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martedì 27 ottobre 2009

Lucio Dalla e Beppe Grillo non suonano più insieme

Per me il djing è una cosa intimista, fondamentalmente solitaria: una delle (tante) cose che mi piacciono di mettere i dischi è che non importa quanta gente tu abbia davanti, nessuno o migliaia di persone, a comandare sei sempre tu e solo tu e sei solo tu ad avere la responsabilità di tutto.

Si ok bello condividere con gli altri la propria passione per la musica, ma la gioia e la soddisfazione di un buon set, per me, arriva principalmente da me stesso.

Morale, ci sono rimasto un po' così leggendo questa recente intervista a Ricardo su RA, in cui sostiene adora suonare back to back piuttosto che da solo, perchè è come suonare in una band e gli consente di condividere una situazione piacevole: vuoi per una questione di gusti non sempre compatibilissimi con la gente con cui mi è capitato di suonare, vuoi per un po' di sociopatia che, in fondo, contraddistingue tutti noi nerd, io non ho mai amato più di tanto il back to back, anche perchè una delle parti più divertenti secondo me è proprio quello che lo stesso Ricardo definisce "pianificare le proprie 20 mosse a scacchi", ho sempre preferito suonare da solo e giocarmi la mia partita a scacchi.

Questo non significa che non apprezzi un buon set B2B, di quelli in cui senti che c'è comunione di intenti e di visione del set nella sua totalità: i miei ammisci Naph e Carlo.c, o la (fu) boyband Alexxei'n'Nig, che hanno praticamente sempre fatto B2B, ormai riescono a proporre un set organico e coerente a differenza di tanti altri back to back raffazzonati e tirati su all'ultimo momento, anche se la palma di miglior back to back ever, non c'è storia, spetta a Robag e Soren:




I fratelli Whignomy, sentiti più di una volta, mi hanno sempre stupito, pensando con una mente sola in cui non si riesce mai a capire quale dei due sia il genio e quale la spalla, scambiandosi continuamente di ruolo, e forse quello che li distingue dal resto dei back to back è proprio questa loro poliedricità assoluta che li rende in grado di indossare cappelli diversi all'interno dello stesso set: non c'è, come spesso accade, quello dei due che fa più il melodico e quello che fa il percussivo, o quello dei due che fa l'intellettuale e quello che fa il maranza, a ogni disco Robag e Soren seguono la strada dettata dal "fratello" e ne suggeriscono una nuova, mantenendo sempre una linea perfetta.

Ora, la notizia del giorno è che dal 2010 i Whignomy bros. non suoneranno più insieme dopo 17 anni di onoratissima collaborazione, come da comunicato ufficiale sul sito.

Mi dispiace, e molto, perchè il back to back inteso come entità astratta ora perde il suo termine di paragone migliore: non riesco a immaginare un'altra coppia di dj che suoni sempre insieme e che solo insieme riesca a ottenere risultati così stratosfericamente sopra la somma delle parti, ok ci sono Ricardo e Raresh, o Ricardo e Luciano, o Luciano e Dice, ma sono come il Real Madrid dei galacticos, un assembramento di stelle a cui però manca quel pochino d'anima e di coesione in grado di fargli fare il salto di qualità.

In realtà non ho mai sentito nè Robag "Lucio Dalla" Wruhme nè Monkey "Beppe Grillo" Maffia da soli, per cui magari mi stupiscono con effetti speciali dimostrando che da soli valgono tanto quanto, ma per adesso rimane il dispiacere di sapere che il set meraviglioso del Green&Blue 08 sarà l'ultima volta che avrò sentito i Whignomy bros.

Che poi, vista l'istintiva simpatia che mi hanno sempre ispirato, sia in console che in quelle due parole scarse scambiate nel prato di Oberthausen, con Robag che scopre che arrivi dall'Italia e ti dice, in italiano "Io sono Robag!" e Soren con la benda da pirata perchè aveva preso un pacco di dischi in faccia girando per il negozio, spero davvero che non abbiano litigato, anche se non riesco a immaginarmi due orsetti paciocconi come loro che litigano.

giovedì 15 maggio 2008

Whignomy Bros. - Metawuffmischfelge

Mi ero entusiasmato a bestia già quando era solo annunciato (e ne avevo parlato qui), ma adesso che mi è arrivato so che l'esaltazione preventiva era fin troppo poca.

Siamo di fronte a una manifestazione di puro genio, non riesco a definirla in nessun altro modo.

Chi ha avuto la fortuna d vedere dal vivo un set di Robag Wruhme e Monkey Maffia sa che sono dei trascinatori con davvero pochi rivali, in grado di animare qualunque festa: a vederli sembrano i classici due sfigati che ad un party stanno in un angolino a parlare tra loro di cose noiosissime, ma con in mano una console fanno saltare grandi e piccini indistintamente.

L'impressione che ho sempre avuto, sentendoli live, è quella dei dj dall'esperienza infinita, che hanno sempre il disco giusto al momento giusto e nell'arco di un set ti prendono per mano e ti portano esattamente dove vogliono che tu vada e inducendoti esattamente il mood che vogliono.

Negli openair dove li ho visti (Awakenings e Green & Blue) il mood è sempre stato festoso-gioioso-estivo, ma con questo nuovo mixcd hanno dato prova di saper andare oltre ed essere dei comunicatori completi, che sanno trasmettere a chi li ascolta qualunque stato d'animo.

Il set, dal titolo bislacco come la maggior parte delle produzioni dei Whignomy bros., è infatti una buona oretta di musica malinconicissima (su tutte, Les violons ivres di Agoria), da "guardo l'orizzonte con sguardo profondo e una lacrimuccia", perfetta per l'ascolto solitario in situazione rilassata, a dimostrazione che Robag e Monkey Maffia non sono come quei dj che fanno sempre lo stesso set indipendentemente dal contesto, ma sanno modulare la propria proposta musicale, mantenendo sempre un'impronta caratteristica, che nel loro caso è quella di una classe infinita.

Diversamente dai set che propongono nei club o nei festival, quindi, ascoltando questo cd si salta poco, al massimo si headshaka un po' ogni tanto, piuttosto si apprezza della musica che non spacca di brutto nè crepa i muri, ma è semplicemente bella: sia nelle parti più melodiche che in quelle in cui le percussioni dominano la scena, la sensazione è di trovarsi davanti a un prodotto confezionato con cura per accarezzare le orecchie anzichè schiaffeggiarle, a dimostrazione che i dj davvero bravi sanno usare con la stessa abilità sia il fioretto che la sciabola e, soprattutto, sanno quando usare ciascuno dei due.

A ulteriore riprova del fatto che i due sono una spanna sopra il dj "medio", poi, il fatto che non si sono piegati all'uso delle tecnologie più in voga solo per moda, ma che sono stati loro a piegare la tecnologia al proprio volere e a usarla come un'arma in più: il set è evidentemente fatto con Ableton, dato che è un set alla DE9:Transitions, con mille tracce che si intersecano contemporaneamente, ma non è "uso Ableton perchè non so mettere a tempo i dischi e volevo giocare un po' con gli effetti", è "uso Ableton per farci cose che vanno oltre quello che riesco a fare coi dischi, e il risultato è comunque buono perchè le idee che ci metto dentro sono buone".

Capolavoro.