domenica 22 marzo 2009

La mia prima partita di rugby dal vivo

Finalmente, dopo poco meno di 3 mesi, è arrivata l'ora di usare il regalo di natale di Silvia, i biglietti per Italia-Francia del 6 nazioni.

Sulla partita non ho moltissimo da dire, visto che la rete pullula di certo di commenti più autorevoli del mio, se non che non mi aspettavo certo una vittoria ma speravo in una sconfitta meno pesante e che la nazionale italiana sembra offrire le proprie prestazioni migliori quando non ha addosso il peso dell'aspettativa: è successo quest'anno col Galles ma anche quando negli anni precedenti sono arrivate delle soddisfazioni, ogni volta che sembra che ci siano possibilità di vittoria puntualmente arrivano asfaltate d'altri tempi (come ieri) mentre quando non si ha niente da perdere pare che Parisse e soci vadano in campo più rilassati e alla fine della fiera giochino meglio...vedremo, in futuro.

Ad ogni modo, quello di cui mi va di parlare oggi è l'esperienza, che alla fine è il motivo per cui si va allo stadio a vedere le partite: si paga l'assenza del replay, della telecronaca e del divano di casa propria per avere in cambio il prepartita, l'atmosfera delle tribune e il dopopartita.

Le uniche esperienze che ho avuto allo stadio sono ovviamente calcistiche e sono davvero poche, giusto un Milan-Juve di coppa italia e un Inter-Fiorentina di campionato da bambino, e me le ricordo come una noia mortale, fondamentalmente roba di vado allo stadio-vedo la partita (annoiandomi)-torno a casa: la figata del rugby è che la partita, alla fine della storia, è un elemento di contorno e il fulcro dell'esperienza è tutto il resto.

Sul numero speciale di City distribuito ieri fuori dal Flaminio c'era una citazione di Oscar Wilde che diceva "la mia squadra di bevitori ha un solo problema: il vizio del rugby", per cui tanto per calarmi nello spirito rugbistico e molto stimolato dal clima festoso che si respira nel piazzale del Flaminio, prima di entrare allo stadio ho già bevuto più di un litro di birra, comprato la maglia della nazionale, indossata immediatamente e socializzato con dei francesi vestiti da Asterix, Obelix e galli assortiti con tanto di pozione magica dal tasso etilico assassino.

Fuori dallo stadio, comunque, pare di non essere nemmeno in Italia: gente composta ma festosa, niente tamarri, ovviamente niente episodi di schifo umano come quelli di cui spesso e volentieri parlano i telegiornali in relazione agli stadi.
Mi scoccia un po' fare paragoni col nostro sport nazionale, vista l'abissalità delle differenze tra la mentalità dello spettatore di una partita di calcio e quella dello spettatore rugbistico, ma non se ne può proprio fare a meno, visto che dopo la festa prepartita fuori dallo stadio entro e al centro della tribuna gremita trovo, senza dover litigare con nessuno, due posti liberi che, guardacaso, sono quelli scritti sui miei biglietti.

Tra la tensione della partita e la birra non sono riuscito a fare molte foto, ma quelle che ho fatto durante il riscaldamento mi piacciono proprio nonostante non siano perfettissimamente a fuoco: 

(Il resto è su flickr)

Prima della partita, inni con coreografia della mia parte di stadio: fondamentalmente ogni spettatore ha un cartoncino colorato in base al settore che trasforma la tribuna in una bandierona francese e poi italiana...per la serie "le differenze col calcio", nessuno fischia l'inno della squadra avversaria nonostante, storicamente, tra noi e i francesi non corra proprio ottimo sangue.

Durante la partita, che come detto è un po' elemento di contorno, vuoi perchè lo stadio alla fine è piccolo piccolo o perchè il tifoso rugbistico è una persona composta e non si sbilancia, il tifo non si fa sentire più di tanto, anzi: nonostante l'Italia giochi in casa, si sente quasi più spesso il coro "allez les bleus" di quelli per Parisse e soci, e questa forse è una delle cose che mancano al movimento rugbistico italiano...comunque, l'episodio più rilevante della partita vista dalle tribune è l'espulsione da parte del resto dei tifosi di un vecchio, reo di aver lanciato una bottiglietta in campo.

Giuro, non ne parlo più, però il paragone con un ambiente in cui si può lanciare un motorino dalle tribune senza che succeda niente è inevitabile, eh.

Ad ogni modo, la partita finisce come sappiamo tutti, in un modo umiliante per l'Italia, eppure ovunque mi guardi, a fine partita, c'è gente che applaude sia gli azzurri, che sono sempre comunque la nostra squadra, che soprattutto Chabal e compagni, autori di una partita veramente spettacolare e quindi degni della gratitudine di tutti gli spettatori.

Grazie alla disorganizzazione della Terravision che gestisce i pullman per l'aeroporto, mi rimane giusto il tempo di un aperitivo coi vecchi ammisci romani prima di tornare a Ciampino e attendere 2 ore e passa il volo per casa, che raggiungo a mezzanotte e passa, completamente stremato.

Prossimo appuntamento i test match di novembre e, visto che i diritti li ha comprati Sky e che quindi il 6 nazioni non sarà più trasmesso in chiaro (pd), anche il torneo dell'anno prossimo, che mi toccherà vedere dal vivo.

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