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martedì 4 dicembre 2012

Un weekend mica male

Come l'ascoltatore attento avrà sicuramente notato, niente Orchestraibaz questa settimana.

Come mai?

Sono stato da venerdì a ieri sera ad Amsterdam per il Kings of Code 2012, un festival/conferenza/raduno di nerd patologici che si ritrovano insieme.

Sono estremamente soddisfatto del weekend, in cui ho fatto un sacco di cose veramente fighe, iniziando con l'andare a trovare in ufficio l'amico che mi ha ospitato, che lavora per una società dal logo multicolore, il cui business principale consiste in un motore di ricerca piuttosto noto al grande pubblico.

Già così, dopo essere stato in visita agli uffici di Google, il bambino nerd che è in me poteva ritenersi soddisfatto, ma col senno di poi è stata solo la prima della sequela interminabile di figate di questi quattro giorni.

Il programma, infatti, prevedeva per sabato e domenica l'hack battle, che per i non addetti ai lavori è una sorta di ritrovo di nerd in cui ci si sfida amichevolmente, a gruppi, a fare la cosa più figa in un periodo di tempo limitato.

C'erano anche degli sponsor, il più "famoso" dei quali era sicuramente Spotify, e ogni sponsor offriva dei premi propri, per cui si era incentivati a fare qualcosa usando i prodotti degli sponsor; c'era un buon numero di persone che si era portata dietro un Arduino, c'era un sacco di cibo, birra e Red bull (tutti offerti dagli sponsor) ma, soprattutto, c'era un'ottantina di nerd pronti a dar sfogo alla propria creatività e alla propria voglia di fare qualcosa di nuovo, interessante e divertente.

Ho visto delle cose veramente incredibili, tra cui un Pong a due giocatori su uno schermo a led 8x8 alimentato a batteria, ovviamente fatto tutto con Arduino

Il tizio vestito da Sinterklaas (il babbo natale olandese) è un membro della giuria che giudicava gli hack
O un clone di "Dance dance revolution", multiplayer in tempo reale, integrato con Spotify, il cui tappeto per ballare è stato costruito con materiali, diciamo così, di recupero


O ancora, un meta-Nyan cat, o un buffo affare che dato un pezzo di poesia ne produce una musica usando l'audio api di HTML5 e uno stream di foto prese da Flickr.

O ancora, infine, e qui gonfio un po' il petto perchè si tratta del mio hack, un generatore di playlist collettive su Spotify attivato strisciando la propria card NFC sul lettore, intitolato "Bring your own music":

Il lettore di card NFC, ovviamente Arduino-powered
In sostanza, il giochino che ho costruito assieme ad Ale e a due olandesi conosciuti sul posto consentiva di caricare una playlist di Spotify su qualunque card NFC (ne avevamo un paio prese apposta, ma funzionava anche - testato - con l'abbonamento dei mezzi di Amsterdam, con le Oyster card e anche col biglietto del tram che ho usato per arrivare alla location dell'evento) in modo che, idealmente, tutti potessero arrivare a un party con la propria card, strisciarla sul lettore e caricare la propria playlist nell'app jukebox, fatta così


Come si vede dalla foto, se tanti utenti caricano le stesse canzoni queste verranno ovviamente privilegiate rispetto a quelle che invece si cagano in pochi.

Ci sono svariate cose incredibili legate a questo hack, la prima delle quali, ovviamente, è che funziona: più volte, nell'arco dello sviluppo, tutti e quattro abbiamo concordato che vedere una cosa così prenderti letteralmente forma in mano avesse, davvero, qualcosa di magico, che non saprei descrivere con nessun altro termine.

Ma non è tutto.

Un'altra cosa incredibile è che, volendo, potrebbe avere un sacco di applicazioni "reali" o quasi, visto che NFC non è ancora proprio una tecnologia diffusissima: quella del party a cui tutti arrivano portando la propria musica è una, ma visto che funziona perfettamente con i biglietti dei mezzi pubblici, perchè non pensare in grande a un mondo meraviglioso, in cui la gente convalida il proprio biglietto salendo sull'autobus e aggiunge la propria playlist a quella collettiva suonata sull'autobus stesso?

O ancora, perchè non immaginare un dj (uno a caso, eh, magari pelato e magari tenutario di un blo tipo questo che state leggendo) che anzichè dare in giro le proprie moocards con l'indirizzo del blo dà via una card NFC con i propri mixati, o ancora un club che alla fine di un party, e solo lì e solo in quel momento, dà ai propri clienti le card NFC con la registrazione della serata, rendendola un ricordo esclusivo solo per chi ci è stato veramente?

E questi sono solo i casi d'uso che ci sono venuti in mente in un brainstorming di un paio d'ore.

Ma non è tutto, ancora.

La cosa davvero incredibile, di tutto ciò, è che abbiamo vinto.

Non abbiamo vinto il gran premio deciso da Sinterklaas, perchè in effetti l'hack dei tizi che ballavano sul tappeto di cartone era troppo troppo figo per non vincere tutto il vincibile, ma abbiamo comunque vinto il premio di Spotify (sei mesi di Spotify premium gratis, anche per me che abito in un paese svantaggiato in cui Spotify non c'è) e un gift certificate su un sito a nostra scelta offerto da un altro sponsor (Apigee, un servizio davvero figo: dategli un occhio se siete sviluppatori pigri - e quindi bravi sviluppatori).

Morale: mi sono divertito un sacco, ho conosciuto gente interessantissima tipo Syd Lawrence, una delle menti dietro Wemakeawesomesh.it e i Music hackdays oltre che il creatore di alcuni hack davvero bizzarrissimi, ho costruito qualcosa di figo, collaborando con altri, giusto per il gusto di farlo, e ho pure vinto: spettacolo grosso già così.

Basterebbe il clima di collaborazione, creatività e crosspollinazione di idee che si respirava sabato e domenica a rendere il weekend assolutamente grandioso, e invece c'era pure il lunedì, con una gran bella conferenza: ho visto un tizio di Facebook raccontare il loro rapporto di odio/amore con HTML5 su mobile rispetto alle app native, ho visto il solito esilarante Tanoku di GitHub raccontare del suo lavoro a bassissimo livello su git (è uno che ti racconta la rava e la fava di come git gestisce il filesystem e il grafo aciclico diretto dei reference con la verve e la divertenza di un cabarettista navigato, per capirci), ho visto una tizia del W3C fare cose magiche con le transizioni e le animazioni di CSS3, mi sono entusiasmato all'idea di provare a usare tool come Chef e Go (quest'ultimo spiegato da uno che nella vita lo usa per Soundcloud) e in sostanza, di nuovo, mi sono divertito un sacco.

Mica male per solo quattro giorni, dai: l'unico problema è che adesso ho idee di cose interessanti/divertenti da fare per i prossimi 500 anni, e ovviamente mi manca il tempo di farle, ma in qualche modo farò :)

venerdì 1 giugno 2012

Perchè non dovete ignorare le pubblicità, e altri insegnamenti

La mia generazione è cresciuta in un mondo in cui la pubblicità è sempre esistita e ha sempre avuto (o cercato di avere) una posizione privilegiata al centro della nostra attenzione, per cui un po' tutti noi abbiamo sviluppato modi più o meno elaborati per sfuggirle, che vanno dalla cecità o sordità selettiva a strumenti un po' più elaborati come i vari adblocker che si possono installare su qualsiasi browser in modo da eliminare il fastidioso contenuto pubblicitario e consentirci di sopravvivere un pochino di più all'information overload di cui siamo vittime quotidianamente.

La verità, però, è che ignorare completamente ogni tipo di advertisement può non essere l'idea migliore, e la curiosa vicenda che vado a raccontarvi ne è un esempio.

Poco più di un mese fa, infatti, cazzeggiando su un popolare social network con un grosso quantitativo di utenti e (di recente) un discreto quantitativo di sbattimenti in borsa, mi imbatto in un banner pubblicitario che dice, più o meno, "Ti piace scrivere del codice? Noi qui a questo social network cerchiamo dei bravi sviluppatori".

Ora, il social network in questione è notoriamente un posto strafigo dove lavorare: giusto per dire alcuni dei motivi, ha tra le sue fila alcuni dei migliori hacker del mondo, si sono scritti internamente un sacco di cose, solo alcune delle quali (il compilatore PHP e il tool per le code review, per dirne un paio) hanno anche rilasciato opensource, lavorano a qualcosa che uso quotidianamente, che ho scoperto essere una feature assolutamente indispensabile per un posto di lavoro, e tra l'altro la sede è a Palo Alto.

Così, un sabato sera come un altro, vado a comprarmi una vaschetta di kebab e clicco sul banner pubblicitario, che punta a un problemino da risolvere con del codice in un tempo massimo; il problemino è relativamente semplice, per cui in poco più di metà del tempo prestabilito riesco a montare una soluzione abbastanza soddisfacente e a finire il kebab, dopodichè, senza pensare più di tanto alle possibili implicazioni future di quello che ho appena fatto, esco a bere come il sabato sera comanda.

Se non che, verso metà della settimana successiva, mi arriva una mail da una tizia del social network suddetto che dice "aoh figata che hai fatto il quizze, molto bravo, hai ottenuto il punteggio massimo, che me lo mandi un cv che ne parliamo?"; un cv, lo si sa, non si nega mai a nessuno, e chi sono io per negarlo a Zucherbe e ai suoi compari?

Insomma morale che il cv ovviamente glielo mando, e (un po' meno ovviamente) gli piace pure, per cui vediamo di organizzare un paio di call su Skype e/o telefono, durante le quali parliamo di quelle cose standard dei primi colloqui tipo raccontami dei tuoi ultimi progetti, perchè ti piacerebbe lavorare da noi, quanti anni avevi quando hai iniziato a scrivere del codice, blablabla, insomma le classiche domande un po' preliminari e un po' conoscitive in cui conta molto mostrare dell'entusiasmo, e la cosa mi viene piuttosto facile perchè, diciamocelo chiaramente, se non è il mio dream job questo allora non so cosa; il mio entusiasmo è evidentemente percepibile e il mio background, tutto sommato, sufficientemente figo, per cui senza nemmeno troppo sbattimento avanzo al livello successivo della quest: l'interview tecnica via Skype.

Le cose si fanno serie e gli argomenti dell'interview sono cose a cui non metto mano dai tempi dell'università, per cui decido di mettermici d'impegno e passo un po' di sere e di weekend a ripassarle, pisciando anche un rarissimo Aril Brikha a Milano, e il primo maggio (botta di culo, non devo neanche prender ferie) finalmente affronto il bossfight di turno: un'ora e un quarto di esercizi di programmazione non impossibili ma neanche banali, di cui in un modo o nell'altro riesco ad arrabattare una soluzione, ovviamente sudando come una fontana e arrivando a fine colloquio stanco come se avessi corso una maratona.

Convinto di non aver fatto schifo ma neanche di aver strabrillato, attendo pazientemente un responso, sapendo che se dovesse essere andata bene dovrei fare un altro colloquio uguale e poi in caso andare a Dublino a fare l'ultimo face-to-face e se dovesse essere andata MOLTO bene andrei direttamente a Dublino, fino a quando, all'incirca una settimana dopo, arriva una mail che dice, rullo di tamburi, che vado dritto nella terra della Guinness senza passare dal via.

Figata.

Panico.

Panico.

Devo studiare come un dannato.

E infatti nelle due-tre settimane successive ogni momento libero lo dedico allo studio, imparando a fare cose di nessuna utilità ma che fanno parte delle tipiche domande da colloquio tecnico, come invertire una linked-list in place, calcolare se due rettangoli si sovrappongono o se una stringa è palindroma o risolvere il Dutch flag problem.

Qualche settimana e non pochi sbattimenti organizzativi dopo (i visti lavorativi per gli USA sono limitati nell'anno fiscale e sono quasi finiti, per cui c'è da fare in fretta, e tra le altre cose io avrei anche un lavoro, che oltretutto ho cambiato da poco, ma che ricambierei subito di fronte a un'opportunità così), quindi, prendo un aeroplanino e vado nella città più brutta del mondo dopo Genova, coi neuroni ormai liquefatti da settimane di studio peggio che quando mi sono laureato e una comprensibilissima situazione di alta precarietà intestinale.

Per farvela breve, il colloquio face-to-face consta di quattro colloqui tipo quello che ho già fatto, però ovviamente più ostici e, come dice il nome, face-to-face (o in videoconferenza), col codice scritto alla lavagna, oltre ovviamente a una mini visita turistica negli uffici del social network e un po' di chiacchieramenti con dei nerd su cose da nerd che rendono il tutto un'esperienza estremamente piacevole e divertente, nonostante la pressione psicologica che comporta questa cosa che, di fatto, è come un provino per giocare nell'NBA per un giocatore di basket.

Finito il tutto, comprensibilmente, cedo alla pressione psicologica e passo un weekend intero a dormire, sopraffatto dalla fatica di un mese di studio hardcore e dalla tensione accumulata e poi scaricata, e a metà della settimana successiva arriva la risposta più probabile, visto che anche all'ultimo step del processo di recruiting viene comunque rimbalzato il 90% della gente.

Morale, ripercorrendo tutta la vicenda, sono partito da un banner pubblicitario e sono arrivato a un passo molto breve dalla Serie A dei nerd, scoprendo o dimostrando:

  • che non sono poi così scarso (ma evidentemente neanche così bravo, visto che sono ancora da questo lato dell'oceano)
  • che nel momento del bisogno (i giorni immediatamente prima della gita turistica in Irlanda ero in preda al terrore più cieco) ho una quantità spropositata di supporto morale a disposizione da parte degli ammisci e di supporto globale totalissimo e indispensabbbbile da parte della persona con cui ho deciso di condividere il tetto
  • che tutto sommato, andare a giocare nell'NBA, o anche solo andarci vicino, non è così impossibile (ma questo lo sapevo già, me l'aveva dimostrato un mio ex collega appena passato a un'altra squadra dello stesso campionato)
  • che la cecità selettiva o peggio ancora gli adblocker sono da evitare, perchè nelle pubblicità potrebbe nascondersi qualcosa di interessante.

mercoledì 21 marzo 2012

Wrltzr, la radio online dei veri nerd

Una volta, quando ero ggiòvane ed era la preistoria dell'internet (sarà stato almeno 3-4-5 anni fa, quindi tipo sei-sette ere geologiche addietro), c'era il player di Last.fm, che gli dicevi un artista e lui ti faceva sentire tutte delle cose simili, creandoti una radio estemporanea su misura che seguisse il tuo gusto del momento e ti desse modo di scoprire nuovi nomi simili ai tuoi preferiti; o almeno, tutto ciò succedeva solo in teoria, perchè il database era piuttosto limitato e l'engine non funzionava troppo bene, per cui spesso e volentieri chiedevi di ascoltare le mele e Last.fm ti propinava i cavolfiori, o cose del genere.

Gli americi c'avevano Pandora, che faceva una cosa simile e si diceva funzionasse decentemente, ma qui da noi non è mai arrivata per cui boh.

Poi Last.fm ha praticamente chiuso (cioè, non ha chiuso davvero, ma la radio è diventata a pagamento e per il servizio dimmerda che offriva non valeva i tanti soldi che ti chiedeva, al tempo avevo pure scritto qualcosa a riguardo) e sono apparse, negli anni, decine di possibili alternative, nessuna delle quali vedeva neanche da lontano il limite della decenza: i vari Grooveshark e simili, se si ha un gusto musicale che esuli un attimo dai vari RHCP, U2, Vasco e amici di Maria, diventano completamente inutilizzabili e ti guardano come l'anziano che ti chiede "cusa l'è quel Feisbu lì che usate voi giovani?" quando chiedi loro se, cortesemente, possono proporti della musica.

"Chi l'è che l'è quel Chevi Saunderso, tò, senti questo Ligabue che bello"


C'è Youtube Disco, anche lui già meritevole di un post in passato, ma anche lui non esattamente perfetto, dato che, come dice qualcuno nei commenti al mio post a domanda "Lory D" risponde "Sting"; c'è delle alternative italiane alle quali mi rifiuto soltanto di pensare, che se i progetti di qualità fatta nei paesi civilizzati ti propina solo amici di Maria chissà quelli raffazzonati qui da noi; morale, manca un qualcosa che gli dai un input su cos'hai voglia di ascoltare e poi puoi lasciarlo lì in sottofondo, sapendo che ti proporrà cose attinenti, magari nuove e magari no, ma comunque in linea con quello che avevi chiesto inizialmente.

O meglio, mancava finora, visto che il mio spirito nerd ha percepito la sfida insita in questa mancanza e ha deciso di riempire il vuoto col progetto Wrltzr, il cui scopo è per l'appunto quello di creare una radio online affidabile e sufficientemente sapiente da potersi adattare anche ai gusti un po' più di nicchia.

L'idea che c'è alla base è di quelle semplici ma efficaci: prendere il motore di raccomandazioni di N servizi di radio online, a partire da Last.fm per arrivare anche a cose un po' più orientate alle novità e alla musica un  po' più esoterica tipo Hype machine e Soundcloud e frullarne assieme i risultati in modo da creare un unica megaintelligenza che, pescando un po' qua e un po' là, sappia sempre proporre la canzone perfetta.

Ovviamente, dato che si tratta di un side project sviluppato nel tempo libero, il risultato non è (ancora) al top, ma già ora come radio da sottofondo per le giornate in ufficio batte a mani basse l'uso di Last.fm o Hype machine "singoli", per cui è già utilizzabile con profitto e soddisfazione: ovviamente, siccome è un progetto ancora molto in fieri ogni tipo di segnalazioni, domande, richieste e contributi (anche sotto forma di codice, visto che ovviamente è tutto opensource e hostato su GitHub) sono molto più che bene accetti.

Una nota di colore tecnico: la grossa figata del tutto è che è fatto al 100% in javascript, per cui non fa assolutamente nulla server-side, tant'è che anche il sito stesso è hostato su GitHub e servito come plain html, senza nessun tipo di smandruppamento lato server.

venerdì 17 febbraio 2012

Una cosa da nerd

Anche se qui scrivo principalmente di musica, a volte di libri e raramente di altro, non ci si può dimenticare che in fondo, ma neanche troppo in fondo, sono un nerd, e mi guadagno da vivere facendo cose da nerd.

Ora, una delle caratteristiche principali della mentalità di noi nerd è che quando abbiamo bisogno di qualcosa che non c'è, vediamo di farcela da soli: è un fenomeno che capita con le relazioni interpersonali (e la quantità di rapporti interpersonali "fatti da soli" è il motivo per cui molti di noi ci vedono poco e portano gli occhiali), ma soprattutto capita con il software.

Molti dei pezzi di software più fighi attualmente in circolazione sono nati come risposta a un bisogno di un nerd che aveva del tempo libero: è il processo che c'è dietro la nascita di software che oggi sono di uso quotidiano per il mainstream come, tanto per dire un paio di nomi di basso profilo, Gmail e Facebook.

Se poi oltre a un bisogno si unisce anche la possibilità di imparare qualcosa di nuovo e giocare con dei giochi interessanti, è assolutamente impossibile tenere lontano un nerd dalla costruzione di qualcosa di nuovo.

Tutto questo lungo e generico cappello serve a introdurre l'ultima esternazione del mio tempo libero da nerd: il bisogno di turno è la necessità di evitare che nel sistema di tracciamento delle cose da fare che usiamo nel nostro team ci siano dei duplicati, in modo da impedire un sovraffollamento di roba ridondante nella lista degli issue da gestire.

Uniamo questo bisogno con la possibilità di giocare un po' con Ruby e con la compartecipazione di Alessandro (avere un compare in questi side project aiuta tantissimo a portarli a termine e a evitare che si trasformino nell'ennesimo mattoncino nella pila dei progetti iniziati e mai finiti), e il risultato è redmine_didyoumean, uno splendido plugin per Redmine - l'issue tracker in questione - che mentre stai scrivendo il titolo di un nuovo issue cerca tra quelli già presenti e, se ce ne sono di simili, te li sottopone, in modo che tu possa renderti conto se stai creando un task già presente.

Semplice, efficace, e divertente da realizzare.

Oltretutto, pare che il bisogno che soddisfa fosse piuttosto sentito, visto che ci sono già arrivate, spontaneamente, alcune richieste di feature nuove e una traduzione in cinese, quindi figata ulteriore :)

martedì 1 novembre 2011

Come fare contento un nerd

La mia sveglia è differente, lo sapete, ne avevo già parlato quando me la sono comprata.

A distanza di mesi dall'acquisto, posso dire senza esagerazioni che il myZeo mi ha cambiato la vita: la maggior parte dei giorni mi sveglio di discreto umore e piuttosto carico di energie, e anche quando dormo poco e in maniera non soddisfacente (cosa di cui grazie al myZeo sono riuscito a studiare bene le cause e che quindi riesco a evitare più facilmente) la sveglia nel momento migliore del sonno mi rende sensibilmente meno traumatico il risveglio e, di conseguenza, tutta la prima metà della giornata.

Ora, sulle ali dell'entusiasmo per questo acquisto fenomenale e in un momento di nerdismo all'ultimo stadio, ho pure scritto una miserrima app per Android, nel tempo libero, che sfruttando le API della sveglia (ebbene si, la mia sveglia ha le API) mostrava sul telefono tutti i graficini e le statistiche dei dati del sonno, proprio come raccolto dalla sveglia magica.

Pur essendo estremamente spartana, non priva di bug e per nulla mantenuta, visto che fondamentalmente dopo la prima versione mi sono menato via e ho fatto altro, la mia app zitta zitta ha fatto poco più di cinquecento download, grazie anche a un post sul forum ufficiale della sveglia che mi pareva non si fosse cagato nessuno, e invece.

E invece, qualche giorno fa mi scrive Derek, il product manager di Zeo, per dirmi che loro stanno per lanciare Zeo Mobile, un nuovo device che anzichè avere la svegliona da comodino ha solo la fascia per la testa e usa lo smartphone per raccogliere i dati, caricarli sul sito e quant'altro, e che quindi stanno per pubblicare sull'Android market la loro app, ufficiale, per cui per evitare di confondere gli utenti mi chiede se posso cambiare il nome e il logo della mia, che ricalcano pari pari quelli ufficiali.

Qui in itaglia a una situazione del genere avrebbero probabilmente fatto seguito azioni legali verso il tremendo hacker che ha rubato l'importante proprietà intellettuale di Zeo scrivendo un'applicazione maligna che ne usa irregolarmente i dati e i loghi, ma i ragazzi di Zeo fanno prodotti per nerd e sono, tendenzialmente, dei nerd, e noi nerd siamo diversi: la mail di Derek, infatti, è piena zeppa di ringraziamenti per il lavoro che ho fatto e di dichiarazioni di quanto loro hanno il cuore pieno di gioia all'idea che ci siano utenti che si divertono a trigare coi loro prodotti, che lasciano più "open" possibile proprio nella speranza che ci siano utenti come me che usano i prodotti come piattaforma su cui costruire servizi migliori.

E già così farebbe strano, se non fosse che Derek mi dice anche che, per scusarsi dell'enooorme favore che mi chiedono col rename dell'app (che per inciso ho deciso di spubblicare direttamente dal market visto che non era granchè soddisfacente e non avrei avuto tempo di mantenerla), mi includeranno nella prima spedizione dei nuovi Zeo Mobile appena pronti, cioè il giorno successivo, for free.

Come dire, che io già ai ragazzi di Zeo volevo un saccobbene, ma ora ancora dippiù.

giovedì 20 gennaio 2011

myZEO, il mio ultimo acquisto da nerd

Ho quasi ventotto anni, e per quasi ventotto anni ho avuto grossi problemi col sonno.

Insonnia, difficoltà ad addormentarmi, odio profondo verso la sveglia (anche se quest'ultimo credo sia comune a molti) e un sacco di fastidi del genere sono roba a cui sono abituato: di recente la situazione è un po' migliorata, più che altro perchè arrivando a sera spesso e volentieri molto stanco faccio un po' meno fatica ad addormentarmi, ma comunque mi capita ancora troppo spesso di svegliarmi la mattina con la netta sensazione di non aver dormito una fava e di restare rintronato e di pessimo umore per tutto il giorno.

Morale, è un problema che sento.

A sant'Ambrogio vado a NYC a trovare un amico e mi imbatto in un angolino di paradiso: il negozio di Wired.

In pratica uno spazio pieno di giochini da nerd, dal tagliapizza a forma di Enterprise alle postazioni kinect e playstation move, dal software che fa in realtime la roba tipo il video interattivo degli Arcade fire della primavera scorsa al libro "cooking for geeks" e un sacco di altre cose, al punto che non avevo mai provato il desiderio di comprarmi così tante cose tutte assieme, tra cui...l'oggetto della svolta.

Non sto a spiegare come si chiama per motivi che rivelerò in seguito, cmq l'idea dell'oggetto della svolta è questa: un braccialetto da indossare durante la notte che rileva tramite i tuoi movimenti se sei in fase di sonno profondo o leggero e ti sveglia, all'interno della finestra temporale che hai scelto, nel momento più opportuno per non farti sentire rincoglionito.

"E' fatta, sono salvo e sono salvi tutti quelli che devono subire il mio umore assassino quando la sveglia suona al momento sbagliato".

Il negozio di Wired non vende in loco, ma appena a casa mi fiondo sul sito del prodotto in questione e lo ordino, fortunatamente senza pagare subito, attendendo pazientemente la consegna...che non arriva.

L'azienda in questione ha avuto grossi problemi con la produzione dei gingilli lì, tipo che hanno cambiato due stabilimenti produttivi in un anno, un anno che è l'attuale ammontare del ritardo nelle consegne negli USA, mentre delle consegne overseas non si sa ancora nulla, con in più il bonus che il primo lotto di spedizioni han dovuto richiamarlo indietro perchè l'alimentatore prendeva fuoco.

Ma non mi dò per vinto: nei commenti del blog dell'azienda, uno dei tanti clienti insoddisfatti sostiene di essersi comprato un prodotto concorrente e di esserne molto soddisfatto: c'è ancora una possibilità per me.

Ci siamo: il prodotto in questione è in catalogo su amazon.co.uk, costa tipo il quadruplo del primo che avevo visto, ma nel giro di una settimanina finalmente sono un fortunato possessore di un myZEO.

Per ora ci ho dormito solo due notti, la seconda delle quali rovinata dal faticoso lavoro della reperibilità che ti fa stare sveglio dalle 3.30 alle 4.40 a lavorare, ma l'unica notte in cui l'ho usato a dovere pare davvero rivoluzionario: mi ha svegliato alle 7.12 anzichè alle 7.20 perchè secondo lui era il momento migliore, e infatti sono rimasto bello carico fino a metà mattina, quando la normale stanchezza di una notte da 6 ore scarse di sonno si è fatta avanti.

Ma la funzione "smartwake" non è tutto: il vero motivo del costo così cicciotto è il meccanismo di statistiche sulla qualità del tuo sonno (il claim è "the more you know, the better you sleep") che ti mostra, giornalmente, il grafico con la quantità di tempo trascorsa in sonno profondo, leggero e rem e il programma di coaching personalizzato che in base alle statistiche raccolte offre consigli adeguati per migliorare il proprio punteggio di sonno, con quel minimo di meccanica ludica che ti spinge a migliorare il tuo score quotidianamente e di conseguenza a dormire sempre meglio.

Come se non bastasse, c'è anche l'API per svilupparci sopra.

Il mio animo di nerd è oltre ogni soglia di soddisfazione.

venerdì 23 aprile 2010

Final fantasy XIII visto da un FFista di vecchia data

Nel vasto panorama dei videogiuochi di nome Final fantasy e dei vari epigoni e similari (tipo i capolavori dell'epoca d'oro dei jrpg su Super Nintendo) sono pochi quelli che mi sono sfuggiti, forse giusto i primi e qualche spinoff minorissimo, tipo i Crystal Chronicles per i rottami le console Nintendo di nuova generazione, ma ho nella mia collezione delle perle di rara bruttezza che mi consentono di fregiarmi del titolo di vero addicted, tipo il dvd originale di FFVII: Advent Children, o Final Fantasy X-2, o ancora un portachiavi a forma di Zell Dincht oltre, ovviamente, alla limited edition di quest'ultimo episodio.

(E si, prima o poi va a finire che rompo il porcellino e mi compro qualche action figure di quelle gigantesche, costosissime e completamente inutili tipo questa)

Morale, mi sono bullato per un cinque-sei righe solo per acquisire un minimo di autorevolezza nel parlare di Final Fantasy XIII, visto che sono d'accordo solo in parte con l'ignobile stroncatura che gli ha tributato praticamente tutta la rete.

Premessa: una serie che arriva con ottimi risultati al tredicesimo episodio rappresentando un caso (credo) unico lo fa perchè riesce a cambiare le carte in tavola ogni volta mantenendo sempre elementi comuni in grado di soddisfare l'utente affezionato e seriale, elementi che nel caso dei FF sono stranoti: i maledetti struzzacci gialli, un personaggio di nome Cid che pilota una nave volante, un protagonista misterioso che lungo la vicenda diventa un bonaccione e una serie di comprimari di lusso ben assortiti che fanno in modo che si riesca a sostenere la durata spesso enorme dell'intera vicenda.

FFXIII ha questi elementi? Si.

FFXIII è un Final fantasy nel vero senso della parola? No.

Non so dire se per via delle critiche al dodicesimo episodio, esagerato dal punto di vista ludico per via del combat system perfetto (e copiato pari pari anche da blockbuster western recenti, tipo Dragon Age: Origins) ma pessimo da quello narrativo, o se per via delle recenti tendenze in ambito videoludico secondo le quali raccontare bene una storia fa vendere molto anche se poi il sistema di gioco è quello di Dragon's Lair, fatto sta che pur mantenendo gli elementi tipici dei Final fantasy il tredicesimo episodio fallisce miseramente in quello che è più importante e meno visibile, quello ludico.

E' inutile che ce la raccontiamo, i Final fantasy non sono mai stati giochi "per tutti": Panariello in salotto con Juliana Moreira non si sognerebbe mai di passare nottate a far accoppiare quei cazzo di struzzi colorati per far venire fuori quello dorato e andare a prendersi la summon più fica di tutti i tempi, quella è roba da nerd giappi (io stesso, lo ammetto, lo struzzo dorato non l'ho mai avuto) per cui è assolutamente normale passare intere giornate a scoglionarsi di combattimenti casuali per poter finalmente battere cattivi vestiti da tamarri con personaggi vestiti ancora più da tamarri; la base di ogni FF è sempre stata la sfida, tipicamente nerd e alla base di ogni RPG, della ricerca dell'equipaggiamento perfetto, della combo di abilità devastante, del party assortito a dovere in grado di sconfiggere ogni avversario.

FFXIII tutto questo lo sfancula bellamente pur essendo il diretto successore del Final fantasy perfetto, dell'apoteosi di ogni nerd: in FFXII c'era un basilarissimo sistema di scripting del party che trasformava il giocatore in un programmatore in erba (con sommo gaudio del sottoscritto, sviluppatore sw ormai più neanche troppo in erba), in quest'ultimo pigiare attacco-attacco-attacco a ripetizione risolve il 99% degli scontri.

In FFVII c'era quel fenomenale sistema dei materia, con gli slot limitati da dividere tra abilità, potenziamenti e summon e la possibilità di combinarli tra loro (quasi) all'infinito, in FFXIII c'è uno slot per l'arma, uno (almeno all'inizio) per un accessorio, e la customizzazione del party finisce lì.

Sono poco oltre metà della vicenda principale, in FFXIII, e non sono ancora morto una volta che sia una.

Eppure, nonostante questa natura pesantemente "for dummies", FFXIII è un gran bel gioco: ovviamente non sotto l'aspetto strettamente ludico, vista la sfida quasi nulla che offre, ma sotto quello narrativo.

Per una volta, almeno finora, i clichè sono limitati e, soprattutto, ci sono molti riferimenti a uno dei picchi più alti della narrativa contemporanea: se dico che la storia è raccontata principalmente attraverso dei flashback legati a ogni singolo personaggio volti a dimostrare come tutti fossero già legati prima degli avvenimenti "presenti" forse il lettore più scaltro capisce già a cosa mi sto riferendo, ma se poi mettiamo a confronto due dei personaggi principali:



Ogni riferimento a Lost appare evidente.

Morale, finora sono molto soddisfatto dall'esperienza di FFXIII, forse solo perchè sono un fan sfegatato della serie e sono riuscito ad apprezzare merdacce come Advent Children e ormai mi va bene quasi tutto abbia il brand, ma in definitiva pur essendo tutto sommato un film interattivo dall'aspetto ludico piuttosto scarso secondo me vale l'acquisto, dato che come film è validissimo.

martedì 9 febbraio 2010

Il mio nuovo Acero Liquido

Il mio adorato Blackberry 8100, telefono più longevo che abbia mai posseduto, ha iniziato a perdere pesantemente colpi negli ultimi mesi, per via di quella dannata pallina che dalla prima volta che la smonti per pulirla non torna mai più quella di prima.

La scelta per il rimpiazzo è sempre stata orientata verso il simpatico robottino verde made in Google, che fino a poco tempo fa reputavo una piattaforma in grado di dominare il mercato ma ancora immatura, per cui ero fermamente intenzionato a trascinare il mio moribondo Blackberry fino all'uscita del Nexus one, ma poi, spinto dalle pessime voci che girano sul prezzo del N1 all'uscita e dall'idea che comunque, per averlo, avrei dovuto aspettare un bel po' ho optato per la soluzione alternativa:


Preso ormai quasi un mese fa dopo averlo visto in mano a un paio di amici, mi sta regalando grandi soddisfazioni: ho ovviamente dovuto cambiare operatore e passare all'unico che attualmente offre una tariffa decente per il traffico dati (quello del numero magico), ma ora finalmente posso dire di essere in grado di mastrussare con la rete anche in mobilità.

Potevo farlo anche col BB, certo, ma lo schermino piccino piccino non era il massimo della vita: ora invece posso fare un sacco di cose col telefono oltre a leggere la posta, tipo leggere il mio GReader, avere la lista della spesa sempre a portata di mano con RememberTheMilk, aggiornare il mio status su peoplesound e fondamentalmente qualsiasi cosa ci sia sull'Android market o anche solo che mi venga in mente e abbia il tempo di svilupparmi, vista l'estrema facilità d'uso dell'SDK (Steve guarda e impara).

Hardwareisticamente parlando, poi, il giochino vale un sacco per quello che costa (poco più di una trecentina di euroes): il touch screen capacitivo è bello preciso passati i 10 minuti necessari a farci la mano, la fotocamera più che sufficiente e la batteria migliorabile ma comunque ancora accettabile, anche se la vera bomba, è ovvio, è il sistema operativo splendido in grado di coniugare look&feel semplice da utenti finali e libertà d'uso da nerd smanettoni.

Per capirci, il sync di tutta la mia roba Google (mail, contatti, calendario, etc.) viene fatto automagicamente e in maniera del tutto trasparente & a prova di scimmia, senza che io abbia dovuto fare altro che fornire la password del mio account, ma ci ho comunque messo cinque minuti scarsi ad ottenere i diritti di root e cambiare il file del dizionario della tastiera in modo da soddisfare il geek che è in me.

Morale della storia: avevo già idea che Android fosse un gioiellino avendo visto solo l'SDK e qualche demo, ma ora che ce l'ho in mano da un po' ne sono fermamente convinto; o Steve e i suoi si inventano qualcosa di pesante lato marketing per convincere le loro schiere di zombie fans a fare in modo che l'Iphone mantenga la sua posizione di leadership, oppure nel 2010 il robottino verde gli farà il culo a strisce.

giovedì 22 ottobre 2009

Open Thread: i client email nel (quasi) 2010

Per una volta facciamo come fanno i blogger "pro" e mettiamo in un post solo l'inizio di una discussione per poi lasciare (sperare) che si sviluppi nei commenti.

Premessa: da buon fan sfegatato delle applicazioni con la G, finora ho sempre delegato a GMail la gestione di tutte le mie mail, visto anche che consente di gestire più indirizzi dallo stesso account scaricandone le mail via POP o IMAP, per cui mi viene comodo gestire i vari raibaz@exprezoo.com e simili.

In realtà è migliorabile, nel senso che quando si mandano mail da account diversi da quello base escono come "raibaz@gmail.com on behalf of _l'altro indirizzo_", ma è roba su cui si può tranquillamente chiudere un occhio a fronte dell'antispam (quasi) a prova di bomba, del sistema di tagging dei messaggi coi filtri automatici, del sistema di ricerca nelle mail vecchie Google-based e dell'essere "in the cloud", che mi consente di vedere la stessa situazione postale (esiste una cosa come la "situazione postale"?) ovunque mi trovi, su qualunque pc, più sicuramente una serie di features che ignoro e che lo renderebbero ancora piùmmiglioredelmeglio.

Usato in combo con GCalendar, poi, si trasforma in un PIM full-optional dotato pure di sincronizzazione seamless con la posta e il calendario del mio Blackberry, grazie all'applicazione Google sync gentilmente offerta dai signori di Mountain view.

Per motivi lavorativi recenti, ossia fondamentalmente che ho dovuto testare Xobni (pessima impressione e disinstallazione immediata, btw) e una legittima avversione dei miei nuovi colleghi per i dati "in the cloud", che in realtà è un tema molto esteso e su cui mi rendo conto di avere opinioni molto diverse dalla maggioranza della gente che potrei pensare di approfondire in futuro in un post dedicato, ho installato la trial di Outlook, che probabilmente finirà nel cestino molto prima della fine del periodo di prova per via della user experience da monolite enterprise anni '50.

Attualmente sto provando la combo Thunderbird-Lightning e devo dire che, per quel poco che ho visto finora, il look&feel è ottimo e sembra "ti faccio fare le stesse cose che puoi fare con Outlook ma aggiornate al terzo millennio, e sono pure free software ed estendibile".

Morale, sono un po' in crisi d'identità e pieno di dubbi:

  • E' veramente così male e poco enterprisey usare GMail?
  • Se si (e quindi per essere veramente enterprisey bisogna usare un client residente con tutto quello che comporta), Thunderbird+Lightning è una valida alternativa ad Outlook o l'unica alternativa è tamponare il sanguinamento agli occhi e ai neuroni che causa quell'interfaccia demenziale e adattarsi a usarlo perchè ormai è standard?
  • Esiste un'altra via che magari ignoro per avere le proprie mail e il proprio calendario sempre disponibili ovunque e su qualunque device?

sabato 14 febbraio 2009

Cool epoch!

Warning: nerditudine pesantissima in questo post.

Metti un venerdì sera a casa.

Che poi scopri che non è mica un venerdì come tutti gli altri: è il giorno in cui l'epoch time, il tempo che noi nerd usiamo contando i secondi a partire dalle 00:00 del primo gennaio 1970, raggiunge la divertentissima cifra di 1234567890.

Ho tenuto la finestra aperta su http://www.coolepochcountdown.com tutta sera aspettando di screenshottare il momento magico...ma ho fatto tardi e ho screenshottato questo:


Mannagg :(

Mentre scrivo, tra l'altro, coolepochcountdown ha musichina e fuochi d'artificio :D

venerdì 4 luglio 2008

Quelle cose che fanno divertire noi nerd

Friendfeed, essendo duepuntozzèro, ha ovviamente il proprio feed che raccoglie tutto quello che pubblichi sui servizi che aggreghi con Friendfeed.

I servizi che aggreghi parlano con Friendfeed tramite un feed.

Se ai feed dei servizi che aggreghi aggiungi quello di Friendfeed, divertimento: ogni volta che pubblichi qualcosa, Friendfeed aggiunge un'entry al suo feed.

Friendfeed, che si sta aggregando da solo, si accorge che hai aggiunto un'entry a uno dei feed che aggrega, e quindi aggiunge un'entry al suo feed.

Ricorsione infinita, per la gioia di chi è iscritto al tuo Friendfeed.

(Noi nerd ci divertiamo veramente con poco, eh).

mercoledì 10 ottobre 2007

The big bang theory

La stagione televisiva autunnale finalmente è di nuovo nel pieno, e incredibilmente ci sono anche delle novità interessanti (ovviamente non sto parlando della televisione italiana nazionalpopolare...se per sbaglio c'e' qualcosa di interessante qui è su Italia 1, ed è cmq poca roba).

A parte le nuove stagioni di cose già note tipo Heroes, Dr. House et similia, la novità che finora mi ha pezziato maggiormente è The big bang theory.

Fondamentalmente, è una sit com americana "vecchio stile" (ha anche le risate registrate del pubblico), con tematiche abbastanza aggiornate e che, personalmente, trovo particolarmente divertenti, visto che i protagonisti sono 2 nerd clamorosi alle prese con una nuova vicina di casa gran figa.

Un po' "La strana coppia", visto che uno dei due protagonisti, Sheldon, è paranoico in modo assurdo, un po' beffa dei nerd à la Douglas Coupland, abbastanza realistica nella descrizione dei personaggi, ma soprattutto esilarante a bestia...ultimamente in metropolitana mi guardano davvero male perchè mi spancio dal ridere guardandolo sulla PSP :D

L'unica pecca è che il linguaggio eccessivamente tecnico e forbito dei nerd protagonisti è un po' poco accessibile per chi non conosca perfettamente l'inglese, ma penso che la difficoltà di capire cosa dicono Leonard e Sheldon sia assolutamente voluta...cmq, tanto per capirci di seguito l'incipit della serie, coi due protagonisti in una banca del seme per persone ad alto QI:




Tra l'altro, i più attenti di voi non potranno fare a meno di notare che l'attore che interpreta Leonard è clamorosamente un sosia di Robag Wruhme, il che mi fa sbellicare ulteriormente :D