Visualizzazione post con etichetta mix cd. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mix cd. Mostra tutti i post

mercoledì 5 dicembre 2012

Fabric 67 - Zip

Questo post è uno dei più grandi "chettelodicoaffare" della storia dell'internet.

Sul serio, è uscito un Fabric ed è selezionato e mixato da Zip, serve davvero che stiamo a parlarne?

In realtà no, ma facciamo finta di sì e va bene lo stesso.


Zip, per quei due o tre che ancora non lo sapessero, è tra le altre cose il boss di una delle mie etichette preferite di sempre e, incidentalmente, un dj coi controcoglioni.

Non è uno di quelli che "creano" le hit, tipo Sven Vath dei tempi migliori o Seth Troxler adesso, che qualunque cosa suonassero loro, anche le peggio porcate, tempo zero le sentivi dappertutto (Vinicio Capossela anyone?), non ha una residency da centordicimila persone in qualche superclub ibizenco (anche se in effetti ne ha una mensile al Berghain, che è praticamente la stessa cosa) nè un seguito di tamarri che si fanno migliaia di km dall'itaglietta per andare a sentire "lo zio Zip", anche se in patria è giustamente un'istituzione e anzi, qui in itaglietta ci viene tutto sommato relativamente poco rispetto a tanti altri superstar djs di livello nettamente inferiore.

A vederla tutta, non suona neanche niente di particolarmente trendy, visto che rimane sempre fedele al suo stile che, attualmente, non ha tanti altri rappresentanti.

Però.

Però il suo Fabric è una lezione di stile e classe di quelle devastanti, in grado di risollevare immediatamente l'annata di una serie di compilation abbastanza in calo ultimamente, a furia di seguire le starlette o le one-hit wonder di turno (Guy Gerber, dai, per favore, non sei Villalobos, lascia stare) a colpi, come suo solito, di percussioni sbilenche e di metriche sbagliate solo in apparenza, ma in realtà perfette.

Lo stile di Zip è fatto così e, per certi versi, è la cosa più vicina all'improvvisazione jazzistica che si riesca a trovare nella techno: è l'esatto opposto dell'incasellamento quadrato e granitico tipicamente teutonico, è l'antitesi della ricerca della struttura lineare e dritta come un fuso a cui tanta dub techno ci ha, purtroppo abituati.

Non che i dischi che suona Zip non siano ripetitivi, anzi: la differenza, però, è che all'inizio i suoni sembrano fuori posto, storti, sbagliati, al punto che spesso ti guardi in giro convinto che stia suonando il telefono, o che comunque quel suono non arrivi davvero da lui, poi però il buon Thomas ti prende per mano, ti dice "fidati, è giusto così" e se tu ti lasci rapire (e non è difficile) tutto torna, e non potrebbe essere in nessun altro modo, e quello che sembrava sbilenco in realtà è giustissimo e godurioso, e il WTF lascia il posto a una sensazione di completezza e di appagamento che diventa meraviglia non appena realizzi che tutto ciò è frutto di pochi suoni cesellati alla perfezione.

Forse è per questo che non è una superstar, perchè richiede un atto di fede un po' più spinto rispetto chessò, a un Jamie Jones che suona i cantati anni '80, ma una volta entrati nel suo mondo è impossibile uscirne.

E poi, quando recupera fucilate dimenticate come questa, come fai a non adorarlo?


giovedì 7 aprile 2011

Ammucchiandomi

Proprio nel momento storico in cui la quantità di parole di musica su questo blogghe è al suo minimo storico, vuoi perchè non ho mai tempo di scrivere cose articolate come vorrei, vuoi perchè i blogghe sono morti e blablabla, vuoi perchè boh, uno che conosco di nome da molto e che apprezzo da altrettanto molto mi chiede di scrivere delle parole di musica per lui, su un giornale famoso, di quelli veri, di carta.

Il tizio in questione è Damir Ivic, che scrive parole sensate di musica da quando io ero un ggiòvine clubber alle prime armi (e che di recente ha pubblicato un libro sulla storia dell'hip hop italiano), e il giornale è Il Mucchio, che nel numero attualmente in edicola ospita un piacevole riquadrino con un po' di parole partorite dal sottoscritto sull'ultimo mixcd di Robag Wruhme.

Fin qui nulla che al lettore medio possa interessare, ma il mixcd di Gabor, dal titolo improponibile come tutte le sue produzioni, è davvero bello bello bello bello, per cui mi andava di dirlo pure qui: è "il solito" mixato alla Robag Wruhme, con tre/quattro tracce incastrate una dentro l'altra per volta, in cui le tracce famose sono immediatamente riconoscibili ma Gabor, per magia, riesce ad estrarne aspetti diversi, facendole suonare come se non le avessimo mai sentite.

Sciapò, Gabor, per l'ennesima volta.

martedì 17 febbraio 2009

Balance 014: Joris Voorn

Chi è già passato per queste pagine sa che qui si è un po' prevenuti nei confronti degli pseudodj con Traktor o (peggio ancora) con Ableton e, soprattutto, si schifa dal profondo del cuore la categoria dei pischelli che usano Ableton per mettere in fila una traccia dopo l'altra solo perchè non sono in grado di mettere a tempo due dischi.

La realtà dei fatti, però, è che Ableton, Traktor e tutto l'insieme dei giochini tecnologici per i diggèi in generale non sono il male in sè, ma lo diventano quando permettono a chi li usa di impigrirsi, usandoli come mero rimpiazzo della parte più meccanica del djing vecchio stile e lasciando fare allo strumento tutto il lavoro; quando però lo strumento è usato come facilitatore di uno stile proprio e peculiare, non si può che accoglierlo positivamente.

Sfortunatamente, della pletora di artisti che attualmente affollano i club scarrozzandosi solo il macbook, la percentuale che usa Ableton in questa seconda accezione e non solo come antidoto all'incapacità di beatmatch è veramente scarsa, si contano sulle dita di una mano quelli che sono in grado di usare la tecnologia per andare oltre le potenzialità del vinile e, guarda caso, quasi tutti hanno un passato di altissimo livello di djing "oldschool".

Tra questi, Joris Voorn è senz'altro uno dei migliori: sentito in dj set ormai 4 anni fa, a un Dissonanze, mi aveva impressionato per lo stile alla "2manydjs della techno", cambiando disco ogni minuto e ciononostante mantenendo sempre una linea impeccabile, mi aveva stupito positivamente, ma è stato il live set all'Awakenings del 2007 che mi ha definitivamente convinto di essere davanti a un artista completo in grado di dare spettacolo con qualunque tipo di setup e in qualunque contesto.

A sto giro il contesto è un doppio cd mixato in studio per la serie di compilation Balance, di cui Voorn stesso dice che "the process of making this mix has been more like painting with sound rather than mixing the end of one track with the beginning of another. Working this way has been very interesting for me and made the project into something very different than a conventional DJ mix CD."

In pratica, seguendo la tendenza iniziata dai DE9 di Richie Hawtin e che sta prendendo sempre più piede nei mixcd dei superstar djs, anzichè mettere un disco in fila all'altro il giovane (è dell'85) Voorn ha preso solo le parti che preferiva di ciascuna traccia e le ha mischiate sovrapponendo i suoni non solo a due alla volta come nei mixati convenzionali ma costruendo un'impalcatura complessa con più tracce contemporaneamente.

Il risultato che salta subito all'occhio è che la tracklist è lunghissima, e dice così:

Disc 1: Mizuiro Mix
Tadeo – Circunbalation I (Alex Under View)
Mikael Stavöstrand – Stol
Minilogue – In A Distance
Minilogue - Loud
Minilogue – We All
Forss – Journeyman
Yagya - Snowflake 2
Basic Channel - Remake (Basic Reshape)
Basic Channel - Q 1.2
Gel Abril - Your Face Is A Mess (Itamar Sagi Remix)
Ici.eme - Gran-Dii-Ree
Matthias Tanzmann – Rugby
Minilogue – Ghost (Dub)
Heiko Laux - Waves Ahead
Robert Babicz – Enjoy
Prompt – Ambee
Matthias Tanzmann - Keep On (Boris Werner Keep On Truckin' Mix)
Vitalis Popoff - Lethe 1
Westley Matsell - Diffusion 27
Model 500 - Starlight (Echospace Dub)
Prompt feat. Onuba – Zora
Dub Kult - Crypt (District One Remix)
Julius Papp - Bole Beats
Kenneth Graham - Fire, Water, Machine
William Kouam Djoko - Hard Loving (Acapella)
Johnny D - Déjà Vu
Je Dávu - I Zebra
Dosem - Beach Kisses (Joris Voorn Edit)
Linus Quick - CopyPasteCut (District One Remix)
Cobblestone Jazz – W
Tigerskin - Peter's Secret Weapon
Solomun - Black Rose (Trickski Remix)
H.O.S.H. & Stimming – Radar
John Thomas, Barbara Goes - Mother's Dance #2
System 7 / Derrick May - Altitude (Mayday Mix)
The Martian - Star Dancer
Ambivalent - R U OK (Acapella)
Polder – Topdrop
Dubfire – Ribcage
Emmanuel Top - Stress
Silicon Soul - 3am (Balance Beatless Version)
Jerome Sydenham, Tiger Stripes - Elevation (Radio Slave One More Kiss Remix)
Elon - Snorting Pinky (Justin Maxwell Remix B)
Sascha Funke - Mango (Berlin Calling Edit)
Paul Kalkbrenner - Moob
Sascha Funke - The Fortune Cookie Symphony
Goldie – Timeless
Joakim - Peter Pan Over The Bronx
Secede - Born In A Tropical Swamp
Quiet Village - Gold Rush
Sensorama - Aspirin (Global Communication Remix)

Disc 2: Midori Mix
Âme – Doldrums
Imps - Bubble And Squeek
Nick Solé – Children
Les Chocolats - Ride The Beat
Kaoru Inoue - The Secret Field (Todd Terje Remix)
Nova Nova – Prayer
Elitechnique - Electric Evening
Elitechnique - Spectral Escape
Len Faki - My Blackapella
Len Faki - My Synthapella
Prawler - Phat Laces (Harada Remix)
Paul Nazca – Flash
Mood II Swing - Move Me
Prawler - Phat Laces (Harada Remix)
Henrik Schwarz - Leave My Head Alone Brain (Acapella)
Ricardo Villalobos - Easy Lee (Smith n Hack Remix)
Minilogue – Ghost (Dub)
Sean Deason - Psykofuk
Agnès – Daaahhhh
Agnès – Treat Me Bad
Radio Slave – Tantakatan
Blamstrain - A Song For Jonas
The Aloof - Going Home
Christian Smith & John Selway - Illusion (Version)
Yagya - Change
Feline 9 – Heavy
Gegenheimer - Spiritual Love (Acoustic Raw Demo Version)
Kettel – Coddle
Carl Craig - Attitude
Flying Lotus – Brainfeeder
Joris Voorn - Moog Bits
Poni Hoax - Faces In The Water
Joris Voorn - Additional String Bits
Robert Babicz - Dark Flower (Joris Voorn Magnolia Mix)
Joakim - Are You A Vegetarian?
Tantra - A Place Called Tarot (Idjut Boys Re-Edit)
Joakim - Peter Pan Over The Bronx
Leftfield - Rhino's Prayer (Album Version)
Rhythm & Sound - King In My Empire
Marc Romboy – Elif
Minilogue - Old Water
Markus Dolic – Blood
Martin Landsky - FM Safari (Patrick Chardronnet's Silent Snake Remix)
Jimpster - The Last Tape
Marcello Giordani - Respect Yourself
Carl Craig - At Les
Innerzone Orchestra - At Les
Radiohead - Nude (Ripperton $9 Mix)
Aphex Twin – Heliosphan
F.U.S.E. - Into The Space
Spinvis - Mare Frigoris

Morale, grazie sia a com'è concepito il mixato stesso che al talento eclettico di Joris, entrambi i cd spaziano un sacco dalla deep techno melodica e d'atmosfera all'housettone percussivo e al dubbone cupo e loopposo, anche se i loop durano sempre poco perchè, in pieno stile Voorn, non si riesce mai ad abituarsi a un suono che subito questo viene rimpiazzato da un cambio di passo, col risultato che si viene sballottati su un ottovolante meraviglioso sapientemente guidato dal responsabile dei comandi.

Se poi si conosce qualcuna delle MILLE tracce selezionate dal giovine olandesino, e non è poi così difficile visto che alcune sono anche discretamente famose, il gusto è ancora maggiore, perchè si riesce a percepire l'immane lavoro di pittura sonora che c'è dietro al mixato, in grado di trasformare i dischi in pennellate, rendendo così l'esperienza di ascolto piacevole a un livello superiore rispetto al mero godimento uditivo, che pure è altissimo.

Consigliatissima, nient'altro da aggiungere.

martedì 10 giugno 2008

Airplay 02 - In order to dance, mixed by Afrilounge

Il dj set degli Afrilounge è stato una delle sorprese della stagione invernale 2007-2008: sentiti al Bitte in apertura a un live dei Kollektiv turnstrasse, i due tedescotti (che in realtà sono 3, al Bitte ne mancava uno...boh), da cui sinceramente non mi aspettavo niente di che, si sono dimostrati dei dj veramente coi controcazzi, riuscendo a tenere completamente in pugno la pista dall'inizio alla fine del set e sviluppando una progressione davvero degna senza però perdere la linea.

Quando il mio amico Fede Frequencies mi ha chiesto se avevo voglia di recensire un mixcd loro, quindi, non mi sono assolutamente potuto tirare indietro, anche perchè mi fa sempre piacere parlare bene di chi se lo merita.

Parliamo del mixcd in questione, quindi, iniziando dal titolo che riprende quello di una serie di compilation sulla storica R&S di cui non ero a conoscenza (ma Discogs mi è venuto in aiuto come al solito); da press release, la compilation è, un po' come le release su R&S, a veritable who’s who of quality 4:4.

E in effetti, a guardare la tracklist, i nomi sono così altisonanti che val la pena incollarla tutta:

1 – Marlow & Claudia Nehls – Water (Daniel Stefanik Rmx)
2 - Miguel Toro - Cure
3 - Christian Burkhardt - Kreiskollaps (Federico Molinari Remix)
4 – Martin Buttrich – Hunted
5 - Slutbox - Nitrogen 2 Oxygen 1 (Jason Emsley Remix)
6 – Nick Curly – Tele vision
7 – Huge Hepner – Just In Time
8 – Christian Burkhardt – Dragee
9 – Michal Ho – Take Away (Jona Mix)
10 – Sasse – Gravity (Peter Dildo Dirtymind Replay)
11 – Johnny D – Walkman
12 – Plasmik – Pitch It (Claude VonStroke Rmx)
13 – Afrilounge – Lux

Nick Curly, Michal Ho, Sasse, Rozzo aka Peter Dildo, Johnny D, Plasmik, Martin Buttrich, Burkhardt & Molinari, Stefanik...ce n'è veramente per tutti i gusti, compresi un po' di flash che sulla tracklist non ci sono, tipo l'hittissima Mumbling Yeah di Kabale Und Liebe e Daniel Sanchez in chiusura che normalmente non sopporto ma che qui dentro ci sta proprio bene.

E infatti l'andamento generale del mixato è bello variegato e oscilla senza soluzione di continuità tra momenti di minimale loopeggiante e deep house, mantenendo sempre un feeling generale che è quello di un club piuttosto che quello di un open air estivo: si scuote la testa e il culo di gusto piuttosto che fare i salti, ennesima dimostrazione della recente tendenza che preferisce esaltare il pubblico con la qualità della musica anzichè ricorrere alla strada più facile dei bpm esasperati e della pausa+ripartenza togli la cassa-metti la cassa che infesta un buon 90% dei live set che circolano attualmente.

Praticamente tutte le tracce presenti nella compilation sono di artisti noti per la massima cura che ripongono nella stesura delle proprie produzioni anzichè limitarsi a creare un loop carino con due bei suoni e insistere su quello per una traccia intera: penso soprattutto a Martin Buttrich, che dei live artist che dominano al momento è forse uno di quelli che più si avvicinano alla definizione di "musicista", ma anche a gente come Peter Dildo, che prima di essere un ottimo produttore è, soprattutto, un eccellente dj e quindi ha chiara in mente la necessità di variare costantemente i suoni per mantenere l'attenzione di chi ascolta.

In definitiva, il messaggio che possiamo ricavare da questo cd degli Afrilounge è proprio questo: a tirar fuori un buon loop da 4 battute non ci vuole poi molto, come pure a costruire un dj set di dischi banali e ripartenze scontate; la vera bravura è riuscire a costruire un'ora di musica che sia al contempo varia ma coerente, originale ma comunque coinvolgente.

E gli Afrilounge ci riescono in maniera eccellente.

venerdì 16 maggio 2008

Fabric 39 - Robert Hood: la recensione

Finalmente iniziano a uscire tutti i mixcd per cui mi sono fomentato durissimo nel corso dell'inverno: dopo quello dei Whignomy bros. recensito ieri, finalmente ho avuto modo di sentire anche il Fabric nuovo, di Robert Hood, per cui avevo già iniziato a strapparmi i capelli in febbraio.

Nel corso dell'ultimo anno ho già avuto modo di dichiarare il mio rinnovato amore per le compilation del Fabric, che tra il 36 di Ricardo (miglior album del 2007 imho) e il 27 di Steve Bug hanno regalato veramente dei gran capolavori; il 38 dei M.a.n.d.y. è, almeno per me, l'eccezione che conferma la regola, ma probabilmente è per via della mia atavica repulsione per l'electro...magari nel suo genere è pure bellino, ma io dei due cugini preferisco ancora la compilation su At the controls.

Cmq, veniamo all'ultimo episodio, curato da una delle leggende di Detroit: dopo il trio di Belleville che ha inventato tutto, la seconda generazione di produttori includeva, oltre a mezze seghe del calibro di Jeff Mills e gli UR, anche quello che può essere considerato a buon diritto l'inventore del sottogenere minimale, Rob Hood appunto.

Quando ancora Richie Hawtin era l'inglese bianco trasferito in Canada che voleva fare amicizia con la scena nera di Detroit, il primo a cercare di creare musica sottraendo anzichè aggiungendo fu proprio Hood: il risultato che caratterizza i suoi set, quindi, è una versione ridotta ai minimi termini dell'ibrido tra funk ed elettronica che è la techno per come è stata concepita.

L'influenza funk è ancora fortissima come i tutti i Detroiti vecchia scuola, ma data l'impronta sottrattiva e la necessità di muovere comunque i dancefloor il focus sulla parte percussiva è molto più accentuato rispetto tipo agli UR, a Carl Craig o a May e Saunderson, come pure il numero di bpm, bello sostenuto.

In sostanza, rispetto a un Craig o a un Saunderson che mostrano orgogliosi le proprie influenze house, Hood è molto più purista nel suo essere techno: niente gayezza quindi, le uniche aperture ammesse sono verso le influenze latine e funk, che comunque si fanno sentire, ma il look and feel generale è comunque molto asciutto, senza cantati, piani, violini o altri fronzoli che tanto piacciono alle donzelle ma che renderebbero il tutto troppo frivolo per Roberto Cappuccio.

Nel corso dell'ultimo anno ho sentito Hood due volte, al the Beach a Torino per storie di Iamfromdetroit e all'Awakenings, per cui posso dire con un buon grado di certezza che la tracklist del mixcd rispecchia molto fedelmente i suoi set, splendidi nel riuscire a mantenere una coerenza interna impeccabile eppure in grado di dare all'ascoltatore una sensazione di gran varietà, alternando tracce chiusissime e ripetitive ad altre estremamente solari e funkettissime (tipo la sua "The great dancer", con lo stesso giro di chitarrina di "Gettin' jiggy with it" di Will Smith, che suonata in mezzo ai missili come fa lui crea veramente scompiglio) il tutto senza soluzione di continuità.

Proprio per via di questa gran varietà, quindi, Hood riesce a non stufare pur non risparmiandosi le legnate: se non si fosse capito di recente, forse per vecchiaia o per qualche strano meccanismo di evoluzione personale, mal sopporto i pestoni senza senso, ma set come questi o come il live di The Advent, da cui non sai mai cosa aspettarti ma sai che sicuramente sarà musica di altissimo spessore, mi riavvicinano alle mie origini techno.

Morale, play.com mi ha alleggerito di altri 15 euro, spedizione inclusa.

Avere un repertorio così vasto a disposizione a un prezzo così buono è veramente una tortura per il portafoglio, soprattutto quando escono a raffica cd così belli.

giovedì 15 maggio 2008

Whignomy Bros. - Metawuffmischfelge

Mi ero entusiasmato a bestia già quando era solo annunciato (e ne avevo parlato qui), ma adesso che mi è arrivato so che l'esaltazione preventiva era fin troppo poca.

Siamo di fronte a una manifestazione di puro genio, non riesco a definirla in nessun altro modo.

Chi ha avuto la fortuna d vedere dal vivo un set di Robag Wruhme e Monkey Maffia sa che sono dei trascinatori con davvero pochi rivali, in grado di animare qualunque festa: a vederli sembrano i classici due sfigati che ad un party stanno in un angolino a parlare tra loro di cose noiosissime, ma con in mano una console fanno saltare grandi e piccini indistintamente.

L'impressione che ho sempre avuto, sentendoli live, è quella dei dj dall'esperienza infinita, che hanno sempre il disco giusto al momento giusto e nell'arco di un set ti prendono per mano e ti portano esattamente dove vogliono che tu vada e inducendoti esattamente il mood che vogliono.

Negli openair dove li ho visti (Awakenings e Green & Blue) il mood è sempre stato festoso-gioioso-estivo, ma con questo nuovo mixcd hanno dato prova di saper andare oltre ed essere dei comunicatori completi, che sanno trasmettere a chi li ascolta qualunque stato d'animo.

Il set, dal titolo bislacco come la maggior parte delle produzioni dei Whignomy bros., è infatti una buona oretta di musica malinconicissima (su tutte, Les violons ivres di Agoria), da "guardo l'orizzonte con sguardo profondo e una lacrimuccia", perfetta per l'ascolto solitario in situazione rilassata, a dimostrazione che Robag e Monkey Maffia non sono come quei dj che fanno sempre lo stesso set indipendentemente dal contesto, ma sanno modulare la propria proposta musicale, mantenendo sempre un'impronta caratteristica, che nel loro caso è quella di una classe infinita.

Diversamente dai set che propongono nei club o nei festival, quindi, ascoltando questo cd si salta poco, al massimo si headshaka un po' ogni tanto, piuttosto si apprezza della musica che non spacca di brutto nè crepa i muri, ma è semplicemente bella: sia nelle parti più melodiche che in quelle in cui le percussioni dominano la scena, la sensazione è di trovarsi davanti a un prodotto confezionato con cura per accarezzare le orecchie anzichè schiaffeggiarle, a dimostrazione che i dj davvero bravi sanno usare con la stessa abilità sia il fioretto che la sciabola e, soprattutto, sanno quando usare ciascuno dei due.

A ulteriore riprova del fatto che i due sono una spanna sopra il dj "medio", poi, il fatto che non si sono piegati all'uso delle tecnologie più in voga solo per moda, ma che sono stati loro a piegare la tecnologia al proprio volere e a usarla come un'arma in più: il set è evidentemente fatto con Ableton, dato che è un set alla DE9:Transitions, con mille tracce che si intersecano contemporaneamente, ma non è "uso Ableton perchè non so mettere a tempo i dischi e volevo giocare un po' con gli effetti", è "uso Ableton per farci cose che vanno oltre quello che riesco a fare coi dischi, e il risultato è comunque buono perchè le idee che ci metto dentro sono buone".

Capolavoro.

lunedì 7 aprile 2008

Fuse presents Adam Beyer

Compilation mixata per Adamo: dopo il suo ottimo Fabric, ora tocca alla serie del Fuse di Bruxelles, uno dei club "storici" europei al livello di colossi come l'ormai fu Tresor, il Fabric stesso e pochi altri che si contano sulle dita di una mano.

La tracklist contiene, ovviamente, un sacco di Drumcode, ma personalmente la traccia che sono più curioso di sentire è il remix che Beyer stesso ha realizzato per un capolavoro come Marionette di Mathew Jonson...can't wait, anche se mi fa un po' specie vedere nella tracklist del papà della techno svedese cose tipo il Cadenza di Schneider e Galluzzi, Jackmate, Martinez e soprattutto Maetrik, che non è che mi faccia proprio impazzire...cmq, staremo a vedere :)

Tracklist

01 Patrik Skoog - Jack is Back
02 Joel Mull - Coconest
03 Mauro Picotto - Flashing
04 Mute - Glitch Yourself (Man-d.a Goldseries Reprise)
05 Martinez - Expander
06 Lem - Wordless
07 Braincell - Absorb (Grindvik Remix)
08 Christian Smith & John Selway - Total Departure
09 Zahn - Anti-gray (Joel Mull's White Mix)
10 Schneider & Galluzzi - Albertino
11 Anton Pieete - New Wave Mothers
12 76-79 - Six Ten
13 Museum - She Was Asking For It
14 Kyle Geiger - Identity Crisis
15 Jackmate - Boots
16 Pedro Trotz - Soller
17 Paco Osuna - Orbeat
18 D'julz - Just So You Know (2000 & One Remix)
19 Acid Circus - Reduxtion (Agaric Remix)
20 Maetrik - Choose Your System
21 Patrik Skoog - Good Machine
22 Mathew Jonson - Marionette (Adam Beyer Remix)

In uscita il 19 maggio.

(via ResidentAdvisor)