Metti una sera di fine estate in cui i palinsesti televisivi offrono persino meno del solito, alla fine di una giornata lavorativa particolarmente stressante non solo per la sindrome da rientro.
Il doveroso bagno appena tornati a casa è l'occasione perfetta per finire il libro che stavo (ri)leggendo, "Last night a dj saved my life" di Bill Brewster e Frank Broughton:
L'avevo già letto in italiano un paio d'anni fa, ma quando sono stato a Londra in primavera ho trovato l'edizione aggiornata per il centenario della figura del DJ e non ho saputo resistere :)
E' lunghissimo, in alcune parti è anche un po' pesante, ha il grave difetto che la seconda metà è completamente UK-centrica e trascura del tutto il resto del mondo come se dalla second summer of love in poi il centro dell'universo musicale fosse stato il regno unito e il resto del mondo fosse rimasto a guardare abbeverandosi alla fonte del sapere d'oltremanica, ma è comunque il libro di storia della figura del DJ più completo che mi sia capitato di leggere.
Non è romanzato nè divertente come "Superstar djs, here we go!", non è scritto col cuore come il libro di Coccoluto, è "solo" la storia del DJ dai primi esperimenti di diffusione di musica preregistrata anzichè suonata live a oggi, raccontata nel modo più esaustivo e dettagliato possibile, e questo già di per sè lo rende una lettura praticamente obbligata per chi abbia voglia di coltivare la passione del DJing in maniera un po' "clued-up", ma è l'ultimo paragrafo a renderlo un capolavoro.
Già nell'edizione vecchia, la parte finale che descrive il DJ come sciamano spiegando come un bravo DJ non si limiti a suonare i dischi ma, di fatto, suoni la pista che ha davanti e descrivendo le sensazioni che si provano quando la pista reagisce era splendida, e ora nell'edizione nuova il paragrafo inizia con una speranza di rinascita artistica dalla commercializzazione & massificazione di questi tempi bui, sostenendo che l'underground è sempre vivo anche quando non si manifesta (e rimane, appunto, underground) e che quindi probabilmente in qualche scantinato buio in qualche luogo sperduto del mondo è già viva la nuova avanguardia che rivoluzionerà ancora il mondo della musica, come ha fatto l'hip-hop, l'house, la techno, il reggae e tutti i generi a cui Brewster e Broughton hanno dedicato un capitolo.
Non contento, dopo cena e dopo aver scrollato via la sensazione di deserto causata dalla visione dell'offerta televisiva di prima serata ho finalmente visto il dvd campione assoluto di permanenza sullo scaffale senza esser guardato:
Stava sullo scaffale dei dvd da quasi un anno e non avevo mai avuto il coraggio di vederlo, terrorizzato dai commenti che lo descrivevano come un macigno di rara pesantezza: col senno di poi, non posso dar torto ai commenti, ma devo anche aggiungere che il film è un capolavoro.
*Non* è assolutamente quello che ci si potrebbe aspettare leggendo "Daft punk's" sopra il titolo, anzi l'atmosfera del film sembra quasi volutamente l'opposto di quello a cui Thomas e G-man ci hanno abituati: a fare da contraltare ai suoni sottocampionati e caciaroni delle loro produzioni musicali qui c'è tanto, ma proprio tanto silenzio, saltuariamente interrotto da poche pennellate di musica intimista al massimo e agli antipodi rispetto al french touch (Chopin, Haydn).
C'è così tanto silenzio che non c'è neanche una parola, anzi quasi non c'è comunicazione tra i personaggi, robot coi caschi inespressivi che usano i due francesi nelle loro apparizioni live: non si parlano, in tutto il film comunicano a gesti al massimo un paio di volte, eppure le azioni sono sempre eloquentissime e nonostante Bangalter stesso abbia affermato che il film è volutamente criptico e aperto a interpretazioni io non ho fatto fatica a trovare la mia, tristissima e malinconica e che non condividerò qui per non influenzare chi dovesse vederlo dopo esser passato su queste pagine :)
Ad ogni modo, secondo me è un film che va visto, non tanto per capire meglio i Daft Punk, visto che è piuttosto slegato dal resto della loro produzione, ma semplicemente perchè è bello, come atmosfera ma soprattutto visivamente: ci sono immagini, protratte per lunghissimi secondi (o forse minuti?) per via dei tempi dilatatissimi, semplicemente splendide, con influenze evidenti che vanno da Dalì a 2001 odissea nello spazio e che, nel silenzio assoluto, sfogano ancora meglio il proprio potere visuale.
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mercoledì 26 agosto 2009
mercoledì 20 maggio 2009
Lino's coffee, lo Starbucks italiano (quasi)
Ogni volta che espatrio, la cosa che più invidio ai paesi civilizzati non è tanto l'attitudine al rispetto reciproco che qui in Itaglia ci sognamo, o i party gioiosi, e non sono nemmeno i negozi di dischi forniti e con prezzi umani: ogni volta che metto piede fuori dallo stivale torno a casa lamentandomi per l'assenza di Starbucks qui da noi.
Sarà quell'esterofilia tipicamente italica, sarà invidia per qualcosa che noi molto probabilmente non avremo mai e non si sa perchè (cioè, si sa, ma è un discorso che richiede una buona dose di dietrologia e che non mi va di affrontare ora), fatto sta che ogni volta che mi trovo in un paese straniero DEVO assolutamente prendere un frappuccino e passare almeno una mezz'oretta seduto su quelle poltrone comodissime.
Ma le cose stanno per cambiare.
Da qualche tempo esiste un brand, Lino's coffee (perdonate l'aberrante sito col flashone), che concettualmente si pone come una bieca imitazione di Starbucks coi suoi Nmila tipi di caffè diversi, ivi compreso il clone del frappuccino, granitoso&pannato e molto più simile a una granita di caffè del brodaglione ghiacciato di Starbucks: soddisfazione massima, con un appunto.
Ottima l'idea degli Nmila caffè diversi, soprattutto in un posto come l'Itaglia in cui esistono più varianti di caffè che persone, eccellente l'idea di aggredire la nicchia di mercato di tutti noi fan orfani di Starbucks, che non credo siamo proprio due o tre, ma manca un fattore crucialissimissimissimo: le poltrone comode!
Ok che è necessario differenziarsi un attimo dall'originale per evitare di incappare in sbattimenti legali, ma l'atmosfera cool&relaxed è un fattore di successo di Starbucks almeno tanto quanto la qualità e la varietà dell'offerta, se non di più, e non credo sarebbe una fatica eccessiva trovare una via di mezzo tra i divani da svacco di Starbucks e le aberranti seggioline di metallo da McDonald's che si trovano di solito nei Lino's.
Che poi, controsenso: cerchi di invogliare il cliente a restare nel punto vendita offrendo del cibo di ottima qualità e configurandoti non solo come una caffetteria ma anche come un posto dove fare colazione/pranzo/aperitivo, e poi lo fai sedere scomodo? A sti punti, tanto valeva focalizzarsi sul consumo al banco, che comunque in Italia è la modalità d'uso principale del caffè e però magari offrire tutte quelle cazzimme collaterali che fanno di Starbucks quello che è, tipo, chessò, il wifi aggratise...ah no, scherzavo, in Itaglia non si può, c'è quella legge bislacca per cui devi dare tutti i documenti, la traccia del dna e l'indirizzo di casa di tutti i gradi di parentela fino al decimo :)
Sarà quell'esterofilia tipicamente italica, sarà invidia per qualcosa che noi molto probabilmente non avremo mai e non si sa perchè (cioè, si sa, ma è un discorso che richiede una buona dose di dietrologia e che non mi va di affrontare ora), fatto sta che ogni volta che mi trovo in un paese straniero DEVO assolutamente prendere un frappuccino e passare almeno una mezz'oretta seduto su quelle poltrone comodissime.
Ma le cose stanno per cambiare.
Da qualche tempo esiste un brand, Lino's coffee (perdonate l'aberrante sito col flashone), che concettualmente si pone come una bieca imitazione di Starbucks coi suoi Nmila tipi di caffè diversi, ivi compreso il clone del frappuccino, granitoso&pannato e molto più simile a una granita di caffè del brodaglione ghiacciato di Starbucks: soddisfazione massima, con un appunto.
Ottima l'idea degli Nmila caffè diversi, soprattutto in un posto come l'Itaglia in cui esistono più varianti di caffè che persone, eccellente l'idea di aggredire la nicchia di mercato di tutti noi fan orfani di Starbucks, che non credo siamo proprio due o tre, ma manca un fattore crucialissimissimissimo: le poltrone comode!
Ok che è necessario differenziarsi un attimo dall'originale per evitare di incappare in sbattimenti legali, ma l'atmosfera cool&relaxed è un fattore di successo di Starbucks almeno tanto quanto la qualità e la varietà dell'offerta, se non di più, e non credo sarebbe una fatica eccessiva trovare una via di mezzo tra i divani da svacco di Starbucks e le aberranti seggioline di metallo da McDonald's che si trovano di solito nei Lino's.
Che poi, controsenso: cerchi di invogliare il cliente a restare nel punto vendita offrendo del cibo di ottima qualità e configurandoti non solo come una caffetteria ma anche come un posto dove fare colazione/pranzo/aperitivo, e poi lo fai sedere scomodo? A sti punti, tanto valeva focalizzarsi sul consumo al banco, che comunque in Italia è la modalità d'uso principale del caffè e però magari offrire tutte quelle cazzimme collaterali che fanno di Starbucks quello che è, tipo, chessò, il wifi aggratise...ah no, scherzavo, in Itaglia non si può, c'è quella legge bislacca per cui devi dare tutti i documenti, la traccia del dna e l'indirizzo di casa di tutti i gradi di parentela fino al decimo :)
giovedì 21 giugno 2007
Polemiche scolastiche...
Leggo che in questi giorni c'è gran polemica per il fatto che la traccia di letteratura del tema di maturità di ieri verteva su un autore che è in programma solo nei licei e non negli istituti tecnici, professionali et similia...il che, detto così, potrebbe anche essere sensato, ai poveri ragazzi degli istituti tecnici è capitato un tema su argomenti che nessuno ha mai insegnato loro e di fatto si trovano con un'opzione in meno nella scelta del tema da svolgere...se non fosse che l'autore in questione, secondo Wikipedia, "È considerato il primo e più grande poeta della lingua italiana e per questo definito "il sommo poeta", o "il vate" (ovvero "il profeta"). Per l'aver tenuto a battesimo l'utilizzo letterario della lingua volgare viene anche considerato Il Padre della lingua italiana."
Quindi, c'è gente che si lamenta perchè i poveri ragazzi degli istituti sono stati limitati nella scelta dei temi...e nessuno dice niente del fatto che esistono delle scuole italiane in cui non si insegna Dante, che è la vera notizia scandalosa?
Il mondo va veramente alla rovescia...quello della scuola in particolar modo...
Quindi, c'è gente che si lamenta perchè i poveri ragazzi degli istituti sono stati limitati nella scelta dei temi...e nessuno dice niente del fatto che esistono delle scuole italiane in cui non si insegna Dante, che è la vera notizia scandalosa?
Il mondo va veramente alla rovescia...quello della scuola in particolar modo...
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