione maniacale al sound design della scena minimal ha dato vita a una rinascita della dub techno à la Maurizio che è via via diventata sempre più "raw", squadrata e marziale, fino a raggiungere alcuni punti di contatto con l'industrial.

Ora, io non sono un gran fan di questa scena, per un motivo molto semplice: nel 2003, quasi dieci anni fa quindi, quando ero un giovine ai suoi primi contatti con la techno, è uscito un album, punto più alto a mio avviso della carriera di un artista che in quel periodo viveva il suo momento di massimo splendore, che era esattamente uguale, solo coi bpm più sostenuti.

Ora, il quizzone del giorno è: senza guardare la data di uscita, siete in grado di distinguere quali tra questi video sono nuovi e quali sono del 2003?













Non so, io da dieci anni di evoluzione di un genere musicale che fa del futuro la propria ispirazione principale mi aspettavo qualcosa di più di una dozzina di bpm in meno per la stessa minestra riscaldata.

Posso capire l'atmosfera di revival in scene storicamente e tendenzialmente più frivole (senza alcuna accezione negativa, beninteso) come quella più houseggiante, in cui il recupero dei suoni disco c'è sempre stato, più o meno latente, ma in un genere come la techno, che nasce e cresce come la musica di dopodomani, veder stampare la musica dell'altroieri mi lascia perplesso, soprattutto da parte di produttori che, bene o male, hanno vissuto tutta l'evoluzione del genere fin da prima che esistesse, come Luke Slater.

A questo punto, piuttosto, preferisco il recupero più ironico e scanzonato dei suoni proto-rave che fa tanta gente uscita dal dubstep, tipo SBTRKT; ecco, a voler ben vedere, una delle cose che non mi convincono di questa techno è che si prende troppo sul serio senza averne motivo, o forse, semplicemente, sono invecchiato io e non ho più l'età per un mood così serioso.

lunedì 22 settembre 2008

Dai dai dai dai che si ricomincia!



Ed era anche ora :)

Per il party di apertura abbiamo tirato in mezzo Kevin Gorman, che fa della bella techno sdrubasdruba un po' live set e un po' dj set, oltre ad essere una specie di anello mancante visto che è uscito sia sulla Net28 degli spagnoli che sulla Gigolo di quel petomane di Dj Hell, per cui fa contenti un po' grandi e piccini.

Se ti piace la techno sdrubasdruba, vieni al Gasoline venerdì.
Se ti piace l'electro (e quindi sei un marrano infedele), vieni al Gasoline venerdì.
Se vuoi venire a festeggiare il compleanno di Silvia e quello di sua sorella, vieni al Gasoline venerdì.
Se vuoi venire a festeggiare e basta, vieni al Gasoline venerdì, che tanto noi si fa del party uguale.
Se hai voglia di una serata veramente tra, senza sbattimenti, senza casino, tra un sacco di amicici, vieni al Gasoline venerdì.
Se sei una signorina, vieni al Gasoline venerdì, che entri aggratise.
Se sei un ometto, vieni al Gasoline venerdì, che 10€ con la consuma (ma solo in lista beatbank, eh!) mi pare un prezzo comunque onestissimo.

Morale, vieni al Gasoline venerdì, che ricominciano i party Beatbank e non si può mica mancare, suvvia :)

mercoledì 11 giugno 2008

Momento vecchiaia

Oggi mi è toccato andare in ufficio in macchina anzichè in metro, which means che la scelta musicale è stata fortemente limitata dall'assenza del lettore mp3 usuale, forzatamente sostituito dal lettore cd della Raibazmobile.

Pescando a caso dal mio archivio di cd, che ormai non è più aggiornato con frequenza (o almeno, non come l'archivio di mp3), mi è capitato in mano questo:



Fa bene ogni tanto riascoltarli, per ricordare l'impatto rivoluzionario che hanno avuto dischi come Experience e Music for the jilted generation sia sulla scena rave inglese prima che, in seguito, sull'intera techno e sul filone degenerato e MTV-influenced del big beat.

E farebbe bene ascoltarli anche a tutti quegli artisti ggiovani che piazzano una hit uguale ad altre mille e vanno a TRL a farsi tirare i reggiseni dalle adolescenti, quando loro il giorno della consegna dell'MTV Music award hanno bellamente pisciato la cerimonia per andare in snowboard.

Fa bene a me riascoltarli, perchè mi ricorda di quando al liceo tutti i miei compagni ascoltavano i punkreas e i vallanzaska e io ero il tamarro che ascoltava la musica fatta col compiuter...la stessa gente che ora va in giro a dire che si è finalmente convertita alla techno perchè ascolta i Justice.

Fa anche male, però, ascoltarli, perchè il periodo rappresentato in questo video ormai è andato, io ero troppo piccolo (13 anni, more or less) e troppo poco inglese per viverlo:



Tra l'altro non son neanche mai riuscito a vederli live, e visto l'eclettismo di Liam Howlett sono convintissimo che se si mettesse lui a fare un live con Ableton mischiando looppini suoi e tracce altrui verrebbe una cosa veramente esagerata...alla fine lui faceva quello che fino a poco tempo fa facevano i 2manydjs in tempi non sospetti, quando sull'onda del successo MTVistico ha pubblicato The dirtchamber sessions vol.1, niente di più e niente di meno che un dj set mashuppeggiante come anni dopo avrebbero fatto i fratelli Dewaele, ma troppo in anticipo sui tempi e, all'epoca, bistrattatissimo.

Lo fai oggi, un dj set coi Chemical Brothers sopra Santana, e la scena fluo grida al miracolo.

Vabbè, per oggi basta passatismi, per fortuna ho un ordine di dischi nuovi in arrivo a giorni :)

venerdì 6 giugno 2008

We call it techno! - Un documentario sulle origini della techno in Germania

Ok che con la morte delle minimalate la scena tedesca non è più tanto à la page e che ormai gli unici posti al mondo infestati di italiani peggio di Berlino sono Londra e Barcellona, feudi storici del turista in cerca di "spaguetti bolognaise", ma l'importanza della Germania lungo tutta la storia della techno e della musica elettronica in generale, dai Kraftwerk in poi, non si discute.

Come High tech soul è stato un tributo all'importanza di Detroit, quindi, ecco un nuovo documentario dedicato alle origini della techno tedesca nel periodo tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90, gli anni delle prime Love parade, dell'Omen di Francoforte e in cui ovviamente Sven Vath c'era già, ma suonava trance e aveva un look veramente ridicolo :D

Esce il 16 giugno, purtroppo solo in teutonico cum subtitula.

Di seguito il trailer, purtroppo solo in teutonico sine subtitula:



(Ovviamente, via ResidentAdvisor)

martedì 27 maggio 2008

La vera club culture

Ho già scritto di lui in altre occasioni, ma la possibilità di sentire 2 ore di programma radiofonico con ospite Simone KK è veramente una meraviglia.

2 ore di storia della techno e del clubbing italiano ed europeo, di aneddoti e di perle "alla KK" tipo, parlando di papa Ratzinger, "è talmente estremo che qualche volta ci vai anche d'accordo" :D, 2 ore in cui una delle figure più autorevoli della scena musicale elettronica italiana racconta passato, presente e possibili scenari futuri della clubscene nostrana.

Si può anche scaricare la registrazione dello show dal sito della radio (questi i link diretti alle tre parti dello show), per cui non c'è alcuna scusa per scampare alla piacevolissima lezione di storia di capitan KK, anche perchè gli splendidi discorsi di Simone sono intervallati da tracce storiche come Go di Moby o Pullover di Speedy J.

Un gran ringraziamento, oltre a KK per tutto quello che fa abitualmente per noi clubber, va ovviamente a sgt. chill e muteoscillator per lo show e anche, a tutti e tre, per la citazione di Beatbank e del sottoscritto :)

venerdì 16 maggio 2008

Fabric 39 - Robert Hood: la recensione

Finalmente iniziano a uscire tutti i mixcd per cui mi sono fomentato durissimo nel corso dell'inverno: dopo quello dei Whignomy bros. recensito ieri, finalmente ho avuto modo di sentire anche il Fabric nuovo, di Robert Hood, per cui avevo già iniziato a strapparmi i capelli in febbraio.

Nel corso dell'ultimo anno ho già avuto modo di dichiarare il mio rinnovato amore per le compilation del Fabric, che tra il 36 di Ricardo (miglior album del 2007 imho) e il 27 di Steve Bug hanno regalato veramente dei gran capolavori; il 38 dei M.a.n.d.y. è, almeno per me, l'eccezione che conferma la regola, ma probabilmente è per via della mia atavica repulsione per l'electro...magari nel suo genere è pure bellino, ma io dei due cugini preferisco ancora la compilation su At the controls.

Cmq, veniamo all'ultimo episodio, curato da una delle leggende di Detroit: dopo il trio di Belleville che ha inventato tutto, la seconda generazione di produttori includeva, oltre a mezze seghe del calibro di Jeff Mills e gli UR, anche quello che può essere considerato a buon diritto l'inventore del sottogenere minimale, Rob Hood appunto.

Quando ancora Richie Hawtin era l'inglese bianco trasferito in Canada che voleva fare amicizia con la scena nera di Detroit, il primo a cercare di creare musica sottraendo anzichè aggiungendo fu proprio Hood: il risultato che caratterizza i suoi set, quindi, è una versione ridotta ai minimi termini dell'ibrido tra funk ed elettronica che è la techno per come è stata concepita.

L'influenza funk è ancora fortissima come i tutti i Detroiti vecchia scuola, ma data l'impronta sottrattiva e la necessità di muovere comunque i dancefloor il focus sulla parte percussiva è molto più accentuato rispetto tipo agli UR, a Carl Craig o a May e Saunderson, come pure il numero di bpm, bello sostenuto.

In sostanza, rispetto a un Craig o a un Saunderson che mostrano orgogliosi le proprie influenze house, Hood è molto più purista nel suo essere techno: niente gayezza quindi, le uniche aperture ammesse sono verso le influenze latine e funk, che comunque si fanno sentire, ma il look and feel generale è comunque molto asciutto, senza cantati, piani, violini o altri fronzoli che tanto piacciono alle donzelle ma che renderebbero il tutto troppo frivolo per Roberto Cappuccio.

Nel corso dell'ultimo anno ho sentito Hood due volte, al the Beach a Torino per storie di Iamfromdetroit e all'Awakenings, per cui posso dire con un buon grado di certezza che la tracklist del mixcd rispecchia molto fedelmente i suoi set, splendidi nel riuscire a mantenere una coerenza interna impeccabile eppure in grado di dare all'ascoltatore una sensazione di gran varietà, alternando tracce chiusissime e ripetitive ad altre estremamente solari e funkettissime (tipo la sua "The great dancer", con lo stesso giro di chitarrina di "Gettin' jiggy with it" di Will Smith, che suonata in mezzo ai missili come fa lui crea veramente scompiglio) il tutto senza soluzione di continuità.

Proprio per via di questa gran varietà, quindi, Hood riesce a non stufare pur non risparmiandosi le legnate: se non si fosse capito di recente, forse per vecchiaia o per qualche strano meccanismo di evoluzione personale, mal sopporto i pestoni senza senso, ma set come questi o come il live di The Advent, da cui non sai mai cosa aspettarti ma sai che sicuramente sarà musica di altissimo spessore, mi riavvicinano alle mie origini techno.

Morale, play.com mi ha alleggerito di altri 15 euro, spedizione inclusa.

Avere un repertorio così vasto a disposizione a un prezzo così buono è veramente una tortura per il portafoglio, soprattutto quando escono a raffica cd così belli.

giovedì 15 maggio 2008

Whignomy Bros. - Metawuffmischfelge

Mi ero entusiasmato a bestia già quando era solo annunciato (e ne avevo parlato qui), ma adesso che mi è arrivato so che l'esaltazione preventiva era fin troppo poca.

Siamo di fronte a una manifestazione di puro genio, non riesco a definirla in nessun altro modo.

Chi ha avuto la fortuna d vedere dal vivo un set di Robag Wruhme e Monkey Maffia sa che sono dei trascinatori con davvero pochi rivali, in grado di animare qualunque festa: a vederli sembrano i classici due sfigati che ad un party stanno in un angolino a parlare tra loro di cose noiosissime, ma con in mano una console fanno saltare grandi e piccini indistintamente.

L'impressione che ho sempre avuto, sentendoli live, è quella dei dj dall'esperienza infinita, che hanno sempre il disco giusto al momento giusto e nell'arco di un set ti prendono per mano e ti portano esattamente dove vogliono che tu vada e inducendoti esattamente il mood che vogliono.

Negli openair dove li ho visti (Awakenings e Green & Blue) il mood è sempre stato festoso-gioioso-estivo, ma con questo nuovo mixcd hanno dato prova di saper andare oltre ed essere dei comunicatori completi, che sanno trasmettere a chi li ascolta qualunque stato d'animo.

Il set, dal titolo bislacco come la maggior parte delle produzioni dei Whignomy bros., è infatti una buona oretta di musica malinconicissima (su tutte, Les violons ivres di Agoria), da "guardo l'orizzonte con sguardo profondo e una lacrimuccia", perfetta per l'ascolto solitario in situazione rilassata, a dimostrazione che Robag e Monkey Maffia non sono come quei dj che fanno sempre lo stesso set indipendentemente dal contesto, ma sanno modulare la propria proposta musicale, mantenendo sempre un'impronta caratteristica, che nel loro caso è quella di una classe infinita.

Diversamente dai set che propongono nei club o nei festival, quindi, ascoltando questo cd si salta poco, al massimo si headshaka un po' ogni tanto, piuttosto si apprezza della musica che non spacca di brutto nè crepa i muri, ma è semplicemente bella: sia nelle parti più melodiche che in quelle in cui le percussioni dominano la scena, la sensazione è di trovarsi davanti a un prodotto confezionato con cura per accarezzare le orecchie anzichè schiaffeggiarle, a dimostrazione che i dj davvero bravi sanno usare con la stessa abilità sia il fioretto che la sciabola e, soprattutto, sanno quando usare ciascuno dei due.

A ulteriore riprova del fatto che i due sono una spanna sopra il dj "medio", poi, il fatto che non si sono piegati all'uso delle tecnologie più in voga solo per moda, ma che sono stati loro a piegare la tecnologia al proprio volere e a usarla come un'arma in più: il set è evidentemente fatto con Ableton, dato che è un set alla DE9:Transitions, con mille tracce che si intersecano contemporaneamente, ma non è "uso Ableton perchè non so mettere a tempo i dischi e volevo giocare un po' con gli effetti", è "uso Ableton per farci cose che vanno oltre quello che riesco a fare coi dischi, e il risultato è comunque buono perchè le idee che ci metto dentro sono buone".

Capolavoro.

martedì 13 maggio 2008

Il podcast è ancora vivo!

Ecco quindi che ieri ho pubblicato un mixato nuovo, bello estivo, percussivo e funkettone, con qualche disco di quelli da tenere sempre in borsa...la tracklist dice:

Glimpse & Alex Jones - Felaz (Matt Star's Mello Dub) (Hypercolour)
Petre Inspirescu - Tips (Cadenza)
Johnny D - Orbitalife (Oslo)
Reboot - Letters (Cadenza)
Galluzzi & Schneider - Baccara (Highgrade)
Mori Kante - Yeke yeke (Hardfloor dub) (Club standards)
SLG - Lost in Shibuya (Trapez)
Galluzzi & Schneider - Albertino (Cadenza)
Johnny D - Gualia (Oslo)
Polder - Candy (100% Pure)
Onur Ozer - Red cabaret (2000 and one rmx) (Vakant)
Reboot - Charlotte (Below)
Luciano - Yamore (Cadenza)
The Mole - Baby you're the one (Wagon repair)
Andomat 3000 - Vertical Smile (Cecille)
Oxia - Domino (Speicher)
Britney Spears - Breathe on me (James Holden Dub) (Not on label)
Sossa - Pinansa (Minisketch)
Loco Dice - Seeing through shadows (M_nus)
Ricardo Villalobos - Dexter (Playhouse)
Mathew Jonson - Typerope (Itiswhatitis)


Tra i dischi che non toglierei mai dalla borsa, soprattutto in estate, ci sono Yamore e, soprattutto, Typerope, che in effetti non esce dalla mia borsa praticamente da quando l'ho comprato...e poi c'è qualche novità interessante, tipo il Minisketch di Sossa che mi piace un sacco e che ultimamente suono sempre, o le tracce di Reboot che rispecchiano in pieno il mio stile attuale...per scaricare il mixato il link è questo, mentre, al solito, questo è il feed RSS del podcast per essere aggiornati automagicamente ogni volta che Beatbank.it pubblica un mixato.

Enjoy ;)

mercoledì 30 aprile 2008

Patterns

Mia mamma insegna storia.

Al liceo, ovviamente, andavo malissimo in storia e mi rifiutavo di studiarla perchè, a detta della prof, "mi edipizzavo", e me ne fottevo altamente di tutti quelli che mi dicevano che un'adeguata conoscenza della storia consente di comprendere meglio il presente.

All'università, poi, ho studiato da ingegneeeer, e mi hanno fatto una testa così con la storia che il vero strumento potente dell'ingegneeeer sono i modelli replicabili, quelle cose che noi nerd chiamiamo Design Patterns: soluzioni pronte all'uso per problemi noti e che si presentano spesso, per accelerare la progettazione di sistemi.

In pratica, quindi, ho imparato sviluppando software che la storia si ripete.

Oggi in una delle solite conversazioni di un certo spessore musicale con Naph ho avuto un'illuminazione mica da poco.

Come il lettore attento sicuramente saprà, sono fermamente convinto che il futuro prossimo della musica da club sia la virata verso lo stile houseggiante, per una serie di buoni motivi, anche antropologico-sociologico-filosofici che magari esplorerò in dettaglio un'altra volta (è un sacco di tempo che ho in mente un post luuuuungo che risponda in maniera definitiva alla domanda "cos'è house e cos'è techno"), ma in questa sede mi interessa solo il pattern storico della situazione musicale attuale, di cui la tendenza house è solo il punto d'arrivo.

Premessa: l'evoluzione musicale che esamino è legata solo al filone dominante, so benissimo che ogni dj ha il proprio personalissimo percorso evolutivo (e meno male), ma è comunque innegabile che si possa identificare per ogni momento storico uno zeitgeist che accomuna un po' tutte le direzioni prese, un paradigma culturale direbbe Kuhn.

(Minchia, se parlo difficile)

Un 3-4 anni fa, prima del megaboom minimale, tutti suonavano (suonavamo) electro: gente tipo Tiga, i Blackstrobe, Miss Kittin e The Hacker, Oxia, Kiko e i Tiefschwarz la facevano da padrone in maniera pesante e di fatto la stragrande maggioranza della gente suonava i loro dischi, o comunque roba su quello stile, fatta salva qualche eccezione avanguardista che passava inosservata o direttamente schifata...tanto per non fare nomi e per assumermi le mie responsabilità, ricordo chiaramente che all'uscita Alcachofa di Villalobos mi faceva cagare...poi ho capito :)

Ad ogni modo, Alcachofa, come i primi Run stop restore, non erano altro che la testa di ponte del nuovo paradigma, per cui però l'ascoltatore mainstream non era ancora pronto e ti guardava male se suonavi Dexter di Villalobos anzichè un synthone gracchiante di The Hacker.

I cambi di paradigma non si fanno in un giorno, per cui prima dell'effettivo boom minimale ci fu un altro miniboom, durato di fatto una sola stagione invernale, quella del 2004, in cui se stampavi un disco che non aveva "acid" nel titolo non eri nessuno: tanto per fare qualche nome, è stata la stagione dell'album degli Hardfloor, sovrani dell'acid, e dei gran botti per gente tipo Dj T, la stagione di Du what u du di Trentemoller e Gets Noch prima che le suonasse Albertino.

Passato il periodo di transizione, finalmente il nuovo boom, e via di Magda, lo zio Rici Otuin e compagnia cantante fino ad oggi, o fino all'anno scorso per stare larghi.

Le avanguardie neo-house ci sono già da un po', anche se molti le schifano perchè le ritengono troppo loffe o troppo gay...facciamo dei nomi, ancora: lo stesso Ricardo ha stampato un triplo ritenuto da molti troppo fricchettone, l'album di Loco Dice che ho recensito nel post precedente passa per essere troppo loffo, i set dei tre RPR passano per essere troppo gay.

A oggi, se vai in giro a dire che suoni minimale sei un vecchio rincoglionito (e fin qui ok), per essere fico devi dire che suoni techno e se vuoi essere veramente à la page devi dire che suoni Detroit techno, ma per quanto tempo ancora?

Voila il pattern è servito: finisce un paradigma (prima electro, ora minimale),
ne appare uno di transizione che rivisita suoni del passato (prima acid, ora Detroit), che poi finisce per evolversi nel paradigma successivo: la techno di Detroit, quella vera del trio di Belleville, quella dei puristi, in realtà nasce in seguito alla folgorazione di Atkins, May e Saunderson di fronte ai set di Frankie Knuckles e degli altri padrini dell'house, e il cerchio si chiude.

La distanza tra alcuni dischi delle 3 leggende (penso soprattutto a The Elevator, Kevin Saunderson, o a Carl Craig) e altri dischi dichiaratamente house (vogliamo dire Todd Terry? diciamo Todd Terry) è molto più breve di quanto si possa pensare, per cui la prossima tendenza musicale su cui si dirigerà l'ascoltatore di massa saranno i suoni housettoni, magari passando per le cose deep house che fanno un po' da anello di congiunzione, ma il punto di arrivo sarà sicuramente quello.

Aggiungi i clap della 909 a un disco electro e ne hai fatto uno acid, togligli il 303 e ne hai fatto uno minimal, aggiungi la melodia ai dischi minimali e diventi neo-Detroit (ma neanche troppo neo) , mettici un tocco leggermente female e ne hai fatto uno house (tutto questo mooooooolto per sommi capi, eh, sennò saremmo tutti qui a sfornare hit), ed ecco che la storia si ripete.

Vi invito a tornare su questo post tra un anno, e ne riparliamo :)

mercoledì 23 aprile 2008

Laurent Garnier - Back to my roots EP

Non solo l'irritazione perchè non posso andare a sentirlo al party per il ventennale del Rex in cui suona 12 ore a fine maggio, adesso stampa pure un EP su Innervisions dopo 5 anni in cui si era dedicato solo alla produzione di album per me troppo astratti tipo The cloud making machine.

La storia, raccontata qui, dice che a un party al Panoramabar a febbraio Dixon, il signor Innervisions, abbia rifiutato di prendere il posto di Garnier in console lasciandolo continuare per 3 ore oltre l'orario pattuito e che in queste 3 ore Lorenzo abbia suonato un test edit di questa sua traccia nuova prodotta la settimana stessa, al che Dixon si fomenta e gli chiede di poterla stampare su Innervisions.

Lorenzo il gentile va a casa e dopo una notte di lavoro continuo gli sforna pure la b-side, come se non bastasse; io ho sentito solo il prelisten della prima traccia, disponibile all'indirizzo linkato sopra, e sono già sicuro che lo comprerò quando uscirà a metà maggio, per me è un capolavoro.

martedì 8 aprile 2008

Podcast, podcast, lalala!

Ed ecco un nuovo episodio del podcast di Beatbank opera mia :)

A sto giro, visto che finalmente avevo un po' di tempo libero (miracolo!), son riuscito a registrare ben 2 ore e un quarto di mixato, di cui vi riporto il comuncato stampa di seguito:
Podcast lungo (due ore e poco più) per Raibaz, che come al solito dà il meglio di sè sulla lunga distanza, quando può sfogare tutta la sua passione per le linee inusuali e la ricerca dell'effetto sorpresa.

Data la lunghezza del mixato, non pubblicheremo la tracklist: vi basti sapere che la partenza è molto à-la Perlon vecchia scuola, con quel minimale jazzeggiante molto raffinato, per poi proseguire col mood "per molti, ma non per tutti" con un po' di suoni dichiaratamente house, sia nuovi che meno nuovi e con qualche gustosa anticipazione del live del nostro prossimo ospite, Andomat 3000.

Dalle atmosfere houseggianti si passa a suoni techno più secchi ma sempre molto solari come vuole lo spirito di questi ultimi mesi, nel solito crescendo a cui Raibaz ci ha abituati, oscillando tra Detroit e la Svezia, tra il vecchio e il nuovo, per poi tornare a scendere una volta completato il crescendo e poi risalire ancora, in un continuo saliscendi di tensione che fa molto ottovolante.

Conclude il tutto una sequenza di dischi neotrance in stile "abbracciamoci tutti e piangiamo di gioia tutti assieme".

Enjoy!

Tra gli highlights del mixato, oltre a qualche Andomat 3000 sparso qua e là, un paio di Samuel L Session e qualche hit recente che non si sente più in giro da un po' ma che fa ancora la sua porca figura...questa la pagina dell'episodio, mentre questo è il feed RSS del podcast.

lunedì 7 aprile 2008

Fuse presents Adam Beyer

Compilation mixata per Adamo: dopo il suo ottimo Fabric, ora tocca alla serie del Fuse di Bruxelles, uno dei club "storici" europei al livello di colossi come l'ormai fu Tresor, il Fabric stesso e pochi altri che si contano sulle dita di una mano.

La tracklist contiene, ovviamente, un sacco di Drumcode, ma personalmente la traccia che sono più curioso di sentire è il remix che Beyer stesso ha realizzato per un capolavoro come Marionette di Mathew Jonson...can't wait, anche se mi fa un po' specie vedere nella tracklist del papà della techno svedese cose tipo il Cadenza di Schneider e Galluzzi, Jackmate, Martinez e soprattutto Maetrik, che non è che mi faccia proprio impazzire...cmq, staremo a vedere :)

Tracklist

01 Patrik Skoog - Jack is Back
02 Joel Mull - Coconest
03 Mauro Picotto - Flashing
04 Mute - Glitch Yourself (Man-d.a Goldseries Reprise)
05 Martinez - Expander
06 Lem - Wordless
07 Braincell - Absorb (Grindvik Remix)
08 Christian Smith & John Selway - Total Departure
09 Zahn - Anti-gray (Joel Mull's White Mix)
10 Schneider & Galluzzi - Albertino
11 Anton Pieete - New Wave Mothers
12 76-79 - Six Ten
13 Museum - She Was Asking For It
14 Kyle Geiger - Identity Crisis
15 Jackmate - Boots
16 Pedro Trotz - Soller
17 Paco Osuna - Orbeat
18 D'julz - Just So You Know (2000 & One Remix)
19 Acid Circus - Reduxtion (Agaric Remix)
20 Maetrik - Choose Your System
21 Patrik Skoog - Good Machine
22 Mathew Jonson - Marionette (Adam Beyer Remix)

In uscita il 19 maggio.

(via ResidentAdvisor)

domenica 6 aprile 2008

Moby - Last night

Quando ero "piccolo", erano gli anni '90, il Deejay Time era un'istituzione: all'epoca andavano un sacco dischi che riprendevano samples da produzioni disco degli anni '70, e ricordo chiaramente che una volta Albertino, che all'epoca era un guru, disse che le produzioni elettroniche contemporanee vanno a cicli di 20 anni, per cui negli anni '90 aveva senso recuperare i '70.

La conferma di tutto ciò l'abbiamo avuta in questi primi anni del nuovo millennio, in cui gli anni '80 (vent'anni prima, appunto) sono stati saccheggiati che più non si poteva e vengono saccheggiati tuttora; il megarevival Detroit dell'ultima stagione altro non è che una riscoperta di suoni di fine anni '80, perfettamente in linea con la "regola dei vent'anni".

In realtà, vuoi perchè viviamo tempi di estrema frenesia e rapidità - lo dice il telegiornale quindi è vero - vuoi perchè ci sono artisti che stanno sempre qualche anno avanti agli altri, io inizio già a percepire un revival degli anni '90 di cui all'inizio: lo percepisco nei set dei 3 Arpiar che suonano i dischi di Todd Terry, e per certi versi lo percepisco anche nel botto del filone neotrance, che però essendo riscoperta di suoni di fine anni '90 proprio revival non è ma è piuttosto un sottogenere duro a morire.

Negli anni '90 suddetti, tra tanti artisti geniali che poi si sono persi (un nome su tutti: i Prodigy), c'era quello che all'epoca era un ragazzo newyorchese e che ora è un uomo di mezz'età molto impegnato politicamente, le cui prime produzioni, di techno secchissima, hanno fatto furore nei primi rave: all'anagrafe di nome fa Richard Melville, ma tutti lo conoscono come Moby, pseudonimo che ha scelto in onore di suo prozio Herman, lo scrittore di Moby Dick.

Negli anni '90, si diceva, il ragazzo era famoso per i dj set incendiari e per due tracce, su tutte, che sono diventate anthem mondiali per la scena techno spopolando un po' dappertutto, dai rave inglesi ai club del resto d'Europa e d'America: una, "Every time you touch me", è stata quella con cui proprio Albertino mi ha fatto conoscere Moby, ma l'altra, "Go", è uno di quei dischi da "tutta la storia della techno in 20 tracce".

Accade che gli artisti si evolvano, e a cavallo degli anni del millennium bug Moby perde definitivamente la natura danzereccia per diventare un artista elettronico "serio": il suo album Play, del '99, detiene ancora il record di "unico album con tutte le tracce usate in qualche colonna sonora", tanto per capire la portata di questa svolta verso il mainstream, e "18" e "Hotel", gli album successivi, rispettivamente del 2002 e 2005, hanno accentuato ulteriormente questa componente easy listening, risultando a tutti gli effetti delle porcate da pubblicità di operatore telefonico.

Non mi è mai stato chiaro del tutto il motivo di questa svolta ($?), soprattutto dopo aver sentito il ragazzo dal vivo al Flippaut, un paio di anni fa, e aver constatato che dal vivo ha sempre mantenuto intatta la carica dinamitarda dei suoi primi tempi, ma la buona notizia è che i tempi cupi sono finiti.

"Last night", il nuovo album di Moby in uscita in questi giorni, è, a detta dell'artista, "un omaggio alla dance degli anni 70 e 80 e trae ispirazione dalle dive della disco"; per quella storia dei 20 anni, però, se sei stato un artista di punta della dance anni '90 e dici di ispirarti alla dance di 20 anni prima, è legittimo aspettarsi qualcosa di un po' più danzereccio delle tue ultime cagate fintoambient, e le aspettative non vengono deluse.

Mi riferisco in particolar modo alla sequenza centrale dell'album, quella "I'm in love"-"Disco lies"-"The stars", rispettivamente un electro col bassone à-la "Miss Kittin go home", un anthem hands up che mi gioco 10 euro che farà il botto quest'estate e una traccia assolutamente 90s con la 909 inferocita e i violinoni, praticamente "Everytime you touch me" 20 anni dopo.

Come se non bastassero le 3 tracce suddette, poi, mi metti anche nell'album una "Everyday it's 1989" che non solo ha i violinoni, ma anche il piano? E allora dillo che è vero revival della cosa che sai fare meglio, che mi metto definitivamente a saltare :)

Ok, c'è anche qualche traccia del "nuovo" Moby, soprattutto Alice, che pare essere il primo singolo e che è una cagata finto-hip-hop che pare veramente esser stata scritta con in mente gli spot degli operatori telefonici, ma l'idea che si stampa in mente dopo aver sentito l'album nel suo complesso è che Moby è tornato quello "da dancefloor", e io non vedo l'ora di andare a vederlo quando verrà in tour - perchè verrà, vero?

martedì 26 febbraio 2008

Un nuovo episodio del podcast Beatbank

Et voila che ho pubblicato un altro mixato sul podcast di Beatbank :)

Di seguito la press release:

Dopo un po' di assenza, torna il podcast, di nuovo ad opera di Raibaz, il cui titolo ipotetico potrebbe essere "menare duro a 125 bpm".
Nonostante la velocità sia piuttosto bassa, infatti (proprio 125 bpm per l'intera durata del mixato), le sonorità a questo giro sono un po' più movimentate del solito, anche se l'andamento è, come sempre, in crescendo: si parte con la microhouse raffinata di Thomas Melchior e, salendo di groove grazie al solito Andomat 3000 presenza fissa dei podcast di Raibaz e allo splendido nuovo singolo di Mathias Tanzmann, si arriva a suoni neo-house belli tirati, come quelli della mega-hit, ancora non rilasciata ufficialmente, di Rhadoo e Luciano.
Da qui in poi il ghiaccio ormai è rotto, e non resta che sfogarsi, partendo con due terra-aria come Oakish di Wink e l'ultimo Truesoul suonato anche da Dustin Zahn al nostro party G.round di gennaio per arrivare a suoni neo-Detroit come quelli espressi dall'ultimo Ovum e, soprattutto, dal remix di Samuel L Session per la serie History Elevate e dalla bomba di 2000 and one su vinile bianco.
La chiusura invece rilascia un attimo la tensione, riportando l'atmosfera su suoni più vicini al filone neo-house e chiudendo definitivamente con le melodie neo-trance dei Kollektiv Turnstrasse, per far abbracciare grandi e piccini :)

Enjoy!

Thomas Melchior - Don Juan (Perlon)
Dadableep - Ghipwe (Andomat 3000 rmx) (Fear of flying)
Daniel Mehlhart - Wach Werden (Music man)
Mathias Tanzmann - Rugby (Moon harbor)
Onur Ozer - Red cabaret (2000 and one rmx) (Vakant)
Andomat 3000 - Vertical smile (Cecille)
St. Germain - Rose rouge (Tak-su rmx) (Rhadoo & Luciano Edit) (White)
Dj Dozia - Pop kulture (Ovum)
Josh Wink - Oakish (Ovum)
Nihad Tule & Wasserman - Loco Motion (Truesoul)
Djinxx & Xpansul - Parasol (Ovum)
Kevin Saunderson - Pump the move (Samuel L Session rmx) (Planet E)
2000 and one - Adonai Elohim (100% Pure)
Grand high priest - Mixdown (Strictly Rhythm)
Federico Molinari - Enervende (Oslo)
Kollektiv Turnstrasse - Eskapade (Diynamic)

Qui il link per scaricare il mixato, mentre questo è il feed rss del podcast

martedì 5 febbraio 2008

Donnacha Costello e Dustin Zahn da scaricare

Visto che non si vive di solo podcast Beatbank, mi pare il caso di segnalare due interessantissimi mixati pubblicati per il download aggratise ultimamente: il primo è del nostro ospite del mese scorso, Dustin Zahn, che ha registrato ben 2 ore e mezza di mixato eclettico come lui sa fare...in sostanza il mixato è - parole di Dustin stesso - "everything that needs to be said in one night of music into a couple hours. From bangin' stuff to housey stuff, to fluffy stuff, it's all stuffy in here."

Non incollo la tracklist perchè è lunghissima (56 tracce!), ma solo il link al myspace blog di Dustin da cui scegliere se scaricare il megamp3 intero o lo zip coi 2 mp3 di lunghezza cd-friendly.

Secondo mixato da scaricare è di un altro artista che mi piace un sacco anche se non è (ancora) mai venuto ospite da noi, Donnacha Costello: normalmente suona live, per cui un dj set suo è un evento abbastanza raro, dovuto al fatto che "Although I really enjoy playing live, there is
a sense in which I envy Djs. If a DJ wants to play new material, there is always
plenty to choose from. If I want to play new material, I have to make it myself"
.

La tracklist di quest'altro mixato è più corta e mooolto meritevole, per cui eccola:

00:00 Loweck - Clowning Around - Minimise 2008
01:51 Too Funk - Groove Is In The Heart - Ferox 2007
06:04 Cornell - Gecko - Minimise 2008
09:11 Too Funk - Venus Fly Trap - Ferox 1995
11:09 Ulysse - Sometimes - Liebe Detail 2007
13:45 Alex Under - Anthemo - CMYK Musik 2007
17:14 Martin Buttrich - Hunter - Cocoon 2007
21:27 Tiger Stripes - Hooked - Liebe Detail 2007
25:10 Grillen Im Park - Kollektiv Turmstrasse - Laka Tosh 2007
29:31 Kleinschmager Audio - Audio 1 (Marek Bois Mix) - Rrygular 2007
31:24 Grindvik - Nand-Grind - Stockholm LTD 2007
33:07 Skoozbot - Next To Monchichi (P.Osuna) - Plus 8 Records 2007
35:57 Alexi Delano & Xpansul - El Siete De Oros - Trapez 2007
38:26 V-Room - V-Shaped - Plus 8 Records 1992
40:44 Stare 5 - Creeping Phalanges - CMYK Musik 2007
44:42 Agaric - C’est What - Raum…Musik 2007
49:40 Donnacha Costello - Black Bag Job - Minimise 2007
53:08 LFO vs F.U.S.E - Loop - Plus 8 Records 1995
56:07 Sterac - Satyricon 100% - Pure 1995

Il link per scaricare il mixato è questo.

Enjoy! :)

lunedì 4 febbraio 2008

Fabric 39 - Robert Hood!

Dopo l'album dell'anno di Villalobos e la splendida compilation di Steve Bug (recensita qui) la serie di cd del Fabric si prepara a regalarci un'altra gran perla, visto che la compilation numero 39 sarà opera di una vera e propria leggenda techno: Robert Hood.

(Nota: lo so che in mezzo è uscito anche il 38 dei M.a.n.d.y., ma devo ancora sentirlo)

In uscita ai primi di marzo, di seguito la tracklist di quello che lui stesso ha descritto così: “This mix has to be about the club. I’d like it to be dancefloor orientated and to take the listener on a trip. Any project I do, I like to read like a book. I like it to tell a story, you know? Not to just be random songs or tracks. It has to have continuity to take you on a ride. The DJ mix will be enhanced with live elements added to the mix. The live elements are just tracks or patterns, rhythm patterns that will be exclusive to the CD.”

01 Monobox - Silicone Fingers – Logistic
02 Element 9
03 Robert Hood – Who Taught You Math – Peacefrog
04 Pacou – X-Factor – Cache
05 Robert Hood – Strobe Light – Music Man/N.E.W.S.
06 Marco Lenzi – Taboo – Molecular
07 Joris Voorn – Fever [Rephrased] – Keynote
08 Fab G – Bust The Vibes [Real Disco Mix] – Grand Prix
09 Dan March – Sandune – Meta
10 Element 3
11 Diego – Mind Detergent [Robert Hood Remix] – Kanzleramt
12 Jeff Mills – Skin Deep – Axis
13 Robert Hood – School – Music Man/N.E.W.S.
14 Element 23
15 John Thomas – Mr. Funk – Logistic
16 DJ Skull – Informant – Hypnotic Tones
17 Scorp – One Side – Music Man/N.E.W.S
18 Pacou – All It Takes – Cache
19 Phase – Mass – N.E.W.S.
20 UK Gold – Agent Wood - [Adam Beyer Remix] – New Records
21 Solid Decay – Legalize! - Lessismore
22 Element 7
23 Robert Hood – Side Effect – Music Man/N.E.W.S.
24 Mion- Drop The Filter – Music Man/N.E.W.S.
25 Scorp – New Energy – Music Man/N.E.W.S.
26 UK Gold – Agent Wood [Original Mix] – New Records
27 Robert Hood – Still Here [Los Hermanos Remix] – Music Man/N.E.W.S
28 John Thomas – Pulp Funktion 2 – Logistic
29 Robert Hood – The Greatest Dancer – M-Plant
30 Low Life – Exclamation - Mosaic
31 Robert Hood – And Then We Planned Our Escape – Music Man/N.E.W.S.
32 Element 12

Can't wait!

(via ResidentAdvisor)

Beatbank Podcast, episode 28: Raibaz :)

Ed ecco che tocca di nuovo a me il podcast di Beatbank :)

Stavolta sono veramente molto soddisfatto di com'è venuto il mixato nonostante fosse un sacco di tempo che non suonavo per via di altri impegni troppo pressanti, devo dire che mi è venuto proprio benino, con un bel po' di dischi nuovi tipo le due novità del solito Andomat 3000 che non ne sbaglia uno e con qualche vecchio classico tipo Yamore che fa sempre la sua gran figura.

Mikael Stavostrand - Q Fresa (Sushitech)
Andomat 3000 - Vertical smile (Cecille)
Sven Weber - In memory of wanja (Micro.fon)
Voodeux - The curse (Mike Shannon rmx) (Mothership)
Onur Ozer - Red cabaret (2000 and one rmx) (Vakant)
Luciano - Yamore (Cadenza)
Guillaume & the coutu dumonts - Les petits djinns (Circus company)
Mathias Tanzmann - Rugby (No tom edit) (Moon harbor)
Gabriel Ananda - Trommelstrunde (Karmarouge)
Jona - Puppets ep (Toys for boys)
Depeche Mode - Free love (Wink rmx) (Mute)
Chris Carrier - New phase (Adult)
Cevin Fisher - The freaks come out (White)
The field - Sun & Ice (Kompakt)
Mikael Stavostrand - Housedays (Sushitech)
Andomat 3000 feat. F.L.O. - Quarzy ep (Einmaleins)
Spincycle - Drug games (Leftroom ltd)
Jeroen Verheji - Chica-go (Rejected rmx) (Rejected)
Cobblestone Jazz - W (Wagon repair)

Il link per scaricarlo da beatbank.it è questo